"Anya e il suo fantasma" di Vera Brosgol -con spoiler, ma non troppo evidenti-

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Anya è figlia di immigrati. A scuola non ha molti amici e spasima in segreto per un ragazzo che la calcola appena. Un giorno incontra Emily… che è morta quasi un secolo prima. Tra la ragazza e il fantasma nasce una grande, inaspettata amicizia. Un giorno, però, Emily cambia e Anya sente il bisogno di scoprire come sia morta la sua amica.

Nella Sacra Bibbia Del Lettore (aka Anobii), questo simpatico fumetto suscita pareri discordanti. Nella colonnina a lato della pagina vedo solo un tripudio di cinque stelline mentre tra i commenti leggo opinioni ben lungi dall’essere entusiaste.

Cosa ne penso io, invece?

Penso che la gente si lasci fuorviare troppo facilmente e che troppo spesso si inizi la lettura con la mente tutt’altro che sgombra. Ma veniamo a noi:

La copertina di questo fumetto è molto bella, fatta di cartone spesso con inserti di un materiale morbido e soffice. In alto, sopra il titolo, compare la classica citazione entusiastica di uno scrittore famoso che si suppone abbia letto l’opera. In questo caso, poiché ci troviamo di fronte ad una ghost story adolescenziale, hanno piazzato il nome di Neil Gaiman.

Ora, signori e signore, non capisco come delle persone possano fidarsi dei commenti che si vedono scritti qui e lì sulle fascette e sulle copertine dei libri. Veramente esiste qualcuno si fa attirare da quelle frasi, stereotipate, generiche, assolutamente inutili e prive di attinenza con l’opera in questione? Insomma, ce l’hanno già detto i Simpson come funzionano queste cose! Guardate l’episodio in cui Marge si improvvisa scrittrice (stagione 15 episodio 10). La scena che mostra il modo in cui gli editori raccolgono le dichiarazioni -spontanee- degli scrittori famosi è assolutamente esilarante, nonché illuminante. Se qualcuno si ricordasse di quella sequenza quando, di fronte alla sequela di “MERAVIGLIOSO!” o “INCREDIBILE” o “IMPERDIBILE” o “UN CAPOLAVORO!” stampati sulle copertine dei peggio scarti dell’industria letteraria, sta scegliendo cosa compare, forse, e dico FORSE, ci sarebbe meno gente delusa in giro.

Ma continuiamo:

ALLARME SPOILER

La trama del fumetto è semplice. Anya, una ragazza di origini russe proveniente da una famiglia di fascia media monoparentale, con una sola amica (maschiaccia, di origini irlandesi e di nome Siobhan -che a quanto pare si legge tipo “Shivon”-) e tutte le classiche turbe da adolescente (cicciamodabrufolifumomusicapigriziapopolarità), finisce per sbaglio in fondo ad un pozzo prosciugato e lì incontra lo scheletro e successivamente il fantasma di Emily, una ragazza morta novant’anni prima. Uscita dal pozzo, Anya pensa di essersi liberata di Emily, in quanto il fantasma della ragazza non può allontanarsi dalle proprie ossa. Invece, guarda un po’, un piccolissimo ossicino è finito nella borsa di Anya e Emily l’ha seguita.

Primo campanello d’allarme a cui nessuno fa caso.

Tra le due nasce una simpatica amicizia, fondata fondamentalmente sul fatto che Emily, in quanto invisibile a chiunque tranne Anya e capace di estendere il proprio corpo fantasmatico a piacimento, si rivela estremamente utile nell’aiutare la suddetta Anya a risolvere i suoi problemi da sedicenne. Emily sbircia le risposte altrui durante i compiti in classe e le suggerisce alla sua amica, così lei non deve studiare; Emily fa da palo quando Anya si nasconde per fumare; Emily sbircia nello zaino del figo della scuola per suggerire ad Anya dove incontrarlo; Emily insiste perché Anya vada ad una festa, organizzata da uno sconosciuto, e si vesta come una poco di buono.

Anya alla festa ci va, ma scopre che il mondo a cui lei aspira, quello dei ragazzi belli e popolari, pieno di feste di divertimento, non è proprio come crede e che persino la sua bellissima compagna, la cui vita sembra perfetta, ha evidentemente qualcosa che non va. Anya torna a casa con una piccola consapevolezza in più ma Emily si arrabbia.

Secondo campanello d’allarme a cui nessuno fa caso.

A metà del fumetto abbiamo un’inversione di rotta da parte dei personaggi. Anya ha finalmente cominciato ad aprire gli occhi mentre il fantasma di Emily sembra aver imboccato la highway to hell. Dopo essere stata duramente rimproverata da un fantasma che si è rifatto il look, Anya comincia a domandarsi se la sua incorporea amica non abbia qualche problema e si ripropone di indagare sulla morte di lei.

Sarabanda di campanelli d’allarme.

Scoperta la verità e accesa quella che pare la possibile fiammella di un’amicizia con il secchione sfigato della scuola (nonché connazionale di Anya e frequentatore assiduo della parrocchia a cui appartiene la famiglia di lei), finalmente la fanciulla si rende conto di avere a che fare con una pazza omicida. Tornata a casa, si rende conto che anche la pazza omicida si è resa conto che non può più fare finta e decide di comportarsi da buon fantasma e infestare la casa di Anya. Sicché, lei si trova costretta ad affrontare la propria -oramai- indesiderata coinquilina.

Sbattuta in faccia alla fantasmina la verità con tanta fatica compresa che “tu non sai quanto siano incasinati gli altri e non hai il diritto di giudicarli” -e decidere chi deve vivere o morire, direi io- e che “quello che cerchi tu probabilmente nemmeno esiste”, Anya riesce finalmente a liberarsi della presenza. Il pozzo dove si trova lo scheletro viene interrato. Dialogo finale con l’amica Siobhan in cui Anya si rende conto che il fumo le faceva schifo. Saluti. Fine.

Cosa penso di tutto ciò? Penso che la storia sia dolce e amara, molto semplice ed immediata nei suoi contenuti ma ben gestita, sebbene il finale sia effettivamente un po’ troppo sbrigativo. Però in fondo ha un senso che sia così. Riflettiamo.

La storia parla di come liberarsi dei propri fantasmi. L’esperienza che Anya vive l’aiuta a cambiare e da adolescente acidella, svogliata, impregnata di falsi miti e alla ricerca dello splendore sociale, diventa una ragazza che si batte per salvaguardare la sua famiglia, che si rende conto di quanto le apparenze ingannino, che fa pace con se stessa e che capisce che fumare fa male. Un buon risultato. Quindi, se Emily, nella sua schizoide fragilità e ricerca spasmodica della vita successevole, non è altro che la rappresentazione dei “fantasmi” di Anya, ha un senso che durante la “sfida” finale le poche ma convinte parole che la ragazza le rivolge la facciano desistere dai suoi intenti distruttori. Emily non è forte, è solo spaventosa. Come i fantasmi che ci portiamo dentro. Quindi nel momento esatto in cui Anya le si rivolta contro, Emily perde tutta la sua forza e svanisce. Non ci vuole molto. Bastava affrontarla, farle capire che non aveva motivo di esistere.

Concludendo:

In questo carinissimo fumetto, i cui disegni, tutti giocati sui toni del viola-blu (cosa che apprezzo infinitamente), mi sono molto piaciuti, abbiamo svariati messaggi, disseminati qui e lì: falsi miti che vengono distrutti, il fumo fa schifo e spesso è solo una scusa per favorire la socialità e sentirsi fighi, l’apparente perfezione di qualcuno può nascondere una vita davvero orribile, chi ha rispetto per se stesso non sta a fare il palo mentre il proprio ragazzo si scopa un’altra nel bagno, possiamo giudicare ma non condannare, i fighetti della scuola non sono mai il partito migliore, snobbare le persone solo perché non corrispondono al modello da noi ricercato è una cosa molto stupida, la famiglia è importante e molti altri.

Ma la cosa più importante è: se cadi in un pozzo e vuoi essere sicura di uscirne, mi raccomando, quando gridi aiuto ricordati sempre di specificare che sei molto figa.

Peace.

G.

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