In difesa di Cenerentola

Cari lettori occasionali,

ieri mi sono imbattuta in questo interessante video essay a proposito di Cenerentola e più nello specifico della Cenerentola Disney, negli ultimi anni tacciata d’essere l’esempio primo e peggiore di donna passiva e debole che non si salva da sola e si affida ad un uomo per cambiare la propria vita e pure chiaro segno di quanto Disney stesso e tutti quelli che lavoravano per lui fossero dei sessisti maschilisti e promulgatori del patriarcato.

-prende fiato-

Quindi se per caso Cenerentola è il vostro cartone animato preferito, state bene attenti. Fossi in voi terrei il segreto per me e se per caso saltasse fuori l’argomento durante una conversazione propenderei per un più sicuro Frozen. In più, eviterei di dare in pasto alle vostre figlie, nipoti, cuginette del materiale così scabroso e fuorviante.

La questione femminismo e media è lunga e complessa e annosa e avrebbe bisogno di molto più che un breve articolo come questo. Me ne rendo conto. Infatti il mio proposito è solo quello di intavolare un dialogo con voi.

Ho la sensazione che il femminismo sia passato dall’essere un movimento e un ideale all’essere una moda e che questo mutamento abbia portato due risultati molto diversi: il primo è una positiva e capillare diffusione del messaggio, il secondo è la negativa frammentazione dello stesso.

Quando qualcosa di nuovo si affaccia sulla sfera pubblica segue un iter più o meno stabilito. Prima viene osteggiato, poi viene imitato, poi viene interiorizzato e alla fine diventa così normale da dimenticarlo. Ho la sensazione che attualmente, nel mondo occidentale, civilizzato e a maggioranza bianca, il femminismo sia nella fase dell’imitazione. Prova ne è che la questione sia diventata fonte di lucro anche per le case di moda, che stampano frasi girlpower sulle magliette e le vendono a settecento dollari perché tutte noi possiamo dimostrare di essere femministe a chiunque si prenda la briga di leggere la nostra tshirt.

La fase dell’imitazione è sì quella di maggiore espansione del fenomeno ma è anche quella dell’approccio più superficiale ad esso. Credo siate tutti d’accordo con me che chi ha bisogno di ostentare il proprio punto di vista spesso non ha davvero capito ciò di cui sta parlando o ne ha una percezione e una conoscenza molto limitata, la maggior parte delle volte dei soli aspetti emotivi della questione, ovvero quelli che arrivano per primi quando si parla di un argomento complesso fatto di più strati.

-come le cipolle… o gli orchi-

Per questo quando sento certe polemiche sterili ho la netta sensazione che la potenza del fondamentale messaggio di uguaglianza che è il femminismo si sia diluita e frammentata, dando vita a una strana creatura informe che ognuno può interpretare come vuole e che più che di uguaglianza spesso ha uno spiccato sapore di supremazia femminile. Come se fosse arrivato il momento di vendicarci.

-Sì, spacchiamo i culi a tutti i maschi. Buuuu i maschi.-

Inevitabilmente, una moda diventa un carrozzone dove tutti saltano per essere cool e al passo con l’opinione pubblica, con risultati spesso catastrofici.

-Vi parlerò di una conferenza a cui ho assistito che parlava di storie di amore tossico. É l’esempio lampante di tutta questa manfrina che sto scrivendo.-

Chiaramente, come per ogni moda, chi ne rimane fuori è il diavolo. E qui torniamo a Cenerentola e ai vecchi classici Disney. Biancaneve, Aurora, Cenerentola, sono tutte donne d’altri tempi, portate alla luce in un altro tempo, tratte da favole che ci arrivano da un tempo che più altro non si può. Mi sembra chiaro, e persino legittimo, che ritraggano dei modelli femminili più classici, che nel 2017 sarebbero percepiti come outdated. 

Il problema si porrebbe nel caso in cui cercassero di riproporci oggi delle eroine di questo genere. Probabilmente le poverette non riscontrerebbero il favore del pubblico perché non depositare di valori contemporanei. Nei media è estremamente importante la funzione di identificazione e oggi tutti vogliono potersi identificare in un personaggio (una versione un po’ twisted del desiderio dei famosi quindici minuti di gloria? Oppure la voglia bruciante di sapere che “ci sono anch’io” e che la società mi riconosce come esemplare valido?).

Quindi per quale motivo odiare le favole classiche e tacciarle di non essere empowering abbastanza tanto da, in alcuni casi, volerne vietare la lettura ai bambini? Possono essere davvero così dannose? Ma le donne e gli uomini che promuovono questa idea non sono forse cresciuti leggendo quelle stesse favole da bambini?

C’è qualquadra che non cosa e io forse sono troppo superficiale per capire la questione. Vi prego di illuminarmi.

Detto ciò vi lascio al video, il quale dimostra come se le cose fossero analizzate sempre con occhio critico ci eviteremmo un sacco di stupide discussioni.

Voi, se volete, illuminatemi a proposito di ciò di cui sopra oppure ditemi la vostra.

XoXo

G.

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40 thoughts on “In difesa di Cenerentola

  1. Pingback: “Favole all’Indietro e Donne Silenziose: Cenerentola vs Aurora, pt 2” – The Disney Insider

  2. Greta

    Secondo me le donne continuano a non proporsi nel migliore dei modi…. Forse la pensaoall’antica ma fintanto che ci sono donne che sono disposte a tutto (PROPRIO TUTTO) per raggiungere l’obiettivo desiderato sono le prime a non portare rispetto verso se stesse….
    Non sono una che am a dilungarsi in parole però posso dirti che io adoro le Principesse delle Favole,

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    1. Thebookcaseofmymind

      Mmm… diresti lo stesso di un uomo? Un uomo disposto a tutto tutto passa per un esempio da seguire, anche se deprecabile a volte. Perché per una donna non dovrebbe essere uguale? Il limite dovrebbe porsi laddove l’ambizione porta dolore e danno agli altri. Questo vale per tutti. Quello che si fa di se stessi è personale e basta.

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    1. Thebookcaseofmymind

      Mi fa piacere ma qui si parlava proprio del fatto che Cenerentola, tacciata di passività, forse (almeno nella trasposizione Disney), non lo è poi così tanto e che la storia d’amore c’è ma non è così fondamentale.

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  3. thedisneyinsiderblog

    Confesso che quel video essay è rimasto aperto sul mio browser per un bel po’ prima che chiudessi la tab per paura di ascoltare i soliti discorsi pseudo femministi da first o al massimo second wave, seppur nel nobile intento di redimere un cartone e un’eroina contro cui la gente si scaglia abbastanza inutilmente. Credo dunque che gli darò una chance, per lo meno per farmi un’idea, e per questo ti ringrazio per questo post in cui sollevi delle questioni interessanti e troppo spesso trattate con superficialità, da gente che ostenta una conoscenza dei movimenti per l’uguaglianza o anche solo dell’analisi di un prodotto mediatico che, ahimè, in pochi hanno.
    Magari paragonare Cenerentola alle donne di oggi è poco utile, ma è comunque interessante vedere in che modo la figura della donna e dell’eroina femminile in generale si è evoluta nelle narrazioni occidentali e nei film Disney. Emblematico a questo proposito “La Bella Addormentata”, che pur venendo otto anni dopo “Cenerentola” è un passo indietro di dimensioni mostruose…

    o-O-o

    thedisneyinsiderblog.wordpress.com

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  4. Alessia

    Sono perfettamente d’accordo con quello che dici nel post e nei commenti. Il fatto che si debba parlare delle donne, rieducare i contesti sociali cresciuti in una malsana idea femminile e sradicare certi comportamenti sessisti non significa che si debba attaccare tutto e sessualiare qualsiasi elemento intorno al sistema femminile. Anzi, penso che l’attacco verso sistemi come i cartoni Disney o, se ricordi, le Barbie, sia non solo sterile ma frutto dell’ignoranza. Quando non si hanno argomenti su cui discutere ci si appiglia a tutto pur di suscitare polemica. Non è così che si educa la società. Non è guardando la povera Cenerentola riscattarsi con il matrimonio o giocando con la Barbie sempre magra e bella che si riuscirà a restituire dignità alle donne, a bloccare i comportamenti sessisti e molesti. La cultura, la conoscenza, la consapevolezza di sè stessi e dell’uguaglianza fra i sessi passano prima di tutto per l’educazione di base della società e la “rieducazione” alla consapevolezza di sé e dell’uguaglianza. Così come la morte della mamma di Bambi non traumatizzerà mai il bambino fino a causarli danni irreparabili. Si sta fondamentalmente togliendo ai bambini la capacità di razionalizzare la realtà e capire la differenza fra fiaba e mondo reale.
    Ps. A me Frozen non piace, e odio Peppa Pig 😝

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    1. Thebookcaseofmymind

      Ciao Alessia! Scusa se non ti ho risposto prima. Lo faccio punti, perché è più facile.

      “Non è guardando la povera Cenerentola riscattarsi con il matrimonio o giocando con la Barbie sempre magra e bella che si riuscirà a restituire dignità alle donne, a bloccare i comportamenti sessisti e molesti. La cultura, la conoscenza, la consapevolezza di sè stessi e dell’uguaglianza fra i sessi passano prima di tutto per l’educazione di base della società e la “rieducazione” alla consapevolezza di sé e dell’uguaglianza.
      “–>

      Forse intendevi che non è NON guardando Cenerentola accasarsi o NON giocando con le Barbie. Ho comunque capito il senso e sono assolutamente d’accordo. Come ho scritto anche nell’articolo, quelle stesse persone che ora si lamentano sono certamente cresciute con questi giocattoli e con questi film. A meno che non abbiano avuto un’infanzia di povertà e vessazioni e che siano cresciuti per odiarne i simboli, non c’è davvero nulla che possa spiegare quest’odio. Mi sembra un chiaro segno di volontà di polemica del tutto fine a sé stessa. Perché a noi ci piace lamentarci e perché siccome si parla molto di questi temi allora LAGGENTEH crede sia giusto dire la propria, producendo opinioni socio-storicamente esatte e profonde quanto “quando c’era lui i treni arrivavano in orario”.

      Ti dirò, spesso dibattiti su temi come il mondo Disney o le bambole o quello che sia mi sembra un modo per applicare ai bambini dei concetti e delle necessità specifiche degli adulti. Siamo noi grandi, diciamo dall’adolescenza in sù, a volerci sentire rappresentati e di quanto la rappresentazione possa essere importante per la società. È un concetto piuttosto complesso, difficile da cogliere persino per gli adulti, figuriamoci per dei ragazzini.

      Quindi, sobbarcando i media di polemiche spesso sterili che producono risultati a volte imbarazzanti appiattendo le sfumature e le trame delle opere che ci vengono propinate (vogliamo mettere a paragone, non so, un Mulan con un Oceania?), mi sembra quasi che molti vogliano che la società faccia il lavoro al posto loro. Come hai detto anche tu, è l’educazione di base a fare la differenza. Sono i genitori i primi a non dover imporre stereotipi sessisti ai propri figli, gli insegnanti a promuovere l’uguaglianza e il rispetto e così le varie figure di riferimento. Queste figure possono fare molto di più di una campagna pubblicitaria o di un cartone animato. Se una ragazzina crescesse guardando le principesse Disney ma allo stesso tempo le venisse anche insegnato che è libera di diventare quello che vuole e che non sarà meno valida se deciderà di non accasarsi mai o di sposare un’altra principessa o qualsiasi altra cosa, tutto sarebbe più bello.

      Quindi sì, i media devono dipingere i tempi che corrono. Non siamo negli anni ’50 e non vogliamo tornarci, vogliamo migliorare sempre di più sul piano egualitario, ma bisogna ricordarsi che il lavoro più efficace lo fa l’ambiente “domestico”.

      “Si sta fondamentalmente togliendo ai bambini la capacità di razionalizzare la realtà e capire la differenza fra fiaba e mondo reale.” –> Infatti, come dicevamo con un’altra ragazza che ha commentato qui sotto: non è elidendo e sfoltendo e censurando il materiale a loro disposizione che faremo del bene ai giovani. Devono solo essere accuratamente educati a discernere e poi devono ricevere una fiducia sufficiente nelle loro capacità. I bambini non sono scemi, sarebbe ora di smettere di trattarli come tali (ho troppi esempi in mente, mi viene il mal di stomaco solo a pensarci).

      Grazie per aver commentato!

      Alla prossima,
      G.

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      1. Alessia

        Fondamentalmente i concetti sono proprio quelli che abbiamo riassunto. Come dici tu “i media devono dipingere i tempi che corrono… ma bisogna ricordarsi che il lavoro più efficace lo fa l’ambiente domestico”. È appunto questo il senso, non si cancella il passato – così come non si nega a un bambino un cartone animato anni ‘50 che peraltro si basa su una fiaba più volte raccontata dal XVII perché parte del patrimonio culturale e letterario europeo. Ripeto, noi siamo cresciute guardando anche quei cartoni (e io adoravo tutti gli anime possibili degli anni ‘80 e ‘90 che non erano così sensibili verso certe tematiche) eppure non siamo state “traviate”. Proprio perché nessuno pensava fossimo “sceme”. 😉
        Grazie a te per il dibattito così interessante.
        Buona domenica.

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  5. paillettesandchampagne

    Più attenzione sulle donne è un bene, ovviamente la parità dei sessi è una cosa che condivido, a forse queste polemiche su fiabe e bambole sono esagerate..alla fine io adoravo Cenerentola, giocavo a Barbie e non ho mai avuto problemi a farmi rispettare come persona o complessi perchè non assomigliavo alla mia bambola preferita..forse tutto dipende dall’educazione che viene data e da ciò che si vede in casa..

    XOXO

    Cami

    http://www.paillettesandchampagne.com

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    1. Thebookcaseofmymind

      L’educazione è una parte fondamentale in tutto questo. Le bambine apprendono più dai loro modelli di riferimento che dai cartoni animati. Il punto è che non bisogna sottrarre un’esperienza ai bambini ma lasciare che ne facciano il più possibile, nei limiti dell’adeguato, confidando nel loro potere di discernimento.

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  6. aven90

    secondo me è tutta polemica sterile, perché ho notato che si tende a decontestualizzare, e il caso di Cenerentola è uno di questo. Applicare il femminismo nelle favole è un’esasperazione di un’ideologia che se mal interpretata porterà a ciò che il femminismo teme, ovvero la superiorità delle donne sull’uomo. Quindi (sempre secondo me) prima bisogna trovare un equilibrio, perché gli eccessi sono sempre sbagliati, poi potremmo parlare di Cenerentola che, diciamolo, effettivamente “è” passiva LOL

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    1. Thebookcaseofmymind

      Aven, hai guardato il video alla fine del post? XD Il punto è che c’è un motivo per cui lo è ed è impossibile prendersela con Disney o la favola, essendo entrambi prodotti del loro tempo. Tuttavia, non è solo quello. Ha molte doti e qualità su cui la gente non si sofferma, preferendo cavalcare la polemica.

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  7. TBS • The Book Seeker

    Bel post!
    Alle tue considerazioni, che condivido, aggiungerei che tutti questi polveroni che vengono regolarmente alzati un giorno sì e l’altro pure per cavalcare l’onda dell’argomento di tendenza si fondano su profonda ignoranza, scarsissime voglia e capacità di approfondire un argomento che non si conosce e generico gusto per l’indignazione.

    Come hai detto tu stessa, siamo tutti cresciuti con le stesse fiabe, gli stessi film Disney, eppure non mi sembra che noi giovani donne ci siamo tutte chiuse nella torre più alta di un castello protetto da un drago facendo la calza in attesa del nostro Prince Charming (in questo periodo sto in fississima con Once Upon a Time, c’ho il cervello tarato lì).

    Mi sembra anche che ancora non ci siamo liberati di questa pessima abitudine di sottovalutare le capacità cognitive dei bambini, che, soprattutto in età scolare, hanno invece tutte le capacità per inquadrare perfettamente una storia in un contesto e fare distinzioni fra realtà e fantasia e fra le diverse epoche. Inoltre, a me è sempre parso che qualunque film Disney abbia sempre veicolato messaggi positivi. Di Cenerentola, per dire, a me è rimasta più impressa la sua voglia di non farsi mettere i piedi in testa e di riconquistare la propria libertà che altro.

    E poi, checché se ne dica, anche le fiabe e i cartoon Disney sono cultura. O forse dobbiamo smettere di leggere Robinson Crusoe perché profondamente razzista? E, ammesso che in questo sistema ci sia una logica, siamo proprio sicuri che la censura e i divieti siano il miglior modo per far crescere delle persone consapevoli, colte e dotate di senso critico?

    Al massimo, io bandirei proprio Frozen dall’intero orbe terracqueo, ma quello è un problema mio. xD

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    1. Thebookcaseofmymind

      Ti rispondo per punti ^^
      “…scarsissime voglia e capacità di approfondire un argomento che non si conosce e generico gusto per l’indignazione.” Sono d’accordo con te su questo il che credo sia assolutamente paradossale. In un mondo in cui abbiamo la possibilità di informarci su tutto così velocemente manca la voglia di farlo o la capacità di farlo in modo efficace. Sto pensando a quelle persone che si “informano” solo attraverso i post di Facebook senza rendersi conto che continuando a leggere articoli di fakenews vedranno comparire sempre e solo quelli. Vabbè, qui siamo a livello dei casi umani. Sulla questione dell’indignazione, credo che sia la degenerazione della sempiterna tendenza al lamentarsi. Il successo dell’indignazione sottolinea come riusciamo a prendere tutto sul personale senza in realtà fare nulla per cambiare la situazione. Io mi indigno, lascio un commento maligno su Internet e via, ho fatto ciò che dovevo.

      “Di Cenerentola, per dire, a me è rimasta più impressa la sua voglia di non farsi mettere i piedi in testa e di riconquistare la propria libertà che altro.” Idem. Non ricordo di aver mai desiderato, neppure una volta, di aver apprezzato Cenerentola (che non è proprio il mio classico preferito. Sono più una da La bella e la bestia o Il re leone) perché alla fine trovava il principe. Che si sposasse con lui mi era quasi indifferente. Ciò che mi rimase impresso era la scena in cui riesce a liberarsi dalla sua stanza e palesarsi, facendo morire di invidia sorellastre e matrigna. Oppure il fatto, come dici tu, che non si facesse abbattere dalla difficoltà e rimanesse gentile ma non sottomessa. Ma insomma, nessuno vede queste cose? Sono davvero così fuori dal mondo?

      “O forse dobbiamo smettere di leggere Robinson Crusoe perché profondamente razzista? E, ammesso che in questo sistema ci sia una logica, siamo proprio sicuri che la censura e i divieti siano il miglior modo per far crescere delle persone consapevoli, colte e dotate di senso critico?” Ovviamente la risposta è no. Il senso critico va coltivato e allenato tramite il contatto con tutte le opzioni. Anche perché eliminando ciò che al momento è considerato “male”, tra qualche tempo sarà necessario crearne uno nuovo, dando vita a un processo inquisitorio degno di Torquemada.

      “Al massimo, io bandirei proprio Frozen dall’intero orbe terracqueo, ma quello è un problema mio. xD” Anche tu non lo sopporti e lo trovi sopravvalutato? Dimmi di sì. Mi sentirei meno sola in questo universo ostile!

      Grazie mille per aver risposto! Adoro quando riesco a dialogare con voi ^

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  8. illettorecurioso

    Io sono cresciuta a pane e storie d’amore alla Cenerentola. Seriamente, amavo i cartoni animati di questo tipo e in adolescenza ho guardato così tante versioni dei film di Cenerentola da aver perso il conto. Eppure sono una persona che si potrebbe definire l’opposto della protagonista della favola, quindi non credo che leggere storie simili faccia crescere con valori sbagliati. Per quanto riguarda il femminismo c’è spesso una concezione sbagliata su questo argomento, e sembra quasi essere diventata una moda, è vero, ma è cresciuto anche un sano interesse verso la figura della donna. Ed è grazie a questo interesse e a figure magari più celebri che ne parlano alla massa (Emma Watson per citarne una) se le donne vogliono avere una voce. È sbagliato pensare che il femminismo sia contro gli uomini, perché non lo è affatto! Il tuo è un ottimo spunto di riflessione

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    1. Thebookcaseofmymind

      Io sono estremamente felice che finalmente ci sia più attenzione rivolta alle donne, ai loro bisogni e al loro desiderio di vedersi rappresentate in un modo più dignitoso e variegato, che ci porti fuori dallo stereotipo. Penso anche che questo sia utile in special modo alle donne che sono nate e/o cresciute in un contesto che le ha fatte rientrare in quello stereotipo e soprattutto agli uomini, per strapparli da alcune idee diffuse e mortalmente sbagliate su se stessi e sull’universo femminile da cui sono circondati e con cui devono convivere. Sono anche sicura che Emma Watson e le donne che come lei parlano di queste tematiche siano competenti e abbiano compreso a fondo la materia. Quello a cui mi riferivo nel post invece è la gente, la comunità Twitter e Facebook e Youtube e chi discute al caffé insieme agli amici. Quella gente lì. Da lì a volte escono di quelle battaglie contro i mulini a vento che Don Chisciotte levati. Alla gente manca senso critico, una cosa che sono sicura Emma ha in grandi quantità ( e le voglio bene per questo).

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