“Il cavaliere dei sette regni” di G.R.R Martin

 

il cavaliere dei sette regni

“Il cavaliere dei sette regni “ è un’avventura che si svolge novant’anni prima delle vicende narrate nella pluripremiata saga de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, e si inoltra nelle vicissitudini che hanno segnato la storia della Casa Targaryen. I primi signori dei Sette Regni sono ancora al potere, nonostante la famiglia sia lacerata dai conflitti tra il re che siede sul Trono, comandato a bacchetta dal Primo Cavaliere-negromante Bloodraven, e i suoi fratelli. Dunk, un ragazzotto semplice con sogni di gloria, si autoproclama cavaliere e, accompagnato da uno scudiero rasato e dall’identità misteriosa, viene coinvolto suo malgrado nelle vicende dei grandi. Riuscirà ad uscirne senza esserne schiacciato?

Il pezzo forte del romanzo è senza dubbio l’ambientazione, che del resto si appoggia ad un lavoro decennale e apprezzato in tutto il mondo. Chi ama “Il Trono di Spade” non può non lasciarsi coinvolgere nelle vicende di Dunk, anche solo perché il protagonista attraversa Dorne, ricorda la sua infanzia ad Approdo del Re, incontra antenati dei Lannister e dei Targaryen sul campo da torneo. E’ come un ritorno a casa, insomma. Ci si muove in un mondo che è ormai familiare, e si riesce a cogliere, nelle vicende passate, agganci a ciò che sta avvenendo nella Westeros de “La Danza dei draghi”. La storia e i personaggi sono ben allineati con lo stile fantasy di Martin, anche se qui il buon Zio si mostra clemente verso le sue creature e consente loro di arrivare a vedere la fine della vicenda. Quasi a tutti, ovviamente, ma mi fermo qui, anche perché secondo me “IlCcavaliere dei Sette Regni” sarà il primo volume di un’ulteriore saga.
Benchè l’avvenimento principale si sia effettivamente concluso, la storia non sa di “finito”; alcuni interrogativi rimangono aperti, personaggi come Lord Bloodraven compaiono solo in un breve cameo ( e conoscendo Martin, di sicuro non li spreca in questo modo). Un sogno in particolare rimane inavverato.
I personaggi femminili trovano sicuramente meno spazio in una storia di cavalieri erranti, congiure e riscatti, ma l’autore riesce comunque a infilare una donna di spessore, la Vedova Rossa (che mi ricorda leggermente la principessa Merida di “Brave-Ribelle”, perdonate la blasfemia).

L’arma vincente del libro è, per certi versi, anche il suo difetto. Il contesto troppo dipendente dall’Opera Magna, unito alla brevità del romanzo (meno di 350 pagine nell’edizione italiana), lo rendono più difficilmente apprezzabile da parte di chi non ha mai sentito parlare del Trono di Spade e dei Sette Regni. Senza tutto ciò che ci sta dietro (anche se, essendo un prequel, dovrebbe essere questa l’introduzione), il libro diventa semplicemente una storiella di cavalieri, piacevole ma non eccezionale, infarcita di nomi simili (Daemon e Aemon e Aegon – da impazzire) e di simboli astrusi. Io ho letto e riletto le Cronache, e ancora mi confondo!

Lo consiglio? A chi ha letto le Cronache, sì. Sarà una piacevole immersione nel mondo di Martin, una boccata d’ossigeno prima di ritornare in apnea fino all’uscita di “The Winds of Winter”. Sperando che non decida di seguire il nuovo ordine cronologico iniziato con “Il Cavaliere dei Sette Regni” e pubblicarlo tra novant’anni.

E.

 

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