Les Revenants, il romanzo, di Seth Patrick

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Premessa: il testo mi è stato inviato dalla casa editrice Piemme in formato ebook.

Come la serie, il romanzo si apre con il tragico incidente d’autobus che porta alla morte una scolaresca, di cui fa parte Camille, e con il misterioso risveglio di quest’ultima  sulle rive del lago nel quale è precipitato il mezzo, quattro anni dopo l’accaduto. Non ricorda nulla, nè l’incidente nè tanto meno di essere morta; è solo spaventata e vuole tornare a casa. Da questo momento in poi, la vicenda si dipana addentrandosi nelle vite dei personaggi che vengono a contatto con i revenants (che in italiano significa “ritornanti”) in un crescendo d’ansia che si conclude con il finale, decisamente aperto, da cui la seconda stagione riprenderà le fila (a partire da questa sera, per di più).

Che dire di questo romanzo?

I fatti li conoscevo già. La narrazione, in questo senso, non si discosta dalla serie ma piuttosto colma alcune lacune di quest’ultima. Spesso, infatti, ci eravamo trovati di fronte a fatti già compiuti, situazioni già impostate, decisi tagli di scena, e il romanzo va a colmare quegli istanti di vuoto.
L’aspetto più interessante non è quindi l’intreccio, non per chi -come me- ha già visto la serie due volte, ma l’introspezione nei personaggi. Il racconto, infatti, permette di esplorare la psiche e le motiviazioni di tutti loro, vivi e non-morti, e devo ammettere che mi ha suggerito interpretazioni a cui non avevo pensato e con cui, in certi casi, mi sono trovata in disaccordo. In che senso? Nel senso che la mia personalissima versione dei fatti mi piaceva di più. In altri casi, invece, sono stata molto felice di rivalutare qualcuno dei personaggi, proprio in virtù del background che gli viene fornito nel romanzo.

Nel complesso, la narrazione scorre velocemente, puntuale e senza fronzoli, in puro stile anglosassone. Correggetemi se sbaglio, ma mi sembra di riscontrare -in particolare nelle pubblicazioni provenienti da Inghilterra e Stati uniti, e di conseguenza nel mondo intero- questa tendenza a semplificare e ridurre all’essenziale. Io possiedo un paio di manuali di scrittura creativa scritti a loro volta da “insegnanti” americani e il primo e più volte rimarcato suggerimento è il famigerato “show, don’t tell” (non raccontare, mostra). Il secondo, invece, è quello di rendere la narrazione più semplice possibile e privilegiare il contenuto rispetto allo stile. Le persone che avevano scritto il manuale si lamentavano che i loro studenti a volte proponessero loro racconti complicati, fronzoluti, prolissi e immotivatamente ed esageratamente poetici, che sembravano  voler compensare una mancanza di contenuto o che rendevano quest’ultimo incomprensibile sotto tutta quella sintassi complicata. Personalmente, mi trovo d’accordo con questa opinione e tuttavia ho come l’impressione che da quelle parti stiano abbandonando il piacere di descrivere. Certo, la descrizione è una parte infida di qualunque racconto (lo dico io che covo il sogno di diventare scrittrice, un giorno) perché il troppo risulterà spesso e volentieri “pesante” -o antiquato, pedante, prolisso- e il troppo poco renderà la narrazione scarna e sbrigativa, come se ci si fosse lavorato troppo poco, come se lo scrittore fosse interessato solo a raggiungere i punti salienti della trama e nient’altro. Purtroppo, i fatti sono creati anche e soprattutto dal contesto, il quale a sua volta è costruito da sensazioni, interazioni e, perché no, dettagli ambientali e d’atmosfera.
E’ proprio questo ciò che secondo me manca a questo romanzo. Les Revenants è una serie che gioca molto sulle atmosfere cupe, l’ambiguità e i brividi suscitati dagli elementi che ci sono e che allo stesso tempo non si vedono. Nel romanzo, invece, viene decisamente privilegiata la componente umana. Tutto ruota intorno alle emozioni, alle paure, alle reazioni dei personaggi. E’ un tipo di scrittura che io, da profana, definirei “sceneggiaturiale”. Cioè, il racconto procede come una sceneggiatura, fornendo qualche dato di contesto essenziale e focalizzandosi su dialoghi e movimenti dei personaggi.

Questo crea comunque un buonissimo intrattenimento, perché rende il ritmo incalzante e permette di tenere alta l’attenzione di tutti, compreso un lettore meno esperto che magari tende a perdere facilmente la concentrazione.

Quindi, tirando le fila del mio discorso, ritengo che questo romanzo sia un’ottimo racconto thriller/horror per chi non ha ancora visto la serie. Vi intratterrà senza dubbio, perchè l’intreccio narrativo, la trama, sono stati costruiti in modo perfetto e geniale. Tuttavia, a mio avviso, oltre a colmare i tagli di scena e a fornirci un punto di vista più approfondito sulle vite dei personaggi -senza tuttavia aggiungere fatti non presenti nella serie- si sarebbe potuto giocare molto di più sulle atmosfere e sui SENTIMENTI, un elemento fondamentale in qualunque tipo di narrazione francese.

Ecco, ecco: questo romanzo è troppo poco FRANCESE, e molto, molto inglese. E’ vero che i dialoghi sono gli stessi della serie, così come i personaggi e il loro background, ma c’è tutto un mondo dietro al motivo per cui persone di un certo paese si comportano e pensano in un certo modo, e questo romanzo non me lo ha restituito.

Per finire, se dovessi dare un voto in stelle, in pallini, o quel che è, darei 3 su 5. La narrazione intrattiene, rapisce e fornisce, come ho detto, alcuni elementi in più per capire i personaggi -utile in vista della seconda stagione-. Tuttavia io, che sono pignola, che conosco abbastanza bene la Francia e che ho visto la serie, avrei voluto qualcosa di più.

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