Un cigno selvatico, di Michael Cunningham

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Un cigno selvatico, di Michael Cunningham, edizioni La nave di Teseo

Come molti sanno, le favole nascondono un lato oscuro. Anzi, un’origine oscura. Perché la loro versione più antica è spesso e volentieri costellata di dolore e morte, di sangue e violenza, di magia ed esempi di aberrante umanità.
Così, il principe non bacia Biancaneve rompendo l’incantesimo e facendole sputare il pezzo di mela avvelenato, ma si porta a casa il bellissimo cadavere che ha trovato per caso nel bosco e nell’issarlo sul cavallo il pezzo esce da solo dalla gola della ragazza; la Bella Addormentata non è rinchiusa in un castello, ma abbandonata in un bosco. Un re a caccia la trova e invece di aiutarla la violenta lasciandola incinta. Saranno proprio i due gemelli partoriti a svegliarla; in Cenerentola, le sorellastre si tagliano pezzi di piede pur di poter entrare nella scarpetta e alla fine sia loro che la matrigna vengono accecate da delle colombe che beccano i loro occhi; la sirenetta deve pugnalare il principe e cospargersi i piedi del suo sangue per poter tornare ad essere sirena dopo che l’uomo si è innamorato di un’altra. E via così, così discorrendo.

 

Le favole hanno quindi un’anima oscura e Michael Cunningham ce la restituisce in questo libro. Uno dopo l’altro, cadono gli stilemi della favola classica, i “per sempre felici e contenti”. Cadono perché non sono credibili, non sono accettabili. La vita non va così.

 

Allora, il principe rimasto con addosso un’ala di cigno non vivrà felice quanto i suoi fratelli integri. Quell’ala sarà una maledizione, nonostante sia bella e candida.
E un principe che si innamora di un cadavere nel bosco può davvero avere tutte le rotelle al loro posto?
Quindi i buoni, quegli esseri perfetti e coraggiosi che popolano le favole di ogni tempo, non sono esenti da debolezze, da punti oscuri. Quelle creature così belle da fare invidia alle divinità, così perfette da instillare i sentimenti più oscuri, quegli individui con cui nessuno di noi, né da bambino né tantomeno da adulto è mai riuscito ad identificarsi, sono in realtà imperfette, corruttibilI sul lungo termine, come ogni altro essere di questo mondo. Quasi che la favola fosse nient’altro che un’istantanea, scattata nell’esatto momento in cui brilla quel barlume di coraggio che tutti noi possediamo.

Ma se i buoni, gli eroi, ci vengono presentati come esseri al di sopra della realtà, chi è davvero umano, nelle fiabe, sono i cattivi. Forse è proprio per questo che ultimamente stiamo assistendo a una crescente curiosità nei confronti dei cosiddetti “villains”. Forse stiamo capendo che chi ci rappresenta davvero, là dentro, sono le regine cattive, le fate malvagie, i re abbietti, le matrigne, le streghe, i lupi, i folletti oscuri. Sono loro ad essere preda dei sentimenti più umani, più semplici, più istintivi. E nessuno si domanda mai se i cattivi abbiano o meno le loro storie, se si comportino in un certo modo per un certo motivo. O se addirittura siano davvero cattivi, o semplicemente più umani e meno ipocriti dei protagonisti.

Nelle storie di Cunningham c’è tutto questo. Le storie si ribaltano, i principi mettono in gioco le proprie debolezze, le storie finiscono come avrebbero dovuto finire se non fossero state, appunto, delle favole, gli antagonisti svelano perché sono diventati tali (che difficilmente sei nato semplicemente malvagio) e le principesse non fanno sempre una bella figura.

Fino alla conclusione. Lì un “per sempre felici e contenti” c’è. Ma forse non come ce lo si aspetterebbe da una favola.

In conclusione, questo libro mi è piaciuto immensamente. Lo consiglio a chiunque, soprattutto se vi piacciono le favole classiche e allo stesso tempo i racconti che rompono e sovvertono l’ordine classico per far scaturire una realtà più afferrabile, per riflettere meglio sulla nostra.
Il mio voto è: 5 STELLE.

Meraviglioso.

Persino l’edizione è bellissima, con splendidi disegni all’interno. Da avere.

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