#SeTièPiaciuto: Hunger games…

La rubrica che ti consiglia un libro a partire da un altro.

Nella nazione di Panem, divisa in dodici distretti, ogni anno si organizzano gli Hunger Games, dei giochi sanguinari in cui dei ragazzi scelti in ognuno dei distretti vengono messi in un’arena e spinti a uccidersi l’un l’altro per sopravvivere. Il tutto in diretta televisiva, sotto gli sguardi di milioni di spettatori.

Katniss, del povero distretto 12 si offrirà volontaria al posto della sorellina Prim e bla bla bla… penso che il resto non abbia bisogno di presentazioni, no?

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La serie, scritta da Suzanne Collins

Salve a tutti, lettori occasionali. Oggi sono qui per inaugurare la nuova rubrica di questo blog: #SeTièPiaciuto. Forse vi suonerà familiare, specialmente se bazzicate su YouTube e vi interessate di cinema. Si tratta infatti del nome di una rubrica del canale di cinema ScreekWeek, che come potrete presumere ha proposto il formato in chiave cinematografica.

Io invece voglio parlarvi di libri!

Quindi ecco il primo consiglio: se avete letto e avete amato al serie di Hunger Games, allora dovete proprio leggere (e guardare)

Battle Royale

Si tratta di un romanzo dello scrittore giapponese Koushun Takami, pubblicato nel 1999. In Italia è edito da Mondadori

La storia racconta degli studenti di una scuola media che sono costretti a combattere tra loro fino alla morte in un programma gestito da un autoritario governo giapponese ora conosciuto come “Repubblica della Grande Asia Orientale”.

Il romanzo è diventato un bestseller e di conseguenza ne sono stati tratti un manga e il celeberrimo film, che porta lo stesso titolo e che comprende nel cast tutta una serie di attori giapponesi famosissimi, come Takeshi Kitano (avete presente il programma “Takeshi’s Castle“? Ecco, il Takeshi del titolo è lui. Enough said), nel ruolo del professore e Chiaki Kuriyama, l’indimenticabile Gogo Yubari di Kill Bill.

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Gogo Yubari

Il sia il romanzo, che il manga, che il film sono contraddistinti da un’ampia dose di violenza e crudezza, in puro stile giapponese. I personaggi sono tanti, vari e approfonditi. Il “gioco” è più spietato ancora di quello proposto dagli Hunger Games e sicuramente meno fancy, meno colorato, meno glamour. In parole povere, qua la gente muore sul serio e muore male, senza sconti, senza edulcorare niente.

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La locandina del film


L’autrice di Hunger Games ha dichiarato che ha avuto l’idea per Hunger Games un giorno, mentre stava facendo zapping, quando il confine fra un reality show e le notizie di guerra ha iniziato ad apparire realmente difficile da stabilire. Ha anche citato il mito greco di Teseo, nel quale la città di Atene era costretta a inviare giovani uomini e giovani donne a Creta per essere divorati dal Minotauro, quale ispirazione per la nazione di Panem. Suzanne ha anche dichiarato che storie simili l’avevano colpita sin da bambina, quando suo padre stava combattendo la guerra del Vietnam e lei era spaventata dal sapere che lui era lì.

(dalla pagina Wikipedia di Hunger Games)

In verità, le similitudini tra Battle Royale e Hunger Games sono davvero molte.

  • L’idea del macabro gioco sfruttato per tenere a bada una nazione distopica;
  • Concorrenti giovani;
  • Il fatto che da regolamento debba esserci un solo vincitore. In Battle Royale viene specificato che se entro tre giorni saranno in vita più persone, verranno tutte uccise. O uno o nessuno. Bacche velenose anyone?
  • Il fatto che l’arena (nel caso di Battle Royale, l’isola) “cambi” e si adatti per mettere in difficoltà i concorrenti;
  • Il fatto che i concorrenti vengano costantemente monitorati e che gli organizzatori abbiano la possibilità di ostacolare i loro piani (in Battle Royale, addirittura uccidere di proposito i concorrenti, per avvertimento, punizione o altro);
  • Il fatto che l’arma che ricevono per difendersi sia più o meno casuale;

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    La presentatrice di Battle Royale. Fatevi un favore e cercate il video su YouTube. E’ da ascoltare.

  • Il fatto che entrambi abbiano una presentatrice sopra le righe;
  • Il fatto che entrambi abbiano delle persone, costrette o meno, a tornare nell’arena dopo aver vinto con lo scopo di scardinare il sistema.
  • SPOILER: Due vincitori finali, un maschio e una femmina.

Le similitudini potrebbero continuare, specialmente per quanto riguarda le personalità dei ragazzi concorrenti.


Vi ho un po’ incuriositi?

In breve, credo che Battle Royale sia la scelta perfetta per chi si sente orfano della serie di Hunger Games e vuole dedicarsi a qualcosa di simile ma allo stesso tempo più adulto e paradossalmente più realistico.


Fatemi sapere se questa rubrica vi piace e cosa ne pensate del mio consiglio 🙂

Alla prossima,

XoXo

G.

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#BookTag: Unpopular Opinions Tag

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1. Un libro o una serie molto popolare che a te non è piaciuta:

Hunger Games. Divergent. Tutti i loro fratellini e sorelline. In pratica quasi tutti gli YA e NA. E La verità sul caso Henry Quebert. E La ragazza del treno.

2. Un libro o una serie che tutti odiano e che tu invece ami:

Non ne ho proprio idea. Che cosa odiano tutti? Forse non sono abbastanza aggiornata. OMG. Ditemi, ditemi voi cos’é che odiano tutti! Rendetemi edotta in proposito.

3. Un triangolo amoroso dove il protagonista finisce con il personaggio che a te non piace o una OTP (one true pairing) che non ti piace:

Siccome non leggo molte saghe (genere, diciamo così, che fonda la propria forza proprio sulle coppie, i triangoli, i quadrilateri amorosi) andiamo sul classico: Harry e Ginny. Cioè, no. No. Proprio no. Avrei preferito Harry con Luna, Harry con un elfo domestico. Harry scapolo incallito. Harry e Nick-quasi-senza-testa. Ma non Harry e Ginny.

4. Un genere letterario popolare che tu non ami:

Le serie YA e NA, a meno che non siano scritti con criterio. Detesto particolarmente anche tutti quei gialli stile “La ragazza del treno” (in pratica, tutti quei libri con la ragazza nel titolo). Inoltre, se fosse possibile considerarli un genere letterario a parte, direi i romanzi adolescenziali scritti al presente indicativo. No way. Non ce la posso fare.

5. Un personaggio popolare e/o molto amato che tu odi:

Katniss Everdeen, il prototipo di tutte quelle protagoniste di YA e NA e gialli e romanzi contemporanei in generale che vorrebbero riproporre un tipo di donna forte e indipendente ma che in realtà sono solo antipatiche, maleducate e arroganti. Insopportabili.

6. Un autore popolare con cui tu proprio non riesci a scendere a patti:

Prendete tutti gli autori e autrici di grandi bestseller, specialmente di quelli indirizzati a un pubblico giovane, buttateli tutti nello stesso calderone ed ecco la mia risposta.

7. Un espediente narrativo che sei stanca di leggere:

Il “triangolo scemo”, come dice Matteo Fumagalli, e le protagoniste che sono dipinte come super forti, super abili, super intelligenti, ma che non fanno mai nulla che effettivamente avvalori queste definizioni.

8. Una serie molto famosa che tu non hai alcun interesse a leggere:

Ahah. Tutte, da Hunger Games (che ho letto tutto in un pomeriggio, tutti e tre i libri) in poi.

9. Si dice che “il libro è sempre migliore del film”, ma tu quale film o serie Tv adattate da un libro preferisci al libro stesso?

‘Spiace, continuo a pensare che il libro sia migliore del film. Forse non ho ancora incontrato qualche opera che mi abbia fatto cambiare idea. Anzi no, anzi no, Hunger Games. Sì. Trovo il film più sopportabile del libro.


E questo è tutto. Cosa ne pensate voi, lettori occasionali?

Sentitevi liberi di partecipare a questo tag (citandomi nei vostri articoli se volete!). In ogni caso, mi farebbe piacere leggere le vostre opinioni impopolari!

Alla prossima,

G.

 


#TiConsiglioUnFilm

Salve lettori occasionali,

da un po’ non vi parlo di cinema e serie televisive, quindi ho pensato di recuperare con uno dei miei #TiConsiglioUnFilm. Vi consiglierò quattro opere che ho visto durante questo mio periodo di soggiorno all’estero e penso che farò a breve un altro articolo simile, ma su un tema un po’ più specifico e particolare.

Per altro, pensavo di iniziare a diversificare e ampliare il contenuto del blog. Ci sto lavorando, vedremo cosa ne uscirà.

Ma adesso vi lascio ai film.

lamortetifabella1. La morte ti fa bella

La regia è di Robert Zemeckis (Ritorno al futuro anyone?), il cast è composto per la maggior parte da attori pluripremiati (Meryl Streep, Goldie Hawn, Bruce Willis) e la trama è accattivante: Helen, una scrittrice di scarso successo, timida e un po’ dimessa, presenta il fidanzato Ernest alla sua amica Madeline, un’attrice di altrettanto scarso successo ma affascinante e arrivista. Madeline ruba Ernest a Helen. Le due si reincontrano sette anni dopo e si odiano più che mai. Mentre Madeline comincia a fare i conti con i primi segni dell’invecchiamento, Helen è diventata bellissima e ha pubblicato alcuni bestseller di enorme successo. La lotta tra le due presto si riaccende, ma questa volta ci sarà qualcosa di misterioso ad unirle: un magico elisir di giovinezza e lunga vita.

Una commedia grottesca, piena di humor nero, effetti speciali e divertenti risvolti di trama. E di amanti che si chiamano Dakota.

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2. Sing

Diretto da Christophe Lourdelet e Garth Jennings, con un cast vocale (originale) stellare che comprende Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth MacFarlane, Scarlett Johansson, Taron Egerton. Non si sono fatti mancare nessuno. Il film è un dolce cartone animato per i più piccoli con parentesi (estese) apprezzabili anche dagli adulti. Il messaggio è semplice, sviluppato in modo efficace e a tratti toccante: persegui i tuoi sogni, non avere paura e non farti dire dagli altri cosa devi o non devi essere. Siccome tutto il film ruota attorno alla gara canora organizzata dal koala Buster Moon per rimettere in sesto il suo teatro, l’intera pellicola è piena di musica, moderna per lo più (persino giapponese! fate attenzione al gruppo di cagnoline saltellanti e colorate: cantano le canzoni di Kyary Pamyu Pamyu). Sing è uno di quei film che trasmettono positività e quindi non potevo non consigliarvelo.

E poi da quando l’ho visto non riesco a togliermi dalla testa “I’m still standing“, di Elton John.

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kubo e la spada magica に対する画像結果3. Kubo e la spada magica

Spettacolare lavoro in stopmotion realizzato dallo studio Laika, che in queste realizzazioni certosine è specializzata, mi ha fatto rabbrividire per l’accuratezza dei dettagli e la bellezza dei paesaggi e degli effetti visivi. Il regista è Travis Knight, mentre nel cast vocale originale  troviamo  Charlize Theron, Art Parkinson, Matthew McConaughey. Il racconto è ambientato in un Giappone arcaico, mitologico, dove Kubo vive nascosto insieme a sua madre. Non può uscire la notte, perchè altrimenti verrebbe scoperto da chi lo sta cercando, mentre di giorno passa il tempo al villaggio, dando vita alle sue storie con il suo koto a due corde e i fogli per origami. Ma un giorno le cose precipiteranno e Kubo verrà trasportato in quella che sembra la stessa storia che ha sempre raccontato e mai terminato.

Lo consiglio a piccoli e meno piccoli, perchè si tratta di una storia godibile dotata di più livelli di lettura (sfido qualunque bambino a capire le motivazioni dei cattivi, davvero. Forse non sono spiegate abbastanza bene, questo è vero, ma è pur vero che sono piuttosto filosofiche).

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Risultati immagini per gone girl4. Gone Girl

La regia è di David Fincher (quello di Fight Club e Seven), il cast comprende Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris. Forse ero l’ultima persona sul pianeta a non aver visto questo film ma se per caso ci fosse ancora qualcuno là fuori che se l’è fatto sfuggire, dico che questo è il vostro momento: andate e recuperatelo. La storia parte in modo abbastanza semplice: il giorno del loro quinto anniversario di matrimonio, Amy scompare e Nick viene accusato di omicidio, sprofondando lentamente in una spirale di odio e accanimento mediatico. Salvo poi scoprire che…

Il film è stato pluripremiato e anche candidato agli Oscar. Comprensibile. La regia è perfetta, gli ambienti, il montaggio, tutto bellissimo e, per dirla all’inglese, goduriosamente “twisted”. Nel senso sia di intrecciato, pieno di colpi di scena, sia di pazzo. Ma non posso proprio dirvi altro, a parte che penso mi metterò al lavoro e tenterò di scriverne una recensione più accurata.

Clicca qui per il trailer

E voi avete visto questi film? Ne avete qualcuno da consigliarmi?

Alla prossima,

G.

 


Avviso a tutti i Potterhead!

Adriano Salani Editore (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) comunica che il titolo scelto per l’edizione italiana di HARRY POTTER & THE CURSED CHILD (PARTE UNO E DUE EDIZIONE SPECIALE SCRIPTBOOK) sarà:

HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE

Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, il volume è il testo del nuovo spettacolo teatrale di Jack Thorne, la prima storia ufficiale di Harry Potter a essere rappresentata a teatro. La prima mondiale sarà nel West End di Londra il 30 luglio 2016.

Il prezzo del volume sarà 19,80 euro. La traduzione sarà a cura di Luigi Spagnol.

L’ottava storia di Harry Potter verrà lanciata in Italia il 24 settembre 2016 e da oggi è possibile prenotarla nelle librerie e in contemporanea con l’ebook italiano, pubblicato da Pottermore, l’editore digitale globale di J.K. Rowling.

Una nuova edizione, arricchita e definitiva, uscirà nel 2017 in data da definirsi.

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Fatto il misfatto.

G.


Lo chiamavano Jeeg Robot

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Sappiamo tutti che il cinema italiano è sprofondato in un baratro molto profondo. Da anni sembra che non siamo più in grado di sfornare qualcosa di diverso, a meno che non si parli di  inutili commedie così identiche tra loro da sembrare fatte in serie o drammoni (altrettanto simili tra loro) conditi di pianti e silenzi. E si sa che quando qualcosa viene reiterato abbastanza a lungo nel tempo, quel qualcosa diventa abitudine o, in termini cinematografici, uno standard. Quindi, possiamo dire che le commedie idiote e i drammoni sono il nostro standard.

Purtroppo, la situazione rispecchia più o meno quelli che sono i gusti dello spettatore medio italiano, gente che va al cinema per “staccare il cervello” e che non ha voglia di farsi intrattenere con qualcosa di inedito, particolare o anche semplicemente ben fatto. Gli basta sorbirsi due ore di scoregge.

Figuriamoci quando escono film che osano, come Lo chiamavano Jeeg Robot. “Un cinecomic italiano? Bleah, che schifo! Lasciamole fare agli americani queste cose, che noi non siamo capaci.” Questo è quello che molti hanno pensato. Invece di essere entusiasti all’idea che qualcuno (in questo caso Luca Mainetti) abbia deciso di dirigere un film sui supereroi ambientato in Italia (a Tor Bella Monaca, per la precisione), con bravissimi attori italiani, una sceneggiatura ottima e un comparto tecnico davvero buono (nonostante il budget non sensazionale), lo spettatore medio storce il naso. Finisce così per sottolineare, reiterare e dimostrare che in Italia siamo dei provincialotti senza orgoglio col complesso di inferiorità.

Perché non è affatto vero che “gli americani sono capaci e noi no”. Certo, negli USA il budget è così stratosferico che puoi permetterti di creare interi mondi in CGI, di assumere mezza Nuova Zelanda come comparsa e pagare attori super conosciuti perché portino un sacco di ragazzini al cinema. Ma se andiamo a togliere gli effetti speciali e le enormi battaglie, i film sui supereroi americani rimangono vuoti e pieni di retorica.

In Lo chiamavano Jeeg Robot abbiamo invece crudo realismo. Il protagonista Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un uomo che vive in un appartamento squallido, mangiando yogurt e guardando porno. Per vivere rubacchia. E’ solo, senza amici (“Io non so’ amico de nessuno”). La prima cosa che decide di fare dopo aver scoperto di avere dei poteri sovraumani è sradicare un bancomat e portarselo a casa. La sua controparte, lo Zingaro (interpretato da Luca Marinelli), è un minuscolo criminale di periferia ossessionato dall’immagine, dall’apparire e dalla sua voglia di rivalsa, di apparire, di essere riconosciuto. Ha partecipato a Buona Domenica e tiene il poster della stagione incorniciato. Ha una passione per la musica italiana anni ’80. Sa di essere un signor nessuno ma non si fermerebbe davanti a niente per arrivare dove vuole. Viscido, arrogante, psicopatico. E poi c’è Alessia (Ilenia Pastorelli, pescata da Il grande fratello). E’ lei la grande appassionata di Jeeg Robot. Alessia ha un passato difficile, segnato dagli abusi, e per proteggersi ha creato il proprio mondo immaginario che ruota attorno al celebre cartone animato che guarda continuamente e di cui deve ascoltare la sigla per addormentarsi. Alessia è dolce, ingenua, buona. Sarà lei a identificare Enzo con Hiroshi Shiba, il protagonista di Jeeg Robot, e a instillare in lui l’idea che forse può veramente aiutare la gente.

Ma lì dove negli USA ci sarebbero state palate di retorica sulla responsabilità, i poteri e via dicendo, qui c’è solo uomo chiuso, disilluso, provato che evolve un poco alla volta, in modo inaspettato e intelligente.

Vale la pena di vedere questo film. Anche solo per la scena finale che non vi spoilero. I personaggi vi rimarranno impressi e sono certa che nessuno di loro avrebbe sfigurato in un film americano, salvo che i suddetti personaggi hanno senso solo in quanto frutto di un degrado urbano e morale tutto italiano.

Buttate via i pregiudizi, lettori occasionali, e andate a vedere Lo chiamavano Jeeg Robot. Tra i tanti film italiani che escono ogni anno, vale la pena premiarne uno che osa e riesce nel suo obiettivo.


#Ticonsigliounfilm: Deadpool

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Sfacciato, spassoso, scorretto. Infarcito di Easter Egg come se non ci fosse un domani.

Deadpool è principalmente questo. Ma è anche un bel tentativo di innovazione nei confronti di quello che oramai è lo standard del cinecominc.

Siamo passati dai film leggerini e super divertenti dei primi anni 2000 (oramai leggendari, come il primo X-men e Spiderman di Raimi, con Tobey McGuire), alla fase più scura e cerebrale forse iniziata da Batman Begin di Nolan, dove i supereroi si fanno anche delle domande e la loro morale, da bianca, diventa grigiolina. Ora invece siamo entrati nel mood “mettiamo in discussione tutto quanto abbiamo imparato fino ad ora”; e infatti ci aspettano la Civil War tra Cap e Tony Stark (io sono #teamcap, non c’è dubbio. E voi?), lo scontro tra Batman e Superman e, apice, una squadra di cattivi (l’attesissima Suicide Squad) che fa il lavoro sporco per degli ipocriti “buoni” solo di nome. E poi c’è Deadpool, che prende questo e quello e spara a zero su tutto.

Sono estremamente contenta che abbiano prodotto questo film. Bravo Ryan Reynolds che hai insistito tanto e bravo anche per come ha dato vita al personaggio. Ma senza rivolgersi direttamente al buon Ryan, vediamo prima di tutto chi è questo Deadpool:

Deadpool, il cui vero nome è Wade Winston Wilson, è un personaggio dei fumetti creato da Fabian Nicieza (testi) e Rob Liefeld (disegni), pubblicato dalla Marvel Comics, apparso per la prima volta in New Mutants (vol.1) n.98 (febbraio 1991). A causa della sua parlantina inarrestabile viene soprannominato il Mercenario Chiacchierone (The Merc with a Mouth).

Wade Wilson ha un passato da teppista ed è stato congedato dall’esercito per insubordinazione. Dopo aver scoperto di essere afflitto da un cancro in fase terminale, Wade decide di entrare in un progetto segreto chiamato Arma X, dove viene sottoposto a una sperimentazione che mira a riprodurre il fattore rigenerante del mutante Wolverine in altri soggetti. Apparentemente la procedura fallisce e Wade viene trasferito nella struttura di accoglienza destinata ai reietti del progetto, l’Ospizio, che è guidato da un certo dottor Killebrew e da un Sorvegliante (che Wade chiama col proprio nome: Francis). Nell’Ospizio, il dottore conduce esperimenti non autorizzati e presto Wade, per via del suo carattere irriverente e irritante, diventa la sua cavia preferita. Nel frattempo, i pazienti che tengono una lotteria su chi sarà il prossimo a morire sotto i ferri, la dead pool (da qui il nome). Ad un certo punto, dopo innumerevoli esperimenti e torture, il fattore di rigenerazione si attiva in lui legandosi però indissolubilmente col tumore. Questo lascia la sua pelle solcata da una miriade di rughe e cicatrici che gli danno un aspetto mostruoso impossibile da guarire, in quanto le cellule tumorali si rigenerano e guariscono ciclicamente e così la sua pelle non può in alcun modo essere guarita. La mutazione però lo affligge anche a livello cerebrale. Infatti, poiché i suoi neuroni si rigenerano a un ritmo folle, Deadpool è estremamente brillante ma altrettanto soggetto a repentini sbalzi d’umore e può passare dalla perfetta lucidità alla più violenta follia.

Ma vediamo alcuni dei motivi per cui dovreste vedere questo film:

-L’umorismo: volgare, a volte eccessivo ma il più delle volte azzeccato. In questo senso, Wade Wilson si mangia tutti gli altri in un boccone, anche se ci sono dei comic relief al comic relief, come il barista o Colosso, e la cosa è geniale.

-La violenza: vi chiederete se sono matta ma sì, la violenza. È esagerata, tarantiniana (anche se in realtà tarantino ha pescato questo elemento dai film asiatici, #sappiatelo), ma c’è e questo è importante. Insomma, quando i supereori fanno crollare palazzi ed esplodere cose, credete che nessuno si faccia male? Che fine pensate che facciano tutti quei poliziotti che fanno loro da spalla? E credete davvero che nessuno sanguini mai? Che se a uno sparano in testa tutto ciò che esce sia un discreto schizzo di sangue? Ecco, almeno Deadpool non vuole farvi credere questo.

-La quarta parete: come saprete (o come avrete sentito in giro, non so), una delle peculiarità del Deadpool fumettistico è di infrangere la quarta parete, ovvero parlare direttamente al lettore. Qui Deadpool parla allo spettatore ed è figo. Potevano esagerare e rendere la cosa ridicola o ridondante, ma non è successo. In più, funny fact, Deadpool infrange la quarta parete perché è cosciente di essere in un fumetto mentre gli altri personaggi no, di conseguenza credono che questo suo parlare con qualcuno di invisibile sia solo una dimostrazione della sua follia.

-Il cast: Ryan Reynolds ha finalmente la sua rivincita e si dimostra praticamente l’impersonificazione del personaggio stesso. I comprimari fanno il loro lavoro. Morena Baccarin è bella e brava e non da l’idea di essere una damsel in distress, nemmeno quando la rapiscono. Ed Skrein, il nostro Daario Naaris 1.0 che interpreta Francis (Ajax), è senza capelli, doppiato da un vero inglese e viscido al punto giusto. Colosso è riprodotto esattamente come nei fumetti ed è un gigante dal cuore gentile mentre Testata Mutante Negasonica è la perfetta adolescente composta da “cupi silenzi seguiti da commenti acidi”. Non parla molto, ma è una bella presenza.

-Gli Easter Egg: ce n’è di tutti i colori, per tutti i gusti.

-La colonna sonora: è perfetta e spacca di brutto, per dirla come i ‘cciovani.

Ascolta queste due!

Shoop

X don’t give to ya

Il motivo principale, comunque, resta sempre e solo lui, Deadpool. Uno dei personaggi più amati di sempre.

Penso sia positivo che abbiano scommesso su un film rivolto principalmente ad un pubblico adulto. Sappiamo tutti che Marvel punta principalmente sui rEgazzini, ma a lungo andare le limitazioni imposte dal target di riferimento si fanno sentire e sviliscono delle storie che potrebbero salire di svariati gradini in qualità.

Quindi ecco. Non aspettatevi di vedere un capolavoro di film, qualcosa di assolutamente innovativo dal punto di vista registico oppure con una trama mozzafiato. Niente di tutto questo. Ma l’esperimento è perfettamente riuscito, il film è stat un successo e forse ci troviamo di fronte all’iniziatore di un nuovo standard per i cinecomic.

E voi, che ne pensate? Avete visto Deadpool? Scrivetemelo!

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#Ticonsigliounfilm: speciale Studio Ghibli

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Salve, lettori occasionali. Ho pensato che mancasse da un po’ un post a tema cinema e questa sera ho deciso di proporvi qualcosa di un po’ speciale, ovvero la mia Top 3 di titoli creati dal leggendario Studio Ghibli.

Siete pronti? Via!

TERZO CLASSIFICATO:

LA PRINCIPESSA MONONOKE

Guarda il trailer!

Questo meraviglioso film racconta la storia di Ashitaka, il principe di una remota tribù che per salvare sé stesso e il proprio popolo intraprende un viaggio che lo catapulterà nel mezzo del conflitto tra uomini e natura, tra la spietata civiltà e la forza di ciò che è selvaggio e incontrollabile, mistico.

Sarà proprio a causa di questo conflitto che farà la conoscenza di Mononoke, una giovane ragazza che vive nella foresta, allevata dai lupi, che combatte furiosamente contro gli uomini che vogliono distruggere la sua foresta per alimentare le fucine della loro città. Mononoke significa spirito vendicativo ed è proprio così che viene vista dagli uomini ma Ashitaka non accetterà questo punto di vista e…

Non vi dico altro. Le musiche, l’animazione, la trama, tutto è perfetto fino nei minimi dettagli. L’atmosfera del film è più cupa di quanto ci si aspetterebbe dallo Studio Ghibli ma questo no fa che accentuare il carattere epico e leggendario (e più adulto) della narrazione.

Ascoltami!

Ascoltatevi il meraviglioso tema musicale di Mononoke (con relativa canzone, che adoro).

Di seguito il testo:

haritsumeta yumi no   furueru tsuru yo
tsuki no hikari ni zawameku   omae no kokoro

togisumasareta yaiba no utsukushii
sono kissaki ni yoku nita   sonata no yokogao [1]
kanashimi to ikari ni hisomu
makoto no kokoro wo shiru wa mori no sei
mononoke-tachi dake   mononoke-tachi dake 

The trembling bowstring of a drawn bow
Pounding in the moonlight, your heart

The beauty of a sharpened blade
Thy profile looks very much like that sword point. [1]
Lurking in the sadness and anger
The only ones who know your true heart are the forest spirits
Only the spirits, only the spirits… [2]

SECONDO CLASSIFICATO:

LA CITTA’ INCANTATA

Guarda il trailer!

Chihiro si sta trasferendo con la famiglia e non ne è per niente felice. Ad un certo punto, lei e i genitori decidono di fare una pausa lungo la strada e si imbattono in un antico portale. Una volta attraversato, finiscono in uno strano luogo, pieno di bancarelle come un mercato ma totalmente disabitato. Tuttavia, il cibo esposto è invitante e pronto per essere mangiato. Così, mentre Cihiro esplora i dintorni i suoi genitori iniziano a ingozzarsi e quando la bambina torna indietro li ritroverà tramutati in… maiali! Proprio a quel punto cala la sera e la misteriosa località disabitata si popola di spiriti. Ma Chihiro deve salvare i suoi genitori da un’esistenza sotto forme suine e così è costretta a farsi assumere e lavorare nelle grandi terme per spiriti, che sono l’attrazione principale della misteriosa località turistica.

La città incantata è stato premiato con l’Oscar come Miglior film d’animazione e se lo merita. E’ perfettamente costruito, poetico e spiritoso, pieno di metafore e temi importanti come l’avidità, l’importanza del lavoro, di ricordare chi si è anche nelle avversità, il valore dell’amicizia e persino una condanna contro l’inquinamento e l’espansione edilizia senza freni.

PRIMO CLASSIFICATO:

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

Guarda il trailer!

Con questo film mi sono innamorata dello Studio Ghibli e ho iniziato a divorare i loro capolavori uno dopo l’altro.

Sophie è una giovane cappellaia, discreta, non molto socievole, un po’ taciturna, dall’aspetto ordinario e che passa sempre inosservata e a cui va benissimo così. Tuttavia, un giorno incontra un giovane uomo affascinante che l’aiuta a fuggire da dei misteriosi inseguitori. Quello stesso giorno, riceve al negozio la visita di una strega che per punirla delle sue cattive maniere la trasforma… in una vecchietta! Pensando di essere ormai inutile per la sua famiglia e il negozio di cappelli, Sophie se ne va e lungo la strada si imbatte nel castello errante in cui si dica viva il mago Howl, che mangia il cuore delle giovani donne. Non essendo più una giovane donna, Sophie non si fa spaventare e entra nello strano castello. Dentro però trova solo molta confusione, un bambino pasticcione e un demone del fuoco di nome Calcifer che sembra essere il motore del castello stesso. Solo in seguito scoprirà l’identità di Howl e il segreto legato al suo cuore…

Impossibile non innamorarsi di questa meravigliosa favola moderna, con protagonisti che si fanno amare al primo sguardo (io, personalmente, ho una cotta per Howl, ma questo è un altro discorso). Come per tutti i film del Ghibli, la trama è avvincente e il ritmo incalzante, ma vengono trattati anche temi profondi e si trova lo persino per la comicità.

Vi consiglio anche la lettura del libro da cui è tratto, perché si tratta di un fantasy estremamente piacevole e ben scritto.

MENZIONE SPECIALE:

IL MIO VICINO TOTORO, LA COLLINA DEI PAPAVERI & PORCO ROSSO

Guarda trailer di Totoro!

Guarda trailer La collina dei papaveri!

Guarda trailer Porco rosso!

Totoro è forse il più famoso e certamente il più rappresentativo film dello Studio Ghibli. Totoro è un dolce, paffuto e gigantesco “kami” che due sorelline appena trasferitesi col padre in una casa di campagna troveranno per caso sotto il grande albero di canfora che si trova vicino al loro villaggio. Magico film con una meravigliosa colonna sonora (ascoltatevi, The path of the wind).

La collina dei papaveri è piuttosto recente e forse non famoso come gli altri, ma io l’ho adorato. Due ragazzini, lei tutta seria e studiosa lui un po’ più scapestrato, si mettono a collaborare per salvare il club di arte della loro scuola. Ambientato negli anni ’60, si sfiorano temi come la guerra, la morte, la solitudine e la malinconia, ma anche il tradimento e l’amarezza. Infatti, ad un certo punto i due ragazzi scopriranno un segreto riguardo alle loro nascite che farà sospettare loro di essere, in realtà, fratelli…

Porco rosso è un film particolare, interamente ambientato sull’Adriatico, tra le coste della dalmazia e quelle italiane! L’atmosfera e le ambientazioni sono ricostruite in modo ineccepibile, dimostrando in grande amore di Hayao Miyazaki per l’italia. Ma anche quello per gli aereoplani. Infatti, il protagonista, Marco, è un aviatore, il migliore in circolazione. Peccato che per alcune circostanze particolari la sua faccia sia stata trasformata in quella di un maiale…

Spero di avervi incuriositi, o lettori occasionali! I film dello studio Ghibli sono molti più di questi, ma vi ho menzionato quelli che hanno un particolare significato per me. Vi andrebbe di farmi sapere quali sono i vostri preferiti e perchè? 🙂


#Ticonsigliounfilm

Salve lettori occasionali, so che non vedevate l’ora di ritrovare questa rubrichina dove vi consiglio alcuni film che reputo meritevoli di attenzione, ed è per questo che ho ascoltato le vostre richieste e ho composto questo interessantissimo post.

Mirror, Mirror

Vi ricordate che qualche anno fa, precisamente nel 2012, uscì un film aberrante dal titolo “Biancaneve e il cacciatore”? Se ve lo ricordate, forse conoscerete anche quest’altro film, sempre basato sulla storia di Biancaneve, ma uscito un mese prima del terrificante colossalone trash. Ecco, questa operetta del regista Tarsem Singh fa il culo a strisce (scusate il francesismo) a Biancaneve e il cacciatore sotto ogni punto di vista, dai costumi alla scenografia al trucco alla scelta degli attori a, soprattutto, i dialoghi e l’umorismo. Perché in questo trend più o meno discutibile di rendere tutte le fiabe dark, Mirror Mirror mantiene un tono leggero e incantato senza rinunciare alla serietà quando deve. In più, il cast è di tutto rispetto. Julia Roberts fa la parte della regina cattiva, una donna bella che sta sfiorendo e che vuole assolutamente accasarsi col valoroso ma un po’ vanesio principe (Armie Hammer, che è un bel pezzo di mazzo e lo ritroverete alla fine di questo articolo). Biancaneve e Lily Collins, che a me piace tanto, sopracciglia comprese. La trovo incredibilmente carina, proprio nel senso di “cute” all’inglese, o kawaii. Inoltre è anche bravina e sempre meglio di Kristen “monoespressione” Stewart. Consigliato se volete un film colorato e allegro, che vi farà sorridere e vi intratterrà da inizio a fine.

Hotel Transilvania 2

Un cartone animato di recente uscita. Hotel Transilvania 2 riprende tutti i fattori vincenti del primo capitolo, aggiungendoci il dolcissimo marmocchio ricciuto nato da Mavis, la figlia di Dracula, e Jonny (che per chi non l’avesse notato, si chiama Jonathan, come Jonathan Harker del romanzo Dracula) nonché il nonno Vlad, un vero e proprio vampiro con la V maiuscola, che spaventa tutti -suo figlio compreso-. Ancora una volta troviamo la tematica dell’accettazione del diverso. Dennis (o Denisovich, per Drak) a cinque anni non ha ancora sviluppato le zanne da vampiro e questo mette in dubbio la sua natura sovrannaturale. Di conseguenza, Mavis e Jonny iniziano a pensare di trasferirsi in un posto più tranquillo, dove un bambino normale possa crescere al sicuro. L’idea spaventa Dracula, che si adopera in tutti i modi per risvegliare la “vampiricità” del bambino. A questi tentativi è affidata la carica comica del film, che c’è e anche bella forte. Io ho riso di gusto in molte occasioni. Non c’è molto di più in realtà, perché Hotel Transilvania è un film giocato su personaggi forti e una trama semplice e lineare, che lo rende molto più fruibile per un pubblico giovane di quanto non lo fosse, a mio parere, Inside Out. Tuttavia, spesso e volentieri assistiamo a evidenti strizzate d’occhio al mondo adulto: il costume di Jonny per la festa di suo figlio è quello di Dracula nel film di Coppola (il mantello rosso e la voluminosa parrucca bianca), il nome dello spaventoso e feroce mega-pipistrello che accompagna Vlad si chiama Bela, come Bela Lugosi, il famosissimo attore che interpretò Dracula nel film del 1931, etc. Consigliato se volere un film per grandi e piccoli che vi farà ridere un sacco.

Operazione U.N.C.L.E

Per qualche motivo, questa spy story è stata fatta uscire nello sfortunato periodo estivo, e non mi capacito del perchè? Davvero non valeva la pena investirci, davvero non ha convinto chiunque decida quando far uscire i film al cinema? Com’è possibile? Si tratta di unn remake della serie televisiva Organizzazione U.N.C.L.E risalente agli anni ’60, con protagonisti Henry Cavill (Man of steel) nei panni di Napoleon Solo, un ladro riciclatosi come migliore agente della CIA, e Armie Hammer (The lone ranger, Mirror Mirror) nei panni di Illya Kuryakin, il miglior agente del KGB. Russia e America, nemici giurati, collaborano per sgominare una organizzazione terroristica con base in Italia (yessss, per una volta facciamo la parte dei cattivi cattivi e non solo dei poracci o dei mafiosi) che ha trovato il modo di produrre un’atomica in miniatura. Personalmente, l’ho trovato un film estremamente godibile e deliziosamente curato fino nei minimi dettagli. Scenografia e costumi sono assolutamente perfetti, sembra davvero di fare un salto direttamente nei tardi anni ’60. I due protagonisti poi sono trattati in un modo particolare: pur essendo due spie e due uomini piuttosto “machi” possiedono una sensibilità e addirittura un SENSO ESTETICO, cosa che invece la loro conprotagonista femminile non ha. La ragazza è infatti “il miglior meccanico di Berlino est” e non ha tempo di pensare a come abbinare abito e accessori. Anzi, non glie ne importa proprio niente. Se i due protagonisti diventeranno immediatamente dei “frenemies” (amici-nemici) con una velata bromance (brother-romance, che in questo caso significa affetto amicale tra uomini, non amore omosessuale), dimostrando che due uomini possono essere etero e provare anche amicizia (o addirittura affetto) verso un altro essere maschile, la storia che si instaurerà tra Illya e Gabi -la meccanica- rimarrà sempre in sospeso e, addirittura, sarà lei a provarci spudoratamente con lui. Come biasimarla… Insomma, un film estremamente godibile, ben costruito, con dialoghi sagaci, un ritmo incalzante, umorismo pungente, un genio del male donna (fantastica, tra l’altro) e dei personaggi così sovversivi. Mi chiedo se il carico di novità fosse troppo pesante per il Signor Cinema. Sia mai che due uomini dei manzi di prima scelta e amici e una donna aggiusti le macchine e cerchi di rimorchiare. Consigliato per chi ama le spy story in stile James Bond e la sovversione.