I preferiti di agosto

 

Cari lettori occasionali,

agosto se n’è andato alla stessa velocità impiegata dai corvi di Westeros per coprire la tratta Eastwatch-by-the-sea – Dragonstone. Tra i dodici e i quindici secondi.

Io però sono qui per fornirvi la mia -poco seria- carrellata di cose belle del mese. Fatemi sapere quali sono le vostre fisse mensili, ché mi divertirei moltissimo a leggerle.

 

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La categoria se l’aggiudica a mani basse la nuova ballata introdotta in Game of Thrones, ovvero quella cantata da Ed Sheeran nel suo funestato cameo: Hands of Gold.

Perché vedete, io sono un’anima antica e se mi fate sentire una ballata dal sapore un po’ malinconico e misterioso è probabile che diventi la mia canzone preferita in tempo zero.

Oltretutto, sono una che si fissa spaventosamente con le canzoni e le riascolto fino a conoscere a memoria anche la terza voce e il coro di archetti in sottofondo per poi stufarmene brutalmente.

Così nel giro di due giorni ho imparato Hands of Gold a memoria ma ancora non mi sono stufata.

Anche voi siete così? Dei consumatori compulsivi senza il minimo senso della misura?

Nel frattempo, vi lascio la versione che mi piace di più qui sotto. Si tratta di una cover di Peter Hollens, che trovate su YouTube.

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Non vi citerò un libro (perché vi arriveranno 3 recensioni a breve), ma una rivista: National Geographic Storica.

Annibale

Da anni questo mensile mi fa l’occhiolino dagli scaffali delle edicole, ma l’ho comprato per la prima volta solo questo mese e principalmente perché non ho resistito al titolone che capeggiava sulla copertina: Annibale. Ovvero, il mio cognome.

(‘Na roba ingombrante. Del tipo che ad ogni ciclo scolastico immancabile mi dovevo sorbire la battutona: “Siccome qui abbiamo un testimone diretto, Annibale, raccontaci delle guerre puniche. Sù, non sarà difficile per te.” Io so tutto delle guerre puniche, mannaggia a voi.)

In ogni caso, non sono rimasta delusa. Mi sono letta tutti gli articoli con la stessa adorazione con cui guardo Superquark e gli speciali di Alberto Angela e mi sono sentita di nuovo quella bambina che adorava leggere manuali di storia e voleva tanto tanto diventare archeologa.

Se anche voi avete avuto la fase “voglio essere archeologo”, fatemelo sapere.

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Vi sareste aspettati Game of Thrones, lo so, ma sono troppo ferita per poterne parlare. Mi sento tradita, quindi mi chiudo in un muto silenzio e medito una recensione più approfondita nella quale cercherò di mantenere la calma e di non sputare troppo veleno sulla Jonerys o su quello che hanno fatto di Arya o su tutte le incongruenze mastodontiche o sulla mamma di D&D e insomma…

Parliamo di Vikings.

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Avevo visto solo la prima stagione, alla remota epoca della sua uscita, ma poi la vita si è frapposta tra me e Travis Fimmel e quindi non ho più continuato. Ho recuperato questo mese, e sono arrivata alla terza stagione.

Mi piace molto come hanno fuso il mito di Ragnarr Loðbrók con una ricostruzione storica accurata. Mi piacciono i personaggi, complessi e umani. Mi piace che il tutto non sia ridotto a un pastone di sesso e violenza. Mi piace che le battaglie non siano enormi ma anzi, spesso somiglino a quelle zuffe sanguinose che dovevano effettivamente essere. Mi piace anche che venga posta la giusta attenzione ai riti e alle usanze dell’epoca.

E poi mi piace lui, Ragnarr, perno di tutto, l’Ulisse dei popoli scandinavi, sopraffatto dalla propria curiosità e sete di conoscenza.

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Questo mese non è che abbia visto granché, ma un film mi sento di citarlo e si tratta de “La casa degli spiriti”, una pellicola del 1993 diretta da Bille August e tratta dal libro omonimo di Isabel Allende.

Si tratta di un buon film ma il suo fascino è quasi esclusivamente dovuto alla bellezza del libro della Allende che, come Marquez, è in grado di imbastire saghe familiare complesse, affascinanti e misteriose, fondendo magia e realtà storica in un intreccio che tiene incollati allo schermo.

Ottimi anche gli attori e le interpretazioni. Meryl Streep è Clara del Valle mentre sua figlia Blanca, una volta cresciuta, è interpretata da Winona Ryder. Esteban Trueba è Jeremy Irons e Pedro, l’amante rivoluzionario di Blanca, è interpretato da Antonio Banderas. In particolare, è notevole Glenn Close nei panni di Zia Férula, un personaggio atipico e profondo.

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Il luogo del mese è stato “Bergila“, un posto nei pressi di Issengo, in provincia di Bolzano. Si tratta di una distilleria di oli essenziali a cui si è successivamente aggiunto un giardino biologico.

Ma il motivo per cui ve lo cito non è il profumo di pino che emana la distilleria e neppure il negozio di oli essenziali che ci sta di fianco. No, il motivo principale è questo:

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Un fienile caldo pieno aghi di pino caldi e corteccia di pino calda in cui infilare i piedi. Fa bene alla sinusite e allo spirito.

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Possiedo solo un campioncino, ma questa crema favolosa ti fa diventare la pelle del viso liscia come quella di un bambino. La mia sapienza si ferma qui, ma mi piace. Fossi ricca me la comprerei.

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E questo è tutto, cari e care. Mi fate sapere quali sono stati i vostri preferiti? Se anche voi leggete Storica? Oppure se anche voi da piccoli volevate fare gli archeologi?

Un bacio in fronte a tutti.

G.

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Preferiti di luglio

Salve a tutti, lettori occasionali,

sono qui oggi per rendervi noti (quanta solennità!) i miei preferiti di luglio, un mese che è durato così tanto, ma così tanto, che mi sono chiesta se non fossi nuovamente sprofondata in quel magico periodo che è l’infanzia, durante il quale il tempo pare scorrere a velocita 0,50 salvo che poi arriva l’adolescenza e sbam, fastforward x6.

1) GLI EVENTI

Ebbene, la prima cosa che vi cito è stata sicuramente lei, quella che c’ha più titoli di Daenerys Targaryen: la temuta, la maledetta, l’orrore, l’innominabile, la mai facile, la figlia di una donna di facili costumi, l’incubo, la sterminatrice di neuroni, liberatrice di paranoie, madre dell’ansia: la laurea.

Vorrei essere una di quelle persone che una volta ottenuto il loro diplomino, con la corona di alloro in testa, dispensano sorrisi e prospettive di successo, che su Facebook citano l’Amaro Montenegro “è stato difficile p, ma ce l’ho fatta”, che sono orgogliosi del loro percorsino di studi e si sentono bravi per quel poco che sono riusciti a ottenere… ma non lo sono. Quindi dirò che sono felice di essere fuori dal sistema universitario una volta per tutte. Adesso posso dedicarmi a qualcos’altro. La disoccupazione, per esempio.

Una cosa buona che ciò di cui sopra si è portato appresso è stato un delizioso viaggio in Germania. Gentilmente ospitata da una mia amica, ho potuto visitare Berlino e Dresda. La prima, ci ha accolte con una bomba d’acqua in stile diluvio universale, lasciandoci a vagare fradice per il resto della giornata. Le mie povere Adidas ne risentono tutt’ora. A Dresda pure pioveva, ma meno. Faceva freddo, però. Il 26 luglio ho visto persone girare con la giacca col pelo sul cappuccio. Delle due, forse ho preferito Dresda, perché a me se mi dai del vecchiume (anche finto, chè la città è stata ricostruita uguale a prima dopo i bombardamenti) sono felice.

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Dopo la tempesta

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Dresda

2) IL CIBO

Anche questo è collegato alla Germania, patria dei discount. In quel luogo ameno chiamato Edeka è venduto un surrogato di felicità, al modico prezzo di 45 centesimi. Si tratta di una sorta di baguette semi surgelata ripiena di qualcosa che somiglia a crema di aglio. Vi fa un alito assassino ma ne vale la pena. Dieci punti a Grifondoro.

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3) SERIE TV

Saltando di palo in frasca ma pur sempre seguendo il fil rouge teutonico, approdiamo nelle lande delle serie televisive. Il podio questo mese se lo aggiudica Veronica Mars, che torna prepotente a scacciare rivali più recenti con i suoi outfit osceni da pieno 2005, le sue battute al vetriolo e i suoi studenti sedicenni interpretati da quarantenni in pre-pensionamento con la panza. Un rapido commento: amo Veronica e Logan come il primo giorno, in quegli anni il trash era potente, a long time ago… we used to be friend!

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Veronica role model. Period.

Menzione speciale all’amore del mio cuore (e di quello di molti altri), Game of Thrones. Il discorso su questa serie meriterebbe un articolo a parte, devo dire. In generale, dalla quinta stagione in poi, a meno di non essere completamente privi di sensibilità, è possibile subodorare il lezzo lasciato dai pesci che gli sceneggiatori non sanno più come pigliare. Scontato, banale, farcito di fanservice. Non avrei mai volut dirlo, ma GoT ormai è caduto dal suo olimpo e vive principalmente del suo nome, un po’ come Daenerys Targaryen, che io voglio, esigo, pretendo di vedere morta.

4) FILM

Il film di luglio è stato Northanger Abbey (2007). Lo trovate in versione integrale con sottotitoli in Youtube. Il cast è di tutto rispetto:

Felicity Jones come Catherine

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Carey Mulligan come Isabella Thorpe

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Davos Seaworth… ehm, Liam Cunningham, è il generale Tilney

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e JJ Feild è Mr. Tilney. Adorabile. Adorato. Fratello perduto di Tom Hiddleston. Over Darcy, sempre.

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5) BEAUTY:

Mi sento di citare le maschere viso in tessuto di TonyMoly, più che altro perché trovo oltremodo divertente mettere in faccia una cosa che ti fa sembrare Belfagor, il fantasma del Louvre. Fanno effetto? Parzialmente. Certo poi la pelle è bella idratata e liscia, ma nessun miracolo. La soddisfazione di farsi asciugare quella roba in faccia, però, vale i 3 euro che le maschere costano.

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Io, con addosso la maschera all’aloe

 

6) MUSICA:

Luglio è stato segnato anche dalla morte del cantante dei Linkin Park, una band che ha accompagnato gli anni della mia adolescenza, periodo emo e tutto. Numb è tutt’ora una delle mie canzoni predilette, così come Somewhere I Belong.

Di tutt’altro stampo, il mio guilty plesure: Despacito. Non aggiungerò altro, ma sono pronta ad affrontare le conseguenze di questa confessione. 

7) LIBRO:

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Nelle lunghe domeniche d’estate, la gente va al mare. O in montagna. Io invece staziono in libreria e questo mi ha dato modo di terminare tutta una serie di romanzi. Se qualcuno mi ha lasciata basita in negativo, altri li ho molto apprezzati. Tra questi, “L’arminuta” di Donatella di Pietrantonio, edito da Einaudi. La storia è quella di una ragazza che, da un momento all’altro, deve lasciare il benessere della sua condizione agiata per essere rispedita dalla famiglia d’origine, in un quartiere povero, in una piccola casa piena di fratelli che per lei sono degli sconosciuti. Si tratta di una storia di riscoperta di sé stessi, che affronta il tema della maternità e della responsabilità, in una Puglia degli anni Settanta che, a leggere il racconto, potrebbe essere il ritratto di un’Italia degli anni Trenta.


E voi, miei cari?

Quali sono i vostri preferiti? Conoscete qualcuna delle cose che ho nominato?

XoXo

G.

 


#IPreferiti: Giugno

Salve a tutti, miei fedeli ma ultimamente trascurati Lettori Occasionali.

Per me, la vita ha ricominciato a scorrere da giovedì scorso, 6 luglio. Tutto ciò che è venuto prima era solo uno strano impasto di ansia, aspettative e scalette da rispettare. Torno quindi oggi con un nuovo post, di una nuova rubrica, che spero vi piaccia.

WONDER WOMAN

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Prima di essere Wonder Woman, Diana è la principessa delle Amazzoni, addestrata per essere una guerriera invincibile. Cresciuta in una paradisiaca isola protetta, Diana abbandona la sua terra dopo che un pilota americano piomba sulle rive e racconta del violento conflitto che infuria nel mondo esterno. Convinta di poter fermare la minaccia, scoprirà i suoi reali poteri e il suo vero destino.

Inserisco Wonder Woman tra i preferiti dello scorso mese non perché lo ritenga un film spettacolare (anzi, credo sia zeppo di difetti, con una trama un po’ troppo lineare e un ritratto della realtà storica a dir poco imbarazzante) ma per l’entusiasmo che mi ha suscitato vedere un cinecomic con una protagonista femminile che mena come un fabbro, è adorabile e non si fa rubare la scena dai comprimari maschili meno abili di lei.

AMERICAN GODS

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A giugno è andato in onda l’ultima puntata di American Gods, la serie di Starz basata sull’omonimo romanzo di Neil Gaiman, mio amatissimo longtime favourite.

Dopo tre episodi fedelissimi al materiale originale (tanto da farmi domandare se effettivamente la gente che si arrabbia per gli adattamenti cinematografici sbraitando “bastava seguire il libro!” non abbia dopotutto ragione e quelli che difendono gli sceneggiatori al grido di “cambia il medium, cambia tutto!” in fondo non abbiano dopotutto torto), la serie si prende le sue libertà e divaga e diverge permettendosi di spendere il penultimo episodio a indagare la backstory di un personaggio sì importante, sì apprezzato dal pubblico, ma comunque secondario. Nonostante queste strane scelte di impostazione, io ho comunque adorato American Gods. Ne ho adorato la regia e la fotografia, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi, il cast, e alla fine della fiera non so se sono più innamorata di Mad Sweeney o di Low-Key.

IL RACCONTO DELL’ANCELLA

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Nolite bastardes te corburundorum

A giugno si è conclusa anche Il racconto dell’ancella, serie di HULU basata sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood pubblicato nel 1985. Una storia distopica ma ambientata in un futuro prossimo e realissimo che, considerando l’anno d’uscita del romanzo, potrebbe essere i giorni nostri. In un mondo preda di una terribile crisi della natalità, negli ex-Stati Uniti una neonata teocreazia ha privato le donne di ogni diritto e libertà. Le Ancelle sono un gruppo di donne ancora fertili, merce rara e preziosa. Strappate alle loro famiglie, alle loro vite precedenti, le Ancelle vengono addestrate al loro compito con modi brutali e infine assegnate a uno dei generali di Gilead, affinché concepiscano al posto delle loro mogli durante cerimonie rituali che sono degli stupri in piena regola.

Offred (o Difred nella versione italiana) è un’Ancella e noi seguiamo la sua lotta per non soccombere al folle sistema che è Gilead.

La serie è meravigliosa e inquietante. L’ansia sale sottile, striscia sottopelle e ti si aggrappa allo stomaco senza che la serie mostri mai nulla di esplicito o splatter. La violenza psicologica che subisce Offred permea nello spettatore, che si ritrova a guardare ciò che accade con disagio, sempre in allerta, perché già da subito appare chiaro che ogni scambio di battute con i signori Waterford potrebbe costare a Offred (o meglio, a June) la vita.

LIBRO

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Giugno è stato il mese in cui ho iniziato Le otto montagne, di Paolo Cognetti, che poi ha anche vinto il Premio Strega. Devo ancora terminarlo ma anche così devo dire che il premio se l’è ampiamente meritato.

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A giugno poi ho anche riscoperto il mio amore per Italo Calvino, che penso non abbia bisogno di troppe presentazioni. Se una notte d’inverno un viaggiatore è un libro imprevedibile dedicato a chi ama leggere e perfetto anche  per chi ama l’oggetto libro in sé.

UN ROSSETTO BELLISSIMO

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Urban Decay: Firebird

Esulo dalle mie solite ciarle libresche per addentrarmi nel magico mondo del makeup e consigliare alle fanciulle in ascolto questo fantastiglioso rossetto liquido. Non so parlare di trucchi, quindi me la gioco facile: il colore è bellissimo, molto estivo, si stende bene, diventa opaco-ma-non-troppo, dura tanto.

I VIDEO

Esilarante:

Ilenia non delude mai:

GLI SMOOTHIES

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L’estate chiama yogurt greco e frutta rossa frullati insieme. Ed è così che io faccio i miei adorati frullati:

  • Yogurt greco. Va bene una marca qualsiasi, anche quello del Lidl, venduto in barilotto. Se siete fichetti va bene il kefir o lo skir. Se siete ricchi, usate lo yogurt greco vero.
  • Fragole, un tot, a occhio.
  • Mirtilli, idem come sopra.
  • Lamponi, idem x 2.
  • Latte vegetale, perché io quello normale non lo digerisco.
  • Semi di chia.
  • Cubetti di ghiaccio.
  • Spruzzata di guaranà.

A seconda della sfumatura che volete ottenere, potete mischiare i frutti. Con l’albicocca viene rosino pallido tendente all’arancio e la banana fa lo stesso effetto del bianco, il frullato vi viene un tono più chiaro.

Se avete ricette “sfiziose” (aggettivo prediletto dai blog di cucina) lasciatemele nei commenti!

XoXo,

G.