"Non prima che siano impiccati" di Joe Abercrombie

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Questa recensione segna l’entrata in scena della mia collaboratrice, E. ! Ciao E.! Benvenuta!

Seguendo il semplice ragionamento per cui due cervelli sono certamente meglio di uno e quattro mani scrivono più in fretta di un paio soltanto, arriviamo facilmente alla conclusione che in due si leggono più libri e si scrivono più recensioni e altre fefinerie divertenti.

Questa è la prima recensione di E. 🙂 Ciancio alle bande e buona lettura.

Il titolo “Non prima che siano impiccati” è decisamente originale, e infatti mi ha colpita subito e mi ha spinta a prendere in mano il libro. Come spesso succede però, il romanzo in questione era il secondo di una saga che sembrava limitata – almeno per ora – a soli tre libri. Così ho preso il primo volume della saga di Joe Abercrombie, intitolata “Il Richiamo delle Spade”; la trama mi è sembrata interessante, e la fascetta recitava “l’erede di George Martin”, per cui ho acquistato sia il primo che il secondo romanzo.

La recensione che state per leggere non riguarda “Non prima che siano impiccati” e, ora come ora, non credo che la scriverò mai. Nonostante le recensioni entusiaste che ha ricevuto e che circolano sul web, il primo libro a me non è proprio piaciuto.

La storia è ambientata in un tempo imprecisato, in una terra lontana chiamata Unione, che sotto il controllo di un Re ormai spossato e dalla mente indebolita, lotta per resistere agli attacchi incrociati di un barbaro Re del Nord e dell’Imperatore dei Gurkish a Sud. In questo panorama si intrecciano le vicende di tre personaggi molto diversi tra loro: il barbaro guerriero Logen il Sanguinario, l’inquisitore storpio Sand dan Glokta e il nobile e vanesio spadaccino Jezal dan Luthar. Intanto, molto lontano dalla capitale dell’Unione, la schiava Ferro Maljinn lotta per la sua libertà.

Sono molte le cose che non mi sono piaciute, in questo romanzo. Innanzitutto, l’ambientazione, che contribuisce a far sentire il lettore sperso e abbandonato in un mondo sconosciuto. Sono pochissimi in particolare i riferimenti al passato, a ciò che ha portato alla nascita dell’Unione, ai nemici che sono stati sconfitti e che ora si ripresentano ai confini. Sembra quasi che manchi una parte della storia, come se ci esistesse un volume precedente e ci fossimo dimenticati di acquistarlo. Le rivendicazioni del Re del Nord ci appaiono futili e incomprensibili, perché i vaghi rimandi a ciò che accadde secoli orsono, alla nascita dell’Unione, cadono nel vuoto. I personaggi sembrano sapere cose che noi lettori ignoriamo, e quindi anche le loro azioni diventano a volte un bel mistero. Perché proprio Logen Novedita il Sanguinario, guerriero spietato, deve incontrare il mite Bayaz, Primo Mago? Non si sa. Perché Glokta mette anima e corpo nella sua impresa di smascherare Bayaz come truffatore? Ancora, non si sa.
Facciamo finta che le motivazioni non ci interessino, e lasciamoci trasportare dagli eventi. Temo che non faremo molta strada perché, per più di metà del libro, ogni personaggio si fa fondamentalmente gli affari suoi. Glokta continua i suoi interrogatori, che non riguardano nessuno degli altri due personaggi principali né alcun Re desideroso di ridurre in cenere l’Unione, bensì dei grassi Merciai. Jezal dan Luthar si allena per il Torneo, corre, si allena. Poi si innamora di una ragazza che, pur essendo di umili origini, non cede subito al suo fascino, ma anzi gli risponde per le rime. Per conquistarla, Luthar decide che vincerà il Torneo, e quindi –ahinoi- corre, si allena, corre.
Logen Novedita viaggia con il Mago verso la capitale, senza sapere in realtà cosa ci faccia lui in mezzo a quella faccenda che non lo riguarda.

I tre personaggi principali sono descritti abbastanza bene; ognuno ha il suo carattere e le sue manie, quindi li definirei dei personaggi a tutto tondo. L’unico che si mantiene sempre uguale è Bayaz, ma d’altronde è il Primo Mago, mica si sconvolge per quattro spiriti e un’esplosione.

Non ho parlato di Ferro Maljinn, che meriterebbe un capitolo a parte. Non si sa chi sia, non si sa dove si trovi, e perché si metta a seguire uno sconosciuto. Evidentemente sua madre non le ha insegnato che non si accettano caramelle (o aiuti magici in questo caso) da chi non si conosce. Spero che nei libri successivi venga sviluppata di più, perché così è un personaggio decisamente sprecato.

La storia ha una svolta verso la fine del libro, quando i quattro personaggi varcano la soglia del Palazzo degli Dei, chiuso da migliaia di anni e di cui si credeva perduta la chiave.
Con la fine del viaggio nel Palazzo degli Dei si è conclusa anche la mia lettura. Non sono riuscita a finirlo. Spero, per chi ha avuto più costanza di me, che l’evento chiave che darà il via alla vicenda sia nelle ultime pagine. Quanto a me, mi affiderò alle loro recensioni per saperlo.  

 

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