Tutti gli uomini di Cenerentola

Qualche giorno fa sono andata al cinema a vedere Cenerentola, il nuovo film Disney.
Si tratta di una pellicola dallo svolgimento classico, che segue passo passo il classico che tutti conosciamo e che incanta per le scenografie meravigliose e curatissime, i costumi e i colori.

La fotografia è altrettanto curata e sognante, tanto che la maggior parte degli shot sembrano riprodurre dei quadri; e di quadri se ne cita almeno uno: L’altalena di Fragonard, quello in cui la dama in altalena, spinta dal proprio amante, perde -o lascia cadere- la scarpetta verso un altro uomo (probabilmente il marito).

La matrigna Cate Balchett è superba, bellissima, spassosa e infida, con uno sguardo che richiama perfettamente quello della Lady Tremaine del cartone animato (ricordate i suoi occhi verdi, inquietanti, felini quanto quelli del gatto Lucifero?), le sorellastre sono… beh, sorellastrosissime: carine, ma sciocche, rumorose e veniali, e in più vestite come bomboniere trash, con un sacco di glitter, fiocchi e stampe.

Cenerentola (Lily James) è graziosamente svampitella, ma ogni tanto decide di tirare fuori il carattere e sono quelli i momenti in cui tifi per lei (ad esempio quando risponde in francese alla matrigna che vuole sfoggiare la propria superiorità piazzando un “à la mode parisienne” nel discorso, sostenendo poi che Ella -Cinderella- non possa aver capito quello che ha detto).
E il principe… Beh, chiunque sia appassionato di Game of Thrones forse sarà felice di rivedere Rob Stark (Richard Madden) vivo, vegeto e in salute comparire sullo schermo nel ruolo del principe: bello, gentile, saggio, affascinante, con degli occhi azzurri magnetici e un sorriso come solo un vero Principe con la P maiuscola sa esibire.
Tecnicamente, la pellicola non sceglie di percorrere strade nuove o inusuali, non rischia ma riesce in questo modo a rievocare tutta l’atmosfera sognante e incantata della favola. E secondo me fa benissimo, perché in questo modo riesce a creare un ponte tra il vecchio cartone e il film, trasferendo a quest’ultimo l’affetto di chi ha visto, rivisto, stravisto e amato il vecchio cartone. E siccome il suddetto risale agli anni ’50, sto parlando di una fetta ampissima di persone.

Certo, Cenerentola è un film per famiglie che probabilmente si propone di svecchiare l’immagine della favola e affascinare le nuove generazioni, ma è anche un film rivolto ai genitori che hanno conosciuto il cartone Disney da bambini e tornano a vedere il film volentieri insieme ai loro figli, lasciandosi affascinare dalla narrazione tanto quanto facevano da piccoli (ma senza mostrarlo, perché non sia mai che un adulto si lasci trasportare da una stupida favoletta).

Ora, veniamo al punto di riflessione: in sala erano presenti alcuni bambini, accompagnati da genitori -di entrambi i sessi e in un caso, solo dal padre-. Mentre uscivo, ho ascoltato per caso la conversazione tra due donne, non so se madri anch’esse, che si lamentavano di come le donne di oggi non potessero più aspirare al Principe Azzurro, di come questo non esista più e di quanto fossero stupite di vedere uomini in sala.

Forse sono io ad aver sviluppato un’intolleranza ai pensieri mediocri, ma analizziamo per un secondo i tre punti su cui si concentravano le due signore:

1) Le donne non possono più aspirare ad un Principe Azzurro.

Utilizziamo il metodo di Socrate, cerchiamo di smontare questa stupidaggine e vediamo dove si fonda.

Prima di tutto individuiamo cosa si intende per Principe Azzurro: un uomo ricco, affascinante, gentile, premuroso, affascinato da noi non si sa bene per che motivo -probabilmente per il nostro aspetto, che è la cosa più importante-, che ci porti via dalla nostra realtà un po’ grigia e poco interessante e che ci metta in un castello dorato a fare le regine.

Ecco spiegato il motivo per cui Christian Gray viene considerato l’uomo ideale da un fantastiliardo di oche senza cervello. Rileggete la definizione di cui sopra, togliete gentile e aggiungeteci “duro fuori, tenero dentro -come un granchio- e amante focoso” (seh) e avete ricostruito tutto l’appeal di 50shades.

Le donne, dunque, non possono più “aspirare” (come se si trattasse dell’obiettivo verso cui far convergere la propria vita, il punto massimo, l’apogeo) ad un esemplare di uomo perfetto, ma non possono farlo semplicemente perché si tratta di una creatura mitologica, come le donne perfette e gli unicorni.

Più interessante è riflettere su cosa si celi dietro ad una simile aspirazione: il desiderio di fare le mantenute, ecco cosa. Un desiderio, celato da sogno romantico, che andrebbe estirpato a forza dalla testa di tutte le donne, di tutte le età. Perché è un desiderio passivo, che ci mette in una condizione di inferiorità e sottomissione. Cribbio, Cenerentola, se ci pensate, è tutt’altro che passiva! E’ proprio una brava ragazza, ma sogna di partecipare al ballo e ci va anche se glie lo vogliono impedire: che è un atto di ribellione contro il bigottismo e l’abuso domestico, ma è soprattutto un perseguire il proprio sogno, non trovate? E, ascoltate bene, scappa via dal principe quando è ora di farlo! Scappa. Cioè, è pronta a lasciarlo, non gli si appiccica al braccio piangente. E’ pronta a non farsi trovare mai più, perché è fedele a sé stessa, alle promesse fatte -persino tendenzialmente indipendente, potremmo dire oggi-, moralmente integra -e anche intrigante- e quindi si merita di essere cercata. Cenerentola è interessante per il principe: quante di noi possono dire di essere interessanti? Ma davvero interessanti, non belle e capricciose.

Veniamo al motivo per cui le donne non “potrebbero più” aspirare al principe.

Nel film, Keith (nomignolo che il re utilizza per chiamare il proprio figlio e che lui utilizza quando incontra Cenerentola nel bosco per la prima volta -perché lei lo tratti con normalità e non con deferenza-) rimane affascinato dalla ragazza certo perché è bella, ma anche perché ha “qualcosa in più” -particolare che ripete per tutto il film-. Lei lo ha affascinato perché si mostra dolce, gentile, ma allo stesso tempo decisa, con idee proprie, e lo rimprovera perché sta cacciando un cervo. “Se si è sempre fatto così, non è detto che sia giusto farlo”, gli dice, o qualcosa del genere. Insomma, Cenerentola ha certo un bel faccino -perché l’attrazione fisica, checché se ne dica, ha la sua parte di importanza- ma ha anche un bel carattere, qualcosa da dire: è svampita, sì, ma in modo simpatico e certo se la sa cavare. Per dire, anche la sorellastra di lei (interpretata dalla Lucrezia Borgia della serie canadese The Borgias), ha un bell’aspetto, ma è petulante e odiosa e quindi la bellezza passa in secondo piano.

Quello che le signore non prendevano in considerazione è che forse non è vero che le donne non possono aspirare ad un principe, quanto piuttosto che NON TUTTE le donne possono farlo. Parliamone: credete che solo la fortuna si celi dietro al tipo di uomo che una donna finisce per attrarre a sé? Oppure, sotto sotto, anche se non lo vogliamo ammettere, attraiamo esattamente quello che ci meritiamo? Non è che forse, alzando il nostro livello di sviluppo personale, di saggezza, di carattere, di interessi, allora si alzerebbe il tiro anche sul piano “principe”? Io penso di sì. Magari costui non sarà ricco o estremamente bello, ma avrà tutte le caratteristiche che possono rendere un uomo un “principesco” e ci farebbe sentire soddisfatte e appagate.

Quindi basta con queste stronzate -passatemi il francese- sul fatto che le donne non possono aspirare ad un principe. Le donne possono aspirare a qualsiasi cosa, ma sarebbe carino se prima di tutto aspirassero a migliorare se stesse per il puro piacere e orgoglio di trasformarsi nella versione migliore di se stesse, come Cenerentola con il suo vestito del ballo. A quel punto, quando saranno il top, magari molti dei rospi si allontaneranno impauriti, ma quando troveranno un principe sarà qualcuno che varrà la pena.

2) Il Principe Azzurro non esiste più.

Rileggete il pezzo sopra e riflettete, o donne: davvero non esistono più? O forse sono fuori dalla nostra portata? O forse siamo noi che vaghiamo per il mondo col prosciutto sugli occhi aggrappandoci a cliché di tipo primitivo e ignorando la psicologia letteralmente “basilare” di alcuni individui, la loro pochezza morale e di argomenti, la loro arretratezza mentale e il poco rispetto che portano verso il nostro genere e il mondo intero, solo perché l’individuo maschile in questione possiede un bel faccino e dei muscoli pompati? O peggio, una famiglia ricca alle spalle?

O forse i principi esistono, rispettano le donne, hanno molti interessi, un carattere gentile… e vengono costantemente demonizzati, bistrattati, ritenuti “poco uomini” proprio per queste loro caratteristiche? Rifletteteci.

E non vi siete mai chieste se magari i principi esistono… ma non hanno alcuna voglia di uscire con VOI? E se vi siete spinte tanto oltre, vi siete anche chieste perché?

 3) Stupirsi se degli uomini vanno a vedere Cenerentola.

E qui, andiamo ancora a calcare l’annosa questione della libertà personale e di genere.

Perché mai un uomo dovrebbe considerare Cenerentola un film esclusivamente da donne? Perché ci si dovrebbe stupire di vedere degli uomini in sala?

Perché è così, no? Se un uomo va a vedere un film a sfondo romantico, drammatico, favolistico, non lo fa perché è interessato, né perché ha scelto così di sua spontanea volontà. Lo fa perché è stato costretto dalla moglie, dalla fidanzata, dalla sorella o dalla figlia. Non è concepibile che un uomo decida di andare a vedere Cenerentola semplicemente perché è incuriosito e vuole vedere come è stato adattato quel cartone che vedeva quando era un bambino poco più vecchio dei suoi figli, o quando era un bambino e basta. Insomma, gli uomini sono creature deboli, senza spina dorsale e fondamentalmente scimmioni, che non posso apprezzare il dramma o l’amore, ma solo scene d’azione piene di esplosioni. Oppure sono intellettualoidi tronfi. Oppure sono gay. Oppure maniaci.

Uomini, se io fossi in voi, mi offenderei un sacco. Sarete pure la maggioranza della classe dirigente, ma siete tristemente catalogati. Quasi più delle donne.

Prendiamo un uomo che questo film l’ha visto: mio padre. E’ andato al cinema insieme a mia madre, si è divertito, il film gli è piaciuto e ha pure inveito contro la matrigna. E mia madre non gli ha certo puntato una pistola alla tempia per convincerlo.

Mi chiedo se quelle signore che si stupivano della presenza di uomini in sala non preferiscano che al cinema si dividano le sale in “film per soli uomini” e “film per sole donne”, così da ovviare a certi malintesi e a certi stupori. A quel punto, se un uomo si troverà in una sala per donne, verrà subito etichettato come “padre/compagno succube” oppure “omosessuale”. Viceversa per le donne. E i malintesi saranno cancellati.

La trovo una prospettiva tristissima, che però credo verrebbe appoggiata da più di qualche individuo orripilante che non vuole più essere “costretto” dalla propria ragazza/moglie ad andare a vedere film strappalacrime.

Oh, ma guarda, questa cosa si ricollega al discorso di prima!

 

Insomma, io predico la libertà di fare quello che si vuole, ma soprattutto la libertà dai pregiudizi e dagli stereotipi che rischiano di appiattire il mondo, di cancellare tutte le sfumature (che sono molte più di cinquanta e non solo di grigio), di portarci lontano dagli obiettivi, dalle persone, dalle scelte che potrebbero renderci tutti, uomini e donne, veramente delle persone migliori!

Una cosa che ho dimenticato di dire -ma che forse avrete intuito- è che le prime a non esserci sono le principesse. E non intendo le principesse che vogliono essere servite e riverite, che si credono tali in virtù del semplice fatto di essere una donna: intendo le principesse che abbiano in sé eleganza, cultura, intelligenza, diplomazia, pazienza, saggezza e fascino. Sono esemplari rari quanto i principi.

A presto!

G.

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