Tutte le ragazze con una certa cultura…, di Roberto Venturini

Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera di Roberto Venturini

Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di Schiele appeso in camera

Roberto Venturini

Pagine:  143

Prezzo: 16 euro

Link: https://amzn.to/2kKzYlh 

Luca è un assistente professore di Critica Letteraria e correttore di bozze non pagato che giudica le ragazze in base ai poster degli artisti che tengono appesi in camera. È anche un nostalgico sentimentale affetto da dismorfofobia e ciclotimia. Un giorno, nei bagni di una mostra d’arte radical chic piena di gente noiosa, incontra una bionda che tira di coca e che lo sbatte al muro nel momento stesso in cui incrociano lo sguardo. È Silvia, studentessa ventiquattrenne cinica e giudicona, ma in fondo un po’ fragile, innegabilmente dotata di quella  «certa cultura» da titolo e persino di un qualche talento artistico. Il romanzo segue l’evolversi della loro storia tra alti e bassi fino alla (inevitabile?) conclusione.

«Tutte le ragazze con una certa cultura…» (userò il titolo abbreviato, come quello della web serie di cui questo romanzo è la sceneggiatura) è un breve romanzo che possiede di certo il magico potere di intrattenere e divertire e, con i suoi continui riferimenti ai miti degli anni novanta, anche di risvegliare la nostalgia per un’infanzia non troppo lontana. Vincitore del Premio Bagutta Opera Prima, edito dalla giovane ma lanciatissima SEM, il romanzo è un viaggio parodico e dissacrante all’interno di una generazione piena di insoddisfatti cronici alle prese con un’esiziale paura di essere percepiti come normali. Per questo tutto deve essere etichettato, giudicato, polemizzato, dissertato. E quando le cose hanno smesso di fornire questo pretesto, quando sono diventate normali, allora possono anche essere cancellate, tornare nel vuoto cosmico da cui sono uscite lasciando dietro di sé altra desolazione siderale.

Meno male che abbiamo imparato l’arte dell’autoironia e alla fine riusciamo sempre a riderci sopra.

Dunque, se di «Tutte le ragazze con una certa cultura…» dovessi indicare il mio maggiore «pet peeve», come direbbero gli anglofoni, punterei il dito contro i personaggi. Il mio fondamentale bigottismo e il miei valori morali un pochettino, come dire, démodé, vintage, altmodisch, me li hanno fatto detestare con virulenza.

Tutti, tranne nonna Teresa. Nonna Teresa spacca. Peccato che compaia per circa dodici righe a fine romanzo.

Ben consapevole che l’idea di fondo sia quella di parodiare comportamenti e idee tipiche, e già di per loro piuttosto ridicole, dei giovani adulti della nostra epoca, ho trovato Luca e Silvia un’insopportabile coppia di intellettualoidi esageratamente presi da sé stessi. Due che oggettivamente non hanno problemi di cui lamentarsi ma si lamentano eccome. Addirittura si creano i problemi di proposito. Due che si distruggono a vicenda, che si tormentano per il gusto di farlo. Due disillusi (nei confronti della vita ma soprattutto nei confronti di sé stessi) col terrore, come già detto, di vivere una vita normale (o di vivere proprio in generale) e che tuttavia, volenti o nolenti, lo sono e lo fanno. Certo, una normalità un po’ becera, ma niente di nuovo.

A fare da contraltare a questi due debosciati, però, c’è lo stile con cui le loro vicende vengono descritte. Rapido, incalzante, brillante. L’autore riesce a far ridere quando deve e a rallentare, prendendosi il suo spazio e il suo tempo, la dove invece c’è bisogno di scavare un po’ più a fondo nel pantano malinconico della psiche di Luca. Parti che corrispondono ai momento da me più apprezzati all’interno del romanzo, quelli dove esce fuori la persona reale che si nasconde, un po’, dietro la parodia.

Una narrazione che è dunque un’interessante intreccio di citazioni e esagerazioni, un saliscendi tra vere problematiche, prese in giro e contraddizioni. Il tutto un po’ riassunto, a mio parere, nel discorso di Carlo, l’amico del protagonista, che durante una cena nel villino rustico della sua famiglia, affacciato sul parco del Velio, dove in gioventù organizzava party a base di alcol e droga, che vive in un loft e bazzica tra gallerie d’arte, vernissage e feste di dubbia moralità, si sfoga così parlando di un incontro con il padre:

«Tu all’età mia avevi un lavoro perché il lavoro c’era, tu alla mia età lavoravi quattro ore al giorno e prendevi un sacco di soldi, tornavi a casa e nonna ti cucinava e ti puliva il culo. Tu alla mia età andavi a mignotte. Io sono diplomato al Conservatorio, sono iscritto al secondo anno di Fisica e faccio tre lavori per mantenermi. […] Non ci piangiamo addosso, razionalizziamo il momento di crisi e cerchiamo di contenere la rabbia. Quando la frustrazione sarà insopportabile e ci saremo stancati di suicidarci piovendo dai balconi […] vi verremo a cercare e ve li metteremo su per il culo i cellulari di nuova generazione simbolo del vostro vi abbiamo viziato, non vi abbiamo fatto mancare nulla.»

Viziati eppure studiati, continuamente bersagliati e svalutati ma indispensabili. 

W i millennials.

Hi-0

Voto: 3,5 ♦ su 5

Giudizio: Ciclotimico

Hi-0

Lo consiglio a:

Chi ha visto la serie web;

Chi si deprime  spesso;

I quasi trentenni;

I trentenni;

I poco più che trentenni;

Chi ha nostalgia degli anni novanta.

 

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19 risposte a "Tutte le ragazze con una certa cultura…, di Roberto Venturini"

  1. Cristina

    Credo di amare fortemente questo libro anche se ancora non l’ho letto, ma credimi… vale anche per la Generazione X!

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  2. federicadarko

    Mi piace moltissimo leggere, questo libro non lo conoscevo ma dopo il tuo articolo me lo voglio comprare!! 🙂 baciii

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  3. Silvia

    essendo una parodia è normale che le caratteristiche dei personaggi vengano esasperate…capisco anche il tuo fastidio, io però sono comunque curiosa di leggerlo

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  4. sofiailpensierofilosofico

    Ciao! Non so che pensare del libro da te recensito. Da una parte mi interessa osservare il modo in cui vengono analizzate le dinamiche interpersonali della società contemporanea attraverso i personaggi dall’altra mi sembra un qualcosa di già letto e riletto.
    Mayad

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