Finalmente è autunno||Book Tag

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Cari lettori occasionali, io amo l’autunno. 

Lo amo nonostante non esista più un autunno vero, divenuto nient’altro che un’umidiccio strascico di estate. (Tranne quest’anno. Quest’anno fa freschino. Freddino. Okay, fa freddo. Ma a me piace così.)

Lo amo nonostante sia il periodo in cui proliferano gli insetti che più odio sulla faccia della terra: cimici e cavallette. (Anche voi le odiate, vero? Perché non può esistere un essere umano che non ne sia infastidito. Mi rifiuto di crederlo!)

Lo amavo nonostante fosse il periodo in cui iniziava la scuola. (Perché in fondo a me iniziare la scuola piaceva!)

Lo amo ora perché finalmente, dopo l’odioso caldo estivo, ci si può mettere addosso un maglione e le ciabatte e si può dormire con addosso una coperta e tutto diventa più bello.

E poi ci sono il mio compleanno e Halloween, due dei miei momenti preferiti dell’anno nonostante quasi non festeggi il primo e il secondo sia essenzialmente una scusa per addobbare tutta la camera di arancione e comprare chincaglierie a tema inutili ma assolutamente imprescindibili.

Ma insomma, perché siamo qui? Perché voglio proporvi la versione scritta di un tag che ho visto nel canale di Erika (thediaryofabibliophile) e che voglio riproporre anche in versione video.

Come avrete intuito dal titolo, si tratta di un tag ispirato all’autunno, e per tutti i motivi di cui sopra non potevo esimermi dal proporvelo. Quindi ecco qua.

Pronti? Via.

1) In autunno l’aria è fresca e croccante: un libro con un’ambientazione molto vivida. 

Se vi dico “Parigi a volo d’uccello”, cosa vi viene in mente? Esatto, Victor Hugo e il suo “Notre Dame de Paris”.

Il romanzo in sé è un capolavoro della letteratura e un’opera che ho amato moltissimo ma il motivo per cui l’ho scelto è che Hugo si prende la briga e il tempo di inserire all’interno della narrazione capitoli interi chiamati appunto “Parigi a volo d’uccello”, che sono lunghissime e dettagliatissime descrizioni di Parigi vista dall’alto. Ora, “Notre Dame de Paris” ha molti altri pregi, ma sfido chiunque a leggerlo e a non percepire quasi sotto le suole ogni singolo ciottolo delle strade della città.

Un altro esempio di romanzo in cui l’ambientazione è molto vivida è senza dubbio “Profumo” di Patrick Süskind.

Qui, è tutto molto più strano, perché il protagonista, Jean Baptiste Grenuille ha il dono di un olfatto straordinario che lui utilizza per capire il mondo intorno a sé. Quindi l’intera narrazione, l’intero mondo di Jean Baptiste, è filtrato attraverso gli odori che emana e per me, che per via di un problema al naso gli odori riesco a sentirli solo a tratti, “Profumo” ha un fascino incredibile.

2) La natura è meravigliosa ma sta anche morendo: un libro meravigliosamente scritto ma che tratti anche di argomenti pesanti, come la perdita o la morte.

Il libro che mi è venuto in mente appena ho letto questa domanda è stato “Sette minuti dopo la mezzanotte”, di Patrick Ness e Siobhan Dowd. Ne ho già scritto una recensione, che potrete leggere cliccando qui.

3) L’autunno segna anche il ritorno a scuola: un libro di non fiction che ti ha insegnato qualcosa.

Non sono una gran lettrice di non-fiction (quindi di saggistica o di biografie o comunque di libri che raccontano storie realmente accadute) perché ne sono parzialmente spaventata, perché ho la convinzione (pregiudizievole, lo so, e dettata da una cronica insicurezza, ma pur sempre presente) di non essere in grado di capire o di affrontare con la dovuta concentrazione il contenuto di questi libri.

Ovviamente ho dovuto leggerne parecchi per l’università, per la tesi e per interessi personali che volevo approfondire, ma qui ve ne cito due, piuttosto leggeri e piacevoli, che mi hanno stupita e in parte aiutata.

Il primo ve lo citai già in un tag precedente e si tratta di “Omicidio a Road Hill House” di Kate Summerscale.

In questo caso, l’autrice sfrutta un fatto di cronaca realmente accaduto, l’omicidio del piccolo Seville Kent ad opera di sua sorella, per raccontare l’ascesa della divisione investigativa della polizia inglese. I primi “detectives”.

Il secondo è “Big magic” di Elizabeth Gilbert.

Ne ho già scritto una recensione, che potrete leggere cliccando qui.

Questo libro, all’apparenza niente più che un manuale di self-help, ha giocato un ruolo fondamentale nei mesi precedenti alla mia decisione di immolare il mio racconto sull’altare dell’editoria. Avevo questo manoscritto finito, bastava apporre qualche correzione e sarebbe stato abbastanza buono da essere preso in considerazione. Forse. Ero indecisa, come al solito mi dicevo che nessuno mi avrebbe presa in considerazione, perché è quello che mi succede sempre. E leggere questo libro mi ha dato una spinta, mi ha fatto capire che invece valeva la pena buttarsi e che dire, è andata bene.

4) Il miglior modo di tenersi caldi è stare con le persone che si amano: una famiglia/casata/gruppo di amici (di finzione) di cui vorresti fare parte.

Niente Harry Potter per me (comunque, entrerei in Serpeverde, la mia gloriosa casa), niente Game of Thrones (dove comunque non tengo per nessuna famiglia in particolare, se non forse i Lannister) e niente campi di allenamento per mezzosangue o distretti, eccetera.

Se dovessi far parte di un “gruppo” letterario, farei parte della sgangheratissima famiglia Hazard, ovvero l’involutissima e genealogicamente complessa stirpe da cui hanno avuto origine le gemelle Nora e Dora Chance, protagoniste di “Figlie sagge” di Angela Carter. 

Poi in verità se facessi davvero parte di quella famiglia, probabilmente sarei figlia di mia cugina e sposerei il mio fratello gemello che in realtà credo essere il garzone del lattaio… but still. Sono una grande, squinternata famiglia e io li adoro.

5) Le coloratissime foglie che si ammucchiano sul terreno: mostra una pila di libri con copertine dai colori autunnali.

Qui mi faccio un po’ autoreferenziale e vi sparo una galleria di foto artistiche ad opera di me medesima.

 

Natura morta con libri o l’artista che cerca di imitare una bookstagrammer americana ma quelle ci hanno i set professionali e sembra non facciano altro nella vita che scattare foto perfette dei loro libri.

6) L’autunno è il momento perfetto per raccontare storie attorno al fuoco: un libro dove qualcuno racconta una storia.

Di getto mi verrebbe da dire “Cuore d’inchiostro”, di Cornelia Funke, ma ponderando un po’ più attentamente la questione sono approdata su altri due libri.

Il primo è nientemeno che “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood. Infatti, il libro è narrato in prima persona da June, la nostra protagonista, che a quanto pare ha inciso la sua storia su delle audiocassette. Quindi, a tutti gli effetti, c’è qualcuno che sta raccontando una storia.

Il secondo è “Dell’amore e di altri demoni” Gabriel Garcia Marquez. Qui la storia raccontata è quella di Sierva Maria De Todos Los Angeles, una ragazzina dai lunghi capelli rossi, rinchiusa in un convento contro la sua volontà e creduta indemoniata e l’occasione è quella del ritrovamento della sua tomba e del suo piccolo scheletro a cui non hanno mai smesso di crescere i capelli. Un romanzo di una bellezza sopraffina, malinconico ma anche graffiante.

7) Le notti sono più buie: un libro noir, oscuro e inquietante.

Sicuramente “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson, parecchio conosciuta qui nell’Internet principalmente per via di “Abbiamo sempre vissuto nel castello”. In entrambi i casi abbiamo un thriller-horror psicologico, che gioca con gli stilemi del genere allo scopo principale di scavare all’interno della mente umana.

Utilizza l’espediente narrativo della casa infestata anche “I custodi di Slade House”, di David Mitchell, lo stesso autore di Cloud Atlas. In questo, gli spettri di due gemelli infestano una casa e la sfruttano per attirare persone e nutrirsi delle anime dei vivi. L’atmosfera è tesa, inquietante e l’ho apprezzato molto.

Il terzo romanzo è il libro per ragazzi più sinistro che abbia mai letto e sto parlando di “Coraline” di Neil Gaiman.

Dubito che abbia bisogno di presentazioni. In ogni caso, si tratta della storia della piccola Coraline, una ragazzina appena trasferita in una nuova casa e che si sente trascurata dai genitori. Un giorno, scopre una porcina e al di là, un mondo bellissimo dove una replica dei suoi genitori la tratta in modo amorevole e le lascia fare tutto quello che vuole. Coraline vorrebbe rimanere lì, in quel mondo perfetto. L’unica cosa che deve fare è scambiare i propri occhi con dei bottoni…

Come scritto nella prefazione del libro stesso, Coraline è in grado di provocare due tipi di reazioni, a seconda del pubblico che lo legge: i ragazzini sono convinti che la protagonista non corra alcun rischio e percepiscono tutto ciò che le accade come prove da superare per vincere, come nel più classico dei viaggi dell’eroe, mentre gli adulti si attiva un ansiogeno senso di allerta perché essi percepiscono e si rendono conto dei pericoli che corre la protagonista e di quanto in effetti sfiori la morte. Consigliato anche il film, sempre estremamente inquietante.

8) Le giornate si fanno più fredde: un libro corto che scalda il cuore.

Per quanto sia una scelta strana, dico “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace.

Perché? Perché mi ha fatta sentire meno sola nel mio essere un pochettino (molto) asociale. Tutto qui. Un libro non è solo il suo contenuto ma anche quello che fa provare a un lettore, giusto? E questo è quello che ho provato io. Period.

9) L’autunno fortunatamente torna ogni anno: uno dei tuoi libri preferiti che vorresti tornasse presto.

Questa domanda è un po’ truffaldina e non si capisce bene cosa intenda. Da quanto ho capito io, si riferisce a un libro che ti è piaciuto e vorresti vedere rivisitato in qualche modo oppure ristampato. Io invece la interpreto in un altro modo e la intendo come: un autore che vorresti scrivesse un nuovo libro. Io dico Angela Carter. Quanto vorrei che quella donna potesse scrivere dei giorni nostri. Ne andrebbe pazza, senza dubbio.

10) Condividi la gioia autunnale e tagga qualcuno!

Io passo la patata bollente a:

https://aven90.wordpress.com/

https://millesplendidilibri.wordpress.com/

https://illettorecurioso.com/

https://readsavread.com/

https://nuoviorizzontiblog.wordpress.com/

https://daaltrove.wordpress.com/

https://lalibraia.it/

https://blogleggeretisalva.wordpress.com/

https://giuliaeffe.com/

 

 

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I preferiti di agosto

 

Cari lettori occasionali,

agosto se n’è andato alla stessa velocità impiegata dai corvi di Westeros per coprire la tratta Eastwatch-by-the-sea – Dragonstone. Tra i dodici e i quindici secondi.

Io però sono qui per fornirvi la mia -poco seria- carrellata di cose belle del mese. Fatemi sapere quali sono le vostre fisse mensili, ché mi divertirei moltissimo a leggerle.

 

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La categoria se l’aggiudica a mani basse la nuova ballata introdotta in Game of Thrones, ovvero quella cantata da Ed Sheeran nel suo funestato cameo: Hands of Gold.

Perché vedete, io sono un’anima antica e se mi fate sentire una ballata dal sapore un po’ malinconico e misterioso è probabile che diventi la mia canzone preferita in tempo zero.

Oltretutto, sono una che si fissa spaventosamente con le canzoni e le riascolto fino a conoscere a memoria anche la terza voce e il coro di archetti in sottofondo per poi stufarmene brutalmente.

Così nel giro di due giorni ho imparato Hands of Gold a memoria ma ancora non mi sono stufata.

Anche voi siete così? Dei consumatori compulsivi senza il minimo senso della misura?

Nel frattempo, vi lascio la versione che mi piace di più qui sotto. Si tratta di una cover di Peter Hollens, che trovate su YouTube.

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Non vi citerò un libro (perché vi arriveranno 3 recensioni a breve), ma una rivista: National Geographic Storica.

Annibale

Da anni questo mensile mi fa l’occhiolino dagli scaffali delle edicole, ma l’ho comprato per la prima volta solo questo mese e principalmente perché non ho resistito al titolone che capeggiava sulla copertina: Annibale. Ovvero, il mio cognome.

(‘Na roba ingombrante. Del tipo che ad ogni ciclo scolastico immancabile mi dovevo sorbire la battutona: “Siccome qui abbiamo un testimone diretto, Annibale, raccontaci delle guerre puniche. Sù, non sarà difficile per te.” Io so tutto delle guerre puniche, mannaggia a voi.)

In ogni caso, non sono rimasta delusa. Mi sono letta tutti gli articoli con la stessa adorazione con cui guardo Superquark e gli speciali di Alberto Angela e mi sono sentita di nuovo quella bambina che adorava leggere manuali di storia e voleva tanto tanto diventare archeologa.

Se anche voi avete avuto la fase “voglio essere archeologo”, fatemelo sapere.

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Vi sareste aspettati Game of Thrones, lo so, ma sono troppo ferita per poterne parlare. Mi sento tradita, quindi mi chiudo in un muto silenzio e medito una recensione più approfondita nella quale cercherò di mantenere la calma e di non sputare troppo veleno sulla Jonerys o su quello che hanno fatto di Arya o su tutte le incongruenze mastodontiche o sulla mamma di D&D e insomma…

Parliamo di Vikings.

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Avevo visto solo la prima stagione, alla remota epoca della sua uscita, ma poi la vita si è frapposta tra me e Travis Fimmel e quindi non ho più continuato. Ho recuperato questo mese, e sono arrivata alla terza stagione.

Mi piace molto come hanno fuso il mito di Ragnarr Loðbrók con una ricostruzione storica accurata. Mi piacciono i personaggi, complessi e umani. Mi piace che il tutto non sia ridotto a un pastone di sesso e violenza. Mi piace che le battaglie non siano enormi ma anzi, spesso somiglino a quelle zuffe sanguinose che dovevano effettivamente essere. Mi piace anche che venga posta la giusta attenzione ai riti e alle usanze dell’epoca.

E poi mi piace lui, Ragnarr, perno di tutto, l’Ulisse dei popoli scandinavi, sopraffatto dalla propria curiosità e sete di conoscenza.

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Questo mese non è che abbia visto granché, ma un film mi sento di citarlo e si tratta de “La casa degli spiriti”, una pellicola del 1993 diretta da Bille August e tratta dal libro omonimo di Isabel Allende.

Si tratta di un buon film ma il suo fascino è quasi esclusivamente dovuto alla bellezza del libro della Allende che, come Marquez, è in grado di imbastire saghe familiare complesse, affascinanti e misteriose, fondendo magia e realtà storica in un intreccio che tiene incollati allo schermo.

Ottimi anche gli attori e le interpretazioni. Meryl Streep è Clara del Valle mentre sua figlia Blanca, una volta cresciuta, è interpretata da Winona Ryder. Esteban Trueba è Jeremy Irons e Pedro, l’amante rivoluzionario di Blanca, è interpretato da Antonio Banderas. In particolare, è notevole Glenn Close nei panni di Zia Férula, un personaggio atipico e profondo.

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Il luogo del mese è stato “Bergila“, un posto nei pressi di Issengo, in provincia di Bolzano. Si tratta di una distilleria di oli essenziali a cui si è successivamente aggiunto un giardino biologico.

Ma il motivo per cui ve lo cito non è il profumo di pino che emana la distilleria e neppure il negozio di oli essenziali che ci sta di fianco. No, il motivo principale è questo:

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Un fienile caldo pieno aghi di pino caldi e corteccia di pino calda in cui infilare i piedi. Fa bene alla sinusite e allo spirito.

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Possiedo solo un campioncino, ma questa crema favolosa ti fa diventare la pelle del viso liscia come quella di un bambino. La mia sapienza si ferma qui, ma mi piace. Fossi ricca me la comprerei.

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E questo è tutto, cari e care. Mi fate sapere quali sono stati i vostri preferiti? Se anche voi leggete Storica? Oppure se anche voi da piccoli volevate fare gli archeologi?

Un bacio in fronte a tutti.

G.


#TiConsiglioUnaSerie: And then there were none…

Cari lettori,

questo è un post con vaghi spoiler, sempre dedicato agli orfani di Netflix che non sanno proprio più a che serie rivolgersi. Ecco un bell’adattamento, con un ottimo cast e una storia che vi torcerà le budella come la prima volta che avete letto il romanzo.

Fatemi sapere cosa ne pensate, miei adorati, e se avete letto il libro o visto questa serie, o se vi ho incuriositi.

Baci in fronte a tutti,

G.

91puo63akl-_sl1500_Tratto da “Dieci piccoli indiani”, il celeberrimo romanzo di Agatha Christie (che in inglese si intitola, appunto, “And then there where none”), la serie segue la vicenda dei dieci personaggi invitati dai coniugi Owen presso la loro abitazione su un’isola disabitata. Dieci invitati, dieci segreti da nascondere e una inquietante filastrocca appesa in ognuna delle camere, una filastrocca che parla della morte di dieci piccoli indiani…

“And then there where none…” è una miniserie del 2015, prodotta e trasmessa da BBC One in occasione del 125° anniversario della nascita di Agatha Christie. Il cast è stellare. Per dire, il signor Lombard è interpretato da Aidan Turner (Poldark, Lo Hobbit, Being Human…), il giudice Wargrave è Charles Dance (Tywin Lannister, per capirci), il dottor Armstrong è Toby Stephens (figlio di Maggie Smith -la professoressa McGranitt- e interprete, tra le altre cose, del Capitano Flint in Black Sails e di Gustav Graves in La morte può attendere, film della saga di James Bond), Burn Gorman (Pacific Rim, Crimson Peak, anche Il trono di spade e The man in the high castle) nei panni del signor Blore e via dicendo (cast completo qui), per una delle migliori trasposizioni di questo romanzo che io abbia mai visto.

La resa cinematografica è praticamente perfetta. La solitaria villa sull’isola un luogo d’incanto ma anche un prigione dorata e un luogo spettrale, desolato e maledetto come nella migliore tradizione dei racconti di fantasmi. La caratterizzazione dei personaggi è magistrale e il notevole talento degli attori rende la comitiva dei dieci invitati viva e presente. Anche chi compare per poco lascia comunque il segno, nel pieno rispetto del romanzo.

La sceneggiatura si prende alcune libertà e in alcuni (pochi) punte devia dal tracciato originale ma si tratta di aggiunte, più che di cambiamenti veri e propri. Nel complesso, l’adattamento è quanto più vicino e fedele potesse essere all’opera della Christie ma senza rinunciare ad un tocco di contemporaneità che non guasta e anzi si lega alla trama e la impreziosisce.

Un intervento discreto, dunque, che nulla toglie al punto forte della serie: l’atmosfera. “Dieci piccoli indiani” è un romanzo claustrofobico, non tanto nel ritmo della narrazione ma nella certezza del destino che attende i personaggi, la fine inesorabile che si avvicina al ritmo di una filastrocca per bambini. La serie riesce a restituire proprio questo. Costruisce i personaggi, li fa conoscere agli spettatori, lascia che questi vi si affezionino e poi, un po’ alla volta, li svela e li punisce.

Non c’è un attimo di respiro. Poco alla volta gli ospiti iniziano a scivolare nella paranoia o nella disillusione e lo spettatore con loro, diviso tra la volontà di veder mettere in scena la pur celebre, epica conclusione e la speranza che un colpo di scena avvenga e qualcuno si salvi.

Ma perché dovrebbero salvarsi, dopotutto, quando sono colpevoli proprio di essere sfuggiti troppo a lungo dalla giustizia?


P.s: E per finire in bellezza e ricordarvi che sono solo una cialtrona che si da delle arie, eccovi Aidan Turner nei panni del signor Lombard: avventuriero, lingua tagliente, sguardo assassino e, alla bisogna, addominale scolpito. (Cliccate qui, per capire di cosa parlo.)

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E per farvi un’idea più completa basandovi su siti più attendibili del mio, potete dare un’occhiata qui e qui.

 

 


Preferiti di luglio

Salve a tutti, lettori occasionali,

sono qui oggi per rendervi noti (quanta solennità!) i miei preferiti di luglio, un mese che è durato così tanto, ma così tanto, che mi sono chiesta se non fossi nuovamente sprofondata in quel magico periodo che è l’infanzia, durante il quale il tempo pare scorrere a velocita 0,50 salvo che poi arriva l’adolescenza e sbam, fastforward x6.

1) GLI EVENTI

Ebbene, la prima cosa che vi cito è stata sicuramente lei, quella che c’ha più titoli di Daenerys Targaryen: la temuta, la maledetta, l’orrore, l’innominabile, la mai facile, la figlia di una donna di facili costumi, l’incubo, la sterminatrice di neuroni, liberatrice di paranoie, madre dell’ansia: la laurea.

Vorrei essere una di quelle persone che una volta ottenuto il loro diplomino, con la corona di alloro in testa, dispensano sorrisi e prospettive di successo, che su Facebook citano l’Amaro Montenegro “è stato difficile p, ma ce l’ho fatta”, che sono orgogliosi del loro percorsino di studi e si sentono bravi per quel poco che sono riusciti a ottenere… ma non lo sono. Quindi dirò che sono felice di essere fuori dal sistema universitario una volta per tutte. Adesso posso dedicarmi a qualcos’altro. La disoccupazione, per esempio.

Una cosa buona che ciò di cui sopra si è portato appresso è stato un delizioso viaggio in Germania. Gentilmente ospitata da una mia amica, ho potuto visitare Berlino e Dresda. La prima, ci ha accolte con una bomba d’acqua in stile diluvio universale, lasciandoci a vagare fradice per il resto della giornata. Le mie povere Adidas ne risentono tutt’ora. A Dresda pure pioveva, ma meno. Faceva freddo, però. Il 26 luglio ho visto persone girare con la giacca col pelo sul cappuccio. Delle due, forse ho preferito Dresda, perché a me se mi dai del vecchiume (anche finto, chè la città è stata ricostruita uguale a prima dopo i bombardamenti) sono felice.

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Dopo la tempesta

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Dresda

2) IL CIBO

Anche questo è collegato alla Germania, patria dei discount. In quel luogo ameno chiamato Edeka è venduto un surrogato di felicità, al modico prezzo di 45 centesimi. Si tratta di una sorta di baguette semi surgelata ripiena di qualcosa che somiglia a crema di aglio. Vi fa un alito assassino ma ne vale la pena. Dieci punti a Grifondoro.

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3) SERIE TV

Saltando di palo in frasca ma pur sempre seguendo il fil rouge teutonico, approdiamo nelle lande delle serie televisive. Il podio questo mese se lo aggiudica Veronica Mars, che torna prepotente a scacciare rivali più recenti con i suoi outfit osceni da pieno 2005, le sue battute al vetriolo e i suoi studenti sedicenni interpretati da quarantenni in pre-pensionamento con la panza. Un rapido commento: amo Veronica e Logan come il primo giorno, in quegli anni il trash era potente, a long time ago… we used to be friend!

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Veronica role model. Period.

Menzione speciale all’amore del mio cuore (e di quello di molti altri), Game of Thrones. Il discorso su questa serie meriterebbe un articolo a parte, devo dire. In generale, dalla quinta stagione in poi, a meno di non essere completamente privi di sensibilità, è possibile subodorare il lezzo lasciato dai pesci che gli sceneggiatori non sanno più come pigliare. Scontato, banale, farcito di fanservice. Non avrei mai volut dirlo, ma GoT ormai è caduto dal suo olimpo e vive principalmente del suo nome, un po’ come Daenerys Targaryen, che io voglio, esigo, pretendo di vedere morta.

4) FILM

Il film di luglio è stato Northanger Abbey (2007). Lo trovate in versione integrale con sottotitoli in Youtube. Il cast è di tutto rispetto:

Felicity Jones come Catherine

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Carey Mulligan come Isabella Thorpe

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Davos Seaworth… ehm, Liam Cunningham, è il generale Tilney

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e JJ Feild è Mr. Tilney. Adorabile. Adorato. Fratello perduto di Tom Hiddleston. Over Darcy, sempre.

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5) BEAUTY:

Mi sento di citare le maschere viso in tessuto di TonyMoly, più che altro perché trovo oltremodo divertente mettere in faccia una cosa che ti fa sembrare Belfagor, il fantasma del Louvre. Fanno effetto? Parzialmente. Certo poi la pelle è bella idratata e liscia, ma nessun miracolo. La soddisfazione di farsi asciugare quella roba in faccia, però, vale i 3 euro che le maschere costano.

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Io, con addosso la maschera all’aloe

 

6) MUSICA:

Luglio è stato segnato anche dalla morte del cantante dei Linkin Park, una band che ha accompagnato gli anni della mia adolescenza, periodo emo e tutto. Numb è tutt’ora una delle mie canzoni predilette, così come Somewhere I Belong.

Di tutt’altro stampo, il mio guilty plesure: Despacito. Non aggiungerò altro, ma sono pronta ad affrontare le conseguenze di questa confessione. 

7) LIBRO:

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Nelle lunghe domeniche d’estate, la gente va al mare. O in montagna. Io invece staziono in libreria e questo mi ha dato modo di terminare tutta una serie di romanzi. Se qualcuno mi ha lasciata basita in negativo, altri li ho molto apprezzati. Tra questi, “L’arminuta” di Donatella di Pietrantonio, edito da Einaudi. La storia è quella di una ragazza che, da un momento all’altro, deve lasciare il benessere della sua condizione agiata per essere rispedita dalla famiglia d’origine, in un quartiere povero, in una piccola casa piena di fratelli che per lei sono degli sconosciuti. Si tratta di una storia di riscoperta di sé stessi, che affronta il tema della maternità e della responsabilità, in una Puglia degli anni Settanta che, a leggere il racconto, potrebbe essere il ritratto di un’Italia degli anni Trenta.


E voi, miei cari?

Quali sono i vostri preferiti? Conoscete qualcuna delle cose che ho nominato?

XoXo

G.

 



Game of Thrones 6×08: No one

L’ottava puntata di questa sesta stagione di Game of Thrones si è divertita a smontare le teorie dei fan con la stessa crudeltà di un piccolo e sadico Joffrey. Che riposi in pace. In virtù di ciò, “No one” potrebbe essere ribattezzata “No bullshit”. Ma andiamo avanti.

Pappapararappapararappapara…

La puntata si apre con Lady Crane che ha migliorato il monologo di Cersei (rendendo il personaggio spaventosamente simile all’originale) e il popolo di Braavos sciolto in lacrime. Poi l’attrice esce dal palcoscenico, si addentra nei camerini, si toglie la parrucca e  dietro i costumi trova Arya sbudellata che cerca di tenersi insieme le viscere.

A girl viene quindi curata da Lady Crane, che confessa di aver praticamente maciullato la faccia dell’attricetta che aveva pagato gli Uomini senza volto per ucciderla e di essere una donna gelosa incline a pugnalare gli uomini balordi con cui si accompagna.#creepy

Nonostante la premessa poco incoraggiante, scopriamo che Lady Crane ha conseguito Master in chirurgia e ricuce Arya così bene che quest’ultima, dopo un breve periodo di ricovero, si trasforma in Ezio Auditore e fugge dall’Orfana (oramai tramutatasi in Terminator) volando giù dai balconi, saltando sui cesti di arance e scivolando sotto carretti di passaggio.

Ezio Auditore e Terminator si incontrano nella stanzetta dove sta nascosto Ago, che nessuno straccione di Braavos ha ancora trovato e rubato. Arya taglia l’unica candela presente e nella scena successiva la brutta faccia dell’Orfana è appesa a sgocciolare sangue nella Sala dei volti.

Jaqen tenta persino di rigirare la frittata. “L’addestramento era tutto uno scherzone! E’ adesso che a girl è diventata no one.” Ma Arya non ci stà.

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“A girl is Arya Stark of Winterfell. And I’m going home.”

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Numero di teorie distrutte in questa storyline: almeno 3 o 4

Intanto a Westeros il Mastino ha rintracciato una propaggine della Fratellanza senza vessilli. Vale a dire un gruppo di quattro mentecatti che campeggiano nel bel mezzo della strada e si infilano le dita lì dove non batte il sole.

Sandor procede quindi ad affettarli a colpi d’ascia e prosegue il cammino. Gira l’angolo e, sorpresona, chi sta impiccando i tre capoccia che hanno organizzato la mattanza dei figli dei fiori? Thoros di Myr e Beric Dondarrion.

La comparsa di Beric sullo schermo ha spezzato il cuore di orde di fan, perché come i lettori sanno bene, se Beric è vivo non può esserlo qualcun altro (cosa che a me, per altro, non dispiace per niente).

Comunque, il Mastino viene insignito dell’onore di scalciare via il ceppo di legno di ben due prigiornieri su tre e non ancora soddisfatto (lui voleva sbudellarli, altro che questa roba da femminucce di impiccare) si ruba anche gli stivali di Lem Mantello di limone. #Tié. La questione finisce a tarallucci e vino e tutti insieme decidono di andare verso Nord.

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“You’re shit at dying. You know that?”

Numero di teorie distrutte in questa storyline: 2

i-choose-violenceAd Approdo del Torpore, Cersei sceglie la violenza e la Montagna sradica la testa di un passero. Poco male, uno di meno. Il prossimo dev’essere Lancel, che tra lui e la Waif non so chi sia più insopportabile. Una ce la siamo tolta dalle palle, l’altro la raggiungerà presto. Spero.

In ogni caso, decapitare in quel modo un rappresentante del Credo non è stata una mossa saggia, soprattutto alla vigilia di un processo. Ma si sa che Cersei non è mai stata in grado di fare una mossa intelligente e produttiva. Forse sarebbe stato più saggio invitare i passeri a bere un té coi biscotti. Ora invece “gratuita sradicazione di cranio” sarà aggiunta alla lista di peccati che le sono imputati, appena dopo regicidio e incesto.

Comunque con la Montagna dalla sua parte e un giudizio espresso tramite processo per combattimento non c’è modo che Cersei possa venire sconfitta. Lo sappiamo tutti. Lo sa anche l’Alto Passero, che guardacaso ha convinto Tommen ad abolire i processi per combattimento in tutti i sette regni.

Godimento puro nel vedere la faccia di Cersei che subisce lo STACCE (cit. Dr. Manhattan) supremo da parte di suo figlio. Peccato che subentra subito Qyburn con il piano B. Quello che si racconta in giro è vero, ci dice a Cersei, e lei già si sfrega le mani.

Prevedo un finale caliente.

Numero di teorie distrutte in questa storyline: 1.

A Meereen, Varys se ne va. E’ arrivato proprio quando Dany è se n’è andata e se ne va poco prima che ritorni. Sospetto.

Tyrion ha risolto così bene il problema dei figli dell’Arpia che può permettersi di camminare per le strade da solo, senza scorta. Roba che nella vita reale lo avrebbero ucciso sette volte. Ovviamente non gli accade nulla e ha tutto il tempo di tornare nella piramide ad annoiarsi insieme a Verme Grigio e Missandei. Questa volta niente giochi da tavolo: parte direttamente una poraccissima gara di barzellette e Missandei si ubriaca con due sorsi di vino come un’adolescente col Bacardi.

Fortunatamente questo spreco di minutaggio viene interrotto dall’attacco via mare dei Padroni delle altre città della baia, che mettono sotto assedio Meereen. Tyrion si è dunque sbagliato, ha fallito, sacrilegio! In quella, il soffitto trema e la Danana atterra direttamente sul balcone. Drogon, che l’ha trasportata fin lì, potrebbe risolvere il problema nel giro di dieci secondi di screentime ma no, preferisce volare via, lontano.

Previsione: gli altri due poveri draghi verranno liberati. Tyrion si beccherà la ramanzina.

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A Riverrun, Brienne e Jamie finalmente si incontrano e ai fan vengono gli occhi a cuoricino. Bronn fa del nonnismo al povero Podrik e da voce al pensiero di tutti gli spettatori domandandosi se i due, nella tenda, stiano facendo quello che Jamie e Cersei amano fare accanto ai cadaveri dei propri figli morti. Ovviamente la risposta è no, figuriamoci, sarebbe troppo bello. #mainagioia

Brienne poi è lì per questioni serie. Deve convincere il Pesce Nero ad andare a Nord con lei  per aiutare Sansagioia ma come al solito fallisce. Brynden Tully non ne vuole sapere e preferisce rimanere a combattere.

.Jamie, deciso ad evitare la carneficina, decide di usare quella trota di Edmure come cavallo di Troia. Edmure però, anche nella sua trotaggine, ne dice una giusta. Credi di essere una brava persona?, ci domanda a Jamie, è questo che dici a te stesso per riuscire a dormire la notte, eh?.

Jamie allora mette su la modalità Lannister arrogantello, tipo quarterback del liceo contro nerd di passaggio, e risponde che lui ama Cersei, che vuole tornare da lei e che catapulterà il figlio neonato di Edmure dentro le mura se lui non obbedirà. Dieci minuti dopo il castello è preso, il Pesce Nero è morto offscreen (mi puzza molto anche questa morte. Spero che ci sia qualcos’altro sotto) e Brienne se ne va con Pod su una barchetta. Lei e Jamie si fanno ciaociao con la manina da lontano mentre una ballata strappalacrime suona in sottofondo.

*Momento self insertion* Jamie. Jamie, ascoltami. Nei libri a questo punto tu odi tua sorella così tanto che bruci la sua richiesta d’aiuto nel caminetto. Ti prego, rinsavisci. Che sei anche uno dei miei personaggi preferiti. Distinti saluti, G.*End of self insertion*

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Non c’è Tormund che tenga. Nel cuoricino di Brienne c’è spazio solo per Jamie.

That’s all folks!

La puntata mi è piaciuta. Forse la mia opinione sarà impopolare ma apprezzo molto di più le sottigliezze politiche che i grandi colpi di scena, messi lì proprio per far cadere la mascella allo spettatore.

Penso che la bellezza di Game of Thrones non risieda esclusivamente nelle morti spettacolari quanto piuttosto nella fitta rete di misteri e sottotrame, e quando gli autori ci danno uno spiraglio di questo (o almeno, ci provano) io non posso che essere felice.

 


Game of Thrones… Italia!

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Fan italiani di Game of Thrones, vi lascio qui il video che è stato creato da alcuni studenti universitari di Torino. Si sono ispirati alla celeberrima sigla di Game of Thrones, ma al posto delle città di Westeros e Essos dalla mappa escono… le città italiane!

E’ bellissimo e anche un pochino emozionante! Guardare per credere 😀

 VIDEO


Game of Thrones 6×07: The broken man

Su questa puntata è stato già detto di tutto e di più, domani notte andrà in onda la puntata numero otto e io arrivo solo ora. Ma si sà che la sessione d’esami è oscura e piena di terrori, quindi perdonate una ragazza e se vi va leggete la seguente recensione.

Pronti? Via.

Pappaparapappaparapappa etc.

Non so proprio perché la gente sia impazzita di fronte alla scelta di inserire una “cold opening” prima della sigla. Abbiamo capito che Game of Thrones si sta poco a poco trasformando in una serie hollywoodiana qualsiasi, per di più pericolosamente incline al fanservice. Quindi nessuno stupore di fronte a questa scena bucolica pre sigla che serve a reintrodurre Sandor “fuck the king” Clegane.

Bentornato Sandrone. Tu e il tuo cinismo ci siete mancati tantissimo.

Comunque sia, Sandor è passato da fare lo scavafosse a fare il taglialegna. E va bene. Vive con la comunita hippie messa su da Ian McShane, aka Fratello Ray, aka Septon Maribald+Il confratello anziano. Stanno costruendo una chiesa in the middle of nowhere, aka uno spiazzo erboso nel bel mezzo delle Terre dei fiumi (quelle più devastate dalla guerra che ancora non è del tutto finitafinita) e tutti sono felici. Fratello Ray ci racconta com’è che ha salvato Sandor e ha con lui alcuni memorabili scambi di battute (per citarne alcuni: “Quanti uomini ci sono voluti per abbatterti? -Uno, ed era una donna; “Che cosa ti ha mantenuto in vita?” -L’odio. “La violenza è una malattina, non la curi diffondendola” -Non la curi neanche morendo). Ray ci ragguaglia poi sul fatto che “gli dei non hanno ancora finito con lui”. Questa cosa grida “Cleganebowl” a miglia di distanza, ma parlerò alla fine di questa eventualità. Comunque sia, i buoni contadinelli stanno ascoltando un bel discorso sulla violenza e su come questa vada rifiutata che si presentano tre loschi figuri. Uno di loro ha un inconfondibile mantello giallo. E’ Lem Mantello di limone! Quindi ci sarà la Fratellanza senza vessilli! Loro sono i buoni! Tipo Robin Hood di Westeros!

… e invece no. Quei tre tornano, ammazzano tutti e rubano il rubabile. Sandor, che stava a spaccare legna nel bosco, trova lo scempio, imbraccia un’ascia e parte per spaccare qualcos’altro. Crani, nello specifico. Vai Sandor, che tifiamo tutti per te!

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Sandrone è tornato da noi!

Ad Approdo del Re Margherita si rivela un’attrice da premio Oscar. Ha ingannato tutti, compresa sua nonna, la quale per qualche istante crede davvero che sua nipote abbia lasciato la ragione nella cella del tempio (che poi, perché un tempio dovrebbe avere delle celle?). Margaery le dimostra che così non è tramite il più scricchiolante passaggio di bigliettini della storia dei passaggi di bigliettini. Succede poi che durante l’ennesima lezione di catechismo, l’Alto Passero mette in tavola una piccola parte delle sue vere intenzioni: mettere le grinfie su re e regina e sulla loro prole. Così spinge Margaery a permettere a quella mammola di suo marito di sfogare i propri istinti adolescenziali tramite un discorso terrificante e misogino.

L’Alto Passero mi puzza sempre di più e potrebbe avere orchestrato un piano di portata continentale. Tipo Ditocorto, ma senza i bei vestiti. Comunque voglio dare fiducia a Margherita. E’ una furba quella e comincio a pensare che si sia “alleata” col Credo per poterne scoprire il punto debole.

Tornando a Olenna, la campionessa mondiale di battute acide finalmente sputa in faccia a Cersei la dura e cruda verità: sei finita, sola, e nei libri sei pure grassa e alcolizzata. Ritirati. Ah, e tutto quello che è successo è colpa tua.

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Apriamo quindi la parentesi Cleganebowl.

Cersei dovrà affrontare un processo per combattimento e sceglierà come campione la Montagna. Fin qui tutto chiaro, ma chi sarà il campione del Credo? Sandor sarebbe la scelta dei fan, ma contravverrebbe a parecchia logica. Nei libri siamo ancora lontani dal processo di Cersei e il Mastino è probabilmente divenuto una sorta di monaco. Per di più fa parte di una comunità molto remota e pacifica. Per quale motivo l’Alto Passero dovrebbe andare a pescare proprio lui? E poi, come farebbe a sapere che si tratta di lui visto che “il Mastino” è ufficialmente dato per morto? I septon sono tutti in contatto tra loro? Non ne sarei così certa. Se l’Alto Passero sapesse, ciò significherebbe che possiede una rete di spie e questo abbasserebbe parecchio la sua aura di santità. Parlando invece della serie, sappiamo che Sandor è in viaggio mentre il processo sarà a breve. Come potrebbe mai venire orchestrato il Cleganebowl? A rigor di logica, è molto più probabile che il Credo scelga come suo campione qualcuno dei passeri (o un gruppo di), Loras, Tommen o addirittura “il popolo di King’s Landing”, ma il Mastino no. Se invece lui riuscisse a raggiungere la città (per quale motivo poi, visto che ne è scappato senza alcuna intenzione di tornarci?) allora le spie del Passerone potrebbero diffondere la notizia e quest’ultimo potrebbe scegliere il nostro Clegane preferito come avversario per la FrankenMontagna. Però lo vedete com’è stiracchiata, come ipotesi?

Proseguiamo con la storyline del Nord e qui ci sono solo tre parole da dire: Lyanna Fucking Mormont.

La lady dell’Isola dell’Orso ruba la scena a un terzetto che ha improvvisamente perso qualsiasi verve. Sansa pensa essere passata sotto le grinfie di Ramsay l’abbia trasformata in una fine stratega e si permette non solo di ricordare a Lord Glover che è solo un vassallo di terza categoria (ricevendo in cambio un sincero “fottiti”) ma anche di sfottere Davos, dimostrando di essere ancora la damigella petulante con la puzza sotto il naso che era nella prima puntata della prima stagione. Con buona pace di tutte quelle persone che “la violenza non è un buon modo di giustificare il cambiamento”. Infatti Sansa è rimasta scema, quindi avevate ragione. Jon sembra uno in pieno doposbornia: sta zitto e in disparte e se parla dice qualche cosa di sbagliato. Potrebbe sbizzarrirsi: sono morto e risorto, ho combattuto gli estranei, il loro re mi ha sfidato apertamente, ho la spada di tuo nonno, come and see e via dicendo. E invece niente. Jon ha lasciato l’eloquio nel mondo dei morti. Meno male che c’è Davos, il quale dimostra di essere un asso quando si tratta di scendere a patti con i bambini e strappa 62 cazzutissimi uomini e l’appoggio di una lady di dieci anni a cui Danana dovrebbe pulire le scarpe.

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Nel frattempo, Theon e Asha, pardon, Yara, si trovano in un bordello di Volantis. Yara si sta divertendo moltissimo e scopriamo che nella serie hanno sostituito Qarl la Fanciulla (l’amante di Asha, aka Yara, nei libri) con una vera fanciulla. Vabbé. Però non sono d’accordo sul messaggio che inevitabilmente passa, ovvero: se sei una donna rude e tosta, allora non puoi che essere lesbica. Meeeeeeh: falso. Il concetto di cui sopra è riduttivo, sia per le donne omosessuali sia per quelle eterosessuali. Quindi, ecco, no. Ma vabbé, Yara ci piace sempre. Theon, al contrario, è così depresso che potrebbe decidere di farla finita da un momento all’altro e infatti la sorella gli suggerisce di fare proprio questo: ripigliarsi o tagliarsi le vene. E Theon sceglie di ripigliarsi. Staremo a vedere.

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Passiamo infine a Arya, che se ne va in giro per Ven…ehm, Braavos, camminando “come una persona ricca”. La vediamo con altri abiti e senza Ago. Contratta, caccia fuori sacchi di denari sonanti, si compra un passaggio per Westeros in cabina e si fa sventrare come una trota al mercato dall’Orfana travestita da vecchia. Segue una fuga rocambolesca con tuffo in acqua (io, che sono di Venezia, ho avuto un brividabadibido di disgusto immaginando una persona tuffarsi in un canale) e barcollamento per il mercato affollato mentre il sangue sgorga dalle ferite e sgocciola sul selciato.

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La gente è impazzita per la storyline di Arya. Qualcuno crede che dietro ci sia una cosa stile Fight Club, con sdoppiamento di personalità. Altri credono che la soluzione di tutto saranno gli attori, ormai amici della ragazza, che le hanno fornito qualche trucco scenico. Altri credono che la Arya ferita sia in realtà Jaqen. Mah. Se dovessi scegliere una versione, sceglierei quella dell’aiuto da parte degli attori. Come la storia della pistola fumante, no? Se c’è deve sparare. Altrimenti, credo semplicemente che Arya abbi abbassato la guardia per qualche secondo oppure che se la sia andata letteralmente a cercare per poi fingere la propria morte e scappare con più agio. Ma staremo a vedere. Spero che accada qualcosa di degno di nota, perché Arya è il mio personaggio preferito e voglio che torni a Westeros a spaccare culi.

Ah, e l’Orfana deve morire male.

E voi che ne pensate?

Alla prossima!

 

 


Game of Thrones 06X03: Oathbreaker

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Arthur “Badass” Dayne, Alba in versione HBO e (forse) Gerold Hightower

*Parte la musica della sigla* SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER paaaa paaaa parara ra ra pararaaaa….

Okay, dopo le dovute(?) premesse, iniziamo con il rece-commento della puntata 3, dal titolo “Oathbreaker”, ovvero “Infrangitore di giuramenti”. Il rimando alla puntata “Oathkeeper” (mantenitore di giuramenti) è palese. Gli autori vogliono vedere se stiamo attenti.

Comunque.

Alla barriera, Jon è viiiiiiivo *lampi e tuoni di sottofondo*. In carenza di tette (già tre episodi e se n’è visto solo un paio, ovvero quelle di Mel, ma con lo scherzone finale)

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Inzomma

abbiamo una interessante panoramica del corpo ignudo di Jon (a girl può apprezzare?), che ‘porello, neanche lui capisce bene cosa stia succedendo e secondo me, quando glie lo dicono, la prima cosa che pensa è un sonoro “shit!”. Perché diciamocelo, quando vivi a Westeros, morire non è proprio la peggiore delle cose che ti possono capitare.

A questo punto, Mel ha di nuovo la sua fede. Sicuro. E forse ricominceranno le grigliate di infedeli. Staremo a vedere.

Per mare, Sam vomita mentre Gilly è tutta eccitata e felice di vedere il mondo. Sappiamo che lei e il sempiterno neonato finiranno a Collina del Corno, casa di Sam e di quel simpaticone del suo papà che qualche tempo prima lo ha messo di fronte a una scelta semplicissima e per nulla traumatica: o ti uccido, grassone del cazzo, o vai alla barriera. Premio al miglior padre di sempre.

Poi abbiamo una visione scherzona di Bran. Ho capito che Bloodraven (il Vecchio dell’Albero, si chiama così. #Sallo) è l’incarnazione degli sceneggiatori e Bran degli spettatori. “Voglio vedere di più!” “No!” “Ma dai!” “No!” “Per fav…” “No!”.  In ogni caso, assistiamo a una delle scene di combattimento migliori di sempre, in cui Arthur Dayne, il fu migliore spadaccino del continente occidentale, combatte con DUE spade e fa fuori tipo sei uomini da solo. Una roba troppo bella. Alla fine, il giovane Ned sta per soccombere ma Howland Reed, padre di Meera e Jojen nonché unica persona attualmente vivente a conoscere la verità sulla Torre della Gioia (e forse sui natali di Gianni Neve), lo pugnala alle spalle. Poco onorevole, ma se così non fosse stato noi non avremmo Game of Thrones. Sicché, grazie Howland.

Chiccha: Bran chiama a gran voce il padre e quello, babam!, si gira. Bran ha forse il potere di influenzare il passato? *musica misteriosa di sottofondo*

A Meereen, Tyrion cerca di fare conversazione con Missandei e Verme Grigio, ma i due non ci stanno proprio. La conversazione di Varys va invece molto meglio e riesce a scoprire parte del segreto che si cela dietro i Figli dell’Arpia: sono finanziati da TUTTE le città libere, che si suppone Dany abbia conquistato. Alla faccia di Mhysa, della liberatrice e di tutte quelle altre manfrine che Danana (cit. Doc Manhattan) ama elencare a qualunque sconosciuto la incontri.

E a proposito di Dany: è arrivata a Vaes Dothrak ed è stata consegnata al concilio delle vedove di Khal. Dopo essersi rivestita alla velocità della luce, inizia (cvd) a snocciolare i suoi titoli ma nessuno l’ascolta. Il Dosh Khaleen è tutti noi che non ne possiamo più.

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Infatti, la capa della congrega procede a smontarla: credevi di essere speciale? Che Drogo fosse speciale? Che avrebbe conquistato il mondo? Beh, lo credevamo tutte di noi stesse e invece siamo qui. Sbam. Welcome to the real word, jackass.

Ah, Dany dovrà affrontare un processo. Perché siccome al posto di fare la brava ha voluto andarsene in giro per il mondo, allora adesso non è che può sperare di passarla liscia. Diciamocelo: tutti vogliamo che Dany abbassi un po’ la sua biondissima cresta.

Intanto, con un montaggio che avrebbe meritato una colonna sonora anni ’80, Arya termina il suo addestramento. Finalmente è diventata davvero A GIRL, ovvero NOONE. L’altra allieva vorrebbe seccarla sul colpo ma Arya, che è la cocca di Jaqen, supera le prove a testa alta e riacquista la vista. Ma avrà davvero abbandonato la sua identità? O ha imparato a fingere così bene da ingannare anche il Dio dai mille volti?

Ad Approdo della Noia, Qyburn ha ereditato gli uccellini di Varys, bimbetti diabolici della stessa stirpe demoniaca di Olly. Cersei vuole estendere la rete di spionaggio fino ai confini del mondo conosciuto e oltre, per far schiacciare il cranio di chiunque osi fare una battuta su di lei. E noi che si credeva che la passeggiata della scorsa stagione avesse fatto almeno un po’ il suo dovere. In realtà, Cersei è sempre la stessa, con la differenza che ora sembra un po’ più patetica di prima.

Un consiglio Cer? Cambia strategia.

Intanto il Concilio, presieduto dallo zio Kevan, a Cersei non la vuole neanche vedere. Così lei si siede, come un’adolescente prepotente, e loro se ne vanno. Decisione saggia, ma pericolosa. Prevedo almeno un paio di morti.

Intanto, Tommen ci prova a fare il re, il duro, ma con quella faccia da cucciolo non ci crede nessuno, men che meno l’Alto Passero, che gli fa tutto un discorsetto sulle madri, i peccati e gli dei. Solita razione di fuffa religiosa, ma manipolazione mentale over 9000. L’unico a non accorgersene è Tommen.

Chicca: Jamie è rimasto il solito arrogantello sarcastico, in fondo, e la cosa mi piace.

A Grande Inverno, i figli beoti dei Lord del Nord (non ci si può proprio fidare dei giovani d’oggi) si alleano con Ramsay. Dopo Karstark ecco Smalljon Umber, che non vuole sottostare a tutte le cazzatine cerimoniali del brand new Lord Bolton e va dritto al punto: voglio combattere i bruti, voglio un’alleanza, eccoti un regalo. Ed esce Osha e Rickon (che ha ormai sui vent’anni, è alto un metro e novanta e ha la barba). Ma soprattutto, esce la testa mozzata di Cagnaccio! E basta uccidere quei poveri metalupi!! Speriamo che Rickon non faccia la stessa fine. Non credo sarebbe una mossa saggia.

Torniamo alla Barriera. I quattro capi traditori vengono appesi. Allister Thorne va giù come una rockstar. Ha fatto quello che credeva fosse giusto (anche se odiava Jon con tutto il cuore e io non gli credo del tutto, ma questa è un’altra storia) e puoi quasi provare rispetto per lui. Olly è tra i condannati. L’odio gli impedisce di parlare. Se qualcuno sperava in una grazia da parte di Jon, si sbaglia. Jon deve aver lasciato un pezzo della sua magnanimità nel regno dei morti. La condanna procede. Il bimbo demoniaco è andato.

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Così finisce colui che fu odiato più di Joffrey

Ed l’Addolorato è il nuovo Lord Commander.

Jon, in un brutto attacco di PTS, dichiara “la mia guardia è finita” e se ne va. Silenzio. Titoli di coda.

Buon episodio, ascrivibile nella serie di quelli che servono a preparare il terreno.

La scena della battaglia merita di essere vista. Ci sono quasi rimasta male quando Dayne muore. E ovviamente la mia testolina sta producendo tutta una serie di teorie interessanti. Tipo, sto persino arrivando a mettere in discussione la storia di Lyanna ritrovata nel lago di sangue e del “promise me, Ned”. Ma staremo a vedere.

Valar Dohaeris.


Game of Thrones 06×02: Home

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Pampa parapampa parapampa parapampa… tuuuutu turututuuu tururuuuu

Ora che mi sono cantata la sigla, veniamo alla racensione. Ah, farò SPOILER. Quindi #sapevatelo.

Il primo personaggio che gli autori tirano fuori dal cappello è Bran, che ormai ha circa venticinque anni, è alto due metri e mezzo, ha la voce da tenore e un Master il Wargologia. Tramite le radici dell’albero diga sotto il quale si trova insieme al Corvo con tre occhi (Max Von Sydov, il vecchio), Leaf, la figlia della foresta (ri-castata e ri-truccata per l’occasione), Hodor e Meera, il giovane Stark viaggia addirittura nel passato.

In questo modo assistiamo a una sorta di flashback in cui compaiono il defunto Ned Stark e tutti i suoi fratelli, compresa la famigerata (per chi ha letto i libri, per chi guarda solo la serie un po’ meno) Lyanna. Per chi non lo sapesse, o non lo ricordasse, e si stesse domandando che importanza abbia quella ragazzina e perché il vostro amico lettore di libri è tipo saltato sulla sedia quando è entrata in scena, Lyanna è stata la causa (o il pretesto) per la ribellione di Robert Baratheon che ha finito per detronizzare i Targaryen. Inoltre, zia Lyanna potrebbe essere la madre di un certo qualcuno appena tornato dal mondo dei morti.

Ah già, nella visione c’è anche Hodor che apprendiamo chiamarsi Wylis (Walder, nei libri) e, sorpresona, Hodor sapeva parlare ed era bullizzato da sua zia, la vecchia Nan.

Alla Barriera, quel qualcuno è ancora morto e Davos si prepara a difenderlo da Thorne e Olly e gli altri ammutinati. Sorpresona anche qui: arrivano i bruti, che hanno ragione di quei quattro Guardiani della notte rimasti nel giro di un attimo. E’ sufficiente che Wunwun spiaccichi un arciere idiota contro il muro e via, pace fatta, ci arrendiamo. Tranne Olly. Olly deve morire. I cattivi, comunque, sono messi in cella.

Per la serie “gente grossa che spiaccica gente piccola”, ad Approdo del Re la Frankenmontagna pattuglia le vie della città e fa esplodere il cranio di chiunque parli male di Cersei. Quest’ultima è stata confinata nella fortezza da Tommen (che per quanto mi riguarda dovrebbe chiuderla in una torre e buttare la chiave) e dimostra una sospetta accondiscendenza. Le è stato impedito di partecipare al funerale di Myrcella, al quale però sono presenti Tommen il Docile e Jamie. Quest’ultimo lo manda a chiedere scusa alla mamma e successivamente affronta l’Alto Passero facendo un discorsetto sui doppi standard del Credo.

“Uccidimi pure” gli fa quell’altro, “che io sono solo uno dei tanti. Tanto poi noi ti si uccide a te, e tu sei Jamie Lannister, mica uno stronzo qualunque.” I preti cazzuti, quelli con il cilicio e le armi e il mirino disegnato sulla fronte, saltano fuori dal buio. Jamie ha una mano sola. “Siamo piccoli e poveri, ma siamo tanti e tutti insieme possiamo rovesciare un impero” dice l’Inquietantissimo Passero. Jamie gli da silenziosamente ragione e se ne va con la coda tra le gambe.

Intanto, Tommen sta chiedendo scusa a Cersei per averla chiusa in casa e per essere un debole. “Aiutami ad essere forte”, le dice, chè è stanco di essere una mammola. Un applauso a Tommen. Forse però la madre psicopatica non è la migliore delle consigliere. Cersei lo stringe e fa una faccia che non mi è piaciuta nemmeno un po’. Temo che voglia liberarsi del proprio ultimo pargolo di persona prima che lo faccia la profezia, adempiendo così alla profezia. La cosa mi dispiacerebbe, perché Tommasino è l’unico Lannister accettabile.

Tornando per un attimo su al Nord, Ramsay si rivela la brutta persona più brutta di tutto il Continente Occidentale. Appena il Maestro dei Bolton annuncia che Walda ha dato luce ha un maschietto, Ramsay decide che il modo migliore per festeggiare il lieto evento sono ripetute coltellate a tradimento nell’addome del padre. Roose muore così di una morte che replica quella di Rob Stark. E giustizia è stata fatta. Il problema è che ora Ramsay non ha più freni. E infatti fa sbranare Walda e il neonato dai suoi mastini. Battaglia dei Bastardi all’orizzonte.

A Meereen si parla di cazzi, di vino e di draghi. Tyrion dice che là sotto non crescono bene, quindi ha la brillante idea di andare a togliere loro i collari di persona. Sorpresona anche qui, i draghi si dimostrano mansueti come agnellini. Tyrion Targaryen confermato? Mi piacerebbe.

Torniamo a Nord. Theon si sta per separare da Sansa. Vuole tornare a casa propria, dice, perché dopo tutto quello che ha combinato affrontare Jon è troppo doloroso. Mmm… Temo che invece di tornare a casa, tornerà a Grande Invero a sabotare Ramsay e morire di conseguenza.

Finalmente rivediamo le Isole di ferro, luogo di nebbia e tempeste, di pericolanti ponti sospesi sul mare in burrasca e fratelli megalomani e omicidi. E’ infatti comparso Euron Greyjoy, detto Occhio di corvo, fratello di Balon e zio di Theon e Yara, che sta per diventare il vostro personaggio preferito, ve lo assicuro. Un megalomane pazzo e furbo come una faina potrebbe essere altrimenti?

A Braavos Arya continua a prenderle, ma passa il test di psicologia inversa di Jaqen e via, viene riportata alla Casa del Bianco e del Nero.

Ma torniamo poi alla Barriera.

Per qualche motivo, Davos si sogna di domandare a una depressissima Melisandre di resuscitare Jon. Ora, può darsi che io non lo ricordi e che Davos abbia assistito a qualche episodio particolarmente significativo durante la quinta stagione, un episodio che gli ha fatto pensare che senza Jon non c’è speranza. Io però non ricordo niente di tutto ciò, quindi boh.

In ogni caso, Davos convince Mel, la quale inizia a pulire il corpo di Jon e a tagliargli barba e capelli. Nel frattempo, pronuncia le sue formule magiche valyriane, o qualunque sia la lingua che parla, e a un certo punto bam, sembra che Jon respiri ma poi niente. Niente la seconda volta. Niente la terza. Melisandre l’aveva detto che aveva visto una sola persona far funzionare quel rituale e che lei non aveva quel potere. Ha messo le mani avanti. Ho trovato interessante al fatto che, mentre si giustifica, Mel dica “L’unico a cui l’ho visto fare era un prete senza…”. Credo che intendesse dire “fede”. Poi secondo me si accorge che lei stessa non ne ha più o la sta perdendo e che si trova di conseguenza nella stessa situazione di Thoros di Myr.

Tutti abbandonano la stanza ma in quel momento Spettro inizia ad agitarsi e Jon si risveglia nel più classico dei modi, con l’occhio sbarrato e il respirone.

E così, Jon è vivo. Wow, non l’avrei mai detto. No, scherzo. Era ovvio che sarebbe successo, non ho mai avuto dubbi a riguardo. Mi domando se qualcuno ne abbia mai davvero avuti! Ci sono tre personaggi in GoT che andranno avanti ancora per un po’, e sono Dany, Tyrion e Jon. Perché lo zio Martin sarà anche uno che secca i personaggi come se non ci fosse un domani, senza scrupoli e rimorsi, ma Got rimane pur sempre una storia e una storia ha strutturalmente bisogno di protagonisti (#sapevatelo) e nemmeno Martin può fare a meno dei suoi.

Spero solo che ora Jon sia più cattivello di prima. Un cambiamento aggiungerebbe un po’ di pepe a un personaggio altrimenti alquanto tristolino, a mio parere.

E voi che ne dite?

Alla prossima!