Gli occhi neri di Susan, di Julia Heaberlin

pjl2cqiTessa Cartwright, sedici anni, viene ritrovata in un campo del Texas, sepolta da un mucchio di ossa, priva di memoria. La ragazza è sopravvissuta per miracolo a uno spietato serial killer che ha ucciso tutte le altre sue giovani vittime per poi lasciarle in una fossa comune su cui crescono delle margherite gialle. Grazie alla testimonianza di Tessa, però, il presunto colpevole finisce nel braccio della morte. A quasi vent’anni di distanza da quella terrificante esperienza, Tessa è diventata un’artista e una mamma single. Una fredda mattina di febbraio nota nel suo giardino, proprio davanti alla finestra della camera da letto, una margherita gialla, che sembra piantata di recente. Sconvolta da ciò che evoca quel fiore, Tessa si chiede come sia possibile che il suo torturatore, ancora in carcere in attesa di essere giustiziato, possa averle lasciato un indizio così esplicito. E se avesse fatto condannare un innocente? L’unico modo per scoprirlo è scavare nei suoi dolorosi ricordi e arrivare finalmente a mettere a fuoco le uniche immagini, nascoste per tanti anni nelle pieghe della memoria, che potranno riportare a galla la verità…

Tessa è una protagonista di rara sopportabilità e pragmatismo in un panorama dominato da personaggi femminili sentimentalmente confusi, incapaci e petulanti. Una giovane madre che è riuscita in qualche modo a superare il traumatico evento che ha segnato il suo passato, si è rifatta una vita e se la cava piuttosto bene. Ha una figlia, Charlie, un’adolescente perfettamente normale, senza problemi di alcun tipo e piacevolmente sveglia.

Già questo basterebbe.

Aggiungiamo poi un impianto narrativo piuttosto solido, costruito senza fretta, scoprendo gli indizi un po’ alla volta mentre si dipanano due piani narrativi paralleli: il presente, dove Tessa decide di riaprire finalmente il caso che la riguarda per cercare di dare giustizia sia alle ragazze che uccise dallo stesso uomo che aveva tentato di fare fuori anche lei sia a colui che da diciassette anni si trova dietro le sbarre per un crimine che (forse) non ha commesso sia a sé stessa; e il passato, in cui Tessie cerca di rimettere insieme la propria vita che sembra essere rimasta sul fondo della fossa in cui è stata gettata e in cui è quasi morta. Lo fa grazie ai numerosi incontri con lo psicologo, ai suoi disegni e alla cara amica Lydia, sempre pronta ad aiutarla, sempre presente per lei.

La vicenda scorre prendendosi il tempo di indagare i pensieri di Tessa, si domanda il perché delle cose e rimane coerente con l’indole della protagonista da inizio a fine. Ma non solo. I dettagli tecnici sono trattati con intelligenza e inseriti in modo adeguato, così che il lettore percepisce una forte sensazione di realismo ed è spronato a concedere fiducia all’autore e a lasciarsi guidare fino alla fine.

Gli occhi neri di Susan è infatti un romanzo che tiene i piedi per terra. I personaggi sono reali e “per lo più buoni”, esattamente come nella vita reale. Le loro reazioni, i loro pensieri, le loro sensazioni non hanno nulla di folle o tremendamente oscuro. La polizia scientifica non produce miracolosamente il responso per qualsiasi cosa, tutt’altro. I giudici e gli avvocati non sono infallibili e a volte sono mossi dalla curiosità e dal pregiudizio esattamente come le persone qualunque.

In sostanza, questo thriller mi ha piacevolmente stupita. L’ho trovato qualitativamete superiore a molti altri suoi colleghi, thriller moderni spesso incentrati su particolari “gore” e su segreti oscuri e torbidi, esattamente quegli elementi che attirano maggiormente l’attenzione del pubblico durante le inchieste sui vari delitti di cui sentiamo tanto parlare in televisione. Su cosa si concentrano? Sulla triste fine della vittima e la giusta punizione che spetta al colpevole o su tutto quello che ci gira intorno, sui segreti, le zone d’ombra, le abitudini discutibili, gli inciampi, le contaddizioni? Diciamolo, siamo affetti da curiosità morbosa per tutto ciò che è brutto. Forse perché ci fa sentire insieme meno soli nella bruttura e allo stesso tempo superiori, perché non ci consideriamo altrettanto sordidi.

Ma sto divagando, torniamo al romanzo.

Nonostante i grossi punti a favore di cui sopra, la narazione presenta comunque dei difetti, anche se decisamente minori e dovuti, a mio parere, alla scelta di narrare la vicenda in prima persona. E’ un espediente interessante per poter affondare nella mente del protagonista ma esclude inevitabilmente tutti gli altri (con alcune doverose eccezioni) da un’analisi più approfondita, con il risultato che personaggi potenzialmente interessanti o addirittura fondamentali rimangono figure galleggianti sullo sfondo. In sostanza, sappiamo di loro solo quanto ci racconta Tessa. Il finale, in particolar modo, mi ha lasciata perplessa. Non per quello che ci svela ma per il fatto che scorre molto in fretta, troppo rispetto a tutto ciò che l’ha preceduto. Dopo trecento pagine interessanti e ben costruite, impostate come un conto alla rovescia, ad un certo punto sembra che il tempo inizi  correre più velocemente e gli eventi si trasformino di conseguenza divenendo più superficiali.

Tuttavia, Gli occhi neri di Susan riesce a sopravvivere alle proprie debolezze e rimane una lettura davvero buona, un thriller che mi ha piacevolmente intrattenuta e che ho divorato velocemente perché desideravo davvero scoprire come andasse a finire (e scoprire se la mia idea su chi fosse il colpevole fosse esatta. Spoiler: lo era).

Voglio aggiungere un altro piccolo dettaglio, per me molto importante. Il racconto è costellato di citazioni letterarie e artistiche. Dalle favole alla poesia a Edgar Allan Poe a una lunga serie di altri romanzi, classi della letteratura inglese o americana, ma mai scontati né inflazionati. Chi legge Jane Austen è la figlia adolescente della protagonista, in perfetto accordo coi programmi scolastici di tutto l’occidente; un fatto che io vedo come la conferma che le scrittrici di YA nella loro vita hanno letto solamente i romanzi “obbligatori”, quelli imposti dai professori di liceo. Sia chiaro, in Orgoglio e pregiudizio non c’è nulla di male, ma andiamo, esiste anche altro.

In conclusione, consiglio questa romanzo a tutti coloro che siano alla ricerca di un thriller dai toni più riflessivi, che gioca sulle emozioni e debolezze umane piuttosto che sull’ansia, sul torbido e su una trama al cardiopalma. Quello che ho provato io, a lettura terminata, è la sensazione che le brutture della vita, i fatti terribili che possono accadere, siano una spiacevole e sfortunata eccezione alla regola generale che le persone sono tutte più o meno buone. E che la persecuzione, i presagi, i demoni e i mostri, molte volte vivono soltanto nella nostra testa, dove attecchiscono come erbacce infestanti o come le tenaci margherite gialle chiamate “Susan dagli occhi neri”.

Il mio voto  è:

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