Sulla fuffa

E non temete, non si tratta di una parola buffa per definire gli attributi femminili, o qualcosa del genere.

Dicasi “fuffa” un argomento di scarsa o nulla importanza, spesse volte disquisito in modo pomposo e totalmente fuori luogo. La parola da vita a locuzioni quali: “stai parlando di fuffa”, oppure “questo libro è fuffa”, o anche “tre ore di conferenza per parlare di fuffa, incredibile!”. Mi piacerebbe sapere se questa parola si usa anche da voi, da dovunque veniate. Ma non è questo il punto del mio post.

Vagando per i social mi capita spessissimo di imbattermi nei profili Instagram o nelle pagine Facebook di aspiranti scrittori, di persone che semplicemente si divertono a scrivere senza volerne per forza fare una professione, oppure di persone che sono realmente riuscite ad essere pubblicate. Fino a qui, niente di strano, ma procediamo.

A volte, leggo post lunghi, articolati e involuti, un vero e proprio sfoggio di sintassi e ricchezza di vocabolario. Sulle prime, rimango colpita. Anche io vorrei diventare scrittrice e quando mi metto di fronte al computer nella speranza di produrre un testo che possa valere la pena di essere letto, mi ritrovo spesso -quasi sempre- combattuta tra il dire troppo e il dire troppo poco, tra l’usare un lessico importante o uno di più semplice fruizione e via così. Quante volte mi è capitato di considerare le mie frasi povere, scarne, troppo vicine a quel tipo di scrittura “giornalistica” che va tanto di moda ma che non mi fa proprio impazzire? Tante. E quante altre volte invece, lanciandomi in un periodo ardito, mi sono ritrovata a non sapre più dove volevo andare a parare? Sempre tante. Queste persone, invece, sembrano sapere perfettamente come esprimersi!

“Wow!” penso. “Devo imparare da loro!”.

I like (uno strumento di cui ormai non possiamo più fare a meno, che si è incuneato nelle nostre vite e non se ne andrà mai più, temo) danno loro ragione. Nei commenti leggo complimenti e auguri di pronto successo, vedo faccine con gli occhi a cuoricino, sospiri di persone che -come la me del primo impatto- dicono di voler diventare altrettanto bravi.

Io, ammirata, rileggo il testo e finalmente mi accorgo che qualcosa non va. Bello lo stile, poetiche le parole, ma… di cosa parla questo testo? La risposta è lapidaria: di niente. O, per ricollegarmi al titolo del post, di fuffa. Scavo nel testo alla ricerca di un concetto interessante, di un’idea stuzzicante, di uno spunto di riflessione o anche solo di un motivo valido per cui il fatto descritto dovrebbe essere raccontato, ma non c’è, non lo trovo.

Allora mi chiedo se i professori americani che hanno scritto i manuali di scrittura creativa che possiedo non avessero ragione. Uno stile “ricercato”, specie se poderoso, è spesso sinonimo di mancanza di contenuto. Tante belle parole usate per non dire niente. Sotto questo punto di vista, allora, preferisco la scrittura giornalistica o la piatta semplicità degli Young Adults, che quanto meno non si fingono capolavori della letteratura. Sono scritti più sinceri e utilizzano uno stile che si confà al tipo di contenuto che vogliono esporre.

Le parole sono qualcosa di vivo, che ti sguscia tra le dita se non sei in grado di domarle. E ci vuole maestria per domarle, e genio. E soprattutto, le parole si piegano al contenuto. Ho letto libri di grandi autori che con una semplicità imbarazzante sapevano arrivare dritti al punto, limpidi, chiari. E’ questo lo scopo, no? Far arrivare il messaggio, il concetto, l’idea. E il messaggio non è il linguaggio (a meno che lo scopo non sia proprio quello, ma si tratta di un’altra storia), ma il secondo è il mezzo attraverso cui si esprime il primo. Quindi perché questa emorragia di parle a vuoto? Davvero qualcuno pensa che basti essere mediamente bravi a mettere insieme una frase per potersi dire “bravi scrittori” o anche solo scrittori? Forse sarò troppo esigente, ma secondo me no. Mi viene da pensare che tipo di persona possa prediligere questo stile: qualcuno con un’alta opinione di sè, indubbiamente.

E tutte coloro che si scioglievano in complimenti? Avevano davvero visto qualcosa di speciale in quelle parole o erano solo abbagliate dalla complicatezza dei periodi? Temo la seconda. Perché a quanto pare la maggior parte delle persone si fa abbagliare con una facilità inquietante da tutto ciò che luccica -il successo, la bellezza, lo splendore, la ricchezza, se ci sono devono essere per forza essere scaturiti da qualcosa di buono, no? Devono esserci delle capacità, delle doti dietro, no? No. Da che mondo è mondo, no. Non per forza, non sempre, quasi mai.-, compresi gli aspiranti scrittori che scambiano uno stile arzigogolato per maestria. Beh, non lo è. Certo, io non sono nessuno per dirlo, non ho nemmeno studiato letteratura, ma credo di essere una lettrice attenta che è in grando di rendersi conto se ciò che sta leggendo è fuffa oppure no.

E voi? Pensate che anche questo mio articoletto sia fuffa? Probabile, ma fatemi sapere cosa ne pensate. Mi farebbe molto piacere chiacchierare con voi!

A presto 🙂

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8 pensieri su “Sulla fuffa

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