L’ultima sera di Hattie Hoffman, di Mindy Mejia

Una ragazza viene trovata morta in un granaio. Si tratta di Hattie Hoffman, studentessa brillante e aspirante attrice. Qualcuno l’ha pugnalata e le ha deturpato il volto. Lo sceriffo Del indaga sul caso, svelando poco alla volta cosa è accaduto nel corso dell’ultima sera in cui Hattie era ancora in vita ma per farlo dovrà portare alla luce qualcosa che nessuno avrebbe mai sospettato…

 

 

Hattie Hoffman è un’adolescente di campagna che sogna la città. Ha un talento per la recitazione e vuole metterlo a frutto a New York, dove sogna di trasferirsi appena terminata la scuola nonostante la disapprovazione dei suoi, che in ogni caso l’adorano. Nel frattempo, si annoia nel suo paesino di provincia, passa il suo tempo a lavorare come commessa e partecipa alle piccole produzione teatrali delle vicine cittadine.

Quello di Hattie però non è semplice talento né quella di diventare un’attrice è una semplice aspirazione. La recitazione è parte di lei, è penetrata così profondamente che la vera Hattie non viene mai alla luce, perennemente coperta dalle sue maschere. La sua personalità è qualcosa che oscilla e si adatta a chiunque lei si trovi di fronte. Hattie riesce a capire cosa gli altri vogliono da lei e a metterlo in scena, con lo scopo ultimo di riuscire ad ottenere tutto quello che vuole. Approvazione per lo più, amore, ammirazione.

Io ti osservo, sai? Al mattino presto confabuli con Portia, assecondi le sue idee ridicole, le propini una stronzata dopo l’altra. All’ora di pranzo ti lasci mettere le mani addosso da Tommy, arrossisci e ridi come una sciocchina. Non c’è un solo insegnante di cui non cerchi di accattivarti le simpatie, e ognuno di loro è convinto che sceglierai una facoltà legata alla sua materia. Ma la cosa incredibile è che niente di tutto questo ti disturba. Tu dici di recitare e basta, ma è come se ti sbriciolassi in mille pezzi, e appena scopro un nuovo frammento di te, svanisci di nuovo nel nulla, ti trasformi in qualcun altro, in un’intera folla di qualcun altri, e io resto lì a domandarmi se esista veramente una Hattie Hoffman.

Tra ricercare l’approvazione altrui e la manipolazione il passo è breve e Hattie lo compie di slancio, con tutta la sicurezza di una ragazzina che si crede un’adulta e guarda al futuro (che è un futuro prossimo per lo più o quasi immediato, mentre il futuro-futuro le appare come una nebbia rosea di successi e cose bellissime) con la spavalda inconsapevolezza degli adolescenti. Senza pensarci due volte, con una facilità e una freddezza che sfiorano la sociopatia, Hattie diventa la principessa della scuola, la bimba del suo papà, l’amica perfetta, la ragazza ideale di un muscoloso giocatore di football e la femme fatale.

Anche il professor Lund non resiste al fascino di questa ragazza così diversa dai suoi compagni. Lui è un giovane insegnante che si è appena trasferito dalla città alla campagna per seguire la moglie, la quale vuole accudire la coriacea madre malata. Cittadino nel cuore, vegetariano, amante dei libri, a Peter la campagna, per quanto vasta, sta molto stretta. Lui sogna ancora la città, le abitudini che aveva prima di trasferirsi, il teatro, il cinema, i locali…

È la frustrazione che lo fa approdare su Hattie, che come lui sogna di andarsene da quel posto troppo piccolo per lei, troppo poco speciale. In pure stile Henry Quebert, Hattie finisce per diventare l’incarnazione di quello che Peter vuole e che non ha più: la vitalità, la vita cittadina, le attenzioni, l’ammirazione, il sesso, l’entusiasmo, ma soprattutto la spensieratezza.

Perché Peter Lund in fin dei conti è un pusillanime, spaventato dalle responsabilità, oppresso da quella che credere essere una vita pessima, incapace di adattarsi ma allo stesso modo incapace di essere abbastanza risoluto da staccarsi da ciò che è venuto ad odiare. È un esserino così poco volitivo che nonostante sia un adulto che consapevolmente intreccia un rapporto con un’allieva, che tradisce la moglie ed mente alla polizia, è difficile provare qualcos’altro nei suoi confronti se non pietà. Quella pietà che si riserva agli inetti.

Nonostante la sua scarsa fibra morale, Peter riesce comunque a sentirsi in colpa per la propria debolezza e la colpa è decisamente l’elemento cardine della vicenda insieme a ciò che la scatena: il desiderio. O almeno è questa la spiegazione che fornisce Lund stesso (agli altri ma anche a sé stesso) prima della messa in scena di Macbeth, recita in cui Hattie è la stella, Lady Macbeth, “quella che fa scorrere il sangue”.

Si instaura quindi un parallelismo tra la vicenda di Macbeth e quella che vede implicati Hattie e il professor Lund. Hattie è la manipolatrice che tira le fila, che porta le persone a fare cose che in condizioni normali non farebbero. Gli altri sono solo delle pedine, più o meno inermi, da muovere per ottenere ciò che vuole.

L’aspetto migliore di questo romanzo è sicuramente l’ampio spazio dedicato all’introspezione dei personaggi. Tre punti di vista si alternano in uno spietato conto alla rovescia e tengono ancorata l’attenzione del lettore, scoprendo indizi poco alla volta, ricollegando fatti accaduti in modo sottile e intelligente e soprattutto scavando nelle motivazioni dei personaggi.

Ma i narratori si rivelano decisamente inaffidabili. Hattie restituisce il punto di vista di un’adolescente intelligente e scaltra ma necessariamente mancante in esperienza. È risoluta ma troppo fiduciosa e troppo superficiale, affetta da una sorta di complesso di superiorità che le fa credere di essere migliore di tutti gli altri, che nessuno sia alla sua altezza. Che le fa credere di amare e di poter amare solo Peter Lund e che lui, in virtù di questo privilegio, dovrebbe abbandonare tutto.

Peter è un uomo debole e incapace di affrontare la realtà. Ha suscitato in me diverse riflessioni sul cosa lo abbia spinto a credere di essere innamorato (non attratto, proprio innamorato) della ragazza ma ho supposto che si fosse convinto di esserlo in modo tale da avere la coscienza assolta, oppure che lo fosse in quanto desideroso di avere ciò che gli mancava e che lei in qualche modo incarnava.

Infine, lo sceriffo Del, un’interpunzione di razionalità tra i due deliranti punti di vista dei due veri protagonisti della vicenda. Del è un uomo tutto d’un pezzo, che conosceva Hattie da quando era bambina ed è molto amico di suo padre. Vuole scoprire la verità ma non esclude che Hattie potesse avere dei segreti né la assolve né assolve Lund. Del è la voce della ragione, che pur provando tristezza e compassione per la morte della ragazza vuole prima di tutto risolvere il caso. Anche se in effetti si può dire che sia il destino a risolvere tutto, la divina provvidenza.

Anche il lettore, come Del, è spinto a non assolvere le colpe laddove presenti, ma a provare comunque compassione per questi individui che, in qualche modo, consapevolmente o meno, si sono uccisi a vicenda.

In conclusione, ho apprezzato molto questo romanzo che mi ha intrattenuta e mi ha dato anche molto da pensare. Non credevo avrei trovato una così ben gestita introspezione e dei personaggi così bel cesellati nonostante rispondano in parte a degli stereotipi. La  considero la prova che in mano a qualcuno di capace, anche i clichés possono risultare interessanti.

La vicenda “gialla” ha degli alti e bassi, dei ritardi inspiegabili, ma allo stesso tempo mantiene per tutto il tempo una dimensione umana che me l’ha fatta apprezzare. “Non è come nei film” dice il medico legale, “possono passare mesi prima che analizzino il tuo campione.” In realtà, non importa tanto chi abbia ucciso Hattie deturpandole il volto, ma perché. E così le indagini non sono una frenetica corsa contro il tempo ma una lenta presa di coscienza.


Pagelle:

Voto al romanzo:2000px-White_Stars_1 su 5 – Stella nascente

Voto al caso: 2000px-White_Stars_1 su 5 – Alla fine era proprio come pensavo…


Lo consiglio a:

  • Chi ama la narrazione suddivisa in punti di vista;
  • Chi ama le vicende criminose con una buona dose di introspezione psicologica;
  • Chi vuole diventare un’attrice;
  • Chi ha una giovane amante;
  • Chi è sociopatico.

Avevate già letto questo libro? Vi ho incuriositi? Fatemelo sapere con un commento.

Un bacio in fronte,

G.

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One thought on “L’ultima sera di Hattie Hoffman, di Mindy Mejia

  1. Valentina Zanotto

    Anche a me piace fare delle recensioni così, le trovo davvero profonde e che scavano dentro veramente ad un libro. Se vuoi ti aspetto nel mio blog “La stanza 101”, anche a me piacciono i libri e mi piacerebbe scambiare qualche opinione con te.

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