#Ticonsigliounaserie: Penny Dreadful

 

 

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Dopo l’inaspettato boom di share di ieri sera, voglio tornare coi piedi per terra e proseguire per la mia strada. Dopotutto quell’interesse non era dovuto a me, ma ai tre youtubers di cui ho linkato il video. Non mi aspettavo una tale impennata di visite e la cosa mi ha lasciata interdetta. Certo, non mi dispiacerebbe se qualcuno continuasse a seguire questo blog, tuttavia non mi faccio certo illusioni. Dico ben passati a chi è passato e benvenuto a chi è rimasto.

Ma veniamo a noi. Come avrete notato, ho deciso di non parlare solo di libri e della mia esperienza da lettrice in generale, ma anche di film e di serie televisive.

Ammetto di non essere una consumatrice compulsiva di quest’ultima categoria, ma è così solo ed esclusivamente perché mi pongo dei limiti (morali, soprattutto) e evito di iniziare a guardare troppe serie perché so che ci rimarrei attaccata come una patella allo scoglio e finirei per mandare in malora qualunque altra cosa.

Ebbene, i limiti morali di cui sopra sono andati a farsi friggere quando ho visto la prima puntata di Penny Dreadful. Risultato? Ho guardato tutte le otto puntate in un giorno, da mattino a sera, e terminata l’ultima sono rimasta a fissare lo schermo chiedendomi perché avessi compiuto una simile scelleratezza: avrei dovuto aspettare un anno per la seconda stagione!

Ma torniamo al punto della questione. Penny Dreadful.

Innanzi tutto, cosa sono i Penny Dreadful? Vi incollo l’intera voce di Wikipedia:

I penny dreadful, in lingua inglese anche noti con i termini penny horrible, penny awful, penny number e penny blood, costituivano un tipo di pubblicazione periodica diffusasi nel Regno Unito nel corso del XIX secolo. Versioni britanniche dei dime novel statunitensi, tali pubblicazioni, in genere fascicoli settimanali, vengono associati da alcuni autori come precursori in Europa del genere pulp, insieme ai feuilleton francesi e ai romanzi d’appendice italiani[1].

Caratterizzate dal basso costo, un penny, proponevano narrazioni a puntate rivolte per lo più al proletariato e alla borghesia impiegatizia, contribuendo a far sì che il romanzo gotico divenisse popolare. Le storie narrate, vividi racconti horror, erano quindi brevi, poiché destinate ad essere lette nel non molto tempo libero dei lavoratori[2]. Il nome penny dreadful, in italiano traducibile come «spaventi da un penny», rifletteva, oltre al costo delle opere, anche la loro scarsa qualità. Erano infatti contraddistinte da toni eccessivamente enfatici, banali e sgrammaticati[3]. I racconti erano accompagnati da illustrazioni grossolane che accentuavano il tentativo degli autori di dare sensazionalità alle opere; a testimonianza di ciò questo è un esempio di come un editore dava istruzioni ad un illustratore per la raffigurazione di uno dei personaggi: «Gli occhi devono esser più grandi, e ci dev’essere più sangue, molto più sangue!».

Nonostante il basso valore culturale attribuitogli, il genere penny dreadful ebbe comunque un’influenza sugli autori letterari degli anni seguenti; J. M. Barrie e Robert Louis Stevenson ebbero ad esempio occasione di indicare i penny dreadful tra le opere che influenzarono le proprie storie. Inoltre, personaggi protagonisti di penny dreadful, sarebbero poi stati ripresi sia da autori letterari che cinematografici; tra i più celebri Sweeney Todd, il quale compare per la prima volta nel penny dreadful The String of Pearls: A Romance, composto da 18 parti pubblicate settimanalmente tra il 1846 e il 1847. Molti dei luoghi comuni e stereotipi presenti nella letteratura sui vampiri si devono a Varney il vampiro, o Il banchetto di sangue (Varney the Vampire, or, the Feast of Blood).

Detto ciò, passiamo alla serie in sé.

I personaggi principali sono Vanessa Ives, una misteriosa e affascinante giovane donna dagli altrettanto misteriosi poteri, interpretata da Eva Green (la conosciamo tutti, no?); un americano dalla mira portentosa e dal passato misterioso, interpretato da Josh Hartnett (Slevin, per capirci); una prostituta irlandese di nome Brona (Billie Piper), che significa “tristezza” -come lei ci ricorda più e più volte-;e poi… Dorian Gray (Reeve Carney), il dottor Frankenstein (Henry Treadaway, di cui mi sono innamorata follemente) e Sir Murray (Timothy Dalton), il padre di Mina Murray, poi Mina Harker, moglie di Johnatan Harker, il poveraccio che si trova impelagato con Dracula. Ah, ovviamente c’è anche Dracula: aleggia su Londra come un morbo, come un predatore nascosto nell’ombra e pronto a colpire e tuttavia noi non lo vediamo mai.

L’ambientazione è la londra dell’ottocento, scura e fumosa come piace a me, e i personaggi sono per il 70% tratti dai romanzi che più amo (Il ritratto di Dorian Gray è il mio libro preferito da sempre e l’unico che abbia riletto più volte), per cui non potevo che rimanere affascinata da questa serie fin da subito. Tuttavia, non è solo per il setting e i personaggi che ho amato Penny Dreadful.

La trama si dipana tra più archi narrativi che finiscono per intrecciarsi e dissolversi nel finale. C’è la storia Ethan, l’americano solitario disilluso in fuga dal passato che intreccia una relazione con la prostituta Brona, ma che strada facendo devia un po’ da questo percorso; c’è la storia del dottor Frankenstein (che ripeto, amo alla follia), del suo genio, della sua ossessione e, ovviamente, della sua creatura (interpretata da Rori Kinnear); c’è la storia di Dorian Gray, annoiato da una vita troppo lunga e così piena di eccessi da non provare più piacere nel parteciparvi; c’è la storia di Sir Malcom Murray, che vuole ritrovare sua figlia, la scomparsa -rapita- Mina, e che nonostante sembri essere il personaggio più integro e saggio della combriccola, si scoprirà avere parecchie macchie nel proprio passato; ed infine c’è la storia di Vanessa, che cuce insieme tutte le altre e ci trascina nel vortice oscuro dei suoi demoni.

Ed è proprio l’addentrarsi in quei demoni interiori che ci tiene col fiato sospeso. Ognuno di questi personaggi ha “qualcosa che non va”, sono tutti dei mostri, nel senso che divergono dal normale, e sono tutti perseguitati da qualcosa. Scoprire cosa è una goduria per lo spettatore.

Il tutto, è inquadrato nella ricerca e nella lotta a “qualcosa” che ammorba Londra, ma non è un mistero che cosa sia, lo si capisce fin da subito, dalla prima puntata, e per tutto il resto del tempo non faremo che attendere il momento dello scontro finale.

Il complesso è mozzafiato. Io l’ho amata dall’inizio alla fine, nei momenti eccelsi e in quelli meno riusciti (molto, molto pochi). I dialoghi catturano e sono arguti (e pronunciati con quell’accento inglese risultano ancora migliori, ma questo è un mio parere personalissimo), costumi e ambientazioni sono fedeli e curati e i personaggi sono una trasposizione piuttosto fedele (se non altro, ragionata e senza dubbio conturbante) di quelli del libro. Per una volta! Grazie al cielo!

Insomma, spero di avervi incuriositi, miei lettori occasionali!

Guardate questa serie, sono sicura che non ve ne pentirete. E nel caso, come me, amaste i romanzi dell’ottocento, soprattutto quelli ambientati in una Londra oscura e piena di mostri, allora amerete Penny Dreadful come l’ho amata io.


 

A presto 🙂

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