Ornamento, di Juan Cardenas

Siccome ho poco tempo, mi sa che d’ora in poi le recensioni me le scrivo così, sugli appunti del telefono, e chi s’è visto s’è visto. (Da pronunciare rigorosamente tutto attaccato con doppia se non tripla esse e gesto della mano che sventola.)

Questa intro poco intellettuale spalanca il baratro su qualcosa la cui intellettualoidità (voglio il copyright su questa parola) è il maggior problema.

“Ornamento”, di Juan Cardènas, si apre in un laboratorio, non si sa dove, potrebbe essere l’America del Sud, ma siccome hanno la tecnologgia probabilmente il quando è un presente o al massimo un prossimo futuro. Stanno facendo dei test per una nuova droga, una cosa che dovrebbe dare grande godimento psicofisico alle donne, smerciabile a tutti i livelli di prezzo a tutte le classi sociali. Costi di produzione minimi. Dipendenza di massa. Guadagno facile.

Delle quattro cavie volontarie, una risalta. Mentre le altre si addormentano dopo la somministrazione, lei parla, racconta, dice cose all’apparenza sconnesse, descrive immagini distorte di ricordi dolorosi.

Fin qui tutto bene. Questa cosa delle nuove droghe che curano i disturbi psichici va forte, piace, rispecchia il desiderio della nostra epoca di vincere facile, di risolvere i malesseri col minor dispendio di tempo ed energie. Però… però poi tutto si perde. L’esperimento finisce, dottore, moglie e numero 4 instaurano una relazione a tre e poi la moglie ha una crisi e poi la 4 se ne va e fa cose e il dottore le corre dietro e nel frattempo si parla di scimmie, cani, narcos, infanzie violate, omicidi, sommosse popolari.

Un sacco di cose. Peccato che quasi tutto sia raccontato con una prosa poetica, evocativa nella forma ma nei fatti, per quanto mi riguarda, fumo negli occhi.

“Ornamento” è l’equivalente scritto di uno di quei film concettuali pieni di silenzi e scene disturbanti, che arrivi alla fine e boh, non hai capito niente e ti senti molto più stupido, perché sembra inconcepibile che sia il film a non dire niente. Molto più semplice pensare di essere decerebrati noi spettatori.

Dev’essere un mio limite, ma ci sono dei generi di romanzo che proprio non mi vanno giù. Tipo quelli che dietro alle spire del loro linguaggio non nascondo niente di interessante e alla fine ti domandi soltanto: ma, esattamente, cosa ho letto? “Ornamento”, purtroppo, è uno di questi.

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2 risposte a "Ornamento, di Juan Cardenas"

  1. Sam Simon

    Non ho letto niente di Cardénas, ma di sicuro dopo questa tua recensione non mi è venuta la voglia di farlo…! X–D

    Devo però decidere che leggere adesso che da poco ho finito El libro de los abrazos di Eduardo Galeano (fantastico, tra l’altro)!

    Mi piace

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