#ICinque: Libri autunnali

Cari lettori occasionali,

le giornate si stanno sensibilmente accorciando e questo per me significa che i libri, al contrario, si allungano.

Sì, per me l’autunno è la stagione in cui tirare fuori dalla libreria -o dall’ereader, for that matter- il tomone da quattro o cinquecento -o di più- pagine.

Perché tanto fa freddo, piove, di uscire non ha più voglia nessuno. E allora cosa c’è di meglio che immergersi in un mondo, così come solo i romanzi lunghi ed elaborati riescono a suggerirtelo?

Ecco dunque la mia selezione di romanzi che per lunghezza e atmosfere risultano perfetti per le giornate autunnali.

Pronti? Via. E mi raccomando, fatemi sapere se siete d’accordo con me, se avete letto i romanzi in questione oppure se credete mi sbagli di grosso.

Baci in fronte,

G.


 

JANE EYRE

Charlotte Brontë

Jane Eyre

Prezzo: 16 euro

Pagine: 580

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In una sera nebbiosa, lungo strade impastate di fango, Jane Eyre arriva a Thornfield Hall. Ha diciott’anni e non sa che la sua vita è a una svolta. Orfana, è stata allevata da una zia tutt’altro che amorevole e poi mandata in collegio, dov’è rimasta otto anni, prima come allieva, poi come maestra. Il suo carattere forte e indipendente, lo stesso che le ha fatto guadagnare la fama di ragazzina ribelle durante l’infanzia, l’ha spinta a lasciare le pareti opprimenti di Lowood per cercare lavoro come bambinaia, rispondendo al richiamo del mondo. A Thornfield Hall, Jane si occuperà della piccola Adele, la protetta di Mr Rochester, un uomo sui quarant’anni, tratti duri, aspetto autoritario. Per Jane questa nuova casa è una scuola di vita. Conosce l’indipendenza e una tranquillità mai goduta prima. Ma soprattutto conosce l’amore di Mr Rochester. Un amore travolgente, sensuale e inevitabile fin dal primo incontro: “Se questo estraneo mi avesse sorriso e fosse stato cordiale con me, se avesse respinto la mia proposta di aiuto con allegria e gentilezza, sarei andata per la mia strada e non mi sarei sentita di fare nuove domande: ma il cipiglio e la ruvidezza del viaggiatore mi misero a mio agio; rimasi dov’ero quando mi fece segno di andarmene.” Presto però i sogni di Jane si rivelano impossibili, destinati a farsi soffocare dal passato oscuro di Rochester, quel passato che sempre più forte riecheggia minaccioso…

Uno dei miei libri preferiti. Perfetto per le lunghe sere d’autunno. Evoca nebbie mattutine e il suono della pioggia, almeno a me.

 

GRANDI SPERANZE

Charles Dickens

Grandi speranze

Prezzo: 12 euro

Pagine: 574

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Philip, detto Pip, avviato a diventare fabbro del villaggio, si trova a possedere una ingente somma di denaro, donatagli da un misterioso benefattore che lui crede essere Miss Havisham, una donna eccentrica che da quando vive a Londra va talvolta a trovare. La Havisham ha come protetta una ragazza, Estella, che educa con lo scopo di far soffrire gli uomini per vendicarsi di essere stata abbandonata il giorno delle nozze, ragazza di cui Pip si innamora. Si scopre che il vero benefattore è il forzato Magwitch che un giorno Pip aiutò, e che è anche il padre di Estella. La ragazza farà poi un infelice matrimonio, mentre il denaro di Magwitch sarà incamerato dallo stato. Pip fa ritorno al villaggio dove riprende a frequentare una Estella cambiata.

Avrei in effetti potuto scegliere uno qualsiasi dei romanzi di Dickens ma Grandi Speranze è stato il primo che ho letto e forse per questo, forse per il fatto che il folle decadimento di Miss Havisham mi ricorda quello della natura autunnale, non potevo che consigliarvelo.

I MISTERI DI UDOLPHO

Ann Radcliffe

I misteri di Udolpho

Prezzo: 15 euro

Pagine: 1029

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Considerato l’archetipo del romanzo gotico, “I misteri di Udolpho” fu pubblicato nel 1794, anno dell’ascesa e della caduta di Robespierre. Sull’apparente struttura del racconto di formazione femminile, Ann Radcliffe modella un percorso attraverso gli spazi sublimi del terrore, nei quali l’eroina si smarrisce in una vertigine noir che la conduce oltre i limiti della ragione e della natura. Nella Francia del 1584 la giovane e sensibile Emily St. Aubert, rimasta orfana di entrambi i genitori, viene rinchiusa dalla zia Madame Cheron e dal suo compagno, il perverso zio Montoni, nel tenebroso castello di Udolpho, sugli Appennini. Solo dopo una convulsa serie di avvenimenti agghiaccianti Emily riesce a riacquistare la libertà e a ricongiungersi con il suo innamorato, Valancourt. L’introduzione al romanzo di Viola Papetti, oltre a definire il genere gotico, racconta come la “debole mano” di Ann Radcliffe sia riuscita a trasfigurare il castello di Udolpho in una perfetta e animata macchina del terrore.

Un buon romanzo gotico va bene in ogni stagione ma va meglio quando inizia a fare freddo. Da leggersi preferibilmente durante una notte buia e tempestosa. Se vi salta la luce in casa, anche meglio.

 

MELMOTH L’ERRANTE

Charles R. Maturin

Melmoth l’errante

Prezzo: 9 euro

Pagine: 791

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l libro contiene due racconti. Il primo di Maturin è la storia di un umo, Melmoth, che ha fatto un patto col diavolo: in cambio dell’anima ottiene il prolungamento della vita. E se riuscirà a trovare chi condivida la sua sorte eviterà la dannazione. Il patto risale al XVII secolo e in una serie di episodi, generazione per generazione, Melmoth ottiene solo rifiuti: anche il prigioniero di un manicomio, anche una vittima dell’Inquisizione, nessuno accetta il suo patto. Altro filo conduttore è rappresentato dai suoi amori con la giovanissima Isadora (la sposerà per mezzo di uno spettro e ne ucciderà in duello il fratello…). La ricchezza di scene di terrore e di raccapriccio ha contribuito a farlo diventare un autentico bestselter internazionale. Dimostrazione ne è il secondo racconto contenuto nel volume scritto da Honoré de Balzac: “Melmoth riconciliato”, che costituisce quello che in termini cinematografici è un “sequel”. Nella classica ambientazione del mondo finanziario parigino (la Casa Nucingen), un cassiere disonesto che sta per fare un grosso ultimo colpo per poi fuggire, viene sorpreso dall’arrivo di un inquietante personaggio: John Melmoth che gli propone l’ormai consueto patto. Il cassiere accetta ma dopo una breve ebbrezza si accorge di aver fatto un pessimo affare e torna a cercare Melmoth ma scopre che, riconquistata l’anima, è morto santamente riconciliato con Dio. Non gli resta quindi che cercare una nuova vittima: la troverà nel banchiere Claperon, minacciato dal fallimento.

Classico ma meno conosciuto di altre opere dello stesso genere. I patti col diavolo sono sempre un ottimo argomento, soprattutto quando si avvicina Halloween.

 

LA DONNA IN BIANCO

Wilkie Collins

La donna in bianco

Prezzo: 18,50 euro

Pagine: 745

Link: http://amzn.to/2yq1Yn2

Quale terribile segreto nasconde la misteriosa figura femminile che si aggira di notte per le buie strade di Londra? Questo è solo il primo di una serie di intrighi, apparizioni e sparizioni, delitti e scambi di identità che compongono la trama de “La donna in bianco”, tessuta con sapienza da Wilkie Collins. Nel 1860 Charles Dickens pubblicò il romanzo a puntate sulla sua rivista “All the Year Round” suscitando un grande interesse nel pubblico, che seguì per un intero anno le vicende della sventurata Anne Catherick e quelle degli altri personaggi, descritti con abilità psicologica, come l’impavida Marian Halcombe, il coraggioso Walter Hartright e l’affascinante quanto ambiguo conte Fosco. È passato un secolo e mezzo e le cose non sono cambiate. Anche il lettore moderno più smaliziato non può che rimanere piacevolmente intrappolato negli ingranaggi di questa macchina narrativa, che ha segnato per sempre la tradizione del mistery, facendo guadagnare al suo autore l’attributo di “padre del poliziesco moderno”. Non c’è lunghezza che tenga: di un libro del genere si arriva sempre al fondo con rimpianto.

Una donna vestita di bianco compare per le strade della città. Chiede aiuto, vuole essere accompagnata a casa. Wilkie Collins ci tesse sopra un romanzo che è diventato leggenda e che vi terrà incollati alle sue 745 e passa pagine.


 

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The Coffee Book Tag

Salve a tutti, miei adorati lettori,

oggi vi propongo un tag ispirato al caffè che ho visto nel canale di Arianna Bonardi, una ragazza che io seguo dall’alba dei tempi e con cui condivido in buona parte i gusti letterari. Andate e seguite, cliccando qui.

Ma perché l’idea di fare questo tag mi è subito piaciuta? Perché sono dipendente dal caffè. Del tipo che mi scofano una moka da sei intera la mattina. Da sola. E quel che è peggio è che non mi basta neppure, perché dopo pranzo ho di nuovo sonno. Credo di aver bisogno di aiuto. Nel frattempo che io medito sui miei peccati, voi beccatevi il tag e magari, alla fine, fatemi sapere cosa ne pensate, della mia dipendenza, ma anche dei libri suggeriti.

1) Caffè Nero: Un libro difficile da digerire

3539806Se volete farvi strappare il cuoricino e farvelo ridurre in pezzettini piccoli piccoli, allora dovete proprio leggere “Sette minuti dopo la mezzanotte” di Patrick Ness e Siobhan Dowd. Vi lascio la mia recensione qui. Facevo la dura, all’epoca, ma in realtà stavo piangendo tutte le mie lacrime. E io non piango facilmente.

 

 

 

 

 

Un altro mattoncino, a mio parere, è “Espiazione”, di Ian Mc Ewan. La rivelazione finale mi ha ucciso dentro e credo che non perdonerò mai Ian per quello che mi ha fatto.

 

 

 

 

 

 

 

2) Caffè macchiato: Un libro super famoso ma che hai apprezzato

Mi è subito venuto in mente “Le otto montagne”, di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017. Un bellissimo racconto di amicizia e natura e scoperta di sé stessi. E poi io sono una persona da montagna. Preferisco la quiete e l’imponenza dei monti al caldo affollamento delle spiagge.

 

 

 

 

 

3) Cioccolata calda: Il tuo libro preferito da bambino

Pensavate che vi avrei citato Harry Potter? E invece no. Ho altri titoli che mi sono rimasti nel cuoricino e di parecchio antecedenti al fenomeno potteriano.

Lavinia.jpgIl primo che mi viene in mente è “L’incredibile storia di Lavinia”, di Bianca Pitzorno. Una povera ragazzina, una piccola fiammiferaia sola tra le vide di una Milano ghiacciata, riceve da una fata un regalo molto speciale: un anello magico che le permette di trasformare ciò che desidera in… no, non ve lo dico, leggetelo! Una storia di simpatica vendetta nei confronti dell’indifferenza e della prepotenza, ma anche sui guai che il potere può provocare.

 

 

 

 

Sempre da piccolissima adorai “Gli sporcelli” di Roald Dahl, che penso non abbia bisogno di presentazione alcuna.

 

 

 

 

 

 

 

Un altro titolo che ricordo con enorme affetto è “Tostissimo!” di Domenica Luciani. Un libro che da ragazzina mi piacque moltissimo perché divertente e intelligente e anche per via del suo messaggio di rivalsa.

 

 

 

 

 

 

Il quarto titolo appartiene alla leggendaria collana del Battello a vapore e lo lessi alla soglia dell’adolescenza e si tratta de “All’ombra del pappagallo nero”, di Alan Temperley. Un giovane rigattiere di nome Silas trova sulla spiaggia una sirena. Qualcuno la vuole rapire, lui invece la vuole curare e difendere. Ricordo che lessi questo romanzo mentre ero in campeggio in spiaggia e che fu in parte colpa sua se mi sono innamorata delle storie marinaresche.

 

 

 

 

4) Espresso doppio: Un libro che ti ha tenuta incollata alle pagine

E qui, vi cito “Omicidio a Road Hill House” di Kate Summerscale. Questo saggio romanzato giaceva nella mia libreria da un bel po’ di tempo quando per caso mi imbattei proprio nel canale di Arianna (la ragazza da cui ho “copiato” questo tag) che ne parlava in termini affascinanti. Così, decisi di dedicarmici e ovviamente mi ci sono appassionata. Si tratta della cronaca, come già detto romanzata, di un famosissimo omicidio avvenuto in epoca vittoriana, ovvero quello del piccolo Seville Kent. L’ispettore inviato da Scotland Yard, Jack Whicher, utilizzò metodi di indagine innovativi. La sua figura e il suo metodo, ripresi dai grandi scrittori del tempo (Wilkie Collins, Charles Dickens, Arthur Conan Doyle…) ispireranno e confluiranno nelle grandi figure dei detective di fine Ottocento. Sì, anche in Sherlock.

 

Nel dubbio, vi lascio il video di Arianna che spiega certamente meglio di me.

 

 

5) Latte macchiato: Un libro lungo e pesante

Forse non mi crederete, ma Murakami non mi va giù. “Ma come? Sei laureata in giapponese e non ti piace Murakami?”. Eh già, la vita a volte è strana e paxxerella!11!. In ogni caso, non tutti i Murakami per me sono mattoni indigeribili. Quello che ho fatto fatica a finire è stato “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, che credo sia il preferito del mio ragazzo, che ora mi odierà. Scusa Jack. #SorryNotSorry #Yolo

Leggendo, avevo la netta impressione che Murakami non avesse la minima idea di dove andare a parare con la storia. Di questo autore preferisco di gran lunga “After Dark”. Ma i gusto so’ gusti.

 

 

6) Starbucks: Un libro che vedi ovunque

Facile: “L’amica geniale”, di Elena Ferrante. L’ho letto? No. Ho intenzione di farlo? Dio, no!

 

 

 

 

 

 

 

 

7) Caffetteria Hipster: Un autore sconosciuto

E qui è facile: me medesima! Non perderò mai l’occasione di spammarvi il mio libro. “Il blocco dello scrittore”. Anzi, sapete cosa? Vi link la review che ne fece Sara Cantoni tempo fa. Andate circa al minuto 18 e ci sono io 😀

 

 

 

 

 

 

 

Ma se volete che scelga uno scrittore più serio di me, che sono comunque serissima, vi cito un mio con-regionale di cui sento parlare meno di quanto meriterebbe: Matteo Strukul, autore de “I cavalieri del nord”, “La giostra dei fiori spezzati”, “La ballata di Mila” e al momento in libreria con la serie “I Medici”.

 

 

 

 

 

8) Decaffeinato: Un libro da cui ti aspettavi di più

“Tredici”, di Jay Asher. Il libro ha tante buone intenzioni ma è decisamente rivolto a un target giovane. Il linguaggio semplicissimo, la struttura narrativa, i personaggi appena abbozzati, non mi hanno fatto provare ciò che mi aspettavo. Il personaggio di Clay poi, è insulso.

 

 

 

 

 

 

9) La miscela perfetta: Il libro che ha tutti gli elementi che ti piacciono

Io sono un’anima antica e mi piacciono i classici inglesi vittoriani. “Il ritratto di Dorian Gray” è il mio libro preferito ma amo moltissimo anche Dracula, Frankenstein e tutti i loro cugini. Amo Dickens e Wilkie Collins e tutto ciò che riguarda antiche dimore e case desolate. Insomma, sono come Catherine di Northanger Abbey. Questo spiega perché ADORI quel romanzo.

 

 

 

 

 

 

Bene, ho finito. Spero di avervi dato qualche spunto di lettura e ovviamente mi piacerebbe sapere se avete letto qualcuno di questi titoli e se me ne consigliate qualcun altro!

 Ovviamente, consideratevi tutti taggati ma in particolare passo la patata bollente a:

http://www.erigibbi.it/

https://theimbranationgirl.wordpress.com/

https://giuliaeffe.com/

Un bacio in fronte a tutti e un buffetto affettuoso,

G.



What readers want

In Italia si legge poco, questo lo sappiamo tutti. A fronte di più di 60 mila novità (stampate) e 63 mila ebook l’anno (praticamente 350 libri nuovi al giorno) i lettori calano costantemente. Per dire, nel 2015 in Italia 33 milioni di persone non hanno letto nemmeno un libro. Ripeto: 33 milioni. Zero libri. E quelli che hanno letto un libro al mese (quanta forza d’animo, un libro al mese! Quanta tenacia, quanto tempo libero, quanto amore per i libri a tempo pieno e continuato! Infatti sono considerati “lettori forti”) sono circa 3 milioni. Ripeto: 3 milioni. Un libro al mese. Dodici libri in un anno. Lettori forti.

«Beh» direte voi, «piuttosto che niente…»: e in termini puramente teorici avreste ragione. Qualcosa è sempre meglio di niente. Tuttavia, la domanda giusta da porsi è: di cosa è composto quel qualcosa? Quali sono i dodici prescelti, i dodici apostoli della carta stampata inviati a predicare e diffondere il verbo nella casa degli italiani?

In verità vi dico, se pensate che si tratti di narrativa di spessore vi sbagliate di grosso. E non parlo in qualità di lettrice, compratrice compulsiva di libri, scrittrice e più in generale bibliofila: ve lo dico dalla parte di chi sta al di la del bancone quando entrate chiedendo «quel libro di quell’autore che non ricordo, che non so quando è uscito e nemmeno la casa editrice, ma aveva la copertina gialla». Vi parlo come una libraia.

L’anno scorso ho lavorato per sei mesi in una libreria della mia città e questo mese ci sono tornata, per un breve periodo. Uno degli aspetti più interessanti di questo lavoro (almeno per me, che sono strana), oltre all’ovvio vantaggio di poter mettere le mani sulle novità non appena entrano in negozio (sotto forma di pesanti scatoloni da aprire-svuotare-riporre velocemente e diligentemente), è quello di poter godere in tempo reale di una panoramica abbastanza accurata, se non precisa, del parco lettori italico e di quali siano i dodici libri che leggeranno durante l’anno. Vi dico: è una panoramica desolante.

Partiamo dal fatto che le due tipologie di libro più vendute nella nostra libreria sono le pubblicazioni per l’infanzia (favole classiche, libretti-gioco per infanti in età prescolare, il classico «pensierino per il nipotino») e le guide turistiche. Cioè: libretti per bambini che a stento sanno leggere e guide turistiche, che se va bene si sfogliano distrattamente una volta arrivati di fronte al monumento che si vuole visitare.

I libri per bambini vanno davvero alla grande. Quando entra in libreria una signora che ha superato i sessanta, quasi certamente è lì per comprare un libro per un nipote, suo o di qualcun altro. Lo stesso vale per le donne sui trenta-quaranta. In entrambi i casi, quello delle nonne o quello delle mamme, la scena è sempre la stessa: «Scusa… posso chiederti un consiglio? …Un libretto per un bambino…». Certo signora, quanti anni ha? (diciamo sperando fortemente che il pargolo abbia almeno sette anni, fattore fondamentale per accedere allo scaffale dei “libri per ragazzi”, più piccolo e decisamente più facile da gestire. Quello delle pubblicazioni per infanti è lungo tutta una parete (4 metri), un inferno di cartonati da dieci pagine ciascuno, impossibili da trovare) «Due e mezzo.» A quel punto uno si chiede quale sia il problema. A due anni uno a stento distingue la madre dal padre, che differenza vuoi che faccia leggere una favola su un bruco, un lupo o su come imparare a usare il vasino? Ma forse in questo momento sta parlando il vuoto cosmico che ho nell’anima lì dove dovrebbe esserci l’istinto materno.

In ogni caso, è proprio in questo reparto che a mio parere viene alla luce la natura di tutti i problemi del mondo: perché ogni madre e ogni nonna e nonno e zio e madrina e padrino che compra un libro per un bambino in realtà sta semplicemente proiettando su di lui, l’essere umano più benevolmente neutro a disposizione, le proprie paranoie e idiosincrasie. Così ci sarà sempre quella che «no, questo libro pensato apposta per ragazzini dai tre ai quattro anni è troppo semplice per la mia nipotina di due, che è tanto sveglia», e quella che «ma questo libro che presenta il giusto connubio di immagini e storia scritta in stampatello è troppo complicato, mio figlio ha solo sette anni», e poi le mie preferite, quelle che «ma io voglio una favola per bambini maschi, Cappuccetto rosso e Biancaneve sono femmine.» E non fatemi aprire il discorso sul “gender” nelle favole, che secondo me sfiora l’assurdo. Favole per maschi e favole per femmine. La sentite l’assurdità che trasuda da questa distinzione? Perché io sì e ogni volta rimango basita e la mia già scarsa fiducia nel genere umano si affievolisce un pochino di più.

In ogni caso, l’unica cosa che si evince servendo chi compra libri per l’infanzia è una e una sola: tutti i bambini italiani sono dei piccoli geni precoci, che diventeranno scienziati, letterati, professori e astronauti. Tutti eh. Peccato che compiuti i dieci anni finiranno irrimediabilmente come i loro compagni di cui sotto (o come i loro disgraziati parenti, di cui sopra).

Un altro reparto che se la gioca bene con i primi due è quello dei libri di cucina e/o esoterici (i due generi a volte si contaminano, che si tratti di ricette delle streghe di montagna o diete che promettono di farti ringiovanire, sempre di magia e creduloneria stiamo parlando). Seguono i manuali di auto-aiuto (o di aiuto-aiuto, vedete voi. E se avete capito la citazione, vi meritate un bacio in fronte), sempre attuali.

Perdono  miseramente fantasy, fantascienza e saggistica. I primi due, frequentati solo dai nerd, che evidentemente qui dove sto io scarseggiano, l’ultimo patria di professori e studenti universitari che vengono a cercare i testi consigliati, appunto, dai professori. Chi si addentra nella saggistica di solito sa già cosa cerca e quello che cerca di solito è un libro di recentissima pubblicazione che è stato pubblicizzato a Che tempo che fa o a Striscia la notizia. Oppure è l’ultimo libro di, chessò, Bruno Vespa. Siccome nella nostra libreria il reparto saggistica comprende attualità, economia, psicologia, storia, scienza e religione, vi dico anche che i reparti che se la cavano meglio sono psicologia e religione e io trovo che il binomio sia piuttosto indicativo.

Veniamo ora alla narrativa, il campo in cui io vorrei abitare (e vi dirò, di fatto lo abito, perché il mio libro è lì che si piazza), ma che è tirannicamente occupato da una parte dai mostri sacri (a cui mi inchino e offro sacrifici sperando di ricevere miracolosamente un briciolo del loro talento) e dall’altra dalle Cristine Chiperi di tutto il mondo.

A questo punto vi chiederete: ma che cavolo, nessuno compra romanzi? Li comprano, certo, ma come? E soprattutto, quali? Ma più soprattutto ancora: perchè?

Come già accennato all’inizio di questo articolo, i clienti tendono a spendere i loro preziosi, sudati soldi principalmente per grandi autori che conoscono già. Esce un nuovo Camilleri e bisogna ordinarne sessanta copie, perché le prime sessanta sono già state vendute. Esce un romanzo meraviglioso di un autore di nicchia o anche semplicemente meno conosciuto di Camilleri e il libraio può stare certo che nessuno lo filerà neppure di uno sguardo e che nessuno lo comprerà nemmeno sotto il più spassionato consiglio. Di solito finisce che, a meno che non ne parlino Michela Murgia e/o il Gazzettino, quasi tutte le copie di quasi tutti i romanzi che vedete in una libreria saranno ritirate e mandate ai magazzini dell’usato tipo Libraccio o peggio ancora al macero.

Una sottocategoria dei clienti di cui sopra sono i saccenti, quelli che sanno già tutto, hanno letto tutto e vogliono solo che gli tiri fuori dal mucchio il titolo al quale hanno deciso di concedere la loro preziosa attenzione. Questi sono la dimostrazione vivente che uno dei principi cardine del marketing e della comunicazione è profondamente vero e vive e influenza la vita di tutti noi: la gente è portata ad ascoltare prima di tutto il consiglio di un conoscente considerato “leader d’opinione”. Ebbene sì. Senza andare troppo lontano, tutti abbiamo il vicino di casa o l’amico o lo zio a cui ci rivogliamo per un consiglio. La moda, la lettura, il cinema, il detersivo da usare per sgrassare le pentole, per ogni cosa c’è un leader d’opinione. Ecco, i saccenti arrivano in negozio spinti dalle parole di questi individui e sarà impossibile smuoverli dalla loro posizione. Invece di leggere per il piacere della lettura, questi clienti leggono per essere parte di un gruppo, per dire che “l’hanno letto anche loro” e non essere da meno della vicina di pianerottolo. Vi svelo un segreto: questo è il metodo principale tramite cui dilaga la popolarità dei romanzetti rosa di turno.

In tutto questo, mi chiedo quale sia il problema.

Forse molta di questa reticenza dipende dal costo elevato dei libri e dalla scelta INFINITA a disposizione. Se avete mai provato un senso di velata inquietudine in una libreria, forse mi capite. È una vocina nella testa che vi fa notare quanti libri sono stati scritti e stampati a fronte di quanti voi potete materialmente e fisicamente leggerne. Questo capita di solito nella testa dei lettori forti (ma non i lettori forti da un libro al mese, parlo di lettori fortissimi, tipo dai due in su fino ai fanatici integralisti che ne leggono tipo uno a settimana): posso solo immaginare cosa pensa chi invece legge un romanzo una volta ogni tanto, in spiaggia, «sotto l’ombrellone».

Probabilmente provano qualcosa di molto simile a quello che provo io dentro H&M o Zara. Ci sono un sacco di vestiti carini ma a) sono troppo stretti o corti o scomodi e non si sposano con il mio stile tomboy-trasandato-chic; b) a fronte della qualità, il costo è troppo elevato; c) non ho proprio voglia di provarmeli. Se trasponiamo questo elenco nel mondo dei libri ne risulta che un lettore poco forte (come io sono una compratrice di abiti molto poco forte) si troverà a pensare che a) ogni libro all’infuori del genere che in qualche modo riesce a frequentare senza addormentarsi sulla terza pagina non vale nemmeno la pena di essere considerato; b) tutto costa troppo e l’Italia è in crisi, quindi non ha senso spendere per dei libri, meglio comprarsi un iPhone nuovo (e con lui la sensazione di far parte dell’élite di quelli cool); c) per scegliere ci vuole tempo, il tempo è denaro, di denaro non né abbiamo (perché abbiamo comprato l’iPhone), meglio buttarsi su ciò che conosciamo già.

Sia i negozi tipo H&M sia le librerie si sono “supermercatizzate”. In entrambi i casi ci troviamo a fare la spesa, a scegliere tra migliaia di articoli diversi. Questo sì, quello no. Ah, questo è in offerta, allora magari prendiamolo al posto dell’altro. Il supermercato  però è una sorta di non-luogo, un po’ come le stazioni e gli aeroporti, e per qualche motivo credo il luogo dove andiamo a scegliere cosa mostrare di noi (H&M) e quello dove andiamo a comprare il “cibo” per la nostra mente non dovrebbero essere così impersonali. La troppa scelta, laddove chi sceglie non sia fornito degli strumenti adeguati per farlo, genera solo timore e confusione. Così cosa si finisce per fare? Per lasciare che gli altri scelgano per noi. Quindi ci si affida alla moda. Quindi tutti si vestiranno nello stesso modo e leggeranno le stesse cose e penseranno le stesse cose.

Finché questo succede per i vestiti, che hanno a che fare col nostro essere esteriore, mi sta ancora bene; ma chiamatemi pure snob, io credo che sia molto più importante quello che circola nella nostra testa. Per dirla alla Tyrion Lannister: i libri servono ad affilare la mente tanto quanto la cote serve ad affilare la spada, ed è così triste vedere così tante spade e pugnali e lance spuntate!

Questo mi porta ad un altro punto del discorso: chi è che avrebbe bisogno di affilarsi le meningi più di tutti? I signori in pensione? No di certo. La risposta è: bambini e ragazzi. E sapete quanti bambini e ragazzi entrano in libreria? Zero. O meglio, di bambini qualcuno se ne vede: sono molto molto piccoli, accompagnati dai genitori. Dai dieci anni in sù, fino all’età universitaria, spariscono. Se qualcuno dovesse determinare statisticamente la composizione della popolazione italiana a partire da chi frequenta la nostra libreria sarebbe come se la gioventù semplicemente non esistesse. Sbuca fuori timidamente, verso giugno, per ordinare i libri delle vacanze che qualche professore (sempre tra i piedi!) ha ordinato loro di leggere. Oppure arriva in massa per ottenere la copia autografata del libro di qualche youtuber.

Quindi io mi domando: se è fin troppo ovvio che l’Italia è un paese di (passatemi il termine sgarbiano) capre, può essere che una piccolissima parte della colpa sia imputabile a questi mercati del libro che sono le librerie? Quella dove ho lavorato io, pur essendo inserita in una catena, non è molto grande e stare al contatto col pubblico è abbastanza semplice. Qualcuno dei clienti si azzarda addirittura a chiedere un consiglio perché sanno che spesso e volentieri i libri che arrivano li leggiamo proprio per poterli consigliare ai clienti. In catene più grandi, posizionate in luoghi più affollati, avere un approccio così diretto è quasi impossibile e peraltro, siccome lo scopo è quello di vendere e guadagnare (perché i librai sono dei commercianti: ecco, l’ho detto), alla richiesta di un consiglio la risposta sarà invariabilmente: «l’ultima novità, arrivata sta mattina, ancora calda. Ne parlano tutti, super venduto. Sono venticinque euro, grazie.» E poi magari l’ultima novità è Cinquanta sfumature di grigio.

Ora, non so voi come la vedete ma quando io entro in una libreria lascio che siano i libri a ispirarmi. Raramente ho un’idea precisa di cosa cerco. Prendo in mano, sfoglio, mi lascio sedurre. Purtroppo di gente così, topi da biblioteca che non hanno paura di “perdere tempo” tra i libri (che, pensateci, sono un meta-oggetto che si porta appresso un’intrinseca lentezza, in un mondo dove tutto deve essere produttivo, veloce, efficace, smart), che si lasciano ispirare e sono curiosi di scoprire i tesori che nascondono ne ho visti pochi e quelli che ho visto, vagavano senza meta alla ricerca del famoso libro con la copertina gialla di cui non ricordavano né l’autore né la casa editrice né il titolo.


Di notte sotto il ponte di pietra, di Leo Perutz

  Ci troviamo a Praga, più o meno durante il regno di Rodolfo II, alla fine del XVI secolo. Molti destini si intrecciano per le strette vie della città: quello dell’imperatore, della sua amante Esther e del marito di lei, l’ebreo Mordechai Meisl, a cui tutto riesce così bene che “quando la città ha un anno nero lui ce l’ha bianco come il latte”; e poi quelle dei personaggi che ruotano loro intorno, ladruncoli, poveracci, pescatori, servitori di palazzo, pittori, giovani ufficiali, alchimisti o all’occorrenza Johannes Kepler, da noi noto come Keplero.

  Leo Perutz è stato contemporaneo di Kafka e molto apprezzato da scrittori di spessore, come Fleming o Borges, sta venendo riscoperto da qualche anno a questa parte. Esponente di quello che può essere definito romanzo storico-fantastico, Leo Perutz mescola nei suoi romanzi un’accurata ricostruzione storica e il vivido folklore locale. La prosa è asciutta, scorrevolissima, totalmente priva di retorica e manierismi e nonostante ciò, come solo un bravo scrittore riesce a fare -dopo un lungo e accurato lavoro di rifinitura-, le atmosfere sono delineate in modo perfetto e profondamente suggestivo.

  In “Di notte sotto il ponte di pietra” ogni storia aggiunge una pennellata a quello che in realtà è un grande affresco, come se un unico soggetto venisse esplorato da molte prospettive, diverse nello spazio e nel tempo, così che possa sembrare che ognuna si riferisca a qualcosa di diverso quando invece parlano tutte della stessa cosa.

  Ma di che cosa, allora?, chiederete voi. Di Praga. Perché questo è un affresco della città. E del destino, che ruota e si mangia all’infinito la coda, come la struttura del romanzo, che si completa in modo circolare quando ad ogni tassello capisci qualcosa di più fino a riuscire ad allacciare l’ultimo racconto al primo.

  E tra tutte le esistenze destinate ad incrociarsi lungo le vie del ghetto e sulle rive della Moldava, quelle di Rodolfo II e Mordechai Meisl sono le più significative. Il primo, imperatore tormentato e scialacquatore, incapace di mantenere le casse reali ma assai profondo e appassionato d’arte, iracondo ma segretamente tormentato da pene d’amore e sensi di colpa; il secondo, ebreo di umili origini ma destinato alla ricchezza, generoso ma pur sempre ebreo e quindi segnato.

  “Di notte sotto il ponte di pietra” è un libro corale, meravigliosamente intrecciato,  magico; dove la magia non si manifesta in roboanti apparizioni sovrannaturali ma piuttosto cola lentamente nella vita dei personaggi, scardinandone idee e abitudini fino a che è per il lettore diventa impossibile dire se ciò che sta leggendo è passato sul piano del fantastico oppure no e quando -e se- lo capisce, ormai è già tutto accaduto e ne rimane spiazzato.

  Questo libro è entrato di diritto nel novero dei miei preferiti e sono felice che così sia stato e sono altrettanto felice di aver iniziato a conoscere questo incredibile autore che certamente approfondirò, probabilmente con la lettura de “Il marchese di Bolibar“.

Vi consiglio il libro? Di più. Penso che vi fareste un torto a non leggerlo.

Voto:

6/5

AMOUR FOU

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#UsciteIndipendenti

Cari lettori occasionali,

dopo le uscite “regolari” del periodo vi lascio quelle delle case editrici indipendenti, che so apprezzate molto (e la cosa mi fa piacere assai).


NNE

41mszh0lu3l-_sx317_bo1204203200_Sarah Manguso

IL SALTO

Pagine: 100

Prezzo: 16 euro

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Il 23 luglio 2008, a New York, Harris J. Wulfson si getta sotto un treno della metro. Harris amava la musica e le don­ne, aveva un lavoro, un amore e una vita piena, a tratti felice. Soffriva, però, di episodi psicotici, ed è dopo uno di questi che fugge dall’ospedale dove è ricoverato e si lancia nel bagliore di un treno in arrivo alla stazione. Per Sarah Manguso la scomparsa di Harris è la perdita di un amico, il più caro, il più intimo. Ma l’autrice non vuole ricostrui­ re le circostanze del suicidio e neppure scrivere la sua biografia.
Il salto è un memoir, una meditazione e un libro sulle parole: amicizia, memoria, dolore, morte. Parole sincere, perché precise e delicate. E immortali, perché materia della vita e di tutte le storie. Ma soprattutto parole coraggiose e neces­sarie, perché maneggiare il dolore è dif­ficile e faticoso, a volte quanto provarlo, ma aiuta ad accettare il distacco, anche quello de nitivo, e a fare il salto verso l’amore e l’infinito.

Questo libro è per chi si abbraccia, conta no a cinque, e poi sceglie di andare a dormire sul divano, per chi piange cantando a squarcia­gola Forever young di Bob Dylan, per chi saltella di gioia a pugni stretti e per chi crede che la misura del passato sia la larghezza, che come un’ala porta con sé anche gli amici perduti.


SUR

sur50_valades_lamortehailpermesso_coverEdmundo Valàdes

LA MORTE HA IL PERMESSO

Prezzo: 15 euro

Pagine: 160

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A cento anni dalla nascita, Edmundo Valadés, considerato oggi un maestro della letteratura breve, viene tradotto per la prima volta in italiano. I diciotto fulminanti testi di questa raccolta abbracciano temi universali, narrati da personaggi in un momento decisivo della propria esistenza: due adolescenti sono alle prese con la loro prima volta; un vecchio ha coltivato per tutta la vita un sogno e proprio quando sta per realizzarlo decide di rinunciarvi; un uomo fa un bilancio delle sue esperienze nel momento in cui sta per essere assassinato; un altro fa i conti col passato senza riuscire a lasciarsi alle spalle la guerra nella quale ha combattuto. Come ha scritto Paco Ignacio Taibo, «Valadés ha pubblicato racconti memorabili, ma la sua fama di grande scrittore si deve a La morte ha il permesso».

bigsur16_bachelder_linfortunio_coverChris Bachelder

L’INFORTUNIO

Prezzo: 16,50 euro

Pagine: 215

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Ogni anno, ventidue amici sulla quarantina si riuniscono per un weekend in un hotel senza pretese e danno vita a un irrinunciabile rituale: armati di caschi e divise rimettono in scena, sul campo di una vicina scuola, la celebre azione di una partita di football americano, quella in cui Joe Theismann, fenomenale quarterback dei Redskins, subì un infortunio che gli stroncò la carriera. Questo bizzarro rito sportivo diventa il pretesto per osservare da vicino le vite, le emozioni e le interazioni dei protagonisti: c’è chi fa lo psicologo, il bibliotecario, il piccolo imprenditore; chi è un padre di famiglia, chi uno scapolo incallito; chi sta divorziando, chi invecchia male, chi coltiva il proprio fisico con successo invidiabile; ce n’è uno con il colore della pelle diverso dagli altri, uno che abbandona misteriosamente il gruppo… La scrittura leggera, precisa, briosa di Bachelder passa dall’uno all’altro dei suoi personaggi come in un lunghissimo, avvincente piano sequenza, costruendo un brillante ritratto corale della psiche del maschio occidentale contemporaneo.


Clichy

imageItemThomas B. Reverdy

ERA UNA CITTA’

Pagine: 280

Prezzo: 17 euro

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Detroit, 2008. Una città fantasma, che non somiglia più a niente. La gente se ne va, abbandonando case che hanno perso ogni valore. La sensazione di tutti è quella di essere ormai arrivati in fondo all’abisso. In questo incubo grigio e senza respiro possibile arriva Eugène, un ingegnere francese incaricato di un progetto automobilistico, che incrocia sulla sua strada il destino di Charlie, un ragazzo cresciuto in quel disastro e che adesso è scomparso e l’ispettore Brown, incaricato di ritrovarlo, ma anche la luminosa cameriera Candice e Gloria, la nonna di Charlie, che mette in gioco tutto l’amore che ha dentro per salvare il nipote. Era una città è un romanzo noir, ma anche un teso e delicato testo poetico e in qualche modo anche una sorta di saggio politico e sociologico che racconta come forse nessun libro aveva ancora fatto che cosa sia l’amore nel tempo della crisi.

 


Tunuè

il-piccolo-caronteSergio Algozzino, Deborah Allo

IL PICCOLO CARONTE

Pagine: 144

Prezzo: 16,90 euro

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Caronte sparisce improvvisamente.
A riempire il suo posto lasciato vacante, e assumere la funzione di traghettatore di anime viene chiamato il piccolo Mono, che non ha per niente voglia di sostituire il padre e assumersi una tale responsabilità.
Caronte ha fatto la storia, ma Mono sarà all’altezza del suo compito?
Riuscirà alla fine a traghettare la prima anima?

la-cosa-smarritaShaun Tan

LA COSA SMARRITA

Pagine: 32 (cartonato)

Prezzo: 14,90 euro

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Dopo L’Approdo esce per Tunué La cosa smarrita, una narrazione breve e leggera immersa in una delle Piazze d’Italia di de Chirico con tratti steampunk. La cosa smarrita è una creatura casualmente incontrata sulla spiaggia, durante una passeggiata, da un ragazzo occhialuto e spettinato. Enorme, rossa, un artopode meccanico con le sembianze di una teiera. Una storia snella che si snoda con facilità tra le tematiche che illuminano l’universo Shaun Tan, come l’infinito, la solitudine, il tempo eccepito, il mistero, l’enigma e le strade da percorrere. Il protagonista senza nome cerca di comprendere l’origine della cosa ritrovata osservandola e interpretandola. La cosa smarrita esce per la collana degli illustrati Tunué Mirari e rappresenta il momento più alto della riflessione di Shaun Tan sul linguaggio e sul rapporto con l’altro.Nottetempo


L’Orma

2e1a27741bd65ac7c02208a6c61276f6_w_h600_mw_mh_cs_cx_cyHermann Burger

L’ILLETTORE

Pagine: 164

Prezzo:

Rinchiuso in una misteriosa e metafisica gattabuia, un uomo, affetto da uno strano morbo che gli impedisce di leggere i libri e di decifrare i segni del mondo, cerca la guarigione nel rapporto epistolare con una radiosa principessa, vestale dei classici letterari di ogni tempo. In sette vertiginose missive l’«illettore» racconta la propria vita come una «morte apparente». La narrazione, pagina dopo pagina, si trasforma in terapia per riaffacciarsi alla speranza e all’immaginazione, un percorso capace di regalargli infine l’euforia della convalescenza. Libro ossessionato dai libri, corso intensivo per lettori convulsi e dissennati, questo romanzo è un viaggio all’interno di una miniera oscura, ricca di frasi e immagini lucenti, sfaccettate ed enigmatiche come pietre preziose. Allucinato esperimento su «quanto in là si possa andare nello spingersi troppo in là», la confessione di Burger è anche – come rivela il breve saggio autobiografico che chiude il volume – il documento unico di un’esperienza di depressione clinica, un ironico «tentativo di sopravvivenza in prosa» scritto contro l’oblio: «Lo scrittore non dimentica mai, serba rancore in eterno».

fccaaf4595fb36a343539fad4c834249_w_h600_mw_mh_cs_cx_cyJaques Thorens

IL BRADY

Pagine: 344

Prezzo: 18 euro

C’era una volta un cinema a Parigi che non assomigliava a nessun altro. Sullo schermo proiettava i bassifondi della cinematografia mondiale (dalle pellicole di kung fu agli splatter, dagli spaghetti western alla cosiddetta serie Z), mentre in sala ospitava una varissima umanità di incantevoli falliti e dignitosi esclusi: il Brady, luogo balordo, sgangherato, irriducibile, una quinta di romanzo che ha avuto la faccia tosta di esistere per davvero. Di questo luogo, Jacques Thorens offre una «biografia» divertita, canagliesca e struggente, narrando un’epopea della marginalità, del kitsch e dello scialo, costellata di momenti paradossali (come quando Harry Potter viene programmato assieme a Schiava di Satana…), di personaggi memorabili (come il regista Mocky, ultrasettantenne «vera testa calda del cinema oltranzista») e di capitoli ricorrenti che celebrano la contorta ingegnosità di produttori e titolisti (con perle come Zorro e i tre moschettieri o C’è Sartana… vendi la pistola e comprati la bara!). La romanzesca storia vera di un cinema mecca dei cinefili e corte dei miracoli, dove – tra b-movie e amori mercenari – gli sketch esilaranti, le avventure a perdifiato e i sogni più sfrenati escono dallo schermo per sedersi tra gli spettatori.


Bao Publishing

imageRoberto Recchioni, Gigi Cavenago

DYLAN DOG-MATER DOLOROSA

Pagine: 160

Prezzo: 20 euro

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Nove anni dopo l’uscita dello storico albo Mater Morbi, Roberto Recchioni, ormai maître à penserdi Dylan Dog, torna a scrivere l’iconico personaggio femminile da lui creato in una storia dell’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi il cui comparto visivo viene affidato a Gigi Cavenago, che dipinge un centinaio di tavole di rarissima bellezza ed equilibrio pittorico. L’albo esce in edicola per celebrare i trent’anni dalla prima pubblicazione di Dylan Dog e ora BAO Publishing ne propone una versione oversize con sessantacinque pagine di extra testuali e visivi, rarità, dietro le quinte, commenti degli autori, lettering riveduto e corretto nel posizionamento dalla letterista originale, il tutto stampato su una delle migliori carte patinate opache del mondo. Un volume che davvero non può mancare nella libreria di chiunque ami veramente il Fumetto.


La nuova frontiera

f3ad4a234535b69ec9bf916a25462992_lJaume Cabré

VIAGGIO D’INVERNO

Pagine: 224

Prezzo: 17 euro

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Viaggio d’inverno è un repertorio di passioni umane, una cavalcata letteraria attraverso la storia intima dell’Europa lungo un percorso che va da Vienna a Treblinka passando per Oslo, la Bosnia e Roma, e un omaggio letterario alla musica di Schubert e Bach. Un concertista improvvisamente preda del panico, uno studioso che accumula libri alla ricerca di una sapienza nascosta, un tagliatore di diamanti nell’Anversa del XVII secolo, un anziano Bach che mette su carta il suo ultimo contrappunto nato dal sogno di un innocente: sono solo alcune delle quattordici storie che compongono il libro. Tutti i racconti sono ambientati in epoche differenti e con distinti protagonisti, ma, mentre si avanza nella lettura, grazie a una serie di rimandi nascosti – libri, quadri, partiture, amori non corrisposti – si ricrea sotto gli occhi del lettore una misteriosa unità, non omogenea ma frammentaria, come la vita stessa che segue spesso una rotta casuale e capricciosa. I temi abituali delle opere di Jaume Cabré, centellinati con estrema maestria, si cristallizzano in questa piccola gemma che lo consacra, ancora una volta, come uno dei grandi nomi della letteratura europea contemporanea.


Marcos Y Marcos

schermata-2017-03-02-a-09-44-40Brian Friel

TUTTO IN ORDINE E AL SUO POSTO

Pagine: 240

Prezzo: 18 euro

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I luoghi sono d’Irlanda, splendida e aspra: il vento dell’Atlantico spazza le colline, ma dietro le dune, centinaia di allodole invisibili formano un ombrello di musica nella calura celeste. Qui le donne non si fanno illusioni. A volte si induriscono, oppresse da troppe fatiche. Ma sanno accoglierti davanti al fuoco, ridere fino alle lacrime e abbandonarsi pienamente alle cose, visibili e invisibili. Gli uomini invece coltivano spesso nella mente un’idea diversa della vita.

Il tempo potrebbe essere oggi, domani, sempre. Piccole crepe si aprono nella realtà conosciuta, nel quieto vivere, nelle convenzioni erette come barriere. Il mistero filtra e dilaga; sono donne, illusionisti, vecchi pescatori, rabdomanti a custodirlo.

Con la sua lingua meticolosa e nitida (resa da Daniele Benati con straordinaria intelligenza e passione) Friel non giudica, non spiega. Gli basta il lampo della barca sul lago che appare e scompare nella notte, una testa troppo chinata sul volante per agganciarci: il nostro cuore è lì e l’immaginazione vola. Dieci racconti, dieci capolavori: Friel è un maestro dell’arte narrativa.


Questo è tutto per ora parte sigla dei Looney Tunes. Sicuramente mi attirano i fumetti di Tunuè e Bao (Dylan Dog è la mia anima gemella, insieme a Corto Maltese e Sherlock Holmes). Voi che mi dite? Qual è il libro che vi attira di più?

Alla prossima.

XOXO

G.

 

 


#Tunuè: L’uomo montagna, di Séverine Gauthier e Amélie Fléchais

Se volete provare un po’ di sane emozioni, allora questa graphic novel fa al caso vostro. Perché pur essendo stata pensata per un pubblico giovane è un lavoro che può toccare molte corde anche in un adulto.

La storia è quella di un bimbo che vuole aiutare il nonno a compiere un ultimo viaggio insieme a lui; ma il nonno è troppo stanco e le montagne che sono cresciute sulle sue spalle sono troppo pesanti. Così il bambino decide di andare a trovare il vento più forte di tutti, un vento tanto forte che potrebbe riuscire a sollevare suo nonno. Si incammina quindi per il suo primo viaggio da solo…

Questa dolcissima novel è, come si suol dire, breve ma intensa. Così intensa che mi ha quasi fatta piangere -quasi, perché i cuori di pietra come me non si smentiscono mai. Tuttavia un po’ di magone c’era-.

Il tema fondamentale sono senza dubbio le radici: la nostra patria, la nostra famiglia, il nostro passato, la nostra esperienza. Tutto quello che ci ancora, ci tiene in piedi e ci permette di essere quello che siamo. Il tenerissimo bambino lo imparerà strada facendo, anche grazie all’aiuto di alcuni -altrettanto teneri- personaggi -un albero, dei sassi (un po’ scemi ma indicibilmente carini), gli stambecchi e il vento- che gli insegneranno qualcosa di importante sull’esperienza, sull’identità e sul rispetto verso l’altro: perché possiamo anche non capire quello che è diverso da noi ma non per questo dobbiamo ritenerlo minaccioso o cercare di cambiarlo.

Il bambino si incammina coraggiosamente per un lungo viaggio, non senza ostacoli, carico dei migliori intenti e tuttavia l’ultimo insegnamento che riceverà sarà il più doloroso e allo stesso tempo, forse, il più importante: quelli che sono venuti prima di noi prima o poi se ne andranno, ma ciò che ci lasceranno, la loro eredità, potrà essere la nostra casa. Noi però abbiamo il compito di farcela da soli e per apprezzare ciò che ci è stato lasciato, il luogo dove possiamo tornare, dobbiamo vivere tante cose, viaggiare.

Deliziose le metafore del viaggio come esperienza che segna e crea e delle montagne come segno tangibile di esperienza compiuta -che infatti cominceranno a spuntare sulla testa del bambino mano a mano che il viaggio prosegue-.

Parlando di estetica, le tavole di questa novel sono incredibilmente belle. I tratti sono dolci, i personaggi hanno un design miyazakiano e i contenuti sono di facile comprensione anche senza leggere le vignette. Considerando il fatto che questa novel è primariamente indirizzata ai bambini, il fatto che sia facilmente comprensibile prima di tutto visivamente la rende ancora più interessante.

Ve la consiglio? Assolutamente sì. Ha tutti i requisiti per diventare un fumetto del cuore.


Voto:
5/5

MI HA QUASI COMMOSSA.

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