Marinella Savino, La sartoria di via Chiatamone

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Marinella  Savino

La sartoria di via Chiatamone

Editore: Nutrimenti

Pagine: 176

Prezzo: 16 euro

Amazon: https://amzn.to/2Dmh4eq 

Il 5 maggio 1938, Carolina assiste alla parata di Hitler per le strade di Napoli.

Carolina è una sarta, forse  la più brava della città, e cuce per tutte le signore dell’alta società. È sposata a don Arturo e ha cinque figli, tre sorelle, un’amica del cuore e una manciata di dipendenti. Quel giorno, Carolina guarda la parata, Napoli addobbata di svastiche, e capisce. Capisce che la guerra ci sarà e lei dovrà essere  pronta ad affrontarla.

Così inizia a prepararsi, a modo suo. Compra viveri in quantità  industriali, perché lei la fame l’ha già vissuta, all’epoca della Prima guerra, e non vorrebbe infliggerla mai più a nessuno, specialmente ai suoi familiari. Nasconde tutto in cantina e nel frattempo accetta tutte le commesse possibili, per racimolare soldi che, si sa, tra un po’ i prezzi cominceranno a lievitare e al mercato nero in qualche modo si deve pur pagare.

Nel frattempo, salda i debiti del marito, perché una ditta di costruzioni quando la guerra non fa che radere al suolo non è un buon investimento, e paga lo stipendio alle sue ragazze, perché hanno tutte una famiglia a carico, e quando c’è bisogno accoglie nella sua casa di via Chiatamone, che è anche la sartoria del titolo, tutti i familiari e le persone che hanno bisogno di essere ospitate, nel bene o nel male, fino a che la guerra non sarà passata.

La storia di Carolina, ispirata alla nonna dell’autrice Marinella Savino (finalista al premio Calvino 2018), è quella di una donna forte, caparbia, indipendente (se non all’esterno, nella sua testa sempre), quasi fredda nel suo essere dedita al pragmatismo in ogni situazione. Una donna che lavora, che negli anni Quaranta sostiene da sola, economicamente e moralmente, la propria famiglia. Una protagonista a tutto tondo, che assorbe tutta l’attenzione.

Carolina è il centro di tutto, gli altri ci sono ma sono tocchi di colore di contorno. Certo, dei tocchi di colore che possiedono la loro buona dose di carattere, che non risultano come piatte figurine nebbiose. Per dire, a fine romanzo ci si ricorda chi è chi, e ciò è bene, addirittura ci si affeziona. È un tocco di colore anche la città di Napoli, che fa da sfondo alla vicenda. Una città che si respira non tanto nelle descrizione ambientali, che pure a tratti ci sono, ma nella lingua scelta dall’autrice, nella costruzione sintattica che ha la vivacità del parlato e in cui si inserisce spesso e volentieri il dialetto.

«La sartoria di via Chiatamone» è un buonissimo esordio e una lettura veloce, piacevole, divertente. Una lettura che ha il ritmo di una sceneggiatura, che ti sembra di veder scorrere davanti agli occhi su pellicola,  con la stessa ironia e lo stesso  realismo di uno di quei vecchi film classici in bianco e nero. Una lettura che ha in sé qualcosa di stranamente contemporaneo, e importante, in cui i grandi protagonisti sono la forza e l’ingegno femminili.

DISCLAIMER: per i non avvezzi al dialetto del Sud Italia, munirsi di un conoscente che possa tradurre per voi può evitarvi alcuni fraintendimenti. In generale, è tutto piuttosto deducibile dal contesto.

Voto:  1197941119794111979411197941

 

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