Tempi glaciali, di Fred Vargas 

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La Vargas (chè si tratta di una donna, francese) non si smentisce mai. Ma proprio mai mai, ed è per questo che è assurta al ruolo di mia giallista contemporanea preferita.
Le sue storie sono costellate di sapienza, intelligenza, umorismo e delicatezza. I rimandi storici, le citazioni, le curiosità sono infinite. L’atmosfera è tesa, ma accogliente. Nebbiosa, come la notte in un bosco della Normandia. Potrebbe nascondere i peggiori pericoli così come potrebbe nascondere una magica apparizione.
Fred Vargas sa scrivere, sa di cosa sta scrivendo e sa come legare il lettore alle pagine.
In questo caso, lo fa tramite un racconto che si articola su due binari paralleli, un’indagine che si svolge sia nel passato sia nel presente, due casi che sembrano non avere alcuna attinenza tra loro.
Il commissario Adamsberg, lo “spalatore di nuvole”, il poliziotto che viene dalle montagne, svagato ma geniale, ignorante eppure sapiente, pragmatico e allo stesso tempo scollegato dalla realtà, si trova a indagare su una serie di omicidi che hanno come unico collegamento uno strano segno, che viene sempre ritrovato tracciato nei pressi del cadavere.
Il segno porterà Adamsberg e la sua eterogenea squadra prima a rivangare un triste incidente avvenuto in Islanda dieci anni prima e che ancora tormenta chi è sopravvissuto; poi, nel bel mezzo della rivoluzione e della follia robespierriana.
Come spesso accade nei racconti della Vargas, i due filoni, quello Islandese e quello rivoluzionario, si intrecciano, fondono, distaccano continuamente, portando il lettore a parteggiare (si fa per dire!) per uno o per l’altro quando scatta il momento in cui cercherà di arrivare alla soluzione prima del detective.
Per la cronaca, sono riuscita a risolvere solo l’80% dei misteri. Credo di poter inventare una nuova scala di valutazione per i gialli: il grado di risolvibilità del mistero.
Ma proseguiamo……
Perché sono riuscita a risolvere solo parte dei misteri (al plurale)? Perché la Vargas è una maestra dell’intreccio e proprio quando le cose sembrano essersi risolte, il lettore scopre che mancano ancora duecento pagine alla fine ed ecco che qualcos’altro accade e poi ancora qualcosa, in una discesa sempre più profonda nel crimine e nella psiche dei personaggi.
Ed ecco un altro punto forte della Vargas: l’introspezione psicologica. Mai, neppure una volta, le reazioni, le idee, le motivazioni che muovono i personaggi sono lasciate al caso. Ognuno di loro, persino le comparse, sono individui a tutto tondo, con caratteristiche ben distinte, peculiarità, idee fondate su esperienze e motivazioni concrete.
C’è una sola cosa che rimprovero a questa scrittrice, ed è quella di far esprimere i suoi personaggi (a volte, non sempre) in modo troppo costruito. Capita che usino metafore, che si lancino in spiegazioni, che descrivano una sensazione, in modo troppo perfetto per sembrare reale. Ma questo capita meno spesso di quanto il romanzo avvinca e sorprenda.
Per me, i romanzi della Vargas viaggiano a metà tra la favola nera e il giallo. Li consiglierei a chiunque fosse amante del genere ma anche a chi volesse una lettura di qualità, piena di mistero.

Il mio voto è:

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3 thoughts on “Tempi glaciali, di Fred Vargas 

  1. Luca

    Grazie! Il thriller (o comunque il mistero e la suspense) piacciono molto anche a me, ma dela Vargas finora non ho mai letto nulla. Buona serata! 🙂

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