Di donne e uomini

C’è questo pensiero che mi ronza nella testa da un po’ di tempo e ora vorrei condividerlo con voi, senza dilungarmi troppo ma cercando di arrivare al punto.

Come forse avrete intuito leggendo i miei precedenti post, mi piace molto scrivere. Scrivo racconti da quando ero molto piccola e come molti coltivo la speranza di diventare una scrittrice “professionista”.

Spesso, durante la stesura dei miei racconti, mi sono ritrovata ad affrontare temi romantici. Non che io ami scrivere storie rosa e zuccherose, tutt’altro (di solito prediligo le atmosfere cupe, l’avventura e una narrazione piuttosto cruda), ma capita spesso che alcuni dei personaggi formino una coppia, che siano fisicamente attratti da qualcuno o che si prendano delle semplici cotte e via dicendo.

La riflessione nasce a questo punto.

La stragrande maggioranza della scena letteraria è occupata dagli uomini o quanto meno lo è stata in passato. I grandi classici, Jane Austen e sorelle Brönte a parte, sono stati scritti quasi esclusivamente da uomini o sono comunque le loro opere ad avere più riscontro, ad essere più conosciute. Siamo quindi passati attraverso una visione estremamente maschile di tutto ciò che è letterario, amore e attrazione compresi. Infatti, nonostante capiti spesso che un autore maschio scelga di narrare tramite un personaggio donna, quel personaggio non sarà mai realmente “donna”, non del tutto.

Questo discorso vale anche per la descrizione dell’amore e dell’attrazione. Quando in un libro ci troviamo di fronte a un uomo che osserva il corpo di una donna e ci fantastica sopra non ci sembra affatto strano, non è così? Se è scritto male, lo consideriamo brutto e offensivo, se é scritto bene ci piace e lo definiamo poetico, ma strano per nulla né tanto meno lo definiamo una “roba da maschi”. Dopotutto è letteratura, e la letteratura è per tutti!

Ma prendiamo il caso inverso:

qual è l’atteggiamento dei più nei confronti della descrizione, ad esempio, dell’attrazione fisica di una donna nei confronti di un uomo? Di scherno, ecco qual è. Davanti a un passaggio in cui una ragazza descrive il corpo del suo amante ci viene da ridere, lo consideriamo sciocco o imbarazzante: una cosa da femmine che i maschi non possono leggere. Ancora peggio se consideriamo la descrizione femminile del processo di innamoramento. A quel punto diventa vera propria “chick lit” e non importa se a scriverla è un Premio Nobel per la letteratura o l’ultima scrittoruncola da quattro soldi.

Ponendo che ci troviamo di fronte a dei testi ben scritti, amore e attrazione dal punto di vista maschile equivalgono a poesia, passione: qualcosa che vale la pena di essere letto da tutti, un ritratto struggente e veritiero; la stessa cosa ma dal punto di vista femminile è un’accozzaglia di sentimentalismi, sospiri, sensazioni aliene e anche un pochettino ridicole.

E vale lo stesso, tristissimo discorso anche per i film. Tanto per dire, è soltanto negli ultimi anni che abbiamo iniziato a vedere un pochettino di pelle maschile in più nelle scene di sesso. Ma anche lì, non appena il regista indugia un pochino sul “punto di vista femminile” della faccenda, la scena non piace più, viene considerata melensa o troppo da femmine e quindi, per forza di cose, di nicchia, non fruibile dal grande pubblico.

Tuttavia, la contoparte è considerata universalmente accettabile.

A questo punto, ditemi voi, oh lettori occasionali. Ritenete che ci sia un doppio standard a proposito di questa questione? Io penso proprio di sì. Aspetto di sentire la vostra.

 

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10 pensieri su “Di donne e uomini

  1. Analizzando quasi tutti i classici della letteratura in cui sono presenti delle storie d’amore (cioè la maggior parte) la donna è sempre rappresentata come creatura irragionevole e incapace di dominare le proprie passioni. Una creatura frivola, per lo più. Questo tipo di donna appare nella maggior parte dei romanzi scritti da uomini (che tuttavia sono stati in grado di dare alla vita personaggi femminili magnifici), ma non è molto differente da un qualsiasi romanzo di Jane Austen. Anche qui, benché l’autrice sia donna, sono dipinte ragazze spesso frivole, le cui vite sono sostanzialmente incentrate su nastrini, balli e pettinature. Non credo che gli amori presenti in Jane Austen siano, fra l’altro, meno melensi di altri presentati da autori uomini, ecco. Questo perché le stesse donne spesso si sentivano (o si sentono?) quello che la società imponeva loro di essere: delle sciocche, superficiali ed emotive. E anche Jane Austen, sebbene usi un tono molto ironico, è palesemente vittima degli stessi pregiudizi sociali. Detto questo, sono d’accordo con chi ha detto che si tratta di un retaggio culturale che non è abituato, per certi versi, ad ascoltare il punto di vista femminile!

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    • E siamo tutti d’accordo con questo. O forse non tutti, ma io di certo sì. E sono anche d’accordo sul fatto che la stessa Jane Austen sia vittima della sua epoca. Il motivo per cui l’ho citata è proprio il fatto che sia una delle pochissime scrittrici famose del passato (o almeno, i cui lavori sono ampiamente conosciuti ANCHE oggi). Tanto per dire, non ho mai sopportato le sorelle Bennett e ritengo Elizabeth niente più che un’arrampicatrice sociale. Questo però esula un po’ dal discorso. Non parlavo del fatto che il punto di vista di uomini e donne sia inflenzato o meno dall’epoca in cui vivono (fattore inevitabile) quanto appunto che noi pubblico contemporaneo ci siamo abituati ad accettare come unico accettabile in ambito letterario (e cinematografico, che il cinema è sempre un mezzo del racconto) un punto di vista “maschile”.

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      • Certo, avevo capito! La mia era solo una puntalizzazione (forse inutile) su Jane Austen e sul fatto che,secondo me, non dipende tanto dal sesso dell’autore quanto dal contesto in cui si vive! Poi, si sa, le abitudini sono dure a morire e quindi ancora ora risentiamo di secoli di letteratura cresciuta in ambienti maschilisti! Insomma, anche se dal mio commento non si capiva, sono pienamente d’accordo con te!

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        • Mi fa piacere ^^ Avevo capito ma ci tenevo comunque a ribadire il concetto. Non sono bravissima a spiegarmi, temo sempre di fare confusione, e così temevo di averti suggerito qualcosa di diverso da quello su cui volevo soffermarmi principalmente. Ovviamente, ciò che hai detto tu è perfettamente giusto.

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  2. È un quesito interessante e penso che la risposta stia, come è stato detto, nel “retaggio” che ha voluto gli uomini come la maggioranza fra gli scrittori. Ecco perché poi, quando sono le donne a spingersi nell’argomento “desiderio”, non vengono prese sul serio: anche se non capisco cosa ci sia da ridere, è normalissimo che anche una dona possa avere delle pulsioni. È un po’ quello che accade anche nella società: quando siamo noi uomini a dire “cose” a una ragazza tutti lì a dire “che uomo, un latin lover” eccetera; quando poi è una donna a farlo: “ah che cagna” e altre frasi raccapriccianti.

    Pertanto, anche se non ho capito del tutto la frase “ci viene da ridere” (perché forse non mi è mai capitato), ho provato a metterti nei tuoi panni e condivido la tua voglia di essere presa sul serio 🙂

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    • “Ci viene da ridere” era un po’ una licenza poetica. Quello che indendo dire è che ci sembra un po’ ridicolo, che fa sorridere invece che riflettere o immedesimare. Ho avuto svariati esempi di questo genere sotto gli occhi: davanti a una scena in cui una ragazza descrive ciò che pensa del tipo di cui è innamorata, i maschi non dico che si mettevano a ridere ma sbuffavano. “Che cazzata”, oppure “che superficiale”. Ma perché? Perché un uomo dovrebbe trovare ridicolo il punto di vista femminile sulla sessualità o sull’innamoramento, considerando che ne é oggetto in una buona parte dei casi? Proprio non capisco.
      Mi fa piacere, comunque, sapere che un fanciullo come te è dalla parte delle ragazze ^^

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  3. vi sono anche però delle eccezioni, di cui alcune sono considerati dei veri capolavori. un titolo su tutti, “il delta di Venere” forse una delle raccolte di racconti erotici più bella e famosa, scritta da una donna e attraverso gli occhi di una donna. il tutto negli anni 40, anche se abbiamo dovuto aspettare fino al 77 in piena rivoluzione sessuale per la pubblicazione:)

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  4. Il tema è molto interessante e sì, credo ci sia un doppio standard. L’idea che anche le donne possano avere certi pensieri è ancora troppo recente in una cultura che per secoli ha impostato tutto sul punto di vista maschile.

    D’altra parte, credo che certe autrici, per colpire al massimo il loro target di riferimento, esagerino proprio con le descrizioni melense o con svolazzamenti che, anche a mio parere, risultano ridicoli. Mi sembra che cadano, più o meno deliberatamente, nella gabbia precostituita.

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