Les Revenants, la serie

Cosa succederebbe se i morti tornassero in vita e si presentassero a sconvolgere le vite dei vivi? Sembra la premessa a qualunque film sugli zombie, ma con Les Revenants ci troviamo di fronte a qualcosa di più sottile, di più complicato.

Perchè siamo abituati a pensare questo tipo di vicende in termini di catastrofe globale, di pandemia, di estinzione della razza umana attuata tramite un morbo che rende le sue vittime dei cadaveri ambulanti senza ragione. Degli zombie, appunto.

Ma se gli zombie non fossero mostruosi e stupidi, e neppure feroci? Se si ripresentassero con naturalezza nel luogo in cui hanno sempre abitato, dalle persone che hanno amato mentre erano vivi, come se non fossero mai morti e completamente ignari di quanto è loro accaduto, fisicamente congelati nel tempo e perfettamente integri?

Ed è qui che Les Revenants gioca la sua carta migliore. Quella che tradizionalmente viene dipinta come il primo passo verso l’estizione della specie, qui viene vista da tutt’altro punto di vista: quello di chi si vede ripiombare in casa un passato che aveva messo da parte o superato con difficoltà. Perché, sebbene sia difficile, quando qualcuno muore la vita va avanti senza di lui e poco a poco si assesta su un nuovo equilibrio, per precario che possa essere. Ma se d’un tratto la persona che se ne è andata ritorna, tutti gli sforzi per dimenticarla si rivelano inutili, l’equilibrio viene nuovamente sconvolto e in un attimo quella cosa che abbiamo desiderato così ardentemente -il ritorno dei nostri cari- non sembra più così allettante.

E’ questo quello che accade in una piccola cittadina sulle rive di un lago, in Francia. D’un tratto, i morti iniziano a tornare. Così si ricongiungono Camille e Léna, due gemelle, ma Camille è morta quattro anni prima in un tragico incidente stradale dove hanno perso la vita anche tutti i suoi compagni di classe; torna Simon, il ragazzo della bella Adéle, morto nel giorno del loro matrimonio lasciandola disperata e fragile; torna Serge, il fratello del gestore dell’unico pub della città, che nasconde un sanguinoso segreto; e torna Victor, un bambino dagli occhi sgranati che segue Julie ovunque ma non dice mai una parola.

I morti tornano, ma non sono loro il problema, bensì i vivi che si vedono costretti a mettersi in discussione. Davanti a questi ritorni crollano bugie, meccanismi di difesa, gioie, dolori, rancori. Tutto deve assestarsi ancora una volta, almeno fino a che gli abitanti della cittadina, poco a poco, iniziano a rendersi conto che nonostante quelle persone non sembrino cadaveri decomposti né dei mostri sanguinari, sono comunque morti. Non c’è spazio per loro, non più. Sono in qualche modo sbagliati.

Nel frattempo, l’acqua del lago si abbassa sempre di più e all’improvviso la cittadina si trova isolata mentre un’orda di nuovi morti si avvicina, reclamando quelli che ormai ci siamo abituati a conoscere e a non temere, nonostante venga più volte sottolineato come abbiano continuamente fame, una fame sempre più incalzante.

Les Revenants è una serie geniale, che con mezzi minimi riesce a produrre effetti incredibili, colpendo lo spettatore profondamente. Non c’è splatter, non c’è orrore, ma c’è molta psicologia, sottile e gelida tensione e tanta, tanta voglia di scoprire cosa succederà poi. I personaggi sono cesellati, le loro interazioni meravigliose, credibili, incalzanti. Gli scivoloni pochi se non inesistenti.

Finalmente il 28 settembre, dopo 3 anni, Canal + (il maggiore canale televisivo francese) e Sky trasmetteranno la seconda stagione, che riprende 6 mesi dopo gli eventi della prima. Il 27 è il mio compleanno e considero questa uscita una specie di regalo. Probabilmente seguirò puntata per puntata, pubblicando recensioni di conseguenza.

Vi consiglio di guardare questa serie? Assolutamente sì. Guardatela, perché è elegante, bella, diversa. Non guardate la versione americana, ma quella francese, che ha un gusto tutto europeo e questo, per una volta, credo sia un enorme punto a favore, perchè questo ci permette di evitare il classico tono epico e sensazionalistico delle produzioni americane per giocare tutto sulla dimensione umana, minore e inquietante della vicenda.

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5 pensieri su “Les Revenants, la serie

  1. E’ proprio il periodo degli zombie 😀 Nel prossimo post anch’io parlerò di zombie, ma il mio sarà solo un accenno, perché l’argomento sarà un altro. Il tuo articolo mi è piaciuto molto, è esaustivo e accattivante. E il passato che ritorna è un bel tema da affrontare. Bello!

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