L’albero delle bugie, di Frances Hardinge

Edito: Mondadori

Pagine: 415

Prezzo: 11, 50 euro

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Fin da quando era piccola Faith ha imparato a nascondere dietro le buone maniere la sua intelligenza acuta e ardente: nell’Inghilterra vittoriana questo è ciò che devono fare le brave signorine. Figlia del reverendo Sunderly, esperto studioso di fossili, Faith deve fingere di non essere attratta dai misteri della scienza, di non avere fame di conoscenza, di non sognare la libertà. Tutto cambia dopo la morte del padre: frugando tra oggetti e documenti misteriosi, Faith scopre l’esistenza di un albero incredibile, che si nutre di bugie per dar vita a frutti magici capaci di rivelare segreti. È proprio grazie al potere oscuro di questo albero che Faith fa esplodere il coraggio e la rabbia covati per anni, alla ricerca della verità e del suo posto nel mondo.

Partiamo da un presupposto: non credo sia corretto dare in pasto ai ragazzi, per il semplice motivo che sono -appunto- ragazzi, romanzi scontati e sempliciotti, dalla prosa piatta e banale e popolati di protagonisti insipidi e tristemente privi di sfumature. Per fortuna, questo libro non lo fa.

Al contrario, con una prosa lineare ma ricca e ben costruita, Frances Hardinge racconta una storia di crescita dalle tinte oscure, in cui una protagonista all’apparenza mite e anonima cova nell’animo l’aspirazione di seguire le orme paterne e diventare una naturalista e una scienziata.

Il suo sogno però sembra irrealizzabile, perché diventare naturalista e sceinziata, partecipare a scavi archeologici, viaggiare per il mondo sono tutte cose precluse alle donne nell’Inghilterra di fine Ottocento.

Così l’intelligenza e la curiosità di Faith vengono costantemente ignorate e messa da parte, quasi fossero attributi disdicevoli di cui lei dovrebbe vergognarsi, e ogni suo tentativo di timida affermazione è messo tristemente in ombra dalla presenza del fratellino, ancora ingenuo e per nulla brillante… ma maschio.

Quindi non importa che Faith sia più abile e che mostri un’attitudine alla scienza che il piccolo Howard non possiede: lei è una donna e in quanto tale nient’altro che un peso economico che non darà mai lustro alla famiglia e per questo ciò che ci si aspetta da lei non sono genio e intraprendenza ma mite e devota accondiscendenza.

Almeno, questo è ciò che sbraita il Reverendo Sunderly, padre della protagonista, quando lei afferma e difende la propria intelligenza e il proprio diritto a seguire la sua passione.

Ma io sono intelligente.

È questa rivelazione riguardo al proprio ruolo nel mondo più che la subito successiva morte del padre a segnare la svolta nella narrazione e a dividere nettamente a metà il romanzo.

Nella prima parte, l’atmosfera è tesa, nervosa, asfittica. Faith è un fascio di rabbia repressa, speranza, impotenza. È un’adolescente ancora costretta nei propri abiti da bambina, relegata in un angolo. Una presenza dimenticabile che sente su di sé tutto il peso della propria trascurabilità.

Nella seconda parte, invece, Faith diventa un fantasma vendicativo. Per nutrire e studiare lo strano e inquietante esemplare botanico nascosto dal padre e causa probabile della sua morte, Faith indaga su quello che ritiene un caso di omicidio, mente, manipola, sfrutta, scappa di casa la notte, prende il mare da sola, sfida le proprie paure e i limiti imposti dalla società su di lei e si spinge sempre più avanti fino a mettersi in pericolo.

Ma sono quest’avventura, la sua determinazione, i suoi inganni e le sue manipolazioni, che permettono a Faith può dare prova della propria forza e arguzia, delle proprie capacità, intraprendendo un percorso che la porterà ad uscire da quei vestiti da bambina e da quella devozione all’idea paterna, specchio delle rigide norme sociali.

Voglio essere un cattivo esempio.

Ho davvero apprezzato questo romanzo e due dei motivi sono la costruzione del personaggio di Faith e la coerenza dell’autrice nel narrarlo.

Quante volte un personaggio viene descritto come geniale o malvagio o coraggioso ma si rivela poi un goffo piagnucolone arrogante spesso senza alcun motivo valido per fare quello che fa? Faith invece compie un’evoluzione possibile, rilascia un potenziale che era già dentro di lei e che si manifesta in un’accesa caparbietà e nello sfruttare le proprie risorse piuttosto che in immensi poteri cosmici o in exploit di violenza. E nonostante tutto, nonostante la propria evoluzione, Faith rimane comunque sé stessa.

Anche i personaggi di contorno sono apprezzabili. Tratteggiati con meno attenzione di Faith ma comunque interessanti, apprezzabili (a parte Jeanne, Jeanne doveva morire male) e abbastanza approfonditi da poter legare con loro e capire le loro motivazioni. Un fattore questo che rende il romanzo molto godibile e sostiene il ritmo più disteso della prima parte, creando un solido contesto.

“L’albero delle bugie” è dunque un racconto sulle conseguenze disastrose della disonestà e delle menzogne e sulla loro pericolosità e sulla loro natura contagiosa. “Dai loro una bugia in cui siano disposti a credere”, è questa la regola per nutrire l’albero. Seguendola, nutrendo la gente di bugie -gente prontissima a bersele!- Faith, e suo padre prima di lei, mettono in circolo e vengono schiacciati dal peso dell’entità da loro creata e cresciuta a dismisura, proprio come l’albero che se ne nutre.

Ma è anche un racconto di formazione e di presa di coscienza. Bisogna avere il coraggio di essere ciò che si è, non si può ignorare la propria natura, perché ignorare le proprie passioni provoca più danni che benefici.


Voto:

4,5 2000px-White_Stars_1 su 5: Intrigante


Lo consiglio a:

  • Chi vuole leggere un libro ad alto coefficiente girl power;
  • Agli adolescenti in generale, fascia 13-18 anni;
  • A chi ama i racconti ottocenteschi, con ville a picco sull’oceano e paesani ostili;
  • A chi ama i racconti misteriosi;
  • A tutti, perché sarà un libro per ragazzi ma lo possono leggere anche gli adulti.

 

 

 

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L’ultima sera di Hattie Hoffman, di Mindy Mejia

Una ragazza viene trovata morta in un granaio. Si tratta di Hattie Hoffman, studentessa brillante e aspirante attrice. Qualcuno l’ha pugnalata e le ha deturpato il volto. Lo sceriffo Del indaga sul caso, svelando poco alla volta cosa è accaduto nel corso dell’ultima sera in cui Hattie era ancora in vita ma per farlo dovrà portare alla luce qualcosa che nessuno avrebbe mai sospettato…

 

 

Hattie Hoffman è un’adolescente di campagna che sogna la città. Ha un talento per la recitazione e vuole metterlo a frutto a New York, dove sogna di trasferirsi appena terminata la scuola nonostante la disapprovazione dei suoi, che in ogni caso l’adorano. Nel frattempo, si annoia nel suo paesino di provincia, passa il suo tempo a lavorare come commessa e partecipa alle piccole produzione teatrali delle vicine cittadine.

Quello di Hattie però non è semplice talento né quella di diventare un’attrice è una semplice aspirazione. La recitazione è parte di lei, è penetrata così profondamente che la vera Hattie non viene mai alla luce, perennemente coperta dalle sue maschere. La sua personalità è qualcosa che oscilla e si adatta a chiunque lei si trovi di fronte. Hattie riesce a capire cosa gli altri vogliono da lei e a metterlo in scena, con lo scopo ultimo di riuscire ad ottenere tutto quello che vuole. Approvazione per lo più, amore, ammirazione.

Io ti osservo, sai? Al mattino presto confabuli con Portia, assecondi le sue idee ridicole, le propini una stronzata dopo l’altra. All’ora di pranzo ti lasci mettere le mani addosso da Tommy, arrossisci e ridi come una sciocchina. Non c’è un solo insegnante di cui non cerchi di accattivarti le simpatie, e ognuno di loro è convinto che sceglierai una facoltà legata alla sua materia. Ma la cosa incredibile è che niente di tutto questo ti disturba. Tu dici di recitare e basta, ma è come se ti sbriciolassi in mille pezzi, e appena scopro un nuovo frammento di te, svanisci di nuovo nel nulla, ti trasformi in qualcun altro, in un’intera folla di qualcun altri, e io resto lì a domandarmi se esista veramente una Hattie Hoffman.

Tra ricercare l’approvazione altrui e la manipolazione il passo è breve e Hattie lo compie di slancio, con tutta la sicurezza di una ragazzina che si crede un’adulta e guarda al futuro (che è un futuro prossimo per lo più o quasi immediato, mentre il futuro-futuro le appare come una nebbia rosea di successi e cose bellissime) con la spavalda inconsapevolezza degli adolescenti. Senza pensarci due volte, con una facilità e una freddezza che sfiorano la sociopatia, Hattie diventa la principessa della scuola, la bimba del suo papà, l’amica perfetta, la ragazza ideale di un muscoloso giocatore di football e la femme fatale.

Anche il professor Lund non resiste al fascino di questa ragazza così diversa dai suoi compagni. Lui è un giovane insegnante che si è appena trasferito dalla città alla campagna per seguire la moglie, la quale vuole accudire la coriacea madre malata. Cittadino nel cuore, vegetariano, amante dei libri, a Peter la campagna, per quanto vasta, sta molto stretta. Lui sogna ancora la città, le abitudini che aveva prima di trasferirsi, il teatro, il cinema, i locali…

È la frustrazione che lo fa approdare su Hattie, che come lui sogna di andarsene da quel posto troppo piccolo per lei, troppo poco speciale. In pure stile Henry Quebert, Hattie finisce per diventare l’incarnazione di quello che Peter vuole e che non ha più: la vitalità, la vita cittadina, le attenzioni, l’ammirazione, il sesso, l’entusiasmo, ma soprattutto la spensieratezza.

Perché Peter Lund in fin dei conti è un pusillanime, spaventato dalle responsabilità, oppresso da quella che credere essere una vita pessima, incapace di adattarsi ma allo stesso modo incapace di essere abbastanza risoluto da staccarsi da ciò che è venuto ad odiare. È un esserino così poco volitivo che nonostante sia un adulto che consapevolmente intreccia un rapporto con un’allieva, che tradisce la moglie ed mente alla polizia, è difficile provare qualcos’altro nei suoi confronti se non pietà. Quella pietà che si riserva agli inetti.

Nonostante la sua scarsa fibra morale, Peter riesce comunque a sentirsi in colpa per la propria debolezza e la colpa è decisamente l’elemento cardine della vicenda insieme a ciò che la scatena: il desiderio. O almeno è questa la spiegazione che fornisce Lund stesso (agli altri ma anche a sé stesso) prima della messa in scena di Macbeth, recita in cui Hattie è la stella, Lady Macbeth, “quella che fa scorrere il sangue”.

Si instaura quindi un parallelismo tra la vicenda di Macbeth e quella che vede implicati Hattie e il professor Lund. Hattie è la manipolatrice che tira le fila, che porta le persone a fare cose che in condizioni normali non farebbero. Gli altri sono solo delle pedine, più o meno inermi, da muovere per ottenere ciò che vuole.

L’aspetto migliore di questo romanzo è sicuramente l’ampio spazio dedicato all’introspezione dei personaggi. Tre punti di vista si alternano in uno spietato conto alla rovescia e tengono ancorata l’attenzione del lettore, scoprendo indizi poco alla volta, ricollegando fatti accaduti in modo sottile e intelligente e soprattutto scavando nelle motivazioni dei personaggi.

Ma i narratori si rivelano decisamente inaffidabili. Hattie restituisce il punto di vista di un’adolescente intelligente e scaltra ma necessariamente mancante in esperienza. È risoluta ma troppo fiduciosa e troppo superficiale, affetta da una sorta di complesso di superiorità che le fa credere di essere migliore di tutti gli altri, che nessuno sia alla sua altezza. Che le fa credere di amare e di poter amare solo Peter Lund e che lui, in virtù di questo privilegio, dovrebbe abbandonare tutto.

Peter è un uomo debole e incapace di affrontare la realtà. Ha suscitato in me diverse riflessioni sul cosa lo abbia spinto a credere di essere innamorato (non attratto, proprio innamorato) della ragazza ma ho supposto che si fosse convinto di esserlo in modo tale da avere la coscienza assolta, oppure che lo fosse in quanto desideroso di avere ciò che gli mancava e che lei in qualche modo incarnava.

Infine, lo sceriffo Del, un’interpunzione di razionalità tra i due deliranti punti di vista dei due veri protagonisti della vicenda. Del è un uomo tutto d’un pezzo, che conosceva Hattie da quando era bambina ed è molto amico di suo padre. Vuole scoprire la verità ma non esclude che Hattie potesse avere dei segreti né la assolve né assolve Lund. Del è la voce della ragione, che pur provando tristezza e compassione per la morte della ragazza vuole prima di tutto risolvere il caso. Anche se in effetti si può dire che sia il destino a risolvere tutto, la divina provvidenza.

Anche il lettore, come Del, è spinto a non assolvere le colpe laddove presenti, ma a provare comunque compassione per questi individui che, in qualche modo, consapevolmente o meno, si sono uccisi a vicenda.

In conclusione, ho apprezzato molto questo romanzo che mi ha intrattenuta e mi ha dato anche molto da pensare. Non credevo avrei trovato una così ben gestita introspezione e dei personaggi così bel cesellati nonostante rispondano in parte a degli stereotipi. La  considero la prova che in mano a qualcuno di capace, anche i clichés possono risultare interessanti.

La vicenda “gialla” ha degli alti e bassi, dei ritardi inspiegabili, ma allo stesso tempo mantiene per tutto il tempo una dimensione umana che me l’ha fatta apprezzare. “Non è come nei film” dice il medico legale, “possono passare mesi prima che analizzino il tuo campione.” In realtà, non importa tanto chi abbia ucciso Hattie deturpandole il volto, ma perché. E così le indagini non sono una frenetica corsa contro il tempo ma una lenta presa di coscienza.


Pagelle:

Voto al romanzo:2000px-White_Stars_1 su 5 – Stella nascente

Voto al caso: 2000px-White_Stars_1 su 5 – Alla fine era proprio come pensavo…


Lo consiglio a:

  • Chi ama la narrazione suddivisa in punti di vista;
  • Chi ama le vicende criminose con una buona dose di introspezione psicologica;
  • Chi vuole diventare un’attrice;
  • Chi ha una giovane amante;
  • Chi è sociopatico.

Avevate già letto questo libro? Vi ho incuriositi? Fatemelo sapere con un commento.

Un bacio in fronte,

G.


#ICinque: Romanzi giapponesi

Gli autori giapponesi sono spesso materia di venerazione per gli appassionati d’oriente e certamente di fascinazione per chi è più semplicemente incuriosito dalla cultura nipponica.

Tuttavia, come spesso accade, quando si parla di letteratura straniera (specialmente se talmente lontana da noi da rappresentare quasi una letteratura di nicchia) è sempre pronta in agguato la trappola della sineddoche (o metonimia, vabbè): scambiare una parte per il tutto. In questo caso, scambiare Murakami per tutta la produzione letteraria giapponese. Spesso mi capita di sentire frasi di questo genere: «Mi piace molto la letteratura asiatica, ho letto un sacco di Murakami», e ne rimango turbata.

D’accordo, il buon Haruki ha praticamente il proprio scaffale riservato all’interno di ogni libreria italiana e se vuoi trovare qualche altro autore lo devi proprio andare a cercare col lumino, cosicché un cliente medio è indotto a pensare che questo sia tutto ciò che il Giappone ha da offrire, ma voi e io sappiamo che questo non è vero e infatti oggi sono qui per consigliarvi cinque letture (più qualche menzione speciale) provenienti dalla terra del sol levante.

Pronti? Via.

4141t7wa73l-_sx316_bo1204203200_Sotto la foresta di ciliegi in fiore, di Ango Sakaguchi

Marsilio

Pagine: 154

Prezzo: 14 euro

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I quattro racconti qui presentati, scritti tra il 1938 e il 1952, si collocano a metà strada fra leggenda e allegoria, ma al di là della presenza di esseri soprannaturali e delle convenzioni che permettono di collocarli nel «modo» fantastico di intendere la letteratura, essi condividono una tesi di fondo: la solitudine totale, irrecuperabile dell’uomo. Nel racconto Sotto la foresta di ciliegi in fiore, di questa solitudine si fanno simbolo visibile gli alberi fioriti, bellissimi e misteriosi, capaci di offuscare la mente umana e di ridurla alla disperazione con l’angoscioso silenzio che regna sotto i loro rami. Al fascino inquietante e distruttivo dei ciliegi fa da contrappunto la bellezza assoluta e perversa della donna, la sua familiarità con la morte, l’equazione, subito percepibile, che si viene a creare fra il suo sorriso e il gelo che si stende implacabile sotto gli alberi di ciliegio in pieno rigoglio. Nei quattro racconti, una straordinaria forza immaginativa si mescola con il gusto per il grottesco e il macabro, l’innocenza diviene perversione, la bellezza mostruosità demoniaca, l’annientamento unica possibilità di sollievo alla disperazione.

Un breve romanzo che coniuga bellezza, crudeltà e follia. Vi consiglio di vedere anche il film omonimo, un piccolo capolavoro apparentemente semi-sconosciuto.

41n8ykx7s3l-_sx304_bo1204203200_Le strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone, di Dale Furutani

Marcos Y Marcos

Pagine: 256

Prezzo: 15 euro

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Per tre anni Sherlock Holmes sparisce dalla scena; in fuga dal cattivo Moriarty, si rifugia in Asia. E che combina il detective irrequieto in quei tre lunghi anni? Se ne sapeva poco o nulla, quando una vecchina bussa alla porta di Furutani e gli dona un cofanetto dai meravigliosi intagli. Dentro ci sono quaderni fitti di scritte: gli appunti del dottor Watanabe, medico giapponese di campagna. In questi appunti difficili da decifrare e un po’ confusi, Watanabe racconta l’incontro più strano della vita, quello con lo straniero bizzarro e affascinante che per un anno ospiterà a casa sua, dividendo con lui molte avventure. Watanabe non conoscerà mai l’identità dello spilungone che tanto lo sconcerta. Sherlock Holmes viaggia in incognito, sotto falso nome. Ma per un anno, con il suo approccio anomalo e geniale, aiuterà il dottor Watanabe, uomo di immenso buon senso e poca fantasia, a risolvere i tanti casi della vita che giungono fatalmente nello studio di un bravo medico di campagna. di sapienze orientali e intuito occidentale, una lettura deliziosa da assaporare goccia a goccia.

Il dottor Watanabe deve ospitare uno strambo ma geniale gaijin venuto da chissà dove. Di questo libro ho già parlato in precedenza e vi lascio la recensione qui. L’ho anche annoverato tra le mie migliori letture del 2016, in uno dei miei primissimi video, che vi lascio qui sotto.

41n2bjc2kexl-_sx322_bo1204203200_Confessions, di Minato Kanae

Giano

Pagine: 270

Prezzo: 14,90 euro

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La rivelazione è di quelle agghiaccianti, soprattutto se a farla è una giovane professoressa che ha da poco perso la sua bambina e ad ascoltarla sono i suoi alunni, la classe alla quale Moriguchi Yuko rivolge un discorso di addio: “La mia Manami non è morta accidentalmente; è stata uccisa da qualcuno di voi”. La figlia dell’insegnante di scienze aveva quattro anni quando, un mese prima della fine dell’anno scolastico alla scuola media, in una cittadina del Giappone, è stata trovata morta nella piscina dell’istituto. A causa di quello che tutti hanno ritenuto un incidente, la madre ha deciso di abbandonare per sempre il suo lavoro. Freddamente, quasi scientificamente definendoli A e B, la professoressa rende identificabili ai compagni i due ragazzi e rivela la sua scoperta di come essi abbiano premeditato e compiuto l’omicidio di una bambina indifesa. Inoltre, con altrettanta freddezza, l’insegnante comunica la sua decisione: non ha intenzione di denunciare i due assassini alla polizia. Ha invece già messo in atto una personale vendetta, atroce e immediata ma escogitata in modo che le devastanti conseguenze si manifestino lentamente, affinché i giovani criminali abbiano il tempo di pentirsi e trascorrere il resto dei loro giorni sopportando il fardello della colpa di cui si sono macchiati. Nelle settimane successive, attraverso un diario, un blog, una lettera, appare in tutta la sua spaventosa portata il perché del gesto compiuto da Nao e Shuya.

Un libro crudo e crudele, che mostra una realtà di alienazione e violenza per noi quasi impensabile ma tuttavia presente nel pacato, rispettoso, formalissimo Giappone. Il marcio in Danimarca, per capirci, il prezzo da pagare per l’ordine. Ne hanno tratto anche un film meraviglioso e sconcertante, che porta lo stesso titolo. 

51msmruibyl-_sx317_bo1204203200_Rashōmon e/o Nel boschetto, di Ryunosuke Akutagawa

Einaudi

Pagine: 267

Prezzo: 18 euro

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Il naso, Nel bosco, Rashomon e molti altri racconti, capolavori di melanconia e struggimento giapponesi. Racconti celeberrimi nei quali fluisce il suggestivo immaginario di Akutagawa, popolato da shogun e preti, vagabondi e contadini. Quello di un mondo che osserva con rammarico la decadenza dei valori della tradizione e tenta vanamente di opporsi allo spirito moderno che si stava diffondendo in Giappone.

Da questi due racconti Akira Kurosawa trasse quel capolavoro che è Rashōmon, film del 1950. In esso, il racconto “Rashōmon” fa da cornice alla vicenda, la cui sostanza è ispirata invece a “Nel boschetto”. Se il primo parla di miseria e sopravvivenza, il secondo ricama sulla natura relativa della verità. Due capolavori che dovete recuperare assolutamente.

513njivleol-_sx318_bo1204203200_Japanese Tales of Mystery and Imagination, di Edogawa Ranpo

Pagine: 222

Prezzo: 11,45 euro

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Dice Amazon:

Japanese Tales of Mystery & Imagination contains nine bloodcurdling tales by the author who is widely regarded as the father of Japanese mystery writing and Japan’s answer to Edgar Allan Poe. The chilling stories in this book present a genre of literature largely unknown to readers outside Japan and combine the quick tempo of Western fiction with the rich fantasy of the East. These spine-tingling tales include the strange story of a quadruple amputee and his perverse wife; the record of a man who creates a mysterious chamber of mirrors and discovers hidden pleasures within; the morbid confessions of a maniac who envisions a career of foolproof “psychological” murders; and the bizarre tale of a chair-maker who buries himself inside an armchair and enjoys the sordid “loves” of the women who sit on his handiwork. Lucid and packed with suspense, the stories of Edogawa Rampo have enthralled Japanese readers for over half a century.

Se guardavate Il detective Conan probabilmente il nome Edogawa vi suona familiare. Ebbene, Edogawa Ranpo, con i suoi racconti gialli, cruenti, misteriori e oscuri, fu l’equivalente di Edgar Allan Poe o di Arthur Conan Doyle per la letteratura giapponese. Un must per gli appassionati del genere. 

Menzioni d’onore:

31mpszjbp8l-_bo1204203200_Vita segreta del signore di Bushū, di Tanizaki Junichiro

Pagine: 158

Prezzo: 8,50 euro

Ambientata nel Giappone del XVI secolo, dilaniato dalle lotte intestine, questa vicenda in apparenza racconta di eserciti, samurai e castelli sotto assedio. Ma dietro tutto questo si nasconde qualche cosa di più e, a poco a poco, viene svelato il segreto accennato nel titolo del romanzo. Il protagonista, fin da ragazzo, aveva scoperto un aspetto occulto di sé, una componente masochista della propria sessualità così spiccata da rivelargli l’esistenza, all’interno del suo cuore, di un pozzo profondo dal cui bordo, “con le mani aggrappate all’orlo, aveva guardato nel fondo buio, rimanendo impaurito dalla vertiginosa profondità” che gli si spalancava davanti. L’episodio scatenante è quello in cui il giovane Terukatsu rimane sconvolto ed eccitato nel vedere una bellissima fanciulla che acconcia il cranio mozzato di un guerriero, secondo una consuetudine tipica del Giappone dei samurai: il sorprendente contrasto fra la chioma corvina del decapitato e il braccio candido della ragazza lo affascinerà al punto da desiderare di essere lui stesso al posto di quel cadavere. Da questo episodio che ha segnato la sua adolescenza si dipana la “tortuosa vita sessuale del nobiluomo”. Tanizaki cita nella prefazione un antico saggio cinese, secondo il quale “è più facile sconfiggere un bandito nascosto in montagna che non il male che è nascosto nel proprio cuore”. Attrazione e repulsione dunque per una fantasia erotica che permea di sé la vita del protagonista fino a diventare un’ossessione e un progetto esistenziale.

«Una delle cose più strane e belle che io abbia mai letto» dice una fonte affidabile interpellata prima della stesura di questa lista di consigli, così ho deciso di inserire anche questo titolo. Tanizaki è stato uno dei più grandi scrittori giapponesi, quindi è giusto che abbia il suo posto nell’elenco.

51f-rab2bnl-_sx324_bo1204203200_Racconti di pioggia e di luna, di Ueda Akinari

Marsilio

Pagine: 210

Prezzo: 15 euro

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Nove storie di fantasmi nelle quali Ueda Akinari riprende spunti cinesi e motivi del folclore, del romanzo e del teatro giapponesi, rielaborandoli in situazioni originali. Elementi che però sono solo parte dell’intuizione poetica e della capacità dell’autore di trasformare queste storie in racconti dove il ricorso al soprannaturale e la paura sono mitigati dalla poesia.

Dei bei racconti di fantasmi in stile nipponico, inquietanti e sottili.

Per chi ama la mitologia:


41-olpmjhtl-_sx328_bo1204203200_Kojiki, racconto di antichi eventi

Marsilio

Pagine: 171

Prezzo: 13 euro

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La storia del Giappone e della famiglia imperiale dalle mitiche origini al VII secolo: la nascita delle isole e delle divinità dei mari, dei monti e degli alberi; i miti e le leggende; le prime poesie d’amore; gli eroi spesso infelici e sconfitti; le storie di uomini solitari senza compromessi; le vicende documentate fino all’epoca in cui è scritto il testo.

A chi è appassionato di mitologia consiglio il Kojiki, romanzo della fondazione del potere imperiale, commissionato affinché certificasse la discendenza divina della stirpe di Yamato, legittimandone così la superiorità. Primo esempio di narrativa nipponica a noi pervenuto, da non perdere se volete leggere delle gesta di Susanoo, dio del vento e delle tempeste, gran burlone e progenitore della sacra stirpe nipponica.

41udeyv1qil-_sx307_bo1204203200_Storia del principe Genji, di Shikibu Murasaki

Einaudi

Pagine: 1430

Prezzo: 28 euro

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Negli ovattati appartamenti del gineceo dell’aristocrazia si svolge la storia delprincipe Genji, luminoso per intelligenza, cultura, bellezza: gli amori delle damedi corte, delle spose, e le lotte per il potere, nel piú importante romanzodella letteratura giapponese classica. Il Giappone dell’epoca Heian (IX-XII secolo): un paese chiuso, isolato dalcontinente asiatico, che contiene un altro paese chiuso, quello dell’aristocraziadi corte, al cui interno si trova il microcosmo delle nyobo, l’elite delle dame.

Nell’epoca Heian le dame di corte si annoiavano, così finirono per inventare i kana (l’alfabeto giapponese) e per comporre lunghi e articolati romanzi. Uno di questi è la storia del principe Genji, una narrazione epica e allo stesso tempo introspettiva. Lunghissimo ma interessante.


Allora, carissimi, conoscevate qualcuno di questi titoli? Vi incuriosiscono? Spero di sì.

Un bacio in fronte,

G.


#Rewind: il riassunto delle puntate precedenti

Salve a tutti, lettori occasionali.

Per quelli tra voi che sono stati pigri, ecco qui un bel ripasso di quello che è successo su questo blog e sul mio account Instagram durante questa settimana.

Siete pregati di recuperare diligentemente gli articoli in questione. Altrimenti, vengo a prendervi. Tanto so dove abitate.

Perché io so tutto.

Tutto.

No, scherzo, non so niente. Come Jon Snow (o Jon Targaryen?). Ma se volete fate un salto e lasciate una stellina, che a me fa piacere e ai miei neuroni provati anche. Vi basta cliccare sulle immagini per aprire gli articoli. Fascile fascile.

Ve se ama.

G.


keep

Domenica

Streghe, ricercatrici e omicidi di ragazze appassionate di occulto. Una storia di cattiveria e di riscatto al femminile.

keep

Mercoledì

Una ragazzina appassionata di veleni scopre un cadavere nell’orto di casa…

i cinque

Giovedì

Cinque libri brevi per chi ha il blocco del lettore e/o poco tempo per leggere e/o poca voglia di farlo

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Sabato

Tom Hardy è James Delaney, un uomo tornato dal nulla per vendicarsi e riprendersi ciò che gli spetta, ma non solo…

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Venerdì

Ho raggiunto i 1000 mi piace complessivi. Arriverò a 2000? Chi lo sa.

In Instagram invece va così. Cliccate qui se volete vedere il mio profilo. Quello che mi domando io è: come fanno quelle ragazze americane ad avere quei profili meravigliosi, con quelle foto perfette, tutte uguali, tutte studiatissime… Quanta pazienza? Quanti pochi impegni nella vita? Ma ne riparleremo, in una puntata de “Il lamento del lettore”, prossimamente su questi schermi.

 


#ICinque: Libri brevi per chi non ha tempo da perdere

Dal titolo, sembra io che io ritenga la lettura una perdita di tempo. Falso. Penso che sia tutto tempo egregiamente impiegato. Tuttavia, spesso mi sono trovata a non avere abbastanza spazio da dedicarvi.

Quando ho molti impegni e poco tempo, l’idea di affrontare un lungo romanzo diventa quasi frustrante, perché so che dovrà spezzettarlo in tante brevi letture che mi faranno perdere il ritmo (Kuzko, is that you?) e forse anche il senso stesso del testo.

La cosa migliore è proprio quella di dedicarsi ai romanzi brevi: opere di poco più o poco meno di cento pagine, rapidi da leggere, pratici da portarsi appresso e a rischio frustrazione quasi nullo.

Oggi vi consiglio cinque + tre libri brevi un po’ per tutti i gusti, tutti certificati con timbro di approvazione.

(Per di più, data la lunghezza trascurabile, sono ottimi anche per chi a leggere non è affatto abituato e si fa venire l’ansia appena il conteggio pagine supera le due centinaia.)

Detto ciò, ecco la mia selezione:

Una cosa divertente che non farò mia più, di David Foster Wallace

Minimum Fax

Pagine: 149

Prezzo: 12,50 euro

A un giovane scrittore viene commissionato il reportage di una settimana in crociera extralusso nei Caraibi. Lo scrittore è David Foster Wallace e la permanenza sulla “meganave” si trasforma in un’esilarante cronaca, ma anche in un acido ritratto dell’americano in vacanza, delle sue abitudini ottuse, della sua eleganza pacchiana e – naturalmente – della sua ricerca di un forzato e artificiale relax. La critica pungente, e insieme scanzonata, di questi “cittadini americani adulti e ricchi” è accompagnata da una sferzante ironia e da uno stile pirotecnico e piacevolmente dispersivo che confermano il talento di un autore, come è stato detto, “capace di scrivere veramente di qualsiasi cosa”.

Una lussuosa vacanza in crociera può trasformarsi in un incubo distopico? La risposta è sì, ma solo tra le sapienti righe di David Foster Wallace. Inviato dal giornale per cui lavorava a scrivere un reportage sulle crociere, lo scrittore si trova immerso in un mondo a parte, patinato e opprimente. L’altra faccia del relax, insomma. Quella degli addetti alle pulizie, all’animazione e alla cucina, che sgobbano come matti e riveriscono i clienti fino al parossismo. Un reportage godibilissimo e incredibilmente ironico sul lato grottesco del lusso.

 

La cerimonia del massaggio, di Alan Bennett

Adelphi

Pagine: 95

Prezzo: 9 euro

Si sa che non c’è nulla di più mondano quanto un buon funerale. E ancor più se si tratta di commemorare un estinto che, letteralmente, ha avuto per le mani la “crème de la crème”, ambosessi, di Londra. E allora l’evento può diventare, oltreché mondano, atrocemente intimo. E rischiare da un momento all’altro di sgangherarsi, se il suo programma prevede un preoccupante assolo di sax. E se uno dei convenuti si alza in piedi per tessere un panegirico dell’anatomia del trapassato.

Un massaggiatore muore e al suo funerale sono presenti i suoi numerosissimi clienti, tutti ricchi, tutti famosi, tutti con qualche segreto da nascondere. Primo tra tutti, che ognuno di loro ha avuto una relazione con il defunto…

Si legge in pochissimo tempo. Buonumore di alto livello.

 

Stupore e tremori, Amélie Nothomb

Voland

Pagine: 128

Prezzo: 11 euro

La giovane Amélie è al suo primo impiego alla Yumimoto, una delle ‘aziende più grandi dell’universo’. Suo diretto superiore è Fubuki Mori, donna imperturbabile che prova piacere nell’umiliare la sua sottoposta. Inizia così la vertiginosa caduta di Amélie, presto declassata a guardiana delle toilette. Ma la discesa agli inferi è resa meno amara dalla contemplazione della bella e orgogliosa Fubuki…

Amelie Nothomb è nata in Giappone e per via del lavoro del padre, lì ha anche trascorso la propria infanzia. Sempre per via del ruolo diplomatico del padre, si trasferirà in Cina, poi in Bangladesh e poi finalmente a Bruxelles. Alla fine, tornerà in Giappone come impiegata di una grande azienda. Un’esperienza comica e traumatica che racconterà proprio in questo libro, il quale le varrà il Grand Prix du Roman dell’Académie française.

 

Una cena molto originale, di Fernando Pessoa

Passigli

Pagine: 69

Prezzo: 7,50

“Il più precoce cibo letterario della mia infanzia furono i tanti romanzi del mistero e delle più spaventose avventure” ha scritto Fernando Pessoa, grande appassionato di gialli, lettore e anche traduttore di Edgar Allan Poe. E al fascino della ghost story e a Poe si riallacciano i due racconti inclusi in questo volume: “Una cena molto originale” – scritto in inglese e ‘attribuito’ da Pessoa al suo eteronimo Alexander Search – e “Il furto della Villa delle Vigne”, che rappresenta la più compiuta fra le Novelle poliziesche che il grande scrittore portoghese aveva iniziato a costruire intorno al personaggio di Abílio Fernandes Quaresma, un investigatore dai tratti simili a quelli dell’amato Auguste Dupin.

Fernando Pessoa è conosciuto principalmente per “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” ma, guarda un po’, la sua produzione letteraria non si ferma certo qui. Una cena molto originale è un racconto che si ispira ai temi e alle atmosfere di Edgar Alla Poe, molto ammirato dall’autore. Un rinomato critico gastronomico invita i propri colleghi e amici ad una cena speciale, di cui dovranno individuare l’ingrediente speciale. Gustoso e con il giusto tocco di macabro.

 

Canone inverso, di Paolo Maurensig

Mondadori

Pagine: 150

Prezzo: 9 euro

A Vienna per la stagione concertistica, il narratore della storia incontra un suonatore ambulante in una taverna di Grinzing. Un po’ per scherzo gli chiede di suonare un pezzo difficilissimo e l’ambulante lo esegue alla perfezione. Il narratore incontrerà nuovamente l’ambulante, che gli racconterà la storia misteriosa e tragica del perché un uomo con un simile talento è finito a trascinarsi per le strade a suonare per qualche spicciolo…

Struggente, poetico, malinconico e misterioso. Una storia d’amore, di amicizia e di follia che vi terrà impegnati per poco tempo ma che lascerà un segno profondo.

Menzioni d’onore:

Il blocco dello scrittore, di Giulia Annibale (ovvero, io!)

Augh!

Pagine: 172

Prezzo: 13 euro

Miranda è una giovane studentessa, frequenta l’università ed è da sempre appassionata di scrittura. Le sue ambizioni sono grandi: diventare una stella della letteratura e lasciare ai posteri il suo capolavoro immortale. Convinta di serbare dentro di sé la sacra fiamma dell’arte, nel quotidiano si trova invece a fare i conti con una realtà a dir poco frustrante: il blocco dello scrittore. Un portatile aperto, una pagina bianca, un cursore lampeggiante e nulla più. Un giorno improvvisamente, dopo aver incontrato dei misteriosi venditori di libri e aver ricevuto in regalo un inquietante segnalibro, nella vita di Miranda ricompaiono i personaggi da lei inventati anni prima, creature che popolavano i suoi racconti mai finiti e abbandonati nelle pagine ingiallite di vecchi quaderni. Saranno loro, il Principe Lucertola, la Banshee, i Mastini, i Kappa e tanti altri, ad accompagnare la ragazza in un viaggio avventuroso, magico e liberatorio, nelle ombre del proprio cuore.

Non voglio vantarmi, ma non so quante persone conoscete, lettori occasionali, che hanno pubblicato un libro vero con una vera casa editrice. Uahahaha. Ah. Ehm. Sì. Insomma, in 170 pagine il mio bambino vi racconterà la storia di Miranda, aspirante scrittrice alle prese con un terrificante blocco dello scrittore, che si troverà a vivere il sogno di tutti gli autori: incontrare i propri personaggi. Tranne che il sogno si trasforma molto presto in un incubo. I suoi personaggi la odiano. Miranda è la Carceriera, quella che li ha imprigionati nelle pagine e poi si è dimenticata delle loro storie, condannandoli a rimanere bloccati in un limbo…

Insomma, ottimo sia per gli aspiranti scrittori sia per chi ha il blocco del lettore. Lo finirete in un giorno e mi ringrazierete XD

 

Assassinio sull’Orient Express, di Agatha Christie

Mondadori

Pagine: 238 (ma non si sentono)

Prezzo: 12 euro

L’Orient-Express, il leggendario treno delle spie e degli avventurieri internazionali, occupa un posto importante nell’immaginario collettivo degli appassionati di letteratura poliziesca. Il merito è di Agatha Christie, la regina del giallo, e della sua creatura, l’impareggiabile Poirot. In quella che rimane probabilmente la più celebre delle sue imprese, l’investigatore belga, salito a bordo di un vagone di prima classe partito da Istanbul e diretto a Calais, è costretto a occuparsi di un efferato delitto. “Assassinio sull’Orient-Express”, apparso nel 1934, è da molti considerato il capolavoro di Agatha Christie, sicuramente uno dei libri gialli più conosciuti in tutto il mondo.

Non credo che questo libro abbia bisogno di molte presentazioni. Si tratta semplicemente di uno dei racconti più geniali di quel genio-già-di-per-sé che fu Agatha Christie. Un morto, un treno in corsa, e un mucchio di sospettati. Perché nessuno sarebbe potuto scendere dal treno, né tantomeno salirvi: quindi il colpevole dev’essere per forza tra i passeggeri.

Un gioco da bambini, di J.G.Ballard

Feltrinelli

Pagine: 92

Prezzo: 7 euro

Nel 1988, nell’esclusiva e nuovissima residenza del villaggio di Pangbourne, pochi chilometri fuori Londra, si verifica un massacro: trentadue adulti vengono trovati morti. Sono stati brutalmente uccisi nonostante i dispositivi di sicurezza e i loro tredici figli adolescenti sono scomparsi. Il delitto pare perfetto come il luogo in cui si è consumato, ed è durato solo pochi minuti. Nessuno sa come sia stato possibile e né riesce a immaginare il motivo. Ma forse la risposta si trova nel fatto che in una società totalmente sana, in un contesto di ricchezza e abbondanza, dove tutto è predefinito e organizzato per ottenere il massimo della felicità, l’unica via di scampo è la follia. E forse sotto l’apparente perfezione si cela una realtà ben diversa. Per risolvere lo sconcertante caso, la polizia chiede l’aiuto di un consulente psichiatrico, il dottor Richard Greville. E saranno le sue indagini a svelare uno scenario inquietante cui nessun vuol credere dal momento che si ipotizza la colpevolezza dei ragazzi.

Di questo breve, ansiogeno racconto scritto da J.G.Ballard ho già scritto una recensione e pertanto vi linkerò il post qui. Consigliato a chiunque creda che i bambini siano angeli scesi dal paradiso.

 

 

 

 

 


 

Bene, mie cari. Conoscete qualcuno di questi libri? Li avete letti? Avete altri libri corti da consigliare a me o ai vostri colleghi lettori? Scrivetemeli nei commenti!

XoXo

G.


#ICinque: Gialli gustosi

Cari lettori occasionali,

cosa c’è di meglio per combattere i bollori estivi di un po’ di freddi cuori sociopatici, facce di bronzo e oscuri segreti? La risposta è: molte cose, ma continua pure. Ecco dunque che in questa nuova puntata de #ICinque vi consiglio cinque gialli interessanti:

 

Per chi ama l’arte e/o i casi più originali: Ninfee Nere

 

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Uno dei libri più belli letti l’anno scorso. Uno dei gialli più strani su cui abbia messo le mani. Tre donne, tre storie che si intrecciano con uno sfondo d’autore: lo stagno presso cui Monet dipinse le sue famose ninfee.
Ne ho già scritto una recensione, che vi lascio qui: Recensione Ninfee Nere

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Per chi ama i casi a sfondo storico e/o le streghe: La randagia

 

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Tra le montagne della Val d’Aosta due storie scorrono in parallelo. Una ha luogo nel XV secolo e ha come protagonista Britta, giovane figlia di un apotecario, che cura gli abitanti del vicino villaggio ma scatena anche rabbia e gelosia e per questo viene accusata con l’inganno di stregoneria. Nell’altra, ambientata ai giorni nostri, una ricercatrice sta seguendo le tracce lasciate secoli prima proprio da Britta quando si imbatte nel cadavere di una giovane donna.

Morti, mistero e superstizioni che non muoiono mai, il tutto ambientato tra le montagne, in piccoli villaggi che nonostante tutto non abbandonano le loro vecchie faide.

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Per chi ama i gialli classici ma di qualità e/o la letteratura scandinava: La serie del commissario Wallander

Assassino senza volto: La prima inchiesta del commissario Wallander: 1 di [Mankell, Henning]

Henning Mankell ha scritto la serie del Commissario Wallander (che è anche una serie tv che a me piace assai). Classico e ottimo esempio di giallo scandinavo, i casi sono oscuri come i paesaggi della Scania (luogo dove sono ambientati i romanzi) e violenti, ma le inchieste sono lente, si prendono il loro tempo, indagano a fondo i personaggi. Una serie poliziesca con i fiocchi, che si dedica a temi attuali prendendosi il suo tempo.

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Per chi ama il mistero, nebbioso e pieno di leggenda: La serie degli Evangelisti

Ve l’avrò consigliato almeno altre dieci volte, ma lo farò ancora: i romanzi di Fred Vargas valgono la pena di essere letti. Due sono le serie scritte da questa autrice francese, quella che ha come protagonista il commissario Adamsberg, e quella che ha come protagonisti i “tre evangelisti”. Questi sono tre ricercatori universitari, storici, squattrinati, che per necessità economiche finiscono per condividere una vecchia casa insieme allo zio, ex poliziotto, di uno di loro. Inevitabilmente, i tre giovani (soprannominati dallo zio “i tre evangelisti”) saranno coinvolti nei casi più disparati.

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Per chi ama i gialli alla Sherlock, l’ironia e i bambini geniali: La serie di Flavia de Luce

 

Ho scoperto questa serie quasi per caso, attirata da uno sei titoli, ovvero “A spasso tra le tombe”. Poi ho capito che si trattava di una serie e ho ricominciato dall’inizio, ovvero da “Flavia de Luce e il delitto del campo di cetrioli”. Ma di cosa si tratta? Flavia de Luce è una ragazzina di dodici anni, appassionata di chimica ed esperta di veleni. Vive in una vecchia e decadente magione nella campagna inglese insieme a due sorelle (una col naso sempre nei libri, l’altra molto presa a rimirarsi nello specchio) e il padre, filatelico e taciturno. Nel mentre, risolve i delitti che accadono nei paraggi. Nel primo volume della serie, Flavia trova un uomo morto nell’orto di casa sua. Eccitata da un’esperienza così interessante, vede in questo fatto l’occasione per indagare e aiutare il padre, accusato dell’omicidio.

A metà tra Anna dai capelli rossi e Sherlock Holmes.

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Menzione d’onore:

Il giallo all’italiana: I casi del commissario Santoni

Marzio Santoni, il Lupo Bianco, risolve casi a Valdiluce, un’amena valle di montagna ma, come ogni altro luogo del mondo, piena di segreti e malvagità. I casi sono ben congeniati, misteriosi, e l’ambientazione montana, per quanto mi riguarda, conferisce a tutto un’aura di fascino.

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Per i nostalgici di Agatha Christie: La serie di Penelope Poirot

La nipote di Hercule Poirot, convinta di aver ereditato il geniale intuito del suo illustre parente, gira il mondo e finisce, in qualche modo, per risolvere davvero dei casi. A metà tra giallo e romanzo comico, Penelope e Velma, la sua assistente, sono adorabili e perfette per una lettura leggera ma soddisfacente.

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E voi, lettori occasionali, conoscete uno di questi titoli? Ne avete letto qualcuno? Avete dei gialli da consigliarmi?

XoXo

G.


#ICinque: Libri che fanno ridere (in senso buono)

Salve a tutti, lettori occasionali (e non, perché anche i lettori affezionati hanno diritto ad essere salutati -rima not intended).

Inauguro oggi una nuova rubrica (a ridaje!): I Cinque. Ad ogni puntata vi consiglierò cinque libri riguardanti un certo tema. Oggi partiamo con i libri che fanno ridere (in senso buono), ma  faccio affidamento su di voi per le prossime cinquine. Suggeritemi un tema e io mi scervellerò per esaudire la richiesta.

Ora pronti?

Partenza?

Via.


Elianto

Stefano Benni

Feltrinelli

Pagine: 320

Prezzo: 9 euro

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Riusciranno i nostri intrepidi eroi a superare tutte le prove e trovare l’elisir che guarisca il giovane Elianto e gli faccia salvare la contea? Se si fugge di notte da Villa Bacilla sulle ali di una diavolessa sexy, sorvolando Tristalia, assieme a tre equipaggi che si spostano contemporaneamente, può accadere di visitare gli otto mondi alterei della mappa nootica. Capita così di conoscere la terra primordiale di Ermete Trismegisto, Protoplas; i mari incantati di Capitan Guepière a Posidon; i cinquanta casinò e i locali notturni di Bludus; Mnemonia con i suoi fuochi fatui e l’insidia dell’embambolia; Medium con le sue giornate di Beneficenza Ben-evidente. E poi è possibile incontrare Siperquater e Triperott a Neikos, o gli angeli cannibali nel deserto freddo di Yamserius. L’importante è fare a tempo a guarire il giovane Elianto, affetto dal Morbo Dolce, perché possa liberare le contee dal dominio del Grande Chiodo. C’è speranza di riuscire, assieme ai protagonisti (oltre a Elianto, Fido PassPass, Fuku Occhio di Tigre, Tigre Triste), a districarsi tra mille prove e attraversare gli infiniti mondi creati dalla fantasia di Stefano Benni?

Come nella maggior parte degli scritti di Benni, in Elianto convivono un’avventura rocambolesca e esilarante e una realtà inquietante. Io l’ho adorato, è il mio romanzo preferito di questo autore.


Dente per dente

Francesco Muzzopappa

Fazi Editore

Pagine: 218

Prezzo: 15 euro

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Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOIogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il MU.CO (MUseo d’arte COn-temporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dall terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro.

Iniziato e finito in poche ore. La scrittura è diretta, rapida ed essenziale e proprio per questo estremamente coinvolgente. Si arriva alla fine con le lacrime agli occhi senza nemmeno essersene accorti. Super consigliato.


Zia Mame

Patrick Dennis

Adelphi

Pagine: 380

Prezzo: 12 euro

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Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell’America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a una zia che non conoscete. Immaginate che vostro padre – quel ricco, freddo bacchettone poco dopo effettivamente muoia, nella sauna del suo club. Immaginate di venire spediti a New York, di suonare all’indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di trovarvi di fronte una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica “Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!”, e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile e attraversare insieme a lei l’America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro – o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento.

Le disavventure di Patrick e di sua Zia Mame sono oramai parte del mio corazon. Mame può sembrare una ricca, svampita moglie trofeo il cui unico merito è quello di aver ereditato molti soldi. Invece, si tratta di una donna fortissima che senza mai farsi abbattere dalle sfighe della vita si adatta e riesce a risollevarsi. Io l’ho amato dalla prima all’ultima riga e ho riso altrettanto di gusto.


A volte ritorno

John Niven

Einaudi

Pagine: 392

Prezzo: 12,50 euro

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Dopo una settimana di vacanza che sarebbero cinque secoli di tempo terrestre, Dio torna in ufficio, ancora col cappello di paglia e la camicia a quadri. Era andato in vacanza, a pescare,in pieno Rinascimento, quando i terrestri scoprivano un continente alla settimana, e sembrava andasse tutto a gonfie vele. Al suo ritorno però, il quadro che gli fanno i suoi ha del catastrofico: il pianeta ridotto a un immondezzaio, genocidi come se piovesse, preti che molestano i bambini… Dio non è solo ultradepresso. Anche molto arrabbiato. L’unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio. Sei sicuro sia una buona idea? – gli chiede Gesú. – Non ti ricordi cosa è successo l’altra volta? – Ma Dio è irremovibile.

Questo libro riesce nella non facile impresa di essere allo stesso tempo dissacrante e, paradossalmente, piuttosto rispettoso. Già questo dovrebbe bastare. Poi, se non bastasse, Dio e tutti quelli che mandano avanti il paradiso sono esilaranti. Giuro. Geniale anche l’ascensore che collega paradiso e inferno. Insomma, dategli una possibilità ma soprattutto: fate i bravi.


L’amore è eterno finché non risponde

Ester Viola

Einaudi

Pagine: 218

Prezzo: 17 euro

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Olivia ha trentadue anni e di mestiere fa divorziare le persone. La sciagura sentimentale è il suo pane quotidiano, tanto che divide i clienti in due categorie: i Lascianti e i Lasciati. Accomodanti e solitamente muniti di un amore nuovo di zecca i primi, agguerriti i secondi (hanno già perso nel matrimonio, non hanno nessuna intenzione di perdere nel divorzio). Anche Olivia è stata lasciata, ma siccome Dario continua a mandarle messaggi su WhatsApp è sicura che tornerà da lei, manca pochissimo. Del resto, “lasciarsi non è mai quando ci si lascia: è una cosa che succede quando non puoi più negare che il tuo ex si è innamorato di un’altra”. E oggi per scoprire che all’improvviso lui non è più “disponibile”, basta sbirciare su Facebook comodamente da casa, in pigiama, versando lacrime sul sushi ordinato a domicilio. Ester Viola racconta l’universo dei sentimenti in modo vivo e contemporaneo, perché da Jane Austen al Nick Hornby di Alta fedeltà l’amore è sempre la stessa cosa, ma adesso una notifica può cambiarti la giornata.

Un racconto comico al femminile, che un po’ come “Dente per dente” di cui sopra, si affida ad una prosa diretta, rapida, piena di ironia. Un racconto sull’amore ai tempi di WhatsApp che vi farà ridere di gusto.


E voi, lettori, siete d’accordo con questa selezione? Avete letto qualcuno di questi libri? Fatemi sapere e alla prossima ❤

XoXo

G.