Il contrabbandiere di parole, di Natalio Grueso

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Avete presente le scatole cinesi, una chiusa dentro l’altra? Oppure le matrioske, quelle paffute bambole russe che racchiudono ognuna una bambola più piccola? Ecco, Il contrabbandiere di parole (pubblicato nel 2015 da Salani) è esattamente questo, un racconto di racconti.

Vi riporto ora la trama come la si trova scritta nei siti internet e nella quarta di copertina:

Questo romanzo è un viaggio delicato nei nostri sentimenti, un’avventura straripante di fantasia in cui confluiscono il desiderio, la gratitudine, la giustizia e i sogni. Nelle sue pagine transita un manipolo di personaggi incantevoli che rimarranno per molto tempo nel cuore dei lettori: l’affascinante ladro Bruno Labastide, il prescrittore di libri, il cacciatore di sogni e la giovane giapponese dagli occhi color del miele che, ogni notte, sfida il destino dal suo appartamento veneziano. Magica e ipnotica, questa storia ci trasporta da Parigi a Buenos Aires, da Venezia all’Indocina, rendendoci complici dell’itinerario esistenziale dei suoi protagonisti che, pur sembrando perdenti solitari, in realtà raggiungono, senza quasi esserne consapevoli, l’obiettivo il più alto e bello a cui l’uomo può aspirare: rendere felici gli altri.

Ammetto di non aver capito a cosa andavo incontro fino a che i racconti non hanno iniziato a susseguirsi uno dietro l’altro in un geniale ma a volte sfuggente artificio narrativo. Allora, mi sono lasciata trasportare dalle parole e ho seguito il flusso.

Come dicevo prima, Il contrabbandiere di parole è un racconto di racconti e in quanto tale c’è sempre qualcuno che racconta qualcosa a qualcun altro, che sia il lettore stesso o un altro personaggio. In un certo senso, mi ha ricordato il film Parnassus. Anche in quel caso, il fulcro della narrazione erano le storie, anzi LA storia, quella che se non venisse più narrata il mondo giungerebbe alla sua fine. Ma, ci dice il film, nel mondo ci sarà sempre qualcuno che racconta una storia.

Gli esseri umani non possono fare a meno di raccontare e raccontarsi e questo romanzo sembra quasi la raccolta di tante piccole esistenze all’apparenza insignificanti, inutili, ma al contrario assolutamente necessarie proprio per l’impatto che finiscono per avere sugli altri. Potrà non risultare chiaro all’inizio, ma una volta terminata la lettura questo romanzo vi lascerà qualcosa di buono, una sorta di speranza nei confronti delle piccole cose, della magia nascosta in ciò che non ci si aspetta. Perché in fondo ognuno dei personaggi di cui si narra ne Il contrabbandiere di parole è un perdente, un nessuno, ma tutti loro hanno il dono di saper regalare la felicità agli altri, che sia attraverso la musica, il sesso, i sogni, i preziosi consigli oppure le parole.

Consiglio questo libro a chiunque piacciano le atmosfere poetiche, appena tratteggiate ma allo stesso tempo incisive, e i personaggi sfaccettati e malinconici che sembrano scivolare via ma a cui ci si ritrova a pensare anche molto dopo aver terminato la lettura.

Il mio voto è:

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