Il cerchio celtico, di Bjorn Larsson

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Avrei dovuto pubblicare questa recensione giorni fa, così come avrei dovuto terminare questo romanzo da settimane. Eppure eccomi qui ora, in ritardo, come sempre. Tuttavia, questo non è colpa del romanzo bensì della mia inettitudine, di un esame incredibilmente vasto e pesante che ha assorbito buona parte delle mie energie per quasi un mese e della mia incapacità di gestire il tempo. Perché il romanzo di cui vi sto per parlare mi è piaciuto moltissimo e si sarebbe meritato più rispetto da parte mia.

Parlo de Il cerchio celtico, di Bjorn Larsson, inviatomi dalla casa editrice Iperborea (con cui mi scuso per aver impiegato così tanto a farmi viva).

 

Trama:

 

Ulf è un uomo di trentasette anni che vive su una barca a vela, il Rustica. Lavora allo scopo principale di risparmiare una cifra adeguata in vista del giorno in cui deciderà di prendere il largo e starsene via per mesi, libero. Una fredda mattina incontra un individuo misterioso, uno  scozzese di nome MacDuff, che gli confessa non solo di essere un viaggiatore e velista ma di trovarsi in Danimarca perché sta cercando un certo Pekka, un finlandese pericoloso che se ne va in giro in catamarano. L’ultima volta che l’ha visto si accingeva ad affrontare con la propria imbarcazione un tratto di mare particolarmente difficile e non crede che possa essere sopravvissuto. Peccato, dice, perché a bordo c’era una donna. Ulf crede a MacDuff e i due si separano, ma proprio quella sera Ulf incontra il famigerato Pekka e la donna che viaggia con lui. L’uomo consegna a Ulf il suo diario di bordo. La curiosità spinge Ulf a leggerlo e viene così a conoscenza di qualcosa chiamato il Cerchio Celtico, così come di inquietanti rituali druidici. Quella sera, deciso a partire per la Scozia e conscio di aver bisogno d’aiuto durante la difficile attraversata del Mare del nord in inverno, Ulf decide di chiamare il suo amico Torben, un uomo curioso, pronto a lanciarsi in nuove esperienze, dalla vasta cultura e amante del vino. Poche ore dopo, il Rustica salpa alla volta della Scozia sulle tracce di Pekka e Mary e del mistero in cui si sono trovati coinvolti.

Nemmeno a dirlo, gli stessi Ulf e Torben si trovano presto al posto che era stato di Pekka.

 

La mia recensione:

 

Forse l’ho già detto altre volte ma lo ripeto ancora, per sicurezza: amo i racconti di mare e Il cerchio celtico non fa eccezione.

Il romanzo segue il viaggio dei due amici a bordo del Rustica, dalla Danimarca alla Scozia, attraverso acque agitate, isole misteriose, castelli in rovina e temibili società segrete. Ulf e Torben scendono a terra spesso, ma solo per brevi periodi di tempo. La maggior parte dell’azione e della narrazione si svolge in mare, che è il luogo in cui il narratore Ulf e colui che rappresenta il suo l’antagonista, MacDuff, si sentono più a loro agio. Entrambi esperti lupi di mare, tra loro si instaura un rapporto di diffidenza e allo stesso tempo di ammirazione che sfiora quasi l’amicizia. Mentre Torben serve da contraltare per la pragmatica silenziosità di Ulf, MacDuff è il suo doppio e per questo, più che per la sete di giustizia, Ulf si sente spinto a proseguire nella sua avventura e a immergersi sempre di più nel mistero del Cerchio Celtico.

Il fulcro del romanzo, a mio parere, non è tanto il mistero contenuto del diario di bordo di Pekka, né tanto meno il pericolo che incombe su Ulf e Torben (e non solo) ma è il viaggio in sé. Tappa dopo tappa, i due uomini perdono o trovano qualcosa di sé stessi e mettono alla prova i propri limiti, sia fisici sia intellettuali.

Le imbarcazioni di cui si fa più spesso menzione, il Rustica e il peschereccio di MacDuff, sono trattati alla stregua di veri e propri personaggi e fanno da specchio alle caratteristiche dei loro proprietari e al loro ruolo nella vicenda. Il Rustica è una barca a vela dipinta di bianco, che affronta ogni difficoltà coraggiosamente, con sforzo, ma uscendone quasi sempre senza danni. Il Rustica rappresenta quindi l’eroe, Ulf, che naviga attraverso acque agitate e ne esce illeso. Il peschereccio di MacDuff è invece nero, minaccioso, senza nome. Sembra che proceda senza equipaggio, come una nave fantasma. Segue il Rustica tappa per tappa, come un presagio di morte.

Ma questo non è solo un racconto di mare. Quello che Ulf e Torben scoprono, addentrandosi nel mistero tassello dopo tassello, è qualcosa di troppo grande e pericoloso per due soli uomini, qualcosa che affonda nel passato delle terre celtiche e ne influenza il presente. I riferimenti e gli accenni storici e politici sono parecchi e se non siete ferrati in materia potrebbero risultare un po’ confusi, ma niente che un rapido salto in Wikipedia non possa risolvere. Gli elementi storici sono infatti inseriti in modo tale da renderli armoniosi nel contesto e spesso sono gli stessi personaggi a fornirci una spiegazione di quanto sta accadendo. Le loro parole possono essere oggettive e razionali, come quelle di Torben, a cui è spesso affidato il compito di fornire il background storico e politico della vicenda, mentre narratori come MacDuff, Mary e altri personaggi secondari disseminati lungo tutta la traversata scozzese, si rivelano per lo più inaffidabili. Ovvero, la realtà che essi vivono e di cui ci rendono partecipi è distorta dalle loro idee ed emozioni. Incontriamo quindi diversi punti di vista sulla vicenda, i quali permettono al lettore di crearsi un quadro  dettagliato e variegato, un quadro grigio in cui nessuno ha davvero ragione o torto. Gli eroi e i cattivi lo sono in modo relativo. Infatti, se visti da una diversa prospettiva, i due ruoli potrebbero facilmente invertirsi. Una vita per una vita; una vita interrotta, due vite salvate; meno uno, più due. La logica matematica con cui Ulf si ritrova ad affrontare le perdite che costellano il viaggio del Rustica è specchio della relatività delle cose: chi può dire che una morte sia ingiusta se serve a salvare due o tre vite? Chi dice che non sia giusto combattere per una causa?

Su tutto, aleggia la figura misteriosa di Mary. E’ lei il personaggio che rappresenta l’anima antica dei paesi celti, la loro magia e il loro mistero. E’ lei che il vero motore della vicenda e il filo rosso che lega tutti i coloro che vengono coinvolti. Un personaggio inquietante e mistico, depositario di un’idea così forte da farle provare indifferenza verso la propria vita e che sembra davvero possedere qualche tipo di potere magico, se non altro un fascino magnetico e ambiguo. E questo stesso fascino, a mio parere, è attribuibile ad un altro personaggio, sempre presente ma mai visibile: il Cerchio celtico, una società segreta potente e capillarmente diffusa, un’eminenza grigia che dispone delle vite altrui e per cui le persone sono pronte a immolarsi.

In termini di narrazione, l’autore usa un linguaggio asciutto, perfettamente in linea con la psicologia del personaggio di Ulf. Un uomo coraggioso certo, non un eroe, che  suo malgrado si ritrova a ricoprire questo ruolo. La narrazione è in prima persona e quindi buona parte delle spiegazioni dovute al lettore provengono dalle parole degli altri personaggi. Questo particolare a volte da vita a dialoghi poco credibili, poco umani. Altre volte, invece, il risultato sono interessanti e appassionati monologhi. Nonostante tutto, come ho già detto in precedenza, il quadro della vicenda che traiamo alla conclusione del romanzo non è ristretta al solo punto di vista di Ulf, né in qualche modo limitata in termini “emozionali”, ma è ampio e piuttosto dettagliato. Un lato negativo della narrazione è che, a mio parere, a volte l’autore trova soluzioni un po’ troppo rapide e sbrigative per tirare fuori i suoi protagonisti dai guiai, con il risultato che sembrano davvero essere troppo fortunati. Allo stesso tempo, però, è la stessa serrata successione di eventi in cui si trovano invischiati a tenere alte la tensione e l’incertezza.

Ho apprezzato anche la conclusione. Si tratta di un finale in qualche modo aperto, che infonde incertezza e solleva dubbi. Ulf e Torben hanno paradossalmente ottenuto qualcosa che desideravano ma non certo nel modo in cui credevano. Hanno qualcosa che mancava loro ma hanno perso qualcosa di altrettanto importante che prima possedevano. Una scelta perfettamente in linea con la morale grigia del racconto, ma non solo. L’avventura che hanno vissuto ha lasciato una traccia dentro di loro, come una barca che si ritrova danneggiata dopo aver attraversato una burrasca. Nella realtà è impossibile che questo non accada ma troppo spesso i racconti dimenticano che i personaggi di cui narrano sono umani e per questo inclini a rimanere feriti e provati. Sono contenta, quindi, di aver trovato questo elemento nel racconto.

Per finire, ciò che ci viene fatto intendere durante il racconto, è che Ulf, Torben, Mary e MacDuff, siano un elemento di una certa importanza, che rischia di destabilizzare un piano enorme. In realtà, allontanando lo sguardo, ci si può facilmente rendere conto di quanto la loro vicenda sia piccola e piuttosto insignificante. La loro azione non è davvero essenziale o necessaria. La grandezza e l’importanza dell’impresa è tale solo se comparata alla piccolezza degli uomini.

Voto: 4 stelle.

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Lo consiglio sia a chi è appassionato di racconti marittimi, sia a chi piacciono le atmosfere gelide, ostili e la natura selvaggia, i misteri, l’amicizia e l’ambiguità morale dell’uomo.

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