La vampira della porta accanto

Edito da: Elliot

Dice la quarta di copertina:

Jody non avrebbe mai immaginato di diventare un giorno una vampira. Ma quando si sveglia sommersa nell’immondizia di un cassonetto con un braccio bruciacchiato, un dolore lancinante al collo, una forza sovraumana e una ben riconoscibile sete draculina, capisce che qualcuno ha pensato di cambiarle la vita, anzi la non-vita, per sempre. passare dalla tipica routine di una ragazza moderna dai capelli rossi all’eternità di una cacciatrice notturna animata da una voglia di sangue implacabile non sarà semplice per la romantica Jody. incontrerà però sul suo cammino C. Thomas Flood, detto Tommy, un aspirante Kerouac recentemente approdato a san Francisco, commesso notturno e campione nel turkey-bowling, che prevede il lancio di un tacchino surgelato contro una piramide di bottiglie vuote. Mentre tra mille peripezie i due s’innamorano, la città è preda di un killer sanguinario. Jody e Tommy, con l’aiuto dei suoi colleghi di lavoro e di un eccentrico barbone, detto l’“imperatore”, cercano di arrivare in fondo alla faccenda. Un eccellente e genuino mix di humour condito da un pizzico di horror e dramma, questo è il primo libro della trilogia dedicata al mondo dei vampiri.

Sinceramente, mi sarei aspettata qualcosina di più.

Il libro gioca con lo stereotipo del vampiro e ci riesce bene. Ci sono il vampiro, affascinante e magnetico; il servitore un po’ sfigato, subdolo a modo suo, che subisce il fascino del mostro e gli rimane accanto sempre e comunque; il rivale, misterioso e pericoloso quanto il vampiro in questione; e poi tutta una serie di riferimenti a Dracula (ad esempio la barca, rifugio del misterioso vampiro che terrorizza Chicago e chiaro rimando alla Demetrius di Dracula) e altri libri/film a tema.

I personaggi sono approfonditi, non le macchiette superficiali che si incontrano fin troppo spesso, ma questo non li esime dall’essere, appunto, macchiette. Forse questo è dovuto al fatto che siamo di fronte ad un libro con intenti comici. Forse. Però io non ho riso molto e non ho nemmeno trovato tutto questo sferzante umorismo. Insomma, la storia c’è, si lascia leggere, ma è un po’ fiacca, come una minestra riscaldata.

La “romantica Jody”, come viene definita qui in alto, è una wannabe Mary sue. Appena viene trasformata, il suo istinto da predatrice viene a galla e così anche la sua sensualità e il suo caratterino. Beh, avrei preferito che rimanesse tale e quale a prima della trasformazione, sarebbe stato più innovativo. In fondo, l’essere diventata vampira produce in Jody sostanzialmente due effetti: diventa più bella e sicura di sè e diventa un’arrogantella insopportabile. Il suo concetto di indipendenza femminile è trattare come uno schiavo il povero ragazzo che si è scelta come aiutante/amante. D’accordo, lui doveva essere l’Igor della situazione, però tra tutti i modi di dipingere la situazione che l’autore poteva scegliere, perché si è buttato proprio sul fare di Jody una despota isterica, reticente fino a diventare fastidiosa e per di più complessata? Questa storia delle donne forti che equivalgono a mostri insopportabili deve finire, in qualunque tipo di letteratura.

Thomas, il narratore, è anche il personaggio più a posto e divertente dell’intero libro. Un diciannovenne un po’ sfigato che si trasferisce in città per diventare uno scrittore e si imbatte in Jody per caso. Quando scoprirà cosa le è accaduto, penserà che sia una figata e si metterà a fare esperimenti sulla ragazza per testare i limiti delle sue nuove capacità. Il povero Thomas accetta qualsiasi cosa accada, aiuta Jody, la ama persino (nonostante lei sia noiosa, insipida e lo tratti male) e solo alla fine da sfogo a un po’ del proprio orgoglio. E’ proprio quello il momento in cui la storia sembrerebbe aver preso una piega interessante, con un finale inatteso, e invece tutto si risolve comunque. Non vi dico la mia frustrazione.

L’antagonista è il personaggio più fumoso e male architettato tra tutti. Rimane una presenza costante e aleggiante, come Dracula quando si “trasferisce” a Londra, nel senso vero e proprio del termine: non viene mai approfondito, non ha mai uno spessore, e le fugaci apparizioni che fa lungo il romanzo non sono sufficienti né a farlo percepire come un cattivo degno di questo nome, né a inquadrarlo come personaggio. Non capiamo nemmeno i suoi scopi. Ha trasformato Jody all’inizio del romanzo, ma non si capisce per quale motivo. E’ un gioco? E’ per il desiderio di avere una compagna? E in ogni caso, perché si vuole sbarazzare di lei? Non si capisce, la versione cambia continuamente.

Pertanto, il mio responso è: si tratta di una piacevole lettura da ombrellone (ed è esattamente quello che ho fatto, leggerlo in spiaggia sotto l’ombrellone), ma niente di più. Se lo avessi immaginato, non avrei speso 17 euro nell’acquisto.

Di questo autore posseggo anche “Un lavoro sporco” e spero che si riveli più interessante.

Se anche voi avete letto questo romanzo, fatemi sapere che ne pensate!

Alla prossima.

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