#TiSconsigliounlibro: Sulla pelle, di Gillian Flynn

Sapete quando vagate per gli scaffali della libreria, con le idee confuse ma tanta voglia di mettere le mani su qualche nuova uscita (o anche vecchia, why not?), possibilmente in sconto o edita in brossura ad un prezzo stracciato?

Ecco, questo è esattamente il modo in cui sono venuta in possesso di “Sulla pelle”, edito in edizione economica da Piemme. 5 euri e novanta. Io amo i gialli e me lo sono subito portata a casa.

Ora, se avete sentito parlare di “Gone girl” avrete anche sentito parlare di Gillian Flynn, l’autrice del libro “L’amore bugiardo”, da cui il film è tratto. Io non ho letto il libro né visto il film, ma ne ho sentito parlare in lungo e in largo e prima o poi pareggerò i conti. Per ora, mi sono detta, diamoci a “Sulla pelle”.

La storia segue le vicissitudini di Camille, una giornalista di cronaca nera in un giornale di quarta categoria di Chicago. Un giorno, il suo direttore, che l’ha presa molto in simpatia, quasi come una figlia, la spedisce a Wind Gap, la cittadina sperduta da cui lei proviene. L’anno prima era stata uccisa una ragazzina, ora è successo di nuovo. Chi potrà indagare meglio di una che è nata e cresciuta sul posto?

Insomma, non posso raccontarvi la trama del libro, perché spoilerare un giallo è un po’ come spoilerare Game of Thrones: un peccato mortale e irredimibile.

Comunque sia, non ci sarebbe un gran che da raccontarvi: i colpi di scena, praticamente non esistono. Non so se l’autrice avesse intenzione di rendere tutta la vicenda più “umana” e meno rocambolesca di un classico giallo in cui rimani col fiato sospeso fino alla fine, ma poteva fare a meno. Ogni passo di Camille è banale, prevedibile e soprattutto costruito ad hoc.

In parole povere, avevo capito cos’era successo a pagina trenta. Mi chiedo come lei e la polizia del posto potessero brancolare nel buio. Non c’era nemmeno il fattore suspance del tipo che ci sono un paio di personaggi che si passano la palla del comportamento strambo e sospettabile. Qui i colpevoli si capiscono tipo subito. Che noia.

Passiamo alla protagonista: Camille è una delle donne più odiose che io abbia mai incontrato in un libro, subito dopo le Mary Sue protagoniste degli young-adults (tutti gli young-adults). Perché? Perché è una Mary Sue anche lei, ma di trent’anni suonati. Ha subito la morte di una sorella, d’accordo, e ha una madre stramba, okay. Questo l’ha portata a incidersi delle parole sul corpo, in una forma artistica di auto lesionismo. Va bene, ci sta. Ma poi? Camille è noiosa. E’ un personaggio “wannabe”. Wannabe forte, wannabe interessante, wannabe indipendente, wannabe tormentato. Ma non è niente di tutto questo. E’ di tutto un po’, quindi è come dire che non è niente. Non è nemmeno molto sveglia. Non è nemmeno molto trasgressiva. Non è a posto, non è incasinata. E’ una qualunque, ma non è una qualunque fino in fondo, perché è ricca, bella, ha una famiglia strana e misteriosa.

Capito? E’ un personaggio riuscito male. Per non parlare di tutti quelli che le girano intorno. Oltre ad essere odiosi rappresentanti della borghesia americana di campagna, sono macchiette senza arte né parte, senza spessore. Gente che vedresti in una sitcom.

Insomma, non so voi, ma io da un giallo mi aspetto di più. Se Gillian Flynn non avesse uno stile di scrittura molto ben sviluppato, calibrato, adulto, si potrebbe pensare che questo libro sia stato scritto da una fanfictioner. Con tutti i risvolti di trama costruiti in modo artificioso, che rendono il racconto tristemente finto.

Insomma, bocciato. Alla grande.

P.s: Colgo l’occasione per sconsigliarvi anche “Biancaneve deve morire”. Il titolo è fighissimo, ma la storia… si trascina in modo abbastanza interessante fino ai tre quarti, per poi piombare in un baratro oscuro e finire in modo osceno.

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