Flavia De Luce e il delitto nel campo dei cetrioli, di Alan Bradley

 

Flavia de Luce, undici anni, esperta di veleni dalla lingua lunga, trova nell’orto di casa un uomo morente che le esala in faccia un’ultima parola, “Vale!”, prima di spirare definitivamente. Il problema è che Flavia aveva visto litigare quell’uomo con suo padre solo poche ore prima…

 

Questo è la scintilla che mette in moto un ingranaggio bene orchestrato, di stampo classico: ambientato in un contesto minore, in stile Miss Marple, con piccoli indizi disseminati lungo il percorso e una buona dose di intuizione (e fantasia, e fortuna a volte) a collegarli. Nonostante la giovane età, Flavia riesce a mettere insieme le tessere del puzzle e ad arrivare alla verità, se non prima, almeno in modo più efficace rispetto alla polizia.

Ma chi è Flavia De Luce? Nella serie creata da Alan Bradley a partire dal 2009 e attualmente pubblicata da Sellerio, i De Luce sono degli ormai ex-ricchi che tuttavia continuano a vivere nella vecchia magione di famiglia, Backshaw, nei pressi del paesino di Bishop Lacey. Il padre, colonnello, filatelico, malinconico, è una presenza silenziosa ma tutt’altro che marginale. Per quanto non parli molto né si sappia molto di lui, il suo personaggio è al cuore della vicenda e una parte fondamentale nella vita delle sue tre figlie.

Ophelia e Daphne sono le sorelle maggiori di Flavia. La prima, bellissima e portata per la musica, la seconda un topo di biblioteca con il sogno di diventare scrittrice. Personaggi comici e tendenzialmente sgradevoli, le sorelle di Flavia rimangono sempre marginali rispetto al campo visivo del racconto, tutto concentrato sulla protagonista, i suoi rimuginii e i suoi esperimenti. Le loro incursioni nella trama avvengono principalmente per mettere in atto qualche ingegnoso dispetto o come oggetto delle battute al vetriolo della ragazzina.

I dispetti, comunque, non se li risparmia nemmeno la nostra protagonista. Con la sua passione per la chimica e i veleni, Flavia è un’inesauribile fonte di idee e risorse, a volte spese per il bene della giustizia, a volte per tornaconto personale.

Questo è in effetti uno degli elementi che mi è piaciuto di più. Flavia sarà pure geniale ma resta pur sempre una ragazzina. Quella che a tratti può sembrare una vena di crudeltà (pensa molto spesso a vendicarsi e a volte ci riesce pure) o di puro egoismo, può facilmente spiegarsi col fatto di non essere che una bambina, ancora immatura, cresciuta per altro quasi in solitaria e senza una vera e propria guida. Spesso, in effetti, Flavia fa presente come nessuno piangerebbe la sua scomparsa e se questo può essere letto come un exploit da Drama Queen, è anche specchio della solitudine da lei provata.

Per altro, ritengo che Flavia sia un personaggio decisamente “girl power”: fa quello che le piace fare e questa cosa (ovvero, la chimica) è qualcosa di tradizionalmente associato ai maschi (“toh, una ragazza, ma pensa!” esclama più di qualcuno di fronte alle sue doti e alla sua intraprendenza), ha le sue idee, dice quello che pensa, fa domande, non ha paura di perseguire quello che ritiene sia giusto e non si fa mettere i piedi in testa né influenzare da quello che gli altri si aspetterebbero da lei (cosa che fanno invece, in parte, le due sorelle).

Una bella costruzione dunque. Ma il caso? Il caso era certamente ben congegnato. Ho riscontrato un paio di elementi scricchiolanti, rivelazioni rimandate solo per il puro intento di allungare la trama, ma ho riscontrato anche una forte vibe sherlockiana e questo non può che essere un bene. La vicenda criminosa, per quanto non si evinca minimamente dal titolo, ruota attorno ad un furto di francobolli rari e a un crimine sepolto nel passato che torna a galla.


Dunque, che voto do al primo caso di Flavia de Luce?

2000px-White_Stars_1 su 5: Bambino geniale

Voto alla risolvibilità del caso:

3 detectiveprofilesu 5: Vale!


Fatemi sapere se conoscevate questa serie e se sì, cosa ne pensate ❤

XoXo

G.

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La randagia, di Valeria Montaldi

Nel 1494, la giovane erborista Britta da Johannes viene accusata di stregoneria. Ha avvelenato il figlio del signore del luogo, dicono, e per questo dev’essere messa al rogo. Nel presente, Barbara Pallavicini, una ricercatrice storica, durante una ricerca nel castello dove fu tenuta prigioniera Britta, si imbatte nel cadavere di una ragazza appassionata di occulto…

L’invidia e la gelosia sono sempre state cattive consigliere ma in certi periodi della storia umana si sono trasformate in armi mortali. Durante l’epoca dei processi per stregoneria, per esempio.

Britta è la figlia di un erbario (ovvero, un farmacista) che prima di morire in un incendio le ha insegnato il mestiere. Allontanata dalla comunità (com’è che lei si trovava fuori casa al momento della tragedia?) vive in una casetta nel bosco insieme al suo lupo, Argo. Ma la gente non ha smesso di andare da lei a chiedere rimedi, né ha smesso di incontrarla il figlio maggiore della casa nobile del luogo. Com’è intuibile, l’abilità di Britta le attira l’invidia della levatrice, Mariona, che al contrario non è così efficace nel proprio lavoro. Le voci sobillate da quest’ultima si uniscono presto all’accusa mossa dal nobile Adard stesso: Britta ha prima indotto in tentazione suo figlio Giovanni per poi avvelenarlo, quando questi è tornato ferito dalla guerra. Un’accusa grave quanto infondata, ovviamente. Questo però non interesse alle alte sfere della chiesa. Britta è bella, libera, intelligente, quindi è pericolosa, quindi è una strega, quindi va eliminata.

Sei secoli dopo, nella stessa cittadina valdostana, ci sono un’altra ragazza creduta una strega, un altro omicidio, un’altra morte. Questa volta, protagonista è Barbara, una ricercatrice che sta seguendo le tracce di Britta e che, alla ricerca di una iscrizione lasciata dalla giovane erborista secoli prima, si imbatte nel cadavere di una ragazza del luogo, una solitaria appassionata di occulto. L’omicidio, come spesso accade, scoperchierà il vaso di Pandora che contiene tutte le nefandezze nascoste sotto il tappeto del tranquillo paese.

Per quanto mi riguarda, i fili che legano insieme le due vicende sono la verità da una parte e dall’altra l’invidia. La verità, nel caso dell’omicidio e del processo, una verità che sarebbe a portata di mano ma viene fraintesa, sporcata, sviata dalla mala interpretazione, dal pregiudizio e dalla superstizione; dall’altra l’invidia, come movente sempre verde, sempre valido. L’invidia tra amici, colleghi, parenti. Quel sentimento che può corrodere e guastare qualunque rapporto.

Una certa morale manzoniana aleggia su tutta la vicenda, sia nella parte passata sia in quella presente, e tuttavia le indagini, parallele al processo per stregoneria, si seguono con piacere. E’ il ritmo serrato a spingere il lettore a chiedersi “e poi?” e a non mollare il libro e anche se alcuni risvolti di trama risultano palesemente inseriti per posticipare la risoluzione del caso (o forse, sono io che ho letto troppi, troppi gialli e non mi stupisco più di nulla?), il lettore arriva alla fine soddisfatto.

Se la prosa dell’autrice fosse stata più ricca, più descrittiva, un racconto piacevole sarebbe potuto diventare un racconto ottimo. Conosciamo a malapena la fisionomia dei personaggi e gli ambienti sono descritti in modo approssimato, per spennellate rapide e grezze. Se la cava meglio con il contesto storico, accurato, pertinente anche se sempre accennato, lasciato in superficie, e con la psicologia. Le motivazioni dei vari personaggi sono abbastanza esplorate e questi sono sufficientemente caratterizzati per distinguerli bene uno dall’altro e per parteggiare per loro a seconda dei casi.

Tra tutti, spicca Britta: presenza costante del romanzo, ponte che lega due epoche, creatura fascinosa e forse, dopotutto, davvero una strega.


Ed ecco le pagelle!

  • VOTO AL ROMANZO:

3,5 2000px-White_Stars_1 su 5: Stregato.

  • VOTO ALLA RISOLVIBILITA’ DEL CASO:

4 detectiveprofile su 5: A posteriori, sembrava così facile…


LO CONSIGLIO A:

  • Chi vuole una buona lettura di intrattenimento, non troppo impegnativa;
  • Chi ama le streghe e/o il medioevo;
  • Chi ama i thriller storici.

#Bookstagram: Pollo alle prugne, di Marjane Satrapi

Una favola delicata e triste sulla musica, la vita e l’amore.

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Il cuore del musicista Nasser Ali ha deciso di non battere più. Da quando sua moglie ha spezzato il suo tar, una sorta di liuto persiano, l’uomo si è dato otto giorni prima di lasciare questo mondo. Otto giorni per riflettere su quel che resta della sua vita, delle sue ambizioni e di un suo vecchio amore. Un’ultima occasione per fare un amaro bilancio dei sogni a cui ha rinunciato e di quello che la realtà gli ha offerto in cambio. Chiuso nella sua stanza, Nasser Ali ascolta le storie e gli incoraggiamenti dei suoi figli, della moglie, di suo fratello e di sua sorella, ma quelle parole non bastano a rimetterlo in piedi. Neanche i ricordi più profondi e vividi riescono a strapparlo alla dolce spirale della sua rassegnazione: né le forme procaci di Sophia Loren nell’Oro di Napoli né il gusto del pollo alle prugne, il suo piatto preferito. Deluso da tutto e tutti, Nasser Ali si abbandona alla deriva, in un cammino a ritroso nel suo passato, legato a doppio filo a quello di un Paese scosso dalla violenza.


Avete mai letto questa bellissima graphic novel? Io voglio recuperare anche l’opera più famosa dell’autrice: Persepolis.

Alla prossima.

XoXo

G.


#Bookstagram: Il porto proibito

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Photo by myself

Un’avventurosa ballata a metà tra L’isola del tesoro e Primo comando.

Nell’estate del 1807, una nave della marina di Sua Maestà recupera al largo del Siam un giovane naufrago, Abel, che di sé ricorda soltanto il nome. Diventa ben presto amico del primo ufficiale, facente funzioni di capitano perché il comandante della nave è, a quanto pare, scappato dopo essersi appropriato dei valori presenti a bordo.
Abel torna in Inghilterra con l’Explorer, e trova alloggio presso la locanda gestita dalle tre figlie del capitano fuggiasco. Ben prima che gli possa tornare la memoria, però, scoprirà qualcosa di profondamente inquietante su di sé, e comprenderà la vera natura di alcune delle persone che lo hanno aiutato.
Dall’affiatato team creativo composto da Teresa Radice e Stefano Turconi, un libro intenso, che scava nell’anima dei protagonisti e dei lettori, che BAO propone in uno speciale cartonato a dorso tondo realizzato per ricordare un antico tomo marinaro.

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Di notte sotto il ponte di pietra, di Leo Perutz

  Ci troviamo a Praga, più o meno durante il regno di Rodolfo II, alla fine del XVI secolo. Molti destini si intrecciano per le strette vie della città: quello dell’imperatore, della sua amante Esther e del marito di lei, l’ebreo Mordechai Meisl, a cui tutto riesce così bene che “quando la città ha un anno nero lui ce l’ha bianco come il latte”; e poi quelle dei personaggi che ruotano loro intorno, ladruncoli, poveracci, pescatori, servitori di palazzo, pittori, giovani ufficiali, alchimisti o all’occorrenza Johannes Kepler, da noi noto come Keplero.

  Leo Perutz è stato contemporaneo di Kafka e molto apprezzato da scrittori di spessore, come Fleming o Borges, sta venendo riscoperto da qualche anno a questa parte. Esponente di quello che può essere definito romanzo storico-fantastico, Leo Perutz mescola nei suoi romanzi un’accurata ricostruzione storica e il vivido folklore locale. La prosa è asciutta, scorrevolissima, totalmente priva di retorica e manierismi e nonostante ciò, come solo un bravo scrittore riesce a fare -dopo un lungo e accurato lavoro di rifinitura-, le atmosfere sono delineate in modo perfetto e profondamente suggestivo.

  In “Di notte sotto il ponte di pietra” ogni storia aggiunge una pennellata a quello che in realtà è un grande affresco, come se un unico soggetto venisse esplorato da molte prospettive, diverse nello spazio e nel tempo, così che possa sembrare che ognuna si riferisca a qualcosa di diverso quando invece parlano tutte della stessa cosa.

  Ma di che cosa, allora?, chiederete voi. Di Praga. Perché questo è un affresco della città. E del destino, che ruota e si mangia all’infinito la coda, come la struttura del romanzo, che si completa in modo circolare quando ad ogni tassello capisci qualcosa di più fino a riuscire ad allacciare l’ultimo racconto al primo.

  E tra tutte le esistenze destinate ad incrociarsi lungo le vie del ghetto e sulle rive della Moldava, quelle di Rodolfo II e Mordechai Meisl sono le più significative. Il primo, imperatore tormentato e scialacquatore, incapace di mantenere le casse reali ma assai profondo e appassionato d’arte, iracondo ma segretamente tormentato da pene d’amore e sensi di colpa; il secondo, ebreo di umili origini ma destinato alla ricchezza, generoso ma pur sempre ebreo e quindi segnato.

  “Di notte sotto il ponte di pietra” è un libro corale, meravigliosamente intrecciato,  magico; dove la magia non si manifesta in roboanti apparizioni sovrannaturali ma piuttosto cola lentamente nella vita dei personaggi, scardinandone idee e abitudini fino a che è per il lettore diventa impossibile dire se ciò che sta leggendo è passato sul piano del fantastico oppure no e quando -e se- lo capisce, ormai è già tutto accaduto e ne rimane spiazzato.

  Questo libro è entrato di diritto nel novero dei miei preferiti e sono felice che così sia stato e sono altrettanto felice di aver iniziato a conoscere questo incredibile autore che certamente approfondirò, probabilmente con la lettura de “Il marchese di Bolibar“.

Vi consiglio il libro? Di più. Penso che vi fareste un torto a non leggerlo.

Voto:

6/5

AMOUR FOU

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#Tunuè: L’uomo montagna, di Séverine Gauthier e Amélie Fléchais

Se volete provare un po’ di sane emozioni, allora questa graphic novel fa al caso vostro. Perché pur essendo stata pensata per un pubblico giovane è un lavoro che può toccare molte corde anche in un adulto.

La storia è quella di un bimbo che vuole aiutare il nonno a compiere un ultimo viaggio insieme a lui; ma il nonno è troppo stanco e le montagne che sono cresciute sulle sue spalle sono troppo pesanti. Così il bambino decide di andare a trovare il vento più forte di tutti, un vento tanto forte che potrebbe riuscire a sollevare suo nonno. Si incammina quindi per il suo primo viaggio da solo…

Questa dolcissima novel è, come si suol dire, breve ma intensa. Così intensa che mi ha quasi fatta piangere -quasi, perché i cuori di pietra come me non si smentiscono mai. Tuttavia un po’ di magone c’era-.

Il tema fondamentale sono senza dubbio le radici: la nostra patria, la nostra famiglia, il nostro passato, la nostra esperienza. Tutto quello che ci ancora, ci tiene in piedi e ci permette di essere quello che siamo. Il tenerissimo bambino lo imparerà strada facendo, anche grazie all’aiuto di alcuni -altrettanto teneri- personaggi -un albero, dei sassi (un po’ scemi ma indicibilmente carini), gli stambecchi e il vento- che gli insegneranno qualcosa di importante sull’esperienza, sull’identità e sul rispetto verso l’altro: perché possiamo anche non capire quello che è diverso da noi ma non per questo dobbiamo ritenerlo minaccioso o cercare di cambiarlo.

Il bambino si incammina coraggiosamente per un lungo viaggio, non senza ostacoli, carico dei migliori intenti e tuttavia l’ultimo insegnamento che riceverà sarà il più doloroso e allo stesso tempo, forse, il più importante: quelli che sono venuti prima di noi prima o poi se ne andranno, ma ciò che ci lasceranno, la loro eredità, potrà essere la nostra casa. Noi però abbiamo il compito di farcela da soli e per apprezzare ciò che ci è stato lasciato, il luogo dove possiamo tornare, dobbiamo vivere tante cose, viaggiare.

Deliziose le metafore del viaggio come esperienza che segna e crea e delle montagne come segno tangibile di esperienza compiuta -che infatti cominceranno a spuntare sulla testa del bambino mano a mano che il viaggio prosegue-.

Parlando di estetica, le tavole di questa novel sono incredibilmente belle. I tratti sono dolci, i personaggi hanno un design miyazakiano e i contenuti sono di facile comprensione anche senza leggere le vignette. Considerando il fatto che questa novel è primariamente indirizzata ai bambini, il fatto che sia facilmente comprensibile prima di tutto visivamente la rende ancora più interessante.

Ve la consiglio? Assolutamente sì. Ha tutti i requisiti per diventare un fumetto del cuore.


Voto:
5/5

MI HA QUASI COMMOSSA.

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Tunuè: La memoria dell’acqua, di Mathièu Reynes e Valérie Vernay

Salve a tutti, miei adorati lettori occasionali,

Tunué mi ha inviato due sue uscite: L’uomo montagna e La memoria dell’acqua. Io voglio iniziare da quest’ultimo.

La storia è quella di Marion, una ragazzina che si trasferisce con la madre nel paesino e nella casa dove quest’ultima ha trascorso l’infanzia fino al momento in cui suo padre, un pescatore della zona, ha perso la vita in modo misterioso. Durante le sue esplorazioni dei dintorni, Marion si imbatte in strane figure scolpite nella roccia e fa la conoscenza del solitario guardiano del faro, figura legata a filo doppio col villaggio e le leggende che lo circondano.

All’inizio della sua permanenza la ragazzina esplora i dintorni, passeggia da sola per il paese, un agglomerato di case affacciato sulla costa della Bretagna. La natura è selvaggia e evocativa, mistica, intrisa di leggenda. Un luogo simile non può che essere abitato da creature sovrannaturali, che si manifestano nei volti scolpiti nella pietra, rivolti verso il mare.

Presto Marion scopre che ci sono due modi per affrontare la leggenda: accettarla placidamente, come gli abitanti del villaggio, o combatterla, analizzarla e qualora fosse necessario soccombere nel tentativo. È questa la via che ha scelto la famiglia Normann, che per la propria arroganza è stata sconfitta e punita.

Tra i colori e i tratti evocativi di questa novel guizzano messaggi rivolti al lettore. Il primo, di frankenstainiana memoria, è il pericolo intriso nel cercare di superare limiti che non dovrebbero essere intaccati, in questo caso l’impossibilità di opporsi alle forze della natura o addirittura di controllarle.

Si parla poi di affetto e di pregiudizi. Marion conosce lo scorbutico guardiano del faro e non si fa scoraggiare dalle malelingue che circolano sul suo conto. È così che viene a conoscenza del segreto che grava sul villaggio e sulla sua famiglia. La curiosità buona di Marion viene contrapposta, in un certo senso, alla curiosità ossessiva del capostipite della famiglia Normann. Le colpe dei padri ricadono sui figli e non c’è modo di sfuggire al circolo vizioso che è stato creato. La redenzione può arrivare dall’amore, ma che accade se l’amore è anche il motore stesso che alimenta il circolo vizioso di una maledizione?

Il funesto destino destinato alla famiglia Normann può anche essere interpretata come frutto di una sorta di determinismo geografico, un destino scritto nei luoghi che si imprime nella vita delle persone che li abitano. Il villaggio è un ecosistema chiuso, a sé stante. Caroline e Marion ne fanno inconsapevolmente parte e vi ritornano senza sapere a cosa vanno incontro. I Normann sono dunque legati al villaggio tanto quanto le creature marine e questo fa di loro delle creature magiche a loro volta, dei guardiani, coloro che compiono il male necessario alla sopravvivenza di un piccolo mondo.

La crescita di Marion avviene quando si rende conto di questo meccanismo di causa-effetto e prende atto del proprio destino.

La prima considerazione che ho fatto appena terminata la lettura è stata: questa è la storia che avrei voluto scrivere io. Seguita da: questa è la storia che avrei voluto VIVERE io. Da ragazzina. O anche ora. Leggendo “La memoria dell’acqua” ho avuto l’esatta sensazione di stare camminando lungo una spiaggia ventosa con la sola compagnia di qualche gabbiano e di un vecchio faro in lontananza, persa nei miei pensieri come Marion. Ed è stato bellissimo.


Voto:

5/5

ADORO.


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Nimona, di Noelle Stevenson

nimonaSpammato in ogni dove, osannato, idolatrato. Questo è Nimona, la pluripremiata graphic novel di Noelle Stevenson, edita in Italia da Bao Publishing. Finalmente ci ho messo sopra le grinfie anche io e ho capito il motivo di tutta questa agitazione.

 

Nimona è semplicemente fantastico!

 

Ma andiamo con ordine. Qui sotto vi riporto la quarta di copertina:

Nimona è una ragazzina ce vuole diventare l’assistente del cattivo più cattivo del regno, Lord Ballister Cuorenero. Ma forse il suo capo non è poi così cattivo. E forse Nimona non è una semplice ragazzina.

Ambientato in un universo medieval-steampunk, la graphic novel segue le vicende della strana coppia formata da Ballister Cuorenero, il supercriminale del regno, e Nimona, una esuberante ragazzina che possiede la straordinaria capacità di mutare forma in pochi istanti. Così Ballister, il solitario scienziato un po’ troppo buono e onesto per essere il cattivo, stringe finalmente amicizia con qualcuno e quel qualcuno lo spinge a esprimere il proprio potenziale di genio del crimine in una esilarante girandola di gag. Tuttavia, su Nimona aleggia un segreto…

La grande nemesi del dinamio duo è il cosiddetto Ente, una sorta di corporazione addetta alla sicurezza del regno, che sforna paladini senza macchia e senza paura come Sir Ambrosius Lombidoro, il rivale (nonché ex migliore amico, nonché svariate altre cose) di Ballister, garante della legge, sopraffino eseguitore di ordini che si troverà di fronte ad una scelta un po’ troppo grossa.

Poco a poco, in una successione mozzafiato di attacchi, sabotaggi e piani malvagi, i ruoli dei protagonisti, all’inizio ben definiti, inizieranno a confondersi e ribaltarsi e nello stesso tempo le carte verranno scoperte e i segreti rivelati.

Ci sono tante cose in questo fumetto: un pochino di amore, un sacco di amicizia, la bellezza delle piccole cose, solitudine, dolore, vendetta, paura…

Ma c’è una domanda “ricorrente”, si fa per dire, che mi sembra di aver individuato e questa domanda è: che cosa fa di una persona una persona malvagia?

La propria natura? Oppure la radice della malvagità è da ricercarsi in cause esterne, nelle esperienze vissute? Può essere addirittura scatenata da un semplice malinteso? Oppure può essere che la società ha bisogno di un cattivo e pertanto ne elegge uno, che questi lo voglia oppure no?

La risposta della novel della Stevenson è che la malvagità ha molteplici cause e che la malvagità stessa spesso è solo un lato della medaglia. Quello che nuoce a te può salvare me e via dicendo. Non esiste una divisione netta e lo dimostra Nimona stessa, nel finale che non spoilero.

Per concludere, ritengo Nimona un’opera geniale, piena di cuore ironia, intelligenza, leggerezza e naturalezza. Insomma, la narrazione non è mai forzata, nemmeno un pochino. Leggendo sembra quasi che l’autrice abbia scritto (e disegnato) tutto di getto, in un unico flusso ininterrotto, e questo accade solo quando un’opera è di qualità!

Se non si fosse evinto da ciò di cui sopra, lo consiglio a everybody.

Vi lascio con il mio voto, che per l’occasione sarà espresso in squali:

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#Inlibreria!

theriault20storia20di20un20postino20solitario_300x__exactSTORIA DI UN POSTINO SOLITARIO

ED. FRASSINELLI

Il “postino solitario” è Bilodo, 27 anni, un ragazzo schivo, con pochi amici, appassionato e dedito al suo lavoro, che gli permette di trovare nelle vite degli altri quello che manca nella sua. Bilodo, infatti, è un postino indiscreto (per quanto innocuo): apre, di notte, le lettere che deve distribuire e si immedesima nelle esistenze dei corrispondenti. Immagina, fantastica, sogna. Tra tutte, le lettere che più è ansioso di “ricevere” sono quelle di Segolene, una donna misteriosa che vive in Guadalupa e che manda degli haiku – i caratteristici componimenti poetici giapponesi – a Gaston Grandpré, una delle persone servite da Bilodo, che di Segolene, in qualche modo, si è innamorato. Quando, a causa di un incidente, Gaston morirà, proprio sotto gli occhi di Bilodo, il giovane postino non riuscirà a rassegnarsi alla perdita di quei componimenti che tanto lo facevano sentire bene e si sostituirà a Grandpré nella corrispondenza con Segolene (e non soltanto in quella).
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FIORI, ROMANZI E ALTRE PROMESSE:

ED. SPERLING&KUPFER

Dopo avere ereditato una discreta somma di denaro grazie al successo postumo dei romanzi di suo zio Albert, Kate Solomon si è trasferita a Ribanova, ridente cittadina della Spagna. Qui conduce una vita tranquilla e agiata finché, a settantadue anni, riceve una proposta di matrimonio da Forster Smith, l’uomo che lei ha rifiutato per ben tre volte nonostante lo amasse perdutamente.Questa volta Kate dice “sì” e corona il sogno d’amore di tutta una vita. Mentre si lascia trascinare nel turbine dei preparativi per il matrimonio, la sua famiglia comincia però a esprimere seri dubbi sullo sposo. Riuscirà Kate a convincere tutti che Forster non è interessato solo al suo patrimonio? Un elogio all’amore senza età perché, per quanto tu possa o voglia sfuggirgli, il vero amore alla fine ti trova sempre.

 

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PERFECT

ED. DEA

Può la vera felicità durare più di un attimo?
È quello che si domanda Amanda, diciotto anni e una vita di insicurezze, quando decide di rifiutare con ostinazione l’amore di Noah. Noah che è il suo migliore amico, la sua anima gemella, il suo cavaliere dall’armatura scintillante. Amanda sa che Noah potrebbe renderla felice, immensamente felice, ma sa anche che tanta felicità potrebbe non durare. E perdere Noah le spezzerebbe il cuore. Ecco perché preferisce rinunciare a lui, e all’illusione di un momento, piuttosto che vivere con il rimpianto di averlo perso per sempre. Ma quando un tragico evento sconvolge la vita della ragazza, le cose cambiano. Amanda si rende conto di non avere più nemmeno un istante da sprecare. Perché, a volte, un solo attimo di felicità vale più di una vita intera.
9788811689270SPLENDI PIU’ CHE PUOI

ED. GARZANTI

L’amore non chiede il permesso. Arriva all’improvviso. Travolge ogni cosa al suo passaggio e trascina in un sogno. Così è stato per Emma, quando per la prima volta ha incontrato Marco che da subito ha capito come prendersi cura di lei. Tutto con lui è perfetto. Ma arriva sempre il momento del risveglio. Perché Marco la ricopre di attenzioni sempre più insistenti. Marco ha continui sbalzi d’umore. Troppi. Marco non riesce a trattenere la sua gelosia. Che diventa ossessione.  Emma all’inizio asseconda le sue richieste credendo siano solo gesti amorevoli. Eppure non è mai abbastanza. Ogni occasione è buona per allontanare da lei i suoi amici, i suoi genitori, tutto il suo mondo. Emma scopre che quello che si chiama amore a volte non lo è. Può vestire maschere diverse. Può far male, ferire, umiliare. Può far sentire l’altra persona debole e indifesa. Emma non riconosce più l’uomo accanto a lei. Non sa più chi sia. E non sa come riprendere in mano la propria vita. Come nascondere a sé stessa e agli altri quei segni blu sulla sua pelle che nessuna carezza può più risanare. Fino a quando nasce sua figlia, e il sorriso della piccola Martina che cresce le dà il coraggio di cambiare il suo destino. Di dire basta. Di affrontare la verità. Una verità difficile da accettare, da cui si può solo fuggire. Ma il cuore, anche se è spezzato, ferito, tormentato, sa sempre come tornare a volare. Come tornare a risplendere. Più forte che può.
LADYIL SEGRETO DI LADY AUDLEY

ED.FAZI

«Elizabeth Braddon ha regalato qualcosa di meraviglioso al mondo letterario». Henry James
Una penna accattivante, apprezzata da Henry James e finora mai tradotta in Italia, finalmente proposta a tutti gli amanti del romanzo sensazionale. Il capolavoro della Braddon, uscì a puntate tra il 1861 e il 1862 sulle pagine delle riviste letterarie del tempo, riscuotendo uno straordinario successo di pubblico che consacrò l’autrice come nuova stella del sensation novel e rivale di Wilkie Collins. La struttura del racconto, fondata sul meccanismo dell’indagine a ritroso, rende Il segreto di Lady Audley uno di quegli ingranaggi a orologeria perfetti, in cui sparizioni, delitti, identità multiple e altri ingredienti tradizionali del genere sono dosati con una maestria artigianale che non concede tregua alla tensione narrativa.
unnamedNELLA GIUNGLA DI PARK AVENUE
ED. BOOKME (DEA)
Quando Wednesday Martin e suo marito scoprono di aspet-
tare un bambino, dal Greenwich Village decidono di traslo-
care nell’esclusiva Upper East Side di Manhattan. Dietro le
immacolate facciate dei palazzi, oltre le lobby tirate a lucido
sorvegliate da impeccabili portieri in livrea, Wednesday sco-
pre la vera Park Avenue: l’ambiente più ostile e competitivo
al mondo, governato da un sistema di regole, rituali, totem e
tabù da fare invidia agli aborigeni australiani. Forte del suo
background in antropologia, Wednesday Martin adotta un
punto di vista “scientifi co” per studiare la sua nuova tribù e,
forse, trovare il modo di accettarla ed esserne accettata. Dal-
la decostruzione delle pratiche igienico-estetiche tipiche delle
signore locali (note anche come le Geishe di Manhattan), ai
sordidi dettagli della inevitabile caccia alla borsa-feticcio di
Hermès, il risultato è un ritratto esilarante e scomodo, feroce e
illuminante della tribù più esclusiva, invidiata e vituperata del
pianeta: quella dei Super Ricchi e delle loro esilissime, ambi-
ziosissime, ansiosissime consorti.
3172388FONDAZIONE PARADISO
ED. MARSILIO
Al porto di Stoccolma, tra le macerie rimaste sulle banchine dopo che un violento uragano si è abbattuto sulla Svezia, vengono ritrovati i corpi di due uomini assassinati con un colpo di pistola alla testa. Sembra trattarsi di una vera e propria esecuzione, e Annika Bengtzon fiuta lo scoop che potrebbe finalmente dare slancio alla sua carriera; è da tempo che alla redazione della Stampa della sera è relegata a correggere bozze durante il turno di notte, e il posto le va stretto. Le indagini parlano di contrabbando, in particolare sigarette, un traffico che punta all’Europa dell’Est e incrocia la strada di Aida Begovic, una giovane disperata e in fuga. Alla sua richiesta di aiuto, Annika le consiglia di rivolgersi alla Fondazione Paradiso, un’istituzione – su cui medita di scrivere un articolo – che promette di cancellare il passato delle persone minacciate offrendo loro una nuova identità. Quello che ci vuole per una donna che ha visto troppo ed è braccata da una brutale organizzazione criminale. Mentre una nuova serie di omicidi scuote un’inchiesta che si fa sempre più intricata, Annika, divisa tra l’amore per la sua professione e una vita privata che è ordinata e tranquilla solo nei suoi desideri, segue il suo istinto di giovane reporter e si avvicina alla verità, rendendosi conto che né Aida né la misteriosa Fondazione Paradiso sono davvero ciò che sembrano.
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 NON ADESSO, PER FAVORE
ED.MARSILIO
La prima volta che Annalisa legge un romanzo di Vittorio Ferretti, è ancora adolescente. Anni dopo, trasferitasi a Roma per inseguire il desiderio di scrivere, lo incontra di persona. Fra i misteri taciuti di Vittorio e l’estensione dei suoi silenzi, nasce un amore. Fino a che lui non la raggiunge a L’Aquila per rivendicare il suo bisogno di solitudine. La notte del sei aprile del duemilanove, Annalisa è a casa dei suoi. Fugge per strada, tra le macerie che piovono tagliando in due il futuro della sua città. Il terremoto è come un rombo che viene dal cielo e dalla terra insieme. La stessa notte, Annalisa e la sua famiglia sfollano in un paesino sulla costa abruzzese. Nel loro minuscolo appartamento corre la storia di una giovane donna che fino al terremoto ha vissuto a Roma, sognando un futuro da scrittrice, il riscatto da una realtà di provincia e quello da un padre che non condivide le sue scelte di vita. Fra l’angoscia dell’abbandono e una convivenza che si fa prigione, Annalisa troverà il modo di fuggire dal travestimento dell’amore e dalla paura che si affaccia improvvisa. Un romanzo sentimentale e crudo, doloroso e attento, la storia di una donna sulla linea d’ombra della vita.

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 LA VOCE DEI SOMMERSI
ED.MARSILIO
Da questo libro il film di László Nemes, Il figlio di Saul, premio Oscar come miglior film straniero, distribuito da Teodora film
Persino Primo Levi era convinto che la «voce dei sommersi» non potesse più essere udita da coloro che erano venuti in questo mondo dopo Auschwitz. Non l’avevano udita e raccolta i deportati sopravvissuti, non la potevano ricostruire gli storici o i giudici. Qualcuno disse, allora, che il cuore dell’esperienza dello sterminio sarebbe stato per sempre irraggiungibile. In realtà, alcuni ebrei delle squadre speciali addette al lavoro nelle camere a gas, chiamati a spingere nei forni i cadaveri dei loro fratelli, seppero trovare la forza di scrivere dell’orrendo crimine nazista per tramandarci una parola quasi impronunciabile, una storia forse impossibile a credersi e che grazie a loro rimarrà per sempre nella memoria della comunità umana. Anni di silenzio colpevole hanno impedito a questi scritti di alcuni membri del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau di giungere ai lettori, non solo italiani. Su di loro, incredibilmente, come è accaduto per i kapò e per i poliziotti ebrei dei ghetti, pesava una parte della colpa. Chi avrebbe mai dato ascolto a questi «corvi neri del crematorio»? Perché avevano accettato quel compito così orrendo? Perché non si erano ribellati, scegliendo di vivere invece di cercare la morte? Oggi questo libro rende giustizia a tutti gli uomini dei Sonderkommando, chiedendo una revisione del pesante giudizio che da più di settant’anni ha fatto cadere nell’ombra del silenzio la tragica esperienza delle squadre speciali.