La notte dei film romantici

Vi capita mai, lettori occasionali e non, di non riuscire a dormire? E se vi capita, non passate un sacco di tempo a rigirarvi senza sapere cosa fare? A me è successo e ho risolto il problema riempiendo le mie nottate di film.

In particolare, ho dato spazio ad un genere che di solito non riceve un briciolo della mia attenzione: quello romantico.

Avvalendomi di un programma geniale, quale è Popcorn time, mi sono sciroppata uno dopo l’altro dei filmetti zuccherosi che in parte mi hanno fatta molto ridere e in parte storcere il naso, non facendo che confermare quello che già sapevo, ovvero che il romanticismo non è proprio la mia “cup of thea”, come direbbero i britannici.

Tuttavia, in questa brodaglia di occhi languidi e buoni sentimenti, ho salvato qualcosina e sono qui oggi giusto per parlarvene.

Pronti? Cominciamo.

The age of Adaline

Ci troviamo di fronte a un miscuglio tra Il ritratto di Dorian Gray e Il curioso caso di Benjamin Button, ma in salsa femminile. Adaline (Blake Lively) ha ventinove anni e una figlia. Un giorno ha un incidente d’auto, finisce nell’acqua gelata che viene colpita da un fulmine. Da quel momento in poi smette di invecchiare. La sua vita si trasformerà in una fuga continua e, mentre la figlia cresce e invecchia normalmente, Adaline rimane immobile, costretta a cambiare identità ogni dieci anni.

Il film si apre quando la sua ultima identità è agli sgoccioli e Adaline, come in qualunque film romantico che possa definirsi tale, incontra il possibile uomo della sua vita.

A quel punto, finalmente accada qualcosa. Ovvero: cosa accade se una donna che non invecchia incontra l’uomo di cui era innamorata quarant’anni prima e che ormai è invecchiato (e non l’ha mai dimenticata)?

Il film è nel complesso piacevole, anche se avrebbe potuto approfondire ampiamente il tema. Due cose colpiscono: il rapporto tra Adaline e sua figlia, la quale invecchia normalmente e quando inizia il film ha raggiunto un’età piuttosto avanzata, e il personaggio della stessa Adaline, che conserva una dignità e una compostezza “antiche”, è saggia e accorta, indipendente e molto forte. Non una dissoluta, come Dorian Gray, né una sbandata. È colta, intelligente, posata, affascinante. Un personaggio piacevole.

Il film tuttavia finisce in modo scontato e risolve in modo piuttosto facile il problema che si era venuto a creare e che conferiva interessantezza all’intero film. Sarebbe stato più interessante rischiare e puntare su un finale più sovversivo (SPOILER: un finale dove il giovane accettava l’eterna giovinezza di Adaline, che non si risolveva) ma così non è stato. Nel complesso, non sento di aver buttato due ore della mia vita.

Love, Rosie

Passiamo a una dramedy deliziosamente british.

Il film ci racconta le vicende di due amici d’infanzia, Alex e Rosie (Lily Collins), che coltivano il sogno di trasferirsi negli USA per studiare, laurearsi e ottenere il lavoro dei loro sogni senza tuttavia doversi separare. Entrambi vengono accettati, ma Rosie ha avuto una maldestrissima “one night stand” (una sveltina) con un compagno di scuola il giorno del ballo di fine anno e rimane incinta. Di conseguenza, Alex parte e Rosie rimane a casa. Da quel momento, le loro strade divergono: Alex studia e inizia la sua carriera come medico, trova una bellissima fidanzata e si trasferisce in un bell’appartamento, Rosie invece fatica a trovare un impiego, viene assunta come cameriera in un hotel e riesce a permettersi un piccolissimo appartamento solo dopo molti sacrifici.

Entrambi, però, continuano a pensare all’altro e nonostante le loro vite sembrino riservare loro svariate felicità, non riescono ad essere soddisfatti.

Il film è leggero, piacevole e non smaccatamente zuccheroso (ed è questo il motivo per cui sono riuscita ad arrivare fino alla fine). I due amici sono evidentemente innamorati uno dell’altra, ma non fanno che rincorrersi per tredici anni, quando finalmente le loro vite convergeranno. Nel frattempo, assistiamo all’evolversi delle loro esistenze, specialmente quella di Rosie, che riesce a cavarsela egregiamente e, nonostante il lavoro “povero” e una bambina piccola a cui badare, riesce alla fine a coronare il suo sogno.

In sostanza, questo film è una di quelle pellicole leggere che infondono buoni sentimenti in chi le guarda (del tipo che se ti impegni tutto andrà bene e che il destino ti ricongiungerà sempre alla tua anima gemella) senza annoiare o condire tutto con sdolcinate dichiarazioni d’amore.

The Duff (L’asso nella manica)

Ed eccoci arrivati alla commedia adolescenziale americana.

Questo film mi è sembrato un tentativo di imitare Mean Girls (anche se nessuno riuscirà mai a imitare Mean Girls) e allo stesso tempo di allontanarsi dai classici stereotipi che popolano i film di questo tipo.

La protagonista, Bianca, viene presentata come quella alternativa, intelligente e sfigata e, MIRACOLO, è effettivamente bassa, cicciottella, sciatta e palesemente meno attraente delle altre ragazze del cast.

All’inizio del film Bianca parla di etichette e di come queste siano cambiate negli anni: ora i secchioni guidano la nazione e le cheerleader finiscono su Teen Mom. A riprova di ciò, passa a presentare le sue amiche: una è gnocca, ma anche buddista e stilista, l’altra è sempre gnocca, ma anche capitano della squadra di calcio e hacker. Seh.

A completare il quadro ci sono Madison, la bellona di turno, stronza ed evidentemente disturbata, e Westley, il quarterback, che però è dotato di sensibilità, pazienza e un umorismo pungente (ma che non sembrerebbe un diciassettenne nemmeno con tutto il trucco del mondo addosso).

Le premesse sono quasi accettabili, salvo poi che il film scorre inesorabile verso il già visto e già sentito, toccando tutti i cliché possibili e immaginabili.

L’unica cosa che salva il tutto è la protagonista: spassosa, ironica e piacevole.

Suite Francese

E arriviamo al filmone in costume ambientato durante la seconda guerra mondiale.

La Francia è stata invasa e in una piccola cittadina si presenta l’esercito tedesco. Gli abitanti hanno già un problema nel sistemare i profughi provenienti da Parigi e ora scoprono che nelle loro case verranno sistemati degli ufficiali nazisti.

Nella casa dove vivono Lucile e sua suocera, viene sistemato Bruno, un giovane luogotenente amante della musica. La bella Lucile, sposata con il figlio della padrona di casa solo per accontentare il padre morente e che ha incontrato il marito solo un paio di volte prima che partisse per la guerra e smettesse di inviare sue notizie a casa, inizia a provare attrazione verso il bell’ufficiale (che non sembra affatto spaventoso come dovrebbe).

Nello spettatore e nella stessa ragazza nasce il legittimo dubbio: è giusto tutto questo? Devo considerarlo una persona oppure un nemico? Con me si comporta bene, mi aiuta, ma è pur sempre un soldato che esegue gli ordini, quindi cosa devo pensare?

Già, bella domanda. Nessuno se l’è mai fatta.

A seconda degli avvenimenti, l’opinione della ragazza oscillerà fino al loro definitivo e doloroso addio.

Il film procede silenzioso, in tono minore, ma non lento e noioso. La storia è una “piccola” storia, un racconto di persone più che di guerra, quindi ogni avvenimento è in scala ridotta. Può sembrare strano, abituati come siamo a film sulla guerra pieni di gerarchi nazisti e prigionieri ebrei. Qui non ci sono ebrei, incredibile, tranne che per una donna inevitabilmente catturata.

Alla fine, sembra quasi di non aver visto un film sulla seconda guerra mondiale. E allo stesso modo sembra di aver visto qualcosa di incompleto: tutto si conclude troppo in fretta, non si capisce come si concludano le storyline dei personaggi e rimane addosso la netta sensazione che il film si sia trascinato lentamente per iniziare a correre solo negli ultimi minuti. Peccato.

Forse questo è dovuto al fatto che il romanzo da cui è tratto sia rimasto incompiuto (Irène Némirovsky, l’autrice, è stata deportata ed è morta in un campo di concentramento), ma non ne sono certa e in ogni caso il mezzo cinematografico può essere usato per riempire e se non altro con più equilibrio, in modo da inserire in modo adeguato anche un finale incompiuto.

Nonostante tutto, questo film mi è piaciuto per il modo diverso in cui ritrae tutti gli elementi classici delle tristi storie su un triste capitolo della nostra storia.

E questi erano i miei “consigli”, o meglio i miei “non-sconsigli”. Fatemi sapere cosa ne pensate, giovani fanciulle romantiche che popolate l’Internet, o anche chiunque altro. Avete film romantici da consigliarmi? Sono aperta a qualunque consiglio e opinione.

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