Jupiter – il destino dell’universo, ovvero: la sagra della frase da rimorchio poraccia

jupiter-il-destino-delluniverso-teaser-poster-usa-03_mid

Io amo i cani, ho sempre amato i cani.

Interpreti:

Mila Kunis, Channing Tatum, Sean Bean, Eddie Redmayne, Douglas Booth, Tuppence Middleton e tanti altri

Regia e sceneggiatura:

Lana e Andy Wachowski

Trama CON QUALCHE SPOILER:

Jupiter, una giovane ragazza di origini russe che lavora come donna delle pulizie nell’impresa di famiglia, scopre di essere braccata da tre fratelli cattivoni, gli eredi della famiglia Abrasax, una potentissima, nobilissima, tecnologicissima, ricchissima famiglia aliena. La fortuna degli Abrasax proviene da una particolare e macabra forma di commercio: in quanto entità superiori, inseminano i pianeti abitabili per poi “mietere” le forme di vita sviluppatesi nel suddetto pianeta una volta che esso avrà raggiunto la capacità di sopportazione massima. Dici: che ci fanno con tutte ‘ste forme di vita? Le trasformano in polverina blu da cui estraggono un elisir di giovinezza e lunga vita.

Bene, ma allora perché il viscidosissimo e parlo-sottovoce-con-un-sacco-di-pause-salvo-poi-schizzare-male-quando-mi-gira Balem, l’esteta Kalique e il marpione Titus, vogliono morta la povera Jupiter? Perché è la reincarnazione della loro madre Seraphi, colei che ha iniziato questa cosa dell’inseminare i pianeti compresa la Terra, da lei ritenuta una perla rara (ma va? non è così in TUTTI i film di fantascienza?). Dici: e allora? Allora siccome Jupiter è la reincarnazione della vecchia, può rivendicare il suo titolo di Nobile e può tenersi la giurisdizione sulla Terra, così da impedire la mietitura imminente.

All’inizio del film (e poi per tutto il resto delle due ore) Jupiter viene salvata da un guerriero intergalattico ibrido tra uomo e lupo (albino, per la precisione), un cosiddetto Licatante, munito di FIGHISSIMI stivali anti gravità che gli permettono di pattinare nell’aria e fare un sacco di altre cose interessanti, tipo abbattere i nemici con dei calci rotanti che neanche Chuck Norris e salvarsi da una permanenza nel vuoto cosmico. Ma proseguiamo…

Jupiter si trova impelagata in questa cosa tra fratelli, ognuno dei quali cerca di accaparrarsela per poi farla fuori: Kalique e Titus sono più furboni e dissimulano, facendo gli amici, dando alla ragazza dei bei vestiti, facendole proposte di matrimonio (che poi, che schifo! Questa è praticamente tua madre! Complesso di Edipo?); Balem no, Balem è fedele alla propria natura psicopatica e mette in chiaro da subito i suoi intenti.

Mi sorge comunque il dubbio che la compianta vecchina Seraphi non dovesse essere una madre modello: ognuno dei suoi figli aveva qualcosa contro di lei, anche se non capiamo cosa, ma questo fa parte degli enormi buchi in questa trama che, sulla carta, sembra anche piuttosto figa, una specie di Cenerentola sci-fi.

Veniamo a un commento più specifico, ma senza nessuna velleità da critica cinematografica:

Nella parte visiva il film funziona perfettamente. Ogni scena è costruita con cura e precisione, senza lasciare dettagli al caso. Gli effetti speciali sono notevoli così come il trucco di molti tra i personaggi. Anche i vari settings sono degni di nota, come ad esempio la casa dove vive Sean Bean, che è il posto dove avviene quella bella scena con le api che sciamano intorno a Mila Kunis e le fanno quasi da mantello.

Le navi spaziali dei tre fratelli e il pianeta dove risiedono sono uno specchio della loro personalità e per ognuno viene usata una palette di colori precisa. Le ambientazioni “galattiche” sono piuttosto steampunk: infatti, l’interno delle navi spaziali ricorda lo stile liberty delle stazioni parigine e la scelta, a mio parere, è perfetta e molto caratteristica.

Il pianeta dove vive Kalique, la sorella, sembra essere stato ricreato a partire da qualche illustrazione raffigurante un universo fantasy, con costruzioni eteree adagiate sul margine di una cascata, boschi verdi e fiori. In questo caso, l’architettura è arabeggiante, tanto che Kalique chiama il suo palazzo “alcazar”. E per rimanere in tema Kalique: quando la donna porta Jupiter a vedere la statua raffigurante Seraphi (che non capisco mai perché le statue nei film siano fatte sempre così male), abbiamo il primo assaggio di “qui c’è qualcosa che non va”. Infatti, mentre la donna parla della defunta madre, la musica intona un “dodododooooo”, il cui messaggio cristallino è: Jupiter, non le credere, è pazza.

Sul piano della trama, definire questo film debole sarebbe un eufemismo.

Assistiamo a un continuo avvicendarsi di rapimenti/tentati omicidi di Jupiter da parte dei tre fratelli/dei loro emissari e di altrettanto rocamboleschi salvataggi da parte del guerriero Caine, personaggio che non mi è affatto dispiaciuto, nonostante sia il tipico guerriero senza macchia e senza paura, l’uomo d’azione, il maschio alfa. Niente di speciale, ma nemmeno di sgradevole.

I passaggi narrativi sono spesso ingarbugliati o prevedibilissimi, telefonati direi (mi viene in mente il momento in cui Jupiter sta per sposare Titus e Caine irrompe nella stanza-cattedrale per interrompere la cosa proprio un secondo prima che la frittata sia fatta. Nessuno se lo aspettava, nono!), e lo spettatore che non si sia fatto prendere alla pancia dai combattimenti spaziali arriva alla fine con un sacco di domande in testa. Infatti, la trama ha più buchi di uno scolapasta.

Partendo dall’inizio gli interrogativi che rimangono irrisolti sono molti, così come le debolezze e le cose che sembrano essere state messe lì perché sì, senza spiegarle, senza giustificarle, come in una brutta fanfiction.

Gli esempi sono svariati: perché la madre di Jupiter, laureata in matematica applicata, moglie del figlio di un diplomatico inglese, non ha avuto nessuna agevolazione da questa sua condizione? Ma soprattutto, perché sembra essersi dimenticata di essere una cervellona professoressa in matematica? Jupiter vuole un telescopio come quello di suo padre… ma per farci che? Per ricordo, oppure mi vuoi dire che le piace osservare le stelle come al papà (che però le studiava, mi pare)? La poveraccia di Jupiter va a vedere i suoi OVULI perché un cugino cane le promette che li investirà, che è per una buona causa (salvo poi comprarsi una mega televisione) e lei liquida la cosa con “sì, sì, va bene, va bene”. Cioè, ho capito che non sarà l’operazione del secolo, ma un minimo di titubanza? Perché Sean Bean, un poliziotto interstellare esiliato, definisce Caine un tipo complicato, ma poi non spiegano mai perché? E perché Sean Bean, più avanti, dice che sua figlia ha il “morbo”, ma non ci dice che cavolo di orrenda malattia intergalattica sia? E perché sempre Sean Bean ci fa una testa così (e poi ci si mette anche Jupiter) per farci sapere che Caine è stato punito perché ha azzannato al collo un Nobile per poi non svelarci nessun particolare? Si sono dimenticati la regola della pistola fumante? Se c’è qualcuno che azzanna qualcun altro, allora devi dirci chi e soprattutto perché. E così via, così discorrendo per due ore di film.

Veniamo a Jupiter e alla giustificazione del titolo di questo post.

Ebbene, la protagonista, a mio modestissimo parere, è il prototipo della poveraccia e non perché lo sia veramente, nel senso che possiede pochi soldi, ma perché lo è mentalmente. Provo a spiegarmi meglio: Jupiter è la ragazza più normale che abbia mai visto su uno schermo, e pertanto l’ho trovata terribilmente noiosa, piatta e per nulla interessante. A parte “odio la mia vita” -che vista la vitaccia da bella lavanderina, ci sta-, sembra non avere altro per la testa che… no, sembra non avere altro per la testa. Le piacciono i bei vestiti, gli Iphone, gli uomini sbagliati (la sua bussola interiore è sballata, dice, e la cosa la fa assomigliare spaventosamente a Miss Steele di Cinquanta sfumature) e desidera comprare un telescopio come quel del suo papà; ha persino coperto la parete di foto di pianeti, ma in tutto il film non c’è una battuta che indichi che lei abbia un amore di qualche tipo per l’astronomia. Anzi, non c’è niente che indichi che lei abbia amore di qualche tipo per una cosa qualunque, almeno finché non entra in gioco Caine. A quel punto, Jupiter inizia a provarci e più ci prova più suona ridicola.

Caine: Maestà, ho più cose in comune con un cane che con lei.

Jupiter: Io amo i cani, ho sempre amato i cani.

Questa perla è insieme la migliore battuta nel copione della povera Mila Kunis e anche il suo picco più basso, perché il suo personaggio, che per tutto il film galleggia sulla “damsell in distress” trascinata dagli eventi/eroina in formazione senza arte né parte, emblema e rivincita di tutte le fanciulle qualunque che vogliono credere di poter diventare un giorno regine del pianeta e accalappiare il guerriero figo un po’ licantropo -che va di moda-, lì finisce nella parte della poveretta arrapata che lascia andare la lingua a sproposito.

Ecco, per il resto i dialoghi sono banali, triti, ritriti, ritritissimi e non c’è una sola battuta che meriti una menzione, a parte quella sui cani.

Nel complesso, il film rimane un’opera godibile a livello visivo e di azione, ma quando scendiamo a guardare l’interazione tra personaggi, perde OGNI verve.

Menzioni e curiosità:

-Abrasax è scritto anche Abraxas ed è il nome di una divinità mitraica che simboleggia l’unione tra terra e sole, se non tra bene e male. A volte il nome è usato in riferimento al Diavolo cristiano.

-La famiglia russa di lei è l’unico elemento comico della situazione e strappa qualche risata, anche se al cugino Dimitrij avrei spaccato il 50 pollici sulla schiena.

-La reincarnazione è qui interpretata in modo interessante: gli stessi geni che si ripropongono nella stessa identica sequenza.

-Sean Bean non viene ucciso.

-A Eddie Redmayne riesce bene la parte del viscido.

-Jupiter, dopo essere volata giù dai grattacieli di Chicago, ha ancora il cellulare in tasca. Apple, non ti abbandona mai.

-Tamponare una ferita con un assorbente è di dubbio, se non pessimo, gusto.

-Jupiter non si sconvolge minimamente nel venire sballottata tra astronavi aliene e quant’altro né tanto meno nello scoprire di essere la regina dell’universo. Beata lei.

-Alla fine, Caine riottiene le ali che gli erano state tolte e diventa un licantropo next level: un licatante volante.

Insomma, così. Ci tenevo a dire la mia su questo film, che a mio parere poteva essere una cosa veramente figa e poteva pure far riflettere! Gli umani come mucche, cosa si prova ad essere nei piani bassi della catena alimentare? Peccato che la trama e i dialoghi siano così deboli da spegnere ogni guizzo di interessantezza.

A presto,

G.

Annunci

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...