Lion, la strada verso casa | Recensione con spoiler

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The Millionaire (o Slumdog Millionaire, come da titolo originale) ce l’aveva già mostrata: caotica, crudele, povera ma anche misteriosa, spirituale. Sto parlando dell’India.

Se in The Millionaire il piccolo protagonista viveva negli slums di Mumbai, quello di Lion viene da Ganesh Talay, un piccolo villaggio sperduto in una pietraia, a 1600 kilometri da Calcutta.

fffLa prima volta che Saroo ci viene mostrato è immerso in uno sciame di farfalle gialle. Ha cinque anni e di lì a poco, per una serie di sfortunati eventi salirà su un treno che lo porterà a Calcutta.

Ma a Calcutta non parlano la sua lingua (in India si parlano decine di dialetti diversi che sono a tutti gli effetti lingue, quindi un Tamil non capirà il Punjabi e via dicendo) e nessuno ha intenzione di aiutarlo. Dopotutto, non è nient’altro che uno dei moltissimi bambini che vivono soli per la strada (a questo tema, i bambini di strada, sono riservate due delle scene più terribili dell’intero film. Nodo in gola e rabbia nei confronti dell’umanità assicurati).

Dopo essere scampato ad un destino terribile per almeno un paio di volte, Saroo rientra nel imagessistema. Viene portato all’orfanotrofio e per sua fortuna viene adottato da una coppia australiana (composta da Nicole Kidman, meravigliosa come sempre, e David Wenham, cioè Faramir).

La seconda parte del film vede quindi Saroo cresciuto, realizzato, felice. Tuttavia il passato riaffiora e sgomita per riconquistare ciò che gli spetta. Ecco allora che Saroo inizia a cercare quel paesino di cui conserva ancora pochi sbiaditi ricordi, ma l’India è grande e lui sa solo che il treno l’ha portato da casa a Calcutta.

Che lui troverà il villaggio è cosa certa, lo dice anche il titolo originale dell’opera: A long way home. La cosa importante è solo in parte il risultato, ovvero la casa ritrovata; come sempre, infatti, conta più la ricerca. Saroo è costretto a fare i conti con una parte di sé che è rimasta sopita per vent’anni ma che è ancora in lui e che in qualche modo lo definisce. Ha delle questioni in sospeso, deve sapere chi era, deve vedere.

Molto belle le riprese aeree che scorrono veloci, seguendo il cursore del computer, fondendosi con la terra virtuale di Google Earth e con i ricordi del protagonista che scorrono allo stesso ritmo. Da allo spettatore l’idea di essere qualcosa di simile a un essere superiore, un dio tecnologico che vede tutto e viaggia ovunque.

Al tema della ricerca, geografica e interiore, si intreccia il tema della genitorialità e dell’adozione. La coppia che ha adottato Saroo e poi suo fratello Mantosh (che però a differenza del protagonista ha subito traumi così profondi da segnarlo per sempre, nonostante la vita sicura che gli è stata consegnata) poteva avere figli propri ma ha deciso di adottare due bambini che avevano bisogno di una famiglia. Sentire queste parole mi ha scaldato il cuore, perché mi trovano indubbiamente d’accordo.

In un mondo che ancora considera la genitorialità “biologica” come quella vera e legittima, e tutte le altre come surrogati, come scelte secondarie, ruote di scorta da utilizzare solo in caso non si possa intraprendere la via principale, mostrare come invece l’adozione possa essere una scelta non solo legittima ma anche un atto di ammirevole coraggio può contribuire, anche solo un pochino, a cambiare le cose.

Molti bambini là fuori hanno bisogno di una casa, di qualcuno che dia loro una famiglia e io sono dell’idea che un genitore sia più che altro la persona che ti cresce. Che un bambino abbia il nostro patrimonio genetico o meno, poco importa. Una persona è fatta solo in parte dei geni ereditati dai genitori, la maggior parte del lavoro lo fa l’ambiente in cui un individuo cresce e l’educazione che riceve.

Difficile credere che il legame di sangue sia davvero più forte degli altri, che possegga un potere mistico, spirituale. Pensiamo al figlio di genitori violenti o negligenti. Davvero siamo disposti a credere che quel bambino, una volta cresciuto, considererà più valevole il legame di sangue che lo lega alla madre tossica che non si curava della sua sopravvivenza o a al padre che abusava di lui piuttosto che quello con la famiglia che gli ha dato una casa e delle cure e una vita normale? Se la risposta è sì, avete dei seri problemi.

Ma torniamo al film.

Non posso dire che sia un film perfetto, questo no. Ha le sue pecche, debolezze varie sparse qui e lì, ma il cast è molto, molto bravo e la storia è una di quelle che vale la pena raccontare e vedere.

14affa3b00000514-4151160-homeward_bound_the_book_saroo_wrote_about_his_extraordinary_jour-a-125_1485287440160Quindi in ultima analisi “Lion” è un film che merita il vostro tempo. Un film su cosa fa di noi quello che siamo, su cosa sia la famiglia e un po’, diciamo, sul destino. Saroo infatti ha vissuto sulla sua pelle quello che in letteratura viene chiamato “il viaggio dell’eroe”. Come Ulisse, ci ha messo molto tempo per tornare a casa, ma alla fine lo ha fatto da vincitore.

Quante possibilità ha questa pellicola agli Oscar di quest’anno? Non lo so. È stato candidato per un sacco di cose a un sacco di premi, ma nello specifico gareggerà per:

  • Miglior film: potenziale scheggia impazzita che scombina le carte in tavola.
  • Miglior attore non protagonista a Dev Patel: questa non l’ho proprio capita, ma forse l’hanno candidato in questo modo per dargli più possibilità di vittoria, come Alicia Vikander l’anno scorso. È stato molto bravo, ha qualche possibilità.
  • Miglior attrice non protagonista a Nicole Kidman: divina as always, ma le concorrenti sono agguerritissssssime.
  • Miglior sceneggiatura non originale a Luke Davies: altra categoria super agguerrita, ma secondo me qualche possibilità ce l’ha.
  • Miglior fotografia a Greig Fraser: no, mi spiace, ma questo se lo porta a casa quasi di sicuro La La Land.
  • Miglior colonna sonora a Dustin O’Halloran e Hauschka: vedi sopra.

Lettori occasionali, voi l’avete visto questo film? Se sì, vi è piaciuto? Ha qualche possibilità di vincere un Oscar?

Raccontatemi, sono curiosa.

Alla prossima,

G.

Nel dubbio, vi linko anche una bella review di Federica Frezza: https://www.youtube.com/watch?v=jUi9ylRkelM&t=325s

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50 sfumature di nero in 81 commenti

Salve a tutti, lettori occasionali.

Un paio di settimane fa ho guardato Cinquanta sfumature di grigio proprio perchè sapevo che a breve sarebbe uscito il secondo capitolo della trilogia, Cinquanta sfumature di nero. Mentre guardavo Cinquanta sfumature di grigio lo schifo era troppo così ho capito che per sopportarlo dovevo condividerlo e ho dato vita a una sorta di telecronaca in diretta via WA con una mia amica. Durante la visione di Cinquanta sfumature di nero ho deciso di fare lo stesso e quindi… oggi facciamo una recensione di Cinquanta sfumature di nero basandoci sui commenti che ho inviato alle mie amiche durante la “diretta”.

Tra virgolette troverete le citazioni dei dialoghi, il resto sono commenti miei. 

Ah, inutile dire che ci saranno spoiler.

CINQUANTA SFUMATURE DI NERO, scritta nera su rose bianche, riprese aeree di una Seattle squallidissima.

1.Anastasia che lo chiama Chris, non si puo’ sentire.

2. “Lui: Te l’ho detto ma tu stavi dormendo”….EH?

3. Hanno cambiato i doppiatori. Inascoltabili.

4. “Lui la bacia, ha la barba ispida. Lei: Ispida… mi piace”… certo, farsi grattuggiare la faccia è da sempre un must.

5. Lui aveva promesso niente regali ma le regala un Iphone7. Bene, ma non benissimo.

6. Appena lei apre il pacco e accende il telefono, c’è un messaggio di lui.

7. “Il capo di Ana: lei legge veramente.” Sì, certo.

8. Ecco la pazza ex di Chris.

9. Dialogo imbarazzante tra il capo e Anastasia. “Capo: Ho trovato molto interessanti i tuoi suggerimenti. Lei: Sì, certo, insomma ho trovato il parallelismo con l’Inferno di Dante così stimolante…” Supercazzole terapia tapioco con scappellamento a destra. Tesoro, apprezziamo lo sforzo ma per me è un NO.

10. Ah, il capo si chiama Mr. Hide. Dimmelo un po’ piu’ chiaramente che ha qualcosa da nascondere.

11. Chris arriva al bar. Dialogo. “Chris: Salve, sono il fidanzato. Mr. Hide: Io il capo.” Stiamo giocando a chi ce l’ha più lungo raga? No perché di dialoghi patetici proprio non ne avevamo abbastanza.

12. “Lei: dovresti essere piu` gentile, e` il mio capo. Lui: Non mi piace. Vuole ciò che è mio.” Poi si denuda e inizia a battersi il petto, con una clava randella un passante e porta Anastasia nella sua grotta.

13. “Lui: La calma non è il mio forte. Lei: So cosa potrebbe aiutarti.” E lo porta al supermercato.

14. Primo round. “Lei: Sono troppo vestita” You don’t say? *facepalm* Lui le pratica del sesso orale. Siamo tutti felici. Voto: 6. Proprio niente di che.

15. Lei non porta più i mutandoni della nonna.

  1. “Lui: Perchehai aspettato a fare sesso? Lei: Perchè stavo leggendo e nessuno era all’altezza.” Allora: 1) Come fai a sapere se uno e o non eall’altezza se non lo “testi”? 2) Che scusa del cazzo è? 3) La verità è che non ti si e mai filato nessuno perchè prima di incontrare lui, che è uno psicopatico, eri sciatta e inciampavi da ferma.

17. “Scoperie perverse”. Chiudete l’Internet.

18. La pazza e` in casa sua. Ma niente, non succede niente >>“

19. “Lei: Ti restituisco l’assegno che mi hai mandato (i soldi della vendita della sua macchina, che lui ha venduto senza chiedere il permesso) Lui: tienilo, io li guadagno in 15 minuti. Lei: *strappa l`assegno* Lui:*chiama commercialista* Metti 24 mila dollari sul conto della signorina Steele? Lei, riemersa per miracolo dal torpore: come fai ad avere i dati del mio conto corrente?” Oh, dolce figlia dell’estate.

20. Lui la porta dallo stesso parrucchiere in cui porta tutte le sue sottomesse con lo specifico intento di farla “giudicare” da Helena, la MILF che se lo bombava da ragazzino e che lo ha iniziato al BDSM. Che gentiluomo. Per di più, solo a me sembra disgustoso che lui mantenga i contatti con una PEDOFILA?

21. Sentire Anastasia che chiama Christian Grey “Chris” mi provoca ilarità. Quindi rido ogni volta che il nome viene pronunciato. Quindi rido di continuo.

22. In questo film Ana oscilla tra l’essere la sé stessa di sempre, cioè una rincoglionita profumiera mantenuta, e l’essere un individuo se non degno di stima quantomeno degno di popolare il pianeta. Questa cosa mi confonde e turba.

23. Lei gli disegna una canottiera sul petto col rossetto.

24. Devono andare a una festa. Parrucchiere privato, millemila vestiti tra cui scegliere, lingerie di pizzo e scarpe. Ora ditemi che se Chris non avesse potuto fornire, insieme alle sculacciate, anche tutti questi optional, Ana si sarebbe fatta infinocchiare come ha fatto.

25. “Lei lecca palle di metallo: no, di dietro non me le metti!” E infatti vanno sempre dietro, ma non così dietro.

26. “Lui le da degli orecchini: niente paura, questi sono per le orecchie”. Quanti pregi ha quest’uomo, è pure simpatico. Infatti lei ride e per via delle palle che ha infilate nella vajayjay ha un mezzo orgasmo e io voglio vedere come sopravvive alla serata.

27. La festa a tema Venezia è cringy AF, soprattutto per me che vengo da Venezia. Il richiamo ad Eyes Wide Shut fallisce miseramente.

27. La sorella di lui li saluta e attacca un pippone non richiesto su quanto Chris fosse un violento teppista che tutti pensavano sarebbe finito in galera. Rassicurante.

28. Secondo round. “Lei: devi sculacciarmi. Io: *facepalm* Lui: *la sculaccia chiamandola baby e non si toglie nemmeno la camicia* Io: ma si usa ancora il “baby”?” Voto: 3, gravemente insufficiente.

29. Anastasia conosce la MILF che le dice che lei non va bene per Chris perchè NON SEMBRA una che si fa sottomettere. Eh, appunto, non sembra. Ma lo è. Ma solo perchè lui è fregno e caga soldi.

30. Tornati dalla festa trovano la macchina di lei sfasciata. Aiuto, è stata la pazza. Segue scena nella doccia in cui notiamo come Chris abbia ancora la canottiera di rossetto disegnata sulla pelle. Il dubbio sorge spontaneo: non si è lavato prima della festa? La cosa mi turba.

31. Ma che cazzo di noia sto film. Ci sono loro due che tubano come piccioncini. Vanno d’amore e d’accordo. Non succede niente.

32. Il capo fa battute e sottintende che lei sia una mantenuta.

33. Lui le fa provare una pinza per capezzoli sul mignolo.

34. “Lei é nella stanza dei giochi. Tocca robe in giro, incuriosita. Cos’è questo, cos’è quello. Prende in mano un palo dall’aria sospetta. Lui: impariamo a camminare prima di correre. Lei: adoro correre. La mia amica: E sbem. Palo in culo.”

35. Ora gli sta praticamente dicendo che vuole essere sado-bombata. Ma… la coerenza? Vabbé, fa niente.

36. “Lui: va bene, ma non qui, in un’altra stanza.” La prende e se la carica in spalla come un vero uomo delle caverne. Uscendo dalla stanza dei giochi incrociano la creepy governante, una donnina modesta e all’apparenza rassicurante che deve averne viste di tutti i colori. Infatti li guarda passare e scrolla le spalle divertita, come una madre che guarda la sua prole giocare al parco. Gli psicopatici si sprecano in casa Grey. La mia amica commenta: spero che venga degnamente pagata.

37. Terzo round: Lui usa il palo misterioso di cui sopra per tenerle aperte le gambe (le caviglie vanno allacciate alle estremità), dopo di che usa il suddetto palo per ribaltarla come una costicina sul barbecue.Utilità: dubbia. Sensualità: non pervenuta. Voto: 5, perché il trespolo mi ha fatto molto ridere.

40. Lei deve andare a New York col capo marpione, lui decide di accompagnarla.

41. Il capo la incantona in ufficio.

42. L’ha chiusa dentro. Aiuto aiuto.

43. “Il capo: Scopa con me che ti faccio fare carriera.” Wow, avanguardia pura. Ventunesimo secolo, parità, uguaglianza. Rispetto.

44. “Tu vuoi essere mantenuta o presa sul serio? E poi, io posso farti venire come nessuno mai”. Giustamente, lei gli tira un calcio nei coglioni, unica risposta accettabile a una simile battuta.

45. Chris, paladino della giustizia, fa licenziare Mr. Hide in zerodue.

46. Lei si trasferisce da lui!

47. Ma chi é quest’uomo? Non Christian gray.

48. Lei sostituisce il suo capo alla riunione con gli editori. Certo.

49. Lei ciccia fuori un’idea della minchia (pubblichiamo un libro di quelli che si trovano online, ha 80.000 visualizzazioni). Indovina? “Grande idea.” Promossa al posto del suo ex capo.

50.  Ana diventa capo redattore. Certo.

51. Ma che noia >>”

52. Oh, finalmente. “Sono al ristorante. Lui: togliti le mutandine.”

53. Lei ormai si é convertita alla lingerie di pizzo.

54. In ascensore lui fa finta di allacciarsi le scarpe, poi risale e le infila le dita dappertutto “Lui: non venire. Io: Beh, Chris, dai, ora ti sopravvaluti. Son solo dita. Calmino.”

55. “La pazza è in casa di lei. Attacca il pippone emo: dimmi che cos’hai che io non ho,  padrone dorme insieme a te, ti permette di chiamarlo per nome, tu non sai cosa vuole, lui finge con te.”

56. Chris entra nella stanza. La tizia ha una pistola. Lui glie la toglie di mano. Le dice giú. Lei obbedisce come un cane e si inginocchia. E.L James ha visto Inuyasha?

57. Taylor porta via Ana. Chris se la vede con la pazza ora ridotta a cane

58. Oh, finalmente ha ammesso che non é un dominatore, é un sadico.

59. E visto che è la serata buona, lui le permette di toccarlo entro i confini off limits, quelli della famosa canottiera di rossetto, quelli che nessuno poteva toccare. Momento melenso. Noia.

60. Sta cosa delle donne che si mettono la camicia degli uomini deve finire.

61. Oh povera stella lui ha gli incubi. Boooooooring

62. “Lui si sveglia dall’incubo e sbotta: sposami! Io: dai Chris, va tutto bene, stavi facendo un incubo, non sai quello che dici, torna a dormire.”

63. Lui é diventato mansueto come un agnellino

64. Mi manca il vecchio Psychochristian.

65. Lei… non sa quando é il compleanno di lui.

66. La sorella di lui gli regala la piú brutta cravatta del mondo.

67. Un AD e una capo redattrice si scambiano messaggini adolescenziali melensi e nel riceverli sorridono come dodicenni al loro primo appuntamento.

68. Lui precipita in elicottero.

69. Ora sono tutti riuniti a vedere il telegiornale. Danno la notizia che lui é scomparso dai radar. Ana si lamenta: non abbiamo avuto tempo, dovevamo averne di piú. Lui entra nella stanza come un soldato appena tornato dalla guerra. “Ho bisogno di abbracciare la mia ragazza.” E io ho sentito questa frase come pronunciata da Crozza che imita il pescatore di granchi del Maine.

70. “Ti sono mancato?” CAZZO, SEI STATO VIA 24 ORE!

71. “Sono qui, sempre qui”. É una minaccia?

72. Oh, lei gli ha detto di sì. Lo sposa.

73. Prima che lui partisse lei gli ha dato un pacchettino, il suo regalo di compleanno (un merdosissimo portachiavi con la scritta luminosa “yes!” sul retro). Lui è appena precipitato con un elicottero, ricordiamocelo. Sembra appena tornato dalla guerra. La prima cosa che lei gli chiede è: hai ancora il pacchettino che ti ho dato? E lui ce l’ha. Ma solo a me sembra assurdo che uno che è appena precipitato 1) non abbia un graffio e 2) abbia un merdoso pacchetto ancora nella tasca dei jeans che non si sono nemmeno macchiati? Ma forse sono io troppo esigente.

74. Quarto round: Nella doccia. Lei: portami nella camera rossa. Io: ma allora vuoi proprio che io ti odi! Nella stanza rossa. Lui la benda, la lega come un salame, la olia come una cotoletta, la mette di tre quarti e la bomba. Ma dopo due secondi, due di numero, in preda a chissà quale rimorso di coscienza, le slega le mani e lo fanno normalissimamente. Maaaaaa… quindi? Il fulcro della questione non era il bdsm? Where’s all the fuzz? Voto: 5/6 almeno qui sono nudi entrambi, ma su questo ci torno dopo.

75. Lui fa l’annuncio pubblico del matrimonio. Tutti sono felici.

76. Arriva la MILF. Arriva Ana. Catfight imbarazzante.

77. “Lui: *indica la MILF* Tu mi hai insegnato a scopare mentre lei *indica Ana* mi ha insegnato ad amare. Io: Squallido. Madre di lui, alla MILF: vattene da casa mia, puttana.”

78. Chris confessa ad Ana che lui picchia tutte le donne che somigliano a sua madre.

79. Lui la porta in una stanza col pavimento di vetro con sotto l’acqua. Si mette in ginocchio e… “diventa mia”. Non “diventa mia moglie”. “Diventa mia”. Chris, ma vaaaaaaaffanculo.

80. Un il capo cattivo brucia con la sigaretta la faccia di Chris da una foto.

81. Primo piano su Chris e Ana che si baciano. Fuochi d’artificio.

Fine.

1b) É stato lungo e provante. Una noia mortale. Giuro che é peggio del primo, perché il primo aveva il brivido della novità e scadeva in poracciaggini agghiaccianti che almeno ti davano qualcosa su cui riflettere. Qui no. Qui niente. Loro due si vogliono bene dall’inizio alla fine.

2b) Le scene di sesso, sinceramente, mi sembrano di una banalità sconcertante. Sicché questo mi porta a riflettere su una cosa: quant’è triste la vita sessuale delle persone se si triggerano per due pacche sul culo, un po’ d’olio e un palo per tenere le gambe aperte stile visita dal ginecologo?

3b) Per altro, in questo episodio lui ha passato 3 scene su 4 vestito. Perchè in un film dedicato al bdsm si prendono male a far vedere un nudo frontale? E soprattutto, perché nel 2017 dobbiamo ancora vedere lei completamente nuda e lui completamente vestito? In un film come questo poi! Vabbé, fa niente.

4b) Lui è così mansueto e remissivo che da un momento all’altro mi aspettavo di vedere Ana batterlo come un tappeto. Sarebbe stato divertente, un piacevole twist, un pizzico di pepe, e invece niente.


E niente, questa era la mia “recensione”. Fatemi sapere cosa ne pensate (se ne pensate qualcosa) e alla prossima!

G.

P.s: Vi lascio qualche review di gente più esperta di me:

Recensione di Barbie Xanax

Recensione di VictorLaszlo88

Recensione di Cmdrp



#Oscar2017: Le nomination

Cari lettori occasionali, qui di seguito trovate tutte le nomination agli Oscar di quest’anno. Io ho un bel po’ di recuperi da fare, primo di tutti La La Land. Secondo di tutti, Arrival. C’è qualcosa che voi avete visto e mi consigliate caldamente? C’è qualcuno di questi titoli che ritenete sopravvalutato o favorito? Fatemi sapere.


Miglior film
Arrival di Denis Villeneuve
Hacksaw Ridge di Mel Gibson
Il diritto di contare di Theodore Melfi
Lion – Viaggio verso casa di Garth Davis
Moonlight di Barry Jenkins
Hell or High Water di David Mackenzie
Manchester By The Sea di Kenneth Lonergan
Barriere di Denzel Washington

Miglior attrice
Isabelle Huppert per Elle
Ruth Negga per Loving
Natalie Portman per Jackie
Emma Stone per La La Land
Meryl Streep per Florence

Miglior attore
Casey Affleck per Manchester by the Sea
Andrew Garfield per Hacksaw Ridge
Ryan Gosling per La La Land
Viggo Mortensen per Captain Fantastic
Denzel Washington per Barriere

Miglior attrice non protagonista
Viola Davis per Barriere
Naomie Harris per Moonlight
Nicole Kidman per Lion
Octavia Spencer per Il diritto di contare
Michelle Williams per Manchester by the sea

Miglior attore non protagonista
Dev Patel per Lion
Michael Shannon per Animali notturni
Lucas Hedges per Manchester by the Sea
Jeff Bridges per Hell or High Water
Mahershala Ali per Moonlight

Miglior regia
Damien Chazelle per La La Land
Mel Gibson per Hacksaw Ridge
Barry Jenkins per Moonlight
Kenneth Lonergan per Manchester by the Sea
Denis Villeneuve per Arrival

Miglior fotografia
Arrival
La La land
Lion
Moonlight
Silence

Miglior film non in lingua inglese
Land of mine (Danimarca)
A man called Ove (Svezia)
Il cliente (Iran)
Tanna (Australia)
Toni Erdmann (Germany)

Miglior cartoon
Oceania
La mia vita da zucchina
Kubo e la spada magica
Zootropolis
La tartaruga rossa

Miglior sceneggiatura originale
Damien Chazelle per La la land
Kenneth Lonergan per Manchester by the sea
Taylor Sheridan per Hell or high water
Yorgos Lanthimos e Efthymis Filippou per The lobster
Mike Mills per 20th century woman

Miglior sceneggiatura non originale
Eric Heisserer per Arrival
August Wilson per Fences
Allison Schroeder e Theodore Melfi per Hidden figures
Luke Davies per Lion
Barry Jenkins e Tarell Alvin McRaney per Moonlight

Miglior fotografia
Bradford Young per Arrival
Linus Sandgren per La la land
Grieg Fraser per Lion
James Laxton per Moonlight
Rodrigo Prieto per Silence

Miglior documentario
Fuocoammare
I Am Not Your Negro
Life, Animated
O.J.: Made in America
The 13th

Miglior film straniero
Land of MineSotto la sabbia di Martin Zandvliet (Danimarca)
A Man Called Ove di Hannes Holm (Svezia)
Il cliente di Asghar Farhadi (Iran)
Tanna di Bentley Dean e  Martin Butler (Australia)
Toni Erdmann di Maren Ade (Germania)

Migliori costumi
Joanna Johnston per Allied – Un’ombra nascosta
Colleen Atwood per Animali fantastici e dove trovarli
Consolata Boyle per Florence
Madeline Fontaine per Jackie
Mary Zophres per La la land

Miglior colonna sonora
Micachu per Jackie
Justin Hurwitz per La la land
Dustin O’Halloran, Hauschka per Lion
Nicholas Britell per Moonlight
Thomas Newman per Passengers

Miglior canzone originale
Audition (La La Land)
Can’t Stop the Feeling! (Trolls)
City of Stars (La La Land)
The Empty Chair (Jim: The James Foley Story)
How Far I’ll Go (Oceania)

Miglior scenografia
Arrival
Animali Fantastici e dove trovarl
Ave, Cesare!
La la land
Passengers

Miglior montaggio
Tom Cross per La la land
Joi McMillon e Nat Sanders per Moonlight
John Gilbert per Hacksaw Ridge
Joe Walker per Arrival
Jake Roberts per Hell or High Wate

Migliori effetti speciali
Deepwater Horizon
Doctor Strange
Il Libro della Giungla
Kubo e la Spada Magica
Rogue One: A Star Wars Story


#TiConsiglioUnFilm

Salve lettori occasionali,

da un po’ non vi parlo di cinema e serie televisive, quindi ho pensato di recuperare con uno dei miei #TiConsiglioUnFilm. Vi consiglierò quattro opere che ho visto durante questo mio periodo di soggiorno all’estero e penso che farò a breve un altro articolo simile, ma su un tema un po’ più specifico e particolare.

Per altro, pensavo di iniziare a diversificare e ampliare il contenuto del blog. Ci sto lavorando, vedremo cosa ne uscirà.

Ma adesso vi lascio ai film.

lamortetifabella1. La morte ti fa bella

La regia è di Robert Zemeckis (Ritorno al futuro anyone?), il cast è composto per la maggior parte da attori pluripremiati (Meryl Streep, Goldie Hawn, Bruce Willis) e la trama è accattivante: Helen, una scrittrice di scarso successo, timida e un po’ dimessa, presenta il fidanzato Ernest alla sua amica Madeline, un’attrice di altrettanto scarso successo ma affascinante e arrivista. Madeline ruba Ernest a Helen. Le due si reincontrano sette anni dopo e si odiano più che mai. Mentre Madeline comincia a fare i conti con i primi segni dell’invecchiamento, Helen è diventata bellissima e ha pubblicato alcuni bestseller di enorme successo. La lotta tra le due presto si riaccende, ma questa volta ci sarà qualcosa di misterioso ad unirle: un magico elisir di giovinezza e lunga vita.

Una commedia grottesca, piena di humor nero, effetti speciali e divertenti risvolti di trama. E di amanti che si chiamano Dakota.

Clicca qui per il trailer

2. Sing

Diretto da Christophe Lourdelet e Garth Jennings, con un cast vocale (originale) stellare che comprende Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth MacFarlane, Scarlett Johansson, Taron Egerton. Non si sono fatti mancare nessuno. Il film è un dolce cartone animato per i più piccoli con parentesi (estese) apprezzabili anche dagli adulti. Il messaggio è semplice, sviluppato in modo efficace e a tratti toccante: persegui i tuoi sogni, non avere paura e non farti dire dagli altri cosa devi o non devi essere. Siccome tutto il film ruota attorno alla gara canora organizzata dal koala Buster Moon per rimettere in sesto il suo teatro, l’intera pellicola è piena di musica, moderna per lo più (persino giapponese! fate attenzione al gruppo di cagnoline saltellanti e colorate: cantano le canzoni di Kyary Pamyu Pamyu). Sing è uno di quei film che trasmettono positività e quindi non potevo non consigliarvelo.

E poi da quando l’ho visto non riesco a togliermi dalla testa “I’m still standing“, di Elton John.

Clicca qui per il trailer

kubo e la spada magica に対する画像結果3. Kubo e la spada magica

Spettacolare lavoro in stopmotion realizzato dallo studio Laika, che in queste realizzazioni certosine è specializzata, mi ha fatto rabbrividire per l’accuratezza dei dettagli e la bellezza dei paesaggi e degli effetti visivi. Il regista è Travis Knight, mentre nel cast vocale originale  troviamo  Charlize Theron, Art Parkinson, Matthew McConaughey. Il racconto è ambientato in un Giappone arcaico, mitologico, dove Kubo vive nascosto insieme a sua madre. Non può uscire la notte, perchè altrimenti verrebbe scoperto da chi lo sta cercando, mentre di giorno passa il tempo al villaggio, dando vita alle sue storie con il suo koto a due corde e i fogli per origami. Ma un giorno le cose precipiteranno e Kubo verrà trasportato in quella che sembra la stessa storia che ha sempre raccontato e mai terminato.

Lo consiglio a piccoli e meno piccoli, perchè si tratta di una storia godibile dotata di più livelli di lettura (sfido qualunque bambino a capire le motivazioni dei cattivi, davvero. Forse non sono spiegate abbastanza bene, questo è vero, ma è pur vero che sono piuttosto filosofiche).

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Risultati immagini per gone girl4. Gone Girl

La regia è di David Fincher (quello di Fight Club e Seven), il cast comprende Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris. Forse ero l’ultima persona sul pianeta a non aver visto questo film ma se per caso ci fosse ancora qualcuno là fuori che se l’è fatto sfuggire, dico che questo è il vostro momento: andate e recuperatelo. La storia parte in modo abbastanza semplice: il giorno del loro quinto anniversario di matrimonio, Amy scompare e Nick viene accusato di omicidio, sprofondando lentamente in una spirale di odio e accanimento mediatico. Salvo poi scoprire che…

Il film è stato pluripremiato e anche candidato agli Oscar. Comprensibile. La regia è perfetta, gli ambienti, il montaggio, tutto bellissimo e, per dirla all’inglese, goduriosamente “twisted”. Nel senso sia di intrecciato, pieno di colpi di scena, sia di pazzo. Ma non posso proprio dirvi altro, a parte che penso mi metterò al lavoro e tenterò di scriverne una recensione più accurata.

Clicca qui per il trailer

E voi avete visto questi film? Ne avete qualcuno da consigliarmi?

Alla prossima,

G.

 


Lo chiamavano Jeeg Robot

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Sappiamo tutti che il cinema italiano è sprofondato in un baratro molto profondo. Da anni sembra che non siamo più in grado di sfornare qualcosa di diverso, a meno che non si parli di  inutili commedie così identiche tra loro da sembrare fatte in serie o drammoni (altrettanto simili tra loro) conditi di pianti e silenzi. E si sa che quando qualcosa viene reiterato abbastanza a lungo nel tempo, quel qualcosa diventa abitudine o, in termini cinematografici, uno standard. Quindi, possiamo dire che le commedie idiote e i drammoni sono il nostro standard.

Purtroppo, la situazione rispecchia più o meno quelli che sono i gusti dello spettatore medio italiano, gente che va al cinema per “staccare il cervello” e che non ha voglia di farsi intrattenere con qualcosa di inedito, particolare o anche semplicemente ben fatto. Gli basta sorbirsi due ore di scoregge.

Figuriamoci quando escono film che osano, come Lo chiamavano Jeeg Robot. “Un cinecomic italiano? Bleah, che schifo! Lasciamole fare agli americani queste cose, che noi non siamo capaci.” Questo è quello che molti hanno pensato. Invece di essere entusiasti all’idea che qualcuno (in questo caso Luca Mainetti) abbia deciso di dirigere un film sui supereroi ambientato in Italia (a Tor Bella Monaca, per la precisione), con bravissimi attori italiani, una sceneggiatura ottima e un comparto tecnico davvero buono (nonostante il budget non sensazionale), lo spettatore medio storce il naso. Finisce così per sottolineare, reiterare e dimostrare che in Italia siamo dei provincialotti senza orgoglio col complesso di inferiorità.

Perché non è affatto vero che “gli americani sono capaci e noi no”. Certo, negli USA il budget è così stratosferico che puoi permetterti di creare interi mondi in CGI, di assumere mezza Nuova Zelanda come comparsa e pagare attori super conosciuti perché portino un sacco di ragazzini al cinema. Ma se andiamo a togliere gli effetti speciali e le enormi battaglie, i film sui supereroi americani rimangono vuoti e pieni di retorica.

In Lo chiamavano Jeeg Robot abbiamo invece crudo realismo. Il protagonista Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un uomo che vive in un appartamento squallido, mangiando yogurt e guardando porno. Per vivere rubacchia. E’ solo, senza amici (“Io non so’ amico de nessuno”). La prima cosa che decide di fare dopo aver scoperto di avere dei poteri sovraumani è sradicare un bancomat e portarselo a casa. La sua controparte, lo Zingaro (interpretato da Luca Marinelli), è un minuscolo criminale di periferia ossessionato dall’immagine, dall’apparire e dalla sua voglia di rivalsa, di apparire, di essere riconosciuto. Ha partecipato a Buona Domenica e tiene il poster della stagione incorniciato. Ha una passione per la musica italiana anni ’80. Sa di essere un signor nessuno ma non si fermerebbe davanti a niente per arrivare dove vuole. Viscido, arrogante, psicopatico. E poi c’è Alessia (Ilenia Pastorelli, pescata da Il grande fratello). E’ lei la grande appassionata di Jeeg Robot. Alessia ha un passato difficile, segnato dagli abusi, e per proteggersi ha creato il proprio mondo immaginario che ruota attorno al celebre cartone animato che guarda continuamente e di cui deve ascoltare la sigla per addormentarsi. Alessia è dolce, ingenua, buona. Sarà lei a identificare Enzo con Hiroshi Shiba, il protagonista di Jeeg Robot, e a instillare in lui l’idea che forse può veramente aiutare la gente.

Ma lì dove negli USA ci sarebbero state palate di retorica sulla responsabilità, i poteri e via dicendo, qui c’è solo uomo chiuso, disilluso, provato che evolve un poco alla volta, in modo inaspettato e intelligente.

Vale la pena di vedere questo film. Anche solo per la scena finale che non vi spoilero. I personaggi vi rimarranno impressi e sono certa che nessuno di loro avrebbe sfigurato in un film americano, salvo che i suddetti personaggi hanno senso solo in quanto frutto di un degrado urbano e morale tutto italiano.

Buttate via i pregiudizi, lettori occasionali, e andate a vedere Lo chiamavano Jeeg Robot. Tra i tanti film italiani che escono ogni anno, vale la pena premiarne uno che osa e riesce nel suo obiettivo.


#Ticonsigliounfilm: Deadpool

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Sfacciato, spassoso, scorretto. Infarcito di Easter Egg come se non ci fosse un domani.

Deadpool è principalmente questo. Ma è anche un bel tentativo di innovazione nei confronti di quello che oramai è lo standard del cinecominc.

Siamo passati dai film leggerini e super divertenti dei primi anni 2000 (oramai leggendari, come il primo X-men e Spiderman di Raimi, con Tobey McGuire), alla fase più scura e cerebrale forse iniziata da Batman Begin di Nolan, dove i supereroi si fanno anche delle domande e la loro morale, da bianca, diventa grigiolina. Ora invece siamo entrati nel mood “mettiamo in discussione tutto quanto abbiamo imparato fino ad ora”; e infatti ci aspettano la Civil War tra Cap e Tony Stark (io sono #teamcap, non c’è dubbio. E voi?), lo scontro tra Batman e Superman e, apice, una squadra di cattivi (l’attesissima Suicide Squad) che fa il lavoro sporco per degli ipocriti “buoni” solo di nome. E poi c’è Deadpool, che prende questo e quello e spara a zero su tutto.

Sono estremamente contenta che abbiano prodotto questo film. Bravo Ryan Reynolds che hai insistito tanto e bravo anche per come ha dato vita al personaggio. Ma senza rivolgersi direttamente al buon Ryan, vediamo prima di tutto chi è questo Deadpool:

Deadpool, il cui vero nome è Wade Winston Wilson, è un personaggio dei fumetti creato da Fabian Nicieza (testi) e Rob Liefeld (disegni), pubblicato dalla Marvel Comics, apparso per la prima volta in New Mutants (vol.1) n.98 (febbraio 1991). A causa della sua parlantina inarrestabile viene soprannominato il Mercenario Chiacchierone (The Merc with a Mouth).

Wade Wilson ha un passato da teppista ed è stato congedato dall’esercito per insubordinazione. Dopo aver scoperto di essere afflitto da un cancro in fase terminale, Wade decide di entrare in un progetto segreto chiamato Arma X, dove viene sottoposto a una sperimentazione che mira a riprodurre il fattore rigenerante del mutante Wolverine in altri soggetti. Apparentemente la procedura fallisce e Wade viene trasferito nella struttura di accoglienza destinata ai reietti del progetto, l’Ospizio, che è guidato da un certo dottor Killebrew e da un Sorvegliante (che Wade chiama col proprio nome: Francis). Nell’Ospizio, il dottore conduce esperimenti non autorizzati e presto Wade, per via del suo carattere irriverente e irritante, diventa la sua cavia preferita. Nel frattempo, i pazienti che tengono una lotteria su chi sarà il prossimo a morire sotto i ferri, la dead pool (da qui il nome). Ad un certo punto, dopo innumerevoli esperimenti e torture, il fattore di rigenerazione si attiva in lui legandosi però indissolubilmente col tumore. Questo lascia la sua pelle solcata da una miriade di rughe e cicatrici che gli danno un aspetto mostruoso impossibile da guarire, in quanto le cellule tumorali si rigenerano e guariscono ciclicamente e così la sua pelle non può in alcun modo essere guarita. La mutazione però lo affligge anche a livello cerebrale. Infatti, poiché i suoi neuroni si rigenerano a un ritmo folle, Deadpool è estremamente brillante ma altrettanto soggetto a repentini sbalzi d’umore e può passare dalla perfetta lucidità alla più violenta follia.

Ma vediamo alcuni dei motivi per cui dovreste vedere questo film:

-L’umorismo: volgare, a volte eccessivo ma il più delle volte azzeccato. In questo senso, Wade Wilson si mangia tutti gli altri in un boccone, anche se ci sono dei comic relief al comic relief, come il barista o Colosso, e la cosa è geniale.

-La violenza: vi chiederete se sono matta ma sì, la violenza. È esagerata, tarantiniana (anche se in realtà tarantino ha pescato questo elemento dai film asiatici, #sappiatelo), ma c’è e questo è importante. Insomma, quando i supereori fanno crollare palazzi ed esplodere cose, credete che nessuno si faccia male? Che fine pensate che facciano tutti quei poliziotti che fanno loro da spalla? E credete davvero che nessuno sanguini mai? Che se a uno sparano in testa tutto ciò che esce sia un discreto schizzo di sangue? Ecco, almeno Deadpool non vuole farvi credere questo.

-La quarta parete: come saprete (o come avrete sentito in giro, non so), una delle peculiarità del Deadpool fumettistico è di infrangere la quarta parete, ovvero parlare direttamente al lettore. Qui Deadpool parla allo spettatore ed è figo. Potevano esagerare e rendere la cosa ridicola o ridondante, ma non è successo. In più, funny fact, Deadpool infrange la quarta parete perché è cosciente di essere in un fumetto mentre gli altri personaggi no, di conseguenza credono che questo suo parlare con qualcuno di invisibile sia solo una dimostrazione della sua follia.

-Il cast: Ryan Reynolds ha finalmente la sua rivincita e si dimostra praticamente l’impersonificazione del personaggio stesso. I comprimari fanno il loro lavoro. Morena Baccarin è bella e brava e non da l’idea di essere una damsel in distress, nemmeno quando la rapiscono. Ed Skrein, il nostro Daario Naaris 1.0 che interpreta Francis (Ajax), è senza capelli, doppiato da un vero inglese e viscido al punto giusto. Colosso è riprodotto esattamente come nei fumetti ed è un gigante dal cuore gentile mentre Testata Mutante Negasonica è la perfetta adolescente composta da “cupi silenzi seguiti da commenti acidi”. Non parla molto, ma è una bella presenza.

-Gli Easter Egg: ce n’è di tutti i colori, per tutti i gusti.

-La colonna sonora: è perfetta e spacca di brutto, per dirla come i ‘cciovani.

Ascolta queste due!

Shoop

X don’t give to ya

Il motivo principale, comunque, resta sempre e solo lui, Deadpool. Uno dei personaggi più amati di sempre.

Penso sia positivo che abbiano scommesso su un film rivolto principalmente ad un pubblico adulto. Sappiamo tutti che Marvel punta principalmente sui rEgazzini, ma a lungo andare le limitazioni imposte dal target di riferimento si fanno sentire e sviliscono delle storie che potrebbero salire di svariati gradini in qualità.

Quindi ecco. Non aspettatevi di vedere un capolavoro di film, qualcosa di assolutamente innovativo dal punto di vista registico oppure con una trama mozzafiato. Niente di tutto questo. Ma l’esperimento è perfettamente riuscito, il film è stat un successo e forse ci troviamo di fronte all’iniziatore di un nuovo standard per i cinecomic.

E voi, che ne pensate? Avete visto Deadpool? Scrivetemelo!

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#Ticonsigliounfilm: speciale Studio Ghibli

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Salve, lettori occasionali. Ho pensato che mancasse da un po’ un post a tema cinema e questa sera ho deciso di proporvi qualcosa di un po’ speciale, ovvero la mia Top 3 di titoli creati dal leggendario Studio Ghibli.

Siete pronti? Via!

TERZO CLASSIFICATO:

LA PRINCIPESSA MONONOKE

Guarda il trailer!

Questo meraviglioso film racconta la storia di Ashitaka, il principe di una remota tribù che per salvare sé stesso e il proprio popolo intraprende un viaggio che lo catapulterà nel mezzo del conflitto tra uomini e natura, tra la spietata civiltà e la forza di ciò che è selvaggio e incontrollabile, mistico.

Sarà proprio a causa di questo conflitto che farà la conoscenza di Mononoke, una giovane ragazza che vive nella foresta, allevata dai lupi, che combatte furiosamente contro gli uomini che vogliono distruggere la sua foresta per alimentare le fucine della loro città. Mononoke significa spirito vendicativo ed è proprio così che viene vista dagli uomini ma Ashitaka non accetterà questo punto di vista e…

Non vi dico altro. Le musiche, l’animazione, la trama, tutto è perfetto fino nei minimi dettagli. L’atmosfera del film è più cupa di quanto ci si aspetterebbe dallo Studio Ghibli ma questo no fa che accentuare il carattere epico e leggendario (e più adulto) della narrazione.

Ascoltami!

Ascoltatevi il meraviglioso tema musicale di Mononoke (con relativa canzone, che adoro).

Di seguito il testo:

haritsumeta yumi no   furueru tsuru yo
tsuki no hikari ni zawameku   omae no kokoro

togisumasareta yaiba no utsukushii
sono kissaki ni yoku nita   sonata no yokogao [1]
kanashimi to ikari ni hisomu
makoto no kokoro wo shiru wa mori no sei
mononoke-tachi dake   mononoke-tachi dake 

The trembling bowstring of a drawn bow
Pounding in the moonlight, your heart

The beauty of a sharpened blade
Thy profile looks very much like that sword point. [1]
Lurking in the sadness and anger
The only ones who know your true heart are the forest spirits
Only the spirits, only the spirits… [2]

SECONDO CLASSIFICATO:

LA CITTA’ INCANTATA

Guarda il trailer!

Chihiro si sta trasferendo con la famiglia e non ne è per niente felice. Ad un certo punto, lei e i genitori decidono di fare una pausa lungo la strada e si imbattono in un antico portale. Una volta attraversato, finiscono in uno strano luogo, pieno di bancarelle come un mercato ma totalmente disabitato. Tuttavia, il cibo esposto è invitante e pronto per essere mangiato. Così, mentre Cihiro esplora i dintorni i suoi genitori iniziano a ingozzarsi e quando la bambina torna indietro li ritroverà tramutati in… maiali! Proprio a quel punto cala la sera e la misteriosa località disabitata si popola di spiriti. Ma Chihiro deve salvare i suoi genitori da un’esistenza sotto forme suine e così è costretta a farsi assumere e lavorare nelle grandi terme per spiriti, che sono l’attrazione principale della misteriosa località turistica.

La città incantata è stato premiato con l’Oscar come Miglior film d’animazione e se lo merita. E’ perfettamente costruito, poetico e spiritoso, pieno di metafore e temi importanti come l’avidità, l’importanza del lavoro, di ricordare chi si è anche nelle avversità, il valore dell’amicizia e persino una condanna contro l’inquinamento e l’espansione edilizia senza freni.

PRIMO CLASSIFICATO:

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

Guarda il trailer!

Con questo film mi sono innamorata dello Studio Ghibli e ho iniziato a divorare i loro capolavori uno dopo l’altro.

Sophie è una giovane cappellaia, discreta, non molto socievole, un po’ taciturna, dall’aspetto ordinario e che passa sempre inosservata e a cui va benissimo così. Tuttavia, un giorno incontra un giovane uomo affascinante che l’aiuta a fuggire da dei misteriosi inseguitori. Quello stesso giorno, riceve al negozio la visita di una strega che per punirla delle sue cattive maniere la trasforma… in una vecchietta! Pensando di essere ormai inutile per la sua famiglia e il negozio di cappelli, Sophie se ne va e lungo la strada si imbatte nel castello errante in cui si dica viva il mago Howl, che mangia il cuore delle giovani donne. Non essendo più una giovane donna, Sophie non si fa spaventare e entra nello strano castello. Dentro però trova solo molta confusione, un bambino pasticcione e un demone del fuoco di nome Calcifer che sembra essere il motore del castello stesso. Solo in seguito scoprirà l’identità di Howl e il segreto legato al suo cuore…

Impossibile non innamorarsi di questa meravigliosa favola moderna, con protagonisti che si fanno amare al primo sguardo (io, personalmente, ho una cotta per Howl, ma questo è un altro discorso). Come per tutti i film del Ghibli, la trama è avvincente e il ritmo incalzante, ma vengono trattati anche temi profondi e si trova lo persino per la comicità.

Vi consiglio anche la lettura del libro da cui è tratto, perché si tratta di un fantasy estremamente piacevole e ben scritto.

MENZIONE SPECIALE:

IL MIO VICINO TOTORO, LA COLLINA DEI PAPAVERI & PORCO ROSSO

Guarda trailer di Totoro!

Guarda trailer La collina dei papaveri!

Guarda trailer Porco rosso!

Totoro è forse il più famoso e certamente il più rappresentativo film dello Studio Ghibli. Totoro è un dolce, paffuto e gigantesco “kami” che due sorelline appena trasferitesi col padre in una casa di campagna troveranno per caso sotto il grande albero di canfora che si trova vicino al loro villaggio. Magico film con una meravigliosa colonna sonora (ascoltatevi, The path of the wind).

La collina dei papaveri è piuttosto recente e forse non famoso come gli altri, ma io l’ho adorato. Due ragazzini, lei tutta seria e studiosa lui un po’ più scapestrato, si mettono a collaborare per salvare il club di arte della loro scuola. Ambientato negli anni ’60, si sfiorano temi come la guerra, la morte, la solitudine e la malinconia, ma anche il tradimento e l’amarezza. Infatti, ad un certo punto i due ragazzi scopriranno un segreto riguardo alle loro nascite che farà sospettare loro di essere, in realtà, fratelli…

Porco rosso è un film particolare, interamente ambientato sull’Adriatico, tra le coste della dalmazia e quelle italiane! L’atmosfera e le ambientazioni sono ricostruite in modo ineccepibile, dimostrando in grande amore di Hayao Miyazaki per l’italia. Ma anche quello per gli aereoplani. Infatti, il protagonista, Marco, è un aviatore, il migliore in circolazione. Peccato che per alcune circostanze particolari la sua faccia sia stata trasformata in quella di un maiale…

Spero di avervi incuriositi, o lettori occasionali! I film dello studio Ghibli sono molti più di questi, ma vi ho menzionato quelli che hanno un particolare significato per me. Vi andrebbe di farmi sapere quali sono i vostri preferiti e perchè? 🙂


#Ticonsigliounfilm

Salve lettori occasionali, so che non vedevate l’ora di ritrovare questa rubrichina dove vi consiglio alcuni film che reputo meritevoli di attenzione, ed è per questo che ho ascoltato le vostre richieste e ho composto questo interessantissimo post.

Mirror, Mirror

Vi ricordate che qualche anno fa, precisamente nel 2012, uscì un film aberrante dal titolo “Biancaneve e il cacciatore”? Se ve lo ricordate, forse conoscerete anche quest’altro film, sempre basato sulla storia di Biancaneve, ma uscito un mese prima del terrificante colossalone trash. Ecco, questa operetta del regista Tarsem Singh fa il culo a strisce (scusate il francesismo) a Biancaneve e il cacciatore sotto ogni punto di vista, dai costumi alla scenografia al trucco alla scelta degli attori a, soprattutto, i dialoghi e l’umorismo. Perché in questo trend più o meno discutibile di rendere tutte le fiabe dark, Mirror Mirror mantiene un tono leggero e incantato senza rinunciare alla serietà quando deve. In più, il cast è di tutto rispetto. Julia Roberts fa la parte della regina cattiva, una donna bella che sta sfiorendo e che vuole assolutamente accasarsi col valoroso ma un po’ vanesio principe (Armie Hammer, che è un bel pezzo di mazzo e lo ritroverete alla fine di questo articolo). Biancaneve e Lily Collins, che a me piace tanto, sopracciglia comprese. La trovo incredibilmente carina, proprio nel senso di “cute” all’inglese, o kawaii. Inoltre è anche bravina e sempre meglio di Kristen “monoespressione” Stewart. Consigliato se volete un film colorato e allegro, che vi farà sorridere e vi intratterrà da inizio a fine.

Hotel Transilvania 2

Un cartone animato di recente uscita. Hotel Transilvania 2 riprende tutti i fattori vincenti del primo capitolo, aggiungendoci il dolcissimo marmocchio ricciuto nato da Mavis, la figlia di Dracula, e Jonny (che per chi non l’avesse notato, si chiama Jonathan, come Jonathan Harker del romanzo Dracula) nonché il nonno Vlad, un vero e proprio vampiro con la V maiuscola, che spaventa tutti -suo figlio compreso-. Ancora una volta troviamo la tematica dell’accettazione del diverso. Dennis (o Denisovich, per Drak) a cinque anni non ha ancora sviluppato le zanne da vampiro e questo mette in dubbio la sua natura sovrannaturale. Di conseguenza, Mavis e Jonny iniziano a pensare di trasferirsi in un posto più tranquillo, dove un bambino normale possa crescere al sicuro. L’idea spaventa Dracula, che si adopera in tutti i modi per risvegliare la “vampiricità” del bambino. A questi tentativi è affidata la carica comica del film, che c’è e anche bella forte. Io ho riso di gusto in molte occasioni. Non c’è molto di più in realtà, perché Hotel Transilvania è un film giocato su personaggi forti e una trama semplice e lineare, che lo rende molto più fruibile per un pubblico giovane di quanto non lo fosse, a mio parere, Inside Out. Tuttavia, spesso e volentieri assistiamo a evidenti strizzate d’occhio al mondo adulto: il costume di Jonny per la festa di suo figlio è quello di Dracula nel film di Coppola (il mantello rosso e la voluminosa parrucca bianca), il nome dello spaventoso e feroce mega-pipistrello che accompagna Vlad si chiama Bela, come Bela Lugosi, il famosissimo attore che interpretò Dracula nel film del 1931, etc. Consigliato se volere un film per grandi e piccoli che vi farà ridere un sacco.

Operazione U.N.C.L.E

Per qualche motivo, questa spy story è stata fatta uscire nello sfortunato periodo estivo, e non mi capacito del perchè? Davvero non valeva la pena investirci, davvero non ha convinto chiunque decida quando far uscire i film al cinema? Com’è possibile? Si tratta di unn remake della serie televisiva Organizzazione U.N.C.L.E risalente agli anni ’60, con protagonisti Henry Cavill (Man of steel) nei panni di Napoleon Solo, un ladro riciclatosi come migliore agente della CIA, e Armie Hammer (The lone ranger, Mirror Mirror) nei panni di Illya Kuryakin, il miglior agente del KGB. Russia e America, nemici giurati, collaborano per sgominare una organizzazione terroristica con base in Italia (yessss, per una volta facciamo la parte dei cattivi cattivi e non solo dei poracci o dei mafiosi) che ha trovato il modo di produrre un’atomica in miniatura. Personalmente, l’ho trovato un film estremamente godibile e deliziosamente curato fino nei minimi dettagli. Scenografia e costumi sono assolutamente perfetti, sembra davvero di fare un salto direttamente nei tardi anni ’60. I due protagonisti poi sono trattati in un modo particolare: pur essendo due spie e due uomini piuttosto “machi” possiedono una sensibilità e addirittura un SENSO ESTETICO, cosa che invece la loro conprotagonista femminile non ha. La ragazza è infatti “il miglior meccanico di Berlino est” e non ha tempo di pensare a come abbinare abito e accessori. Anzi, non glie ne importa proprio niente. Se i due protagonisti diventeranno immediatamente dei “frenemies” (amici-nemici) con una velata bromance (brother-romance, che in questo caso significa affetto amicale tra uomini, non amore omosessuale), dimostrando che due uomini possono essere etero e provare anche amicizia (o addirittura affetto) verso un altro essere maschile, la storia che si instaurerà tra Illya e Gabi -la meccanica- rimarrà sempre in sospeso e, addirittura, sarà lei a provarci spudoratamente con lui. Come biasimarla… Insomma, un film estremamente godibile, ben costruito, con dialoghi sagaci, un ritmo incalzante, umorismo pungente, un genio del male donna (fantastica, tra l’altro) e dei personaggi così sovversivi. Mi chiedo se il carico di novità fosse troppo pesante per il Signor Cinema. Sia mai che due uomini dei manzi di prima scelta e amici e una donna aggiusti le macchine e cerchi di rimorchiare. Consigliato per chi ama le spy story in stile James Bond e la sovversione.


Disney: Inside Out

Riley è una bambina di undici anni che vive in Minnesota. Gioca a hockey, ha degli amici, due genitori amorevoli e una vita felice. Ma qualcosa sta per cambiare, perchè Raley e la sua famiglia si trasferiscono a San Francisco (lo stessa città -più o meno- di Big Hero Six) e qualcosa dentro di lei inizia a cambiare. E ciò a cui noi assisteremo sarà una doppia storia: quello che dall’esterno va a influire all’interno della protagonista e viceversa, le reazioni interne che influenzeranno l’esterno.
Dentro Riley, infatti, si trovano quelle che nel film sono le emozioni cardine: gioia, tristezza, paura, disgusto e rabbia. Ognuna di esse ha un ruolo ben preciso, una funzione da svolgere, un motivo di esistere, tranne Tristezza: lei non si capisce bene a cosa serva, considerando che ogni volta che prende il sopravvento Riley sta male, piange e si dispera. Tuttavia la vera protagonista è Gioia, l’emozione dominante di Riley, che coordina il team che risiede nel quartier generale e risulta palesemente preponderante tra i ricordi della bambina.

Ed è quando la leadership di Gioia comincia a vacillare che ci accorgiamo che qualcosa non va. Il trasferimento mette Riley in crisi, la strappa via dal mondo dell’infanzia dove tutto era semplice, tutto andava bene, e la spinge a crescere. E crescere significa demolire e ricostruire. Ma la demolizione può essere traumatica.

Ma come sviluppare una storia di questo tipo? Come portare sullo schermo le emozioni, i loro capovolgimenti? Mettendole in difficoltà, così come lo è Riley. Tristezza, infatti, comincia a comportarsi in modo strano e combina un guaio trasformando uno dei ricordi base della bambina (quei preziosissimi ricordi che hanno plasmato la sua personalità) e rendendolo un ricordo triste anzichè felice, com’era sempre stato. Nel tentativo di rimediare, Gioia e Tristezza si ritrovano nel labirintico deposito dei ricordi nella memoria a lungo termine. Da lì dovranno tornare al quartier generale e durante il loro viaggio incontreranno personaggi memorabili e attraverseranno luoghi fantastici, ideati in modo semplicemente geniale. Il loro viaggio di ritorno seguirà passo per passo i cambiamenti che avvengono dentro Riley, momentaneamente “comandata” soltanto da Rabbia, Paura e Disgusto. Alla fine, Tristezza troverà il suo compito, la sua funzione, così come Riley inizierà a provare emozioni più complesse, segno della crescita avvenuta in lei.

Inside Out è un film bellissimo. Uno dei più belli che io abbia mai visto, e ve lo dice una che ha visto tutti i film animati prodotti dalla Disney (conosco a memoria le battute dei Classici!) e Disney-Pixar (senza contare quelli di altra provenienza). Non che questo mi qualifichi come critica cinematografica o mi dia qualche tipo di autorevolezza, ma se non altro è impossibile dire che io non abbia materiale di paragone.

E’ bellissimo sotto il punto di vista visivo: il mondo reale, dove i colori sono più spenti, contrasta con il fantastico mondo all’interno della testa di Riley, dove i colori sono vivi e accesi. Le emozioni sono animate spledidamente, tutte ispirate a una forma geometrica e un colore precisi, con i capelli simili a nastri e ricoperti da quella che sembra una morbida pelliccia. Gioia in particolare sembra sia stata particolarmente complessa da realizzare, perchè risplende di luce propria e gli animatori hanno lavorato perchè questa luce non solo emanasse da lei ma ne seguisse i movimenti e risultasse quasi “morbida”. Le cinque emozioni sono ovviamente dentro ognuno dei personaggi “reali” che incontriamo, come i genitori di Riley o i suoi compagni di scuola, e le scene in cui entriamo all’interno delle loro teste sono semplicemente esilaranti.

E’ bellissimo sotto il punto di vista del messaggio che vuole mandare: crescere può essere duro, crescere può voler dire dimenticare parti di noi stessi che non ci servono più, la tristezza fa parte della vita e non possiamo evitarla, fuggirla o cercare di ignorarla. La tristezza è legittima e necessaria a far risplendere ancora di più la gioia, perchè non sono forse le due facce di una stessa medaglia? E dalla tristezza non può forse nascere la soluzione a molti problemi?

E’ bellissimo sotto il punto di vista della sceneggiatura e della “trasposizione”: chiunque abbia pensato a trasformare concetti complicati come quelli che riguardano il funzionamento della nostra mente in una serie di sequenze esilaranti e geniali merita un Oscar, subito, così, sulla fiducia. Così come è notevole la semplicità e l’efficacia con cui viene dipinta la vicenda “esterna” che coinvolge Riley.

Questo film parla allo spettatore in modo profondo e non crederò mai che si tratti di un film per bambini, perchè i concetti che espone e come li espone -tipo, non so, il funzionamento della memoria, la complessità delle emozioni, la depressione, la disperazione, tanto per citarne alcuni- sono assolutamente incomprensibili dai tredici anni in giù. Prova ne sono i bambini che erano in sala il giorno in cui io sono andata al cinema: si annoiavano! E annoiandosi disturbavano tutti gli altri spettatori in sala, ma questa è un’altra storia. In ogni caso, Inside Out è un film complesso, che permette una lettura su più livelli e può tranquillamente soddisfare un adulto come un ragazzino.

Mi è piaciuto così tanto che credo mi procurerò il Dvd quando uscirà (e la tazza di Disgusto, ma anche questa è un’altra storia).

Personalmente, durante la visione mi sono commossa svariate volte e non sono un tipo di ragazza che si scioglie in lacrime ad ogni manifestazione di sentimenti. Mi sono ritrovata a ripensare alla me bambina, a domandarmi quali parti di me avessi archiviato e perché. Ma ho anche riso un sacco.

E voi? Avete visto il film? Cosa ne pensate? Fatemelo sapere!

A presto 🙂