Jamaica Inn, di Daphne Du Maurier

o di brughiere e naufragi

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Daphne Du Maurier

Jamaica Inn

Pagine: 279

Prezzo: 13,90 euro

Link: https://amzn.to/2spRL5B

La storia inizia alla cara, vecchia maniera: Mary Yellan, ventitré anni, è seduta in una carrozza che attraversa la brughiera sul finire del giorno. Piove e l’acqua si abbatte impietosa sui vetri. Rimasta sola dopo la morte della madre, Mary si sta dirigendo al Jamaica Inn, la locanda gestita dai suoi zii. Tuttavia, presto si rende conto che qualcosa non quadra: gli abitanti dei dintorni evitano accuratamente la taverna e le sconsigliano di avvicinarsi e ancor più di rimanerci.

Mary però non ha scelta. Non possiede nulla e non conosce nessuno, se non sua zia Patience, che ricorda come una giovane donna sorridente con gli occhi azzurri accesi di vitalità, ma quando raggiunge la cupa taverna, ad attenderla trova uno spettro.

La ragazza fa quindi la conoscenza di suo zio, Joss Merlyn, uno scontroso beone, prepotente e volgare, che oscilla tra scatti d’ira violenta e ambigui episodi di gentilezza e che spadroneggia su sua moglie e sulla locanda, entrambi resi vuoti e cadenti dalla sua condotta. Patience ne è succube, ridotta a un’ombra incolore e tremante, spaventata a morte.

Joss assegna a Mary la stanza sopra il porticato d’ingresso e le ordina non ficcare il naso: se dovesse sentire dei rumori durante a notte, dovrà tapparsi le orecchie e continuare a dormire. Mary disobbedisce. Così, tassello dopo tassello, inizia a comporre il quadro della situazione in cui suo malgrado si trova coinvolta e a comprendere cosa avviene davvero nella locanda e di quali loschi traffici Joss e i suoi «clienti» siano colpevoli: contrabbando, pirateria, assassinio.

Jamaica Inn si presenta come un’interessante declinazione del romanzo gotico: il paesaggio è quello freddo e selvaggio della Cornovaglia ma il castello diventa taverna, gli spettri ci sono ma solo nella mente e negli occhi di chi ha la coscienza sporca, l’antagonista è uno zio malvagio che tiene la damigella prigioniera ma forse è solo una minacciosa marionetta e la damigella in questione sceglie volontariamente la reclusione e non aspetta di essere salvata da qualcuno.

E a proposito della protagonista…

Mary è concreta, decisa, astuta e forte, sia nella mente che nel corpo. Raramente si trovano eroine femminili che si dedichino così frequentemente all’attività fisica. Oltre a lavorare nella taverna, Mary cammina per miglia e miglia nella brughiera, esplora e fa proprio un paesaggio che l’autrice usa come specchio dei sentimenti dei personaggi. Ma come ho detto, Mary è forte anche nello spirito: non si lamenta mai e cerca di uscire dalle difficoltà con le proprie forze nonostante la paura. Non solo: vede il suo violento zio come quello che è, un debole, lo affronta e lo contrasta e sceglie di rimanere al Jamaica Inn solo per proteggere la zia.

Fosse per lei, se ne andrebbe a trovare un «lavoro da uomo» in qualche fattoria dei dintorni, e vivrebbe indipendente e sola. Perché Mary ha deciso che starebbe meglio sola, che cercare un compagno, l’amore, non fa per lei. Ha visto troppe ragazze del suo villaggio sospirare sotto la luna stringendo il braccio del proprio innamorato per trovarsi un anno dopo sfiorite, ridotte a badare giorno e notte a un bambino, serve in casa propria. Se è questo ciò che l’aspetta, lei non lo vuole. Tuttavia, il caso mette sulla sua strada Jem Merlyn, fratello di Joss.

Jem è un ladro di cavalli e somiglia moltissimo al fratello (stesso sorriso, stesse mani, stesso carisma da cattivo ragazzo) ma lui e Mary si capiscono, ridono insieme, sono fisicamente attratti uno dall’altra e Jem è consapevole, nonostante i suoi modi non propriamente cortesi (cosa che ai lettori di oggi potrebbe sicuramente far arricciare il naso, ma bisogna pur sempre inquadrare gli avvenimenti nel contesto storico), di non poterla contenere e controllare. E neppure vuole farlo.

Inizialmente, Mary si dimostra sospettosa nei suoi confronti. Convinta che si tratti di un criminale come suo fratello, per lei Jem rappresenta un problema e questo la spinge a fidarsi, al contrario, del vero antagonista del romanzo. Ed è anche questo che Jamaica Inn vuole mostrare: il male prende forme ben più silenziose, sottili, spaventose e dannose della sbracata e ottusa violenza di Joss e compari.

Alla fine, dopo un rocambolesco ultimo atto, Mary ha compiuto il suo arco di trasformazione e si trova di fronte ad un’ultima scelta. Consapevole di essere una ragazza di campagna, legata alla terra e alla vita libera, e di volere qualcosa che un impiego tradizionale non potrebbe darle, è pronta a mettere il pratica il proprio proposito di vivere come l’uomo che tutti l’hanno sempre apostrofata essere. In quel momento però si rende conto che la libertà che cerca, e l’avventura che il suo spirito brama, risiedono in quella che oggi sarebbe con tutta probabilità la strada meno battuta.

Jamaica Inn è una lettura che offre il ritmo avvincente di un romanzo d’avventura con un’atmosfera carica di oscurità e segreti. Una storia sul male che si può annidare nel luogo più impensabile e scaturire da motivazioni insondabili, come un’idea che attraversa le epoche e attecchisce in un terreno fertile, e con una protagonista profondamente umana e fallace e proprio per questo ammirevole e grandiosa nella propria forza d’animo.

Hi-0

Voto: 4 ♥ su 5

Verdetto: Bold and young

Hi-0

Lo consiglio a:

Chi ama le storie gotiche;

Chi ama le storie di pirateria o simili;

Chi ha visto “Lo straniero che venne dal mare”;

Chi vuole eroine credibili nella loro forza e resilienza;

I maschiacci indomiti che non sognano sposalizio e prole;

Chi sogna sposalizio e prole;

Chi ama i paesaggi inglesi;

Gli avventurosi.

 

 

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17 pensieri riguardo “Jamaica Inn, di Daphne Du Maurier

  1. Un romanzo con spunti interessanti, bello l’esempio di uscire dalle difficoltà con le proprie forze, combattendo la paura. Un altro spunto importantissimo è quello di vedere la persona violenta per quello che è in effetti, ovvero un debole.

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