Project 10 books: Il quaderno di Maya

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Il quaderno di Maya ci racconta la storia di Maya Vidal, una ragazza di diciannove anni di origini metà cilene metà nord-europee in fuga dal suo passato e da alcuni pericolosi individui che la stanno cercando.

 

Il libro inizia con Maya all’aeroporto, dove riceve in regalo il quaderno del titolo dalla sua amata “nini”, la nonna, mentre aspetta di prendere un aereo che la condurrà a Santiago, in Cile, e poi da Santiago fino a Chiloé, un arcipelago sperduto e apparentemente solo superficialmente intaccato dalla modernità e dalla tecnologia.

 

È Maya stessa a scrivere di se nelle pagine del suo quaderno, inframezzando episodi di un passato segnato da una volontaria discesa fino ai più bassi livelli di umanità e dignità con il racconto del suo presente a Chiloé dove poco alla volta ritrova la forza, fisica e mentale, e soprattutto se stessa.

 

Non avevo mai letto un libro della Allende prima di questo e devo dire che dopo questo sicuramente vorrò leggerne altri (quando avrò smaltito un po’ di quelli in giacenza).

 

Ho amato molto lo stile della scrittrice: leggero ma profondo, privo di articolati periodi o descrizioni elaborate ma capace di colpire lì dove l’autrice vuole colpire. In certi passaggi del libro, in particolare quello durante il quale Maya racconta della disperazione seguita alla perdita del suo amato nonno, sono riuscita quasi a provare i suoi stessi sentimenti e a comprendere il suo stato d’animo. In altri passaggi il tono utilizzato nel raccontare altri fatti terribili che hanno segnato il passato della ragazza appare quasi distaccato e non tocca come fanno invece altre parti, giocate più sull’umanità e le riflessioni di Maya sui propri sentimenti che sulla disumanità dei suoi anni bui. Forse questo effetto è prodotto dal fatto che già dall’inizio stiamo assistendo alla rinascita della protagonista, con la sua fuga a Chiloé, e non siamo capaci di temere per il suo futuro. La vediamo stare sempre meglio e di conseguenza non veniamo trascinati nel vortice oscuro del suo passato, lo sorvoliamo come qualcosa che non c’è più. Oppure siamo vittime della voglia di andare avanti che trasmette Maya, che non si lascia trascinare a terra dalle sue esperienze (per altro, spesso ricercate volutamente).

 

Questo libro è anche un bell’affresco del Cile. Senza pesantezza o cupezza, la Allende ritaglia degli spazi alla storia del suo paese, guidando Maya in una ricerca sul passato dell’uomo che la ospita in casa sua, le cui esperienze passate in gioventù, all’epoca del colpo di stato e della dittatura di Pinochet, lo tormentano di notte, tornando in superficie come claustrofobici incubi.

 

Concludendo: l’ho trovato una lettura piacevole, istruttiva e positiva. Mi ha trasportato in un paese di cui non so quasi nulla e mi ha trasmesso una grande positività, di quelle che non importa cosa succeda, l’importante è andare avanti.

 

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