#LiteraryPetPeeves: I titoli tradotti male

Cari lettori occasionali,

la noia letteraria che vi propongo oggi mi è stata suggerita da una petizione che ho visto girare in Facebook qualche tempo fa (la trovate cliccando qui).

Si tratta di una petizione per chiedere alla Newton Compton di pubblicare edizioni migliori, in special modo più curate sotto l’aspetto estetico, con copertine effettivamente attinenti al contenuto del racconto stesso. Si fa poi riferimento alla traduzione, a volte frettolosa e piena di refusi o frasi poco comprensibili.

Quello su cui mi voglio soffermare -brevemente- io è invece la questione titoli. Ora, non ho idea di quale sia la politica della Newton, se scelgano le copertine e poi vi adeguino il titolo o no, ma secondo me è prima di tutto quest’ultimo, il titolo, ad essere motivo di confusione per un lettore.

È una cosa che accade spesso (e credetemi, lavorando in libreria e avendo a che fare con un blog che tratta di libri, ce ne si rende conto anche di più): in Italia una quantità spropositata di libri viene pubblicata con un titolo quasi del tutto diverso dall’originale, a volte così diverso da non rispecchiare nemmeno lontanamente il contenuto del libro.

Sia chiaro, questa cosa non riguarda solo la Newton. Molte altre case editrici compiono operazioni come queste. Un esempio l’ho trovato nel blog La lettrice rampante e riguarda i libri di Clara Sanchez, famosa e vendutissima autrice spagnola edita da Garzanti. Cliccate qui per l’articolo. Ma quello che mi domando io è: perché questo accade?

Marta, del canale Barbie Xanax, spiegava le ragioni di queste scelte in un suo video. Lei si occupa di cinema, quindi parlava di film, ma credo che il meccanismo sia più o meno lo stesso. Tutto deriva dalle logiche di mercato: a chi dobbiamo vendere? E cosa vuole il nostro settore di riferimento? Romanzi rosa? Bene, trasformiamo tutto in un romanzo rosa, inseriamo delle parole chiave nel titolo, mettiamo una ragazza in copertina ed è fatta. E via così, adeguando il prodotto a un segmento delineato con una buona dosa di grossolane accettate.

Certo, a volte l’editore ha fatto bene a cambiare il titolo (come dimostrato in questo articolo) ma in molti altri casi, forse la maggior parte, la scelta stravolge completamente la natura del romanzo, finendo per ingannare i lettori. E ingannare non è bene.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, miei cari. La questione è annosa, mai del tutto risolta, ma ditemi: titolo tradotto sì o no? E in quali casi accettereste un cambiamento radicale del suddetto? Ad esempio, se questo fosse composto da una frase o una parola intraducibile in italiano preferireste che venisse mantenuto in originale, tradotto nel modo più fedele possibile o completamente cambiato?

Aspetto le vostre opinioni,

XoXo

G.

 

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