Matsumoto Seichō: Tokyo Express (o l’inconvenienza della puntualità)

Matsumoto Seichō

Tokyo Express

Adelphi

Pagine:175

Prezzo: 18 euro

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L’autore

Tokyo Express (in originale “Ten to sen”, uscito in Italia per la prima volta all’interno della collana Il Giallo Mondadori con il titolo “La morte è in orario”, decisamente calzante) è forse il romanzo più conosciuto e apprezzato di Matsumoto Seichō, uno dei maggiori e prolifici giallisti giapponesi del Novecento.

Paragonato a Simenon per la sua produzione sostanziosa e la sua predilezione per le vicende che affondano le proprie radici nei problemi e nella realtà sociale del Giappone, in Tokyo Express Matsumoto sceglie di dare vita a un’indagine atipica, quasi ossessiva, che poco alla volta muta forma sotto gli occhi del lettore per trasformarsi in qualcosa di inaspettato.

La trama

Tutto inizia con il ritrovamento di due giovani, distesi uno accanto all’altra su una spiaggia rocciosa della costa giapponese. Hanno ingerito del veleno.

La dinamica dei fatti sembra subito chiara ai poliziotti chiamati ad indagare: il ragazzo era coinvolto nello scandalo abbattutosi sul ministero per cui lavorava. Ha deciso di togliersi la vita e lei lo ha seguito. Si tratta quindi di un doppio suicidio, una scelta piuttosto comune tra gli amanti.

Il vecchio detective Torigai è l’unico a non  dare la soluzione per scontata. C’è qualcosa che non lo convince in questo banale suicidio d’amore: forse i vestiti dei due ragazzi o il luogo che hanno scelto per togliersi la vita. Perché proprio quella spiaggia buia e ventosa e non una vista più romantica?

Solo il giovane Mihara, inviato dal dipartimento di Tokyo, sembra dare corda alle sue ipotesi. Deciso a svelare la verità che si cela dietro ad un caso in apparenza così semplice, Mihara si troverà stretto tra le spire dell’indagine per mesi, svelando uno dopo l’altro i tasselli di in una vicenda che ha la stessa meccanica precisione di un orologio e che ruota attorno al perfetto meccanismo che regola il trasporto ferroviario nipponico.

I treni

«Anche alla stazione di Tokyo dev’esserci un bell’andirivieni di treni sui binari, vero?». Torigai provò a immaginarsela. Non l’aveva mai vista. «Sì, è impressionante. I treni entrano ed escono dai binari in continuazione» rispose Mihara sovrappensiero.

Le ferrovie giapponesi un sistema complesso e tentacolare, ma così efficiente da affidare la buona riuscita di un piano a nient’altro che una manciata di minuti, tra l’arrivo di un treno e la partenza di un altro. È proprio a partire da questa insignificante parentesi temporale che Mihara inizia la sua caccia, percorrendo il Giappone da sud a nord, dai paesaggi moderni e metropolitani di Tokyo alle prefetture rurali e selvagge del Kyūshū e dell’Hokkaido.

Facile, in Italia, fare dell’ironia spicciola in proposito: «un giallo del genere non avrebbe mai funzionato qui da noi.» Vero, ma non così semplice.

Il Giappone è il paese dei treni. Possiede la rete ferroviaria più fitta al mondo, tentacolare, e i treni rappresentano certamente il mezzo di trasporto più utilizzato dalla popolazione.

Non stupisce che nel 1958 (l’anno di pubblicazione del romanzo), alla vigilia dell’inaugurazione del progetto dello Shinkansen (ovvero il primo treno ad alta velocità al mondo), Matsumoto abbia deciso di affidare alla leggendaria puntualità e all’altrettanto proverbiale complessità del trasporto ferroviario giapponese la risoluzione del caso.

Modernità e tradizione

Ma la perfezione del trasporto ferroviario, in qualche modo simbolo del progresso tecnologico e dell’ordine sociale tipico della società nipponica, è solo una patina sotto cui ribolle il calderone dei sentimenti umani, molto più complessi e infidi.

Come i paesaggi attraversati dai protagonisti, dalla metropoli di Tokyo, luogo dell’ipocrisia, ai paesaggi più rurali e selvaggi del Kyūshū e dell’Hokkaido, dove la verità risiede, ciò che tira davvero le fila della vicenda sono elementi e figure ambigue, che più che alla modernità e allo sviluppo economico fanno pensare al Giappone del passato, riconducibili alle creature del folklore, agli yōkai, alle kitsune.

Una complessità che la scrittura asciutta ed essenziale di Mastumoto riesce a conferire con immediatezza a personaggi e situazioni, in un testo dove ogni parola è funzionale. La lettura risulta quindi rapida, difficile da interrompere a meno di non spezzare il ritmo serrato di un’indagine complessa e piena di risvolti inaspettati, fino alla soddisfacente conclusione.

Quando il senso comune…

In effetti, se le ragioni del crimine sono da ricercarsi nel rapporto tra modernità e tradizione, vuoi in termini di società, vuoi termini di rapporti umani, la soluzione del caso, che per Mihara diventa morale, è affidata al conflitto tra realtà e apparenze.

«Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontate. E questo è pericoloso. Quando il senso comune diventa un dato di fatto spesso ci induce in errore»

suggerisce Torigai, il vecchio poliziotto alla fine della sua carriera. Mentore estemporaneo, riesce a mettere Mihara sulla strada giusta e a insegnargli una lezione preziosa per il futuro.

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Voto:

5  2000px-White_Stars_1 su 5 : 素晴らしい!

Lo consiglio a:

  • Chi ama le indagini complesse che vengono risolte solo dalla genialità del detective;
  • Chi ama il Giappone;
  • Chi ama il giallo in generale come genere letterario;
  • Tutti.

 

 

 

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3 risposte a "Matsumoto Seichō: Tokyo Express (o l’inconvenienza della puntualità)"

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