#ScrittoDaMe: Un mostro

Cari lettori occasionali, oggi vi lascio un racconto molto breve scritto da me qualche tempo fa. Una cosa sulle paure dell’infanzia che non ci decidiamo ad affrontare. Ma forse no. Raramente i miei racconti sono solo quello che sembrano 😉


Dentro la mia vasca da bagno c’era un mostro. Da piccola ne ero certa, tanto che mia madre riusciva a convincermi ad entrare nella vasca solo dopo un duro negoziato. Le vittorie si pagano care e alla soddisfazione finale di ficcarmi nell’acqua bollente seguiva il tedioso dovere di rimanere per un’ora seduta sul water a farmi la guardia, perché ero fermamente convinta che se lei avesse discosto lo sguardo il mostro sarebbe comparso per trascinarvi via con se e divorarmi.

Nemmeno ora, dopo tutti gli anni che sono passati, saprei dire che forma avesse quel mostro che mi terrorizzava o in quale forma si sarebbe manifestato.

Avevo paura che d’un tratto il fondo della vasca si aprisse e mi inghiottisse tutta intera; avevo paura che lo scolo dell’acqua si trasformasse in un vortice impetuoso e senza pietà e mi attirasse dentro il tubo di scarico come un animale feroce e vorace con avidi denti di metallo che mi avrebbero fatta a pezzi come in un tritacarne; avevo paura che sotto la superficie dell’acqua, coperta dalla schiuma profumata, spuntasse un enorme squalo affamato pronto ad azzannarmi o che semplicemente, avanzando coi piedini nell’acqua, avrei finito col toccare i denti appuntiti di una creatura viscida e famelica.

Probabilmente ero semplicemente spaventata dal fatto di trovarmi in uno spazio ristretto e chiuso. La vasca mi sembrava un’enorme bocca aperta e non capivo perché io dovessi immergermici. Chi mai avrebbe fatto il bagno nella bocca aperta di una balena? Nessuno sano di mente. Per di più, l’acqua diventata torbida per via della schiuma mi impediva di vedere sotto la superficie e non sapere cosa ci fosse là sotto, oltre alle mie gambe, mi metteva addosso un’enorme ansia.

Queste però sono considerazioni che faccio a posteriori. Quale che fosse la spiegazione della mia fobia, per anni la sola idea di fare il bagno mi costava un considerevole sforzo di autocontrollo. Dio, ero certa di sentire davvero quei denti, quella presenza in agguato. Lui era lì e io lo sapevo. Mi aspettava. Aspettava il momento in cui mia madre sarebbe andata a rispondere al telefono o a controllare la pasta sul fuoco e mi avrebbe risucchiata.

Quando fui abbastanza grande per lavarmi da sola optai decisamente per una sana, veloce, limpida doccia. Nella doccia l’acqua non poteva avvolgermi.

Oramai sono cresciuta, ho molti anni sulle spalle, eppure quella storia del mostro della vasca non mi ha mai veramente lasciata in pace. Ad esempio, al mare non faccio mai il bagno quando l’acqua è troppo agitata. Ho troppa paura di quello che potrebbe essere in agguato sul fondo, nascosto dalla sabbia e dalle alghe. Quando decido che non è giornata da bagno nessuno è in grado di convincermi a muovere un passo. Fino a non molto tempo fa -un po’ mi vergogno a raccontarvi questo ma tant’è- ero convinta che quella presenza mi cercasse ovunque, non solo nella vasca da bagno. Mi sembrava di percepire la sua presenza al mare e persino in piscina, ma non ne ho mai parlato con nessuno per paura di essere ritenuta infantile o più semplicemente matta.

Ho pensato molto a questa mia paura irrazionale, ho analizzato me stessa e sono arrivata alla conclusione che è ora di metterla da parte, di superarla. Accidenti a me e alle mie paure di bimba. Sono adulta e vaccinata, vivo da sola oramai, la mamma non mi serve più. Il mostro di cui avevo tanta paura non si è mostrato neppure una volta, dimostrazione ne è che io sono qui a raccontarvi queste cose. Questo vuol dire che posso godermi un bagno, ormai! Per sconfiggere i fantasmi bisogna affrontarli. Non esiste altro modo.

Oggi è il gran giorno in cui affronto il mostro della vasca da bagno. È tutto già pronto. L’acqua è calda, la schiuma bianca galleggia morbida, il profumo è inebriante e ho acceso anche qualche candela.

In realtà provo ancora un po’ di timore ma continuo a ripetermi che si tratta di una reazione esagerata. Non c’è e non potrà mai esserci nulla che non abbia inserito io stessa, dentro quella vasca. Suvvia! La presenza di un “mostro” è oggettivamente, fisicamente e logicamente impossibile! Da piccola ero suscettibile, minuta e sensibile ma è normale, quando si è così giovani. È normale avere qualche paura stupida.

Chissà perché mi era venuta, non sono mai riuscita a capirlo…

Chissà cosa ci avevo visto in quella vasca, per esserne tanto spaventata, o che pensieri assurdi il mio subconscio di infante andava agitando.

Ora però basta temporeggiare…

Vado.


Secondo voi com’è andata a finire? Lasciatemi un commento!

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Radio libera Albemuth di Philip K. Dick

Tempo fuor di sesto di Philip K. Dick

Noi marziani di Philip K. Dick

I giocatori di Titano di Philip K. Dick

Labirinto di morte di Philip K. Dick

E Jones creò il mondo di Philip K. Dick

I simulacri di Philip K. Dick

In senso inverso di Philip K. Dick

Occhio nel cielo di Philip K. Dick

Un oscuro scrutare di Philip K. Dick

Mr Lars sognatore d’armi di Philip K. Dick

 Illusione di potere di Philip K. Dick

La penultima verità di Philip K. Dick

Nostri amici da Frolix 8 di Philip K. Dick

Cronache del dopobomba di Philip K. Dick

Voci dalla strada di Philip K. Dick

Scorrete lacrime, disse il poliziotto di Philip K. Dick

Lotteria dello spazio di Philip K. Dick

Follia per sette clan di Philip K. Dick

L’androide Abramo Lincoln di Philip K. Dick

Confessioni di un artista di merda di Philip K. Dick

Svegliatevi, dormienti di Philip K. Dick

Deus Irae di Philip K. Dick

Il paradiso maoista di Philip K. Dick

In terra ostile di Philip K. Dick

Lo stravagante mondo di Mr Fergesson di Philip K. Dick

L’uomo dai denti tutti uguali di Philip K. Dick

Redenzione immorale di Philip K. Dick

Vulcano 3 di Philip K. Dick

La città sostituita di Philip K. Dick

Guaritore galattico di Philip K. Dick

Mary e il gigante di Philip K. Dick

La Terra morente di Jack Vance

Le avventure di Cugel l’Astuto di Jack Vance

La saga di Cugel di Jack Vance

Rhialto il Meraviglioso di Jack Vance

Mistborn – L’Ultimo Impero di Brandon Sanderson

Mistborn – Il Pozzo dell’Ascensione di Brandon Sanderson

Mistborn – Il Campione delle Ere di Brandon Sanderson

Mistborn – La legge delle Lande di Brandon Sanderson

Il conciliatore di Brandon Sanderson

Elantris di Brandon Sanderson

Hyperion di Dan Simmons

La caduta di Hyperion di Dan Simmons

Endymion di Dan Simmons

Il risveglio di Endymion di Dan Simmons

Io sono Helen Driscoll di Richard Matheson

Zero History di William Gibson

False verità di Matt Ruff

Straniero in terra straniera di Robert A. Heinlein


2001_Odissea nello spazio_Arthur C Clarke2001: Odissea nello spazio.

Arthur C. Clarke

€16,00

Quando un enigmatico monolite viene trovato sotto la superficie lunare, gli scienziati non immaginano che quell’antico e straordinario manufatto abbia più di tre milioni di anni né che, una volta riportato alla luce, cominciasse a inviare un potente segnale indirizzato verso l’orbita di Saturno. Che cos’è veramente quel monolite? A chi è rivolto quel segnale? Per scoprirlo, la nave spaziale Discovery parte alla volta di Giapeto, satellite di Saturno. I membri dell’equipaggio, scelti tra i migliori cosmonauti, sono assistiti nella loro missione da HAL 9000, cervello e sistema nervoso dell’astronave, un computer potentissimo capace di riprodurre i meccanismi della mente e dotato di una propria coscienza. Una macchina perfetta, fin troppo umana, tanto da essere soggetta a nevrosi e impulsi omicidi. Starà ai membri dell’equipaggio far sì che HAL 9000 non li coinvolga nella sua follia digitale: in gioco c’è la possibilità di entrare in contatto con le entità sconosciute e insondabili, a cui il monolite appartiene e che potrebbero essere all’origine della civiltà stessa.

Uno dei romanzi più significativi del Novecento, che ha delineato luoghi e tempi prima sconosciuti, divenendo la pietra miliare della fantascienza.


Il_giorno_più_buio_WoodIl giorno più buio

Tom Woods

€14.90

Si aggira come un’ombra e uccide in maniera rapida e fredda. Raven, un’elegante ed enigmatica assassina, ha sempre agito senza lasciare tracce dietro di sé, sfuggente e imprendibile. Ma questa volta ha commesso un errore: ha scelto il bersaglio sbagliato. Victor è il sicario più letale in circolazione, paranoico e senza pietà, abituato a camminare sulla linea sottile che divide la vita dalla morte, il carnefice dalla vittima. In una Manhattan inghiottita dalle tenebre di un black-out senza precedenti, tra negozi saccheggiati e scenari da apocalisse imminente, Raven e Victor giocano al gatto col topo, in una spirale viziosa che non lascia comprendere chi sia a fuggire e chi a rincorrere, e che semina il terrore tra le strade di una città spaventata e sospettosa.

Ma perché Raven vuole Victor morto? Chi agisce alle sue spalle? Forse qualcuno che ha un conto in sospeso con il sicario, o una mente deviata che sta tramando qualcosa di più pericoloso di una semplice vendetta?

 

Una storia tagliente, oscura come lo scenario che le fa da sfondo. Una trama serrata e un linguaggio cinematografico per il quinto volume della serie di Victor l’assassino.


In_fondo_al_tunnel_Craig&SpectorIn fondo al tunnel

John Skipp e Craig Spector

da giovedì 25 agosto in libreria, €16.90

Una serie di omicidi tinge di rosso i tunnel della metropolitana di New York. Crimini efferati, che sfuggono a ogni tentativo di comprensione: nessun movente, nessuna logica, nessuna pista da seguire. I giornali, impegnati a diffondere il terrore nella città con i loro titoli tetri e altisonanti, parlano di un feroce serial killer. La polizia, al lavoro per scongiurare altre morti, non può permettere che la città cada in preda a un isterismo di massa.

Sono in pochi a conoscere la verità, una storia di terrore e morte scritta con il sangue. Rudy, un artista punk, svanisce nei tunnel della metropolitana, in una notte in cui qualcuno – o qualcosa – lo trascina nelle tenebre. Ora è tornato, ma qualcosa in lui è cambiato. A guidarlo è una rabbia inestinguibile e un desiderio di sangue e vendetta che nessuno sembra in grado di fermare, e che si diffonde come un’epidemia. Chi avrà il coraggio di scendere in quell’oscurità senza ritorno, in quella dimora avvolta dalle tenebre senza fine, dove tutto ciò che è umano sembra non avere più possibilità di esistere?

Un viaggio inquietante e adrenalinico, che attraversa i cunicoli del terrore più oscuro, per rivelare la faccia antica e ancestrale delle nostre paure.


Sette minuti dopo la mezzanotte, di Patrick Ness e Siobhan Dowd

Un libro per bambini, dicevano. Un libro consigliato a partire dai 12 anni. Beh… no. Questo libro è così bello e allo stesso tempo straziante, profondo e fondamentale, che dovrebbero leggerlo persone di tutte le età. Definirlo un “libro per bambini” sarebbe riduttivo, con tutto il rispetto per i libri per bambini.


3539806Trama:

Conor ha 13 anni. Ogni notte, sette minuti dopo mezzanotte, un mostro va a fargli visita. Nel confine sottile tra sogno e fantasia, un immenso albero di tasso prende forma e gli racconta delle storie magiche e inquietanti allo stesso tempo. È un mostro speciale, diverso da quelli che si incontrano negli incubi. È un essere antico e selvaggio che vuole aiutarlo a suo modo: ad affrontare la malattia terminale di sua mamma, a convivere con la propria solitudine, a capire la complessità dell’animo umano.


Cosa ne penso:

Penso che questo libro riesca magicamente nell’impresa di parlare con semplicità e delicatezza, ma allo stesso tempo con la dovuta profondità, di argomenti sensibili e dolorosi che in un libro per adulti sarebbero stati trattati in termini di cupo catastrofismo.

Intendiamoci, anche qui si piange, ma è tutta un’altra cosa. Qui rimane una speranza, una sottile sensazione di vitalità, la consapevolezza che continuerà ad esserci vita anche dopo la tragedia. E Conor, il ragazzin protagonista della vicenda, arriva a questa consapevolezza grazie all’aiuto di un mostro-tasso che ogni notte, sette minuti dopo la mezzanotte, lo raggiunge e gli parla. Il mostro è venuto a raccontare al ragazzo delle storie, storie che Conor all’inizio non capisce, non finiscono mai bene.

Sono favole grige in cui i protagonisti compiono atti malvagi a fin di bene e chi sembra cattivo forse non lo è veramente. Sono favole che insegnano a Conor le sfumature della realtà e la verità di ciò che sta sotto la superficie. Ma soprattutto, gli insegnano a perdonare sé stesso.

Conor è infatti tormentato da un incubo terribile, che ricompare quasi ogni notte e che lo atterrisce così tanto da non riuscire neppure a parlarne. Lo tormenta e sconvolge al punto da cominciare a filtrare persino nella sua vita da sveglio, già di per sé non troppo rosea. Infatti, tra la malattia della madre, i bulli a scuola, il litigio con la sua unica amica, la commiserazione degli insegnanti, l’atipica nonna e il padre che si è risposato in America, Conor si sente insopportabilmente solo e, cosa peggiore, invisibile.

Invisibile e arrabbiato.

Poco alla volta, messo di fronte alla dura realtà e con l’aiuto del mostro, Conor arriverà a vincere la rabbia che cova dentro per motivi che crede stiano fuori da lui e invece si trovano dentro, nel suo cuore, nel suo incubo. Sono cose che non vuole nemmeno nominare, che cerca continuamente di adossare agli altri o di seppellire, ma in realtà l’unico modo di mettere a tacere quei mostri è guardarli in faccia e accettarli.

Ma come ho già scritto, la storia è profusa da un’insospettabile vena di positività. “Sai una cosa?” dice la nonna a Conor. “Io e te ce la faremo.” Ed è così che si sente il lettore, a fine lettura. Distrutto, ma consapevole di potercela fare.


Il mio voto:

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Fantastico.


A chi lo consiglio:

A tutti, grandi e piccoli. Nonostante la storia sia fondamentalmente triste, è allo stesso tempo scritta in modo eccellente e priva di tutta la pesante disillusione di un libro rivolto a un pubblico adulto. E’ una storia che con uno stile diretto, personaggi ben tratteggiati e molta saggezza, insegna qualcosa.

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Ninfee nere, di Michel Bussi

Avete presente quelle volte in cui inizi un libro credendo di trovarci dentro una certa cosa e invece arrivi alla fine che hai letto tutt’altro e questo altro ti ha conquistato, molto più di quanto avrebbe potuto fare il contenuto che ti eri aspettato? Ecco. A me è successo esattamente questo. Ma andiamo con ordine.


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La trama:

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.


Cosa ne penso:

Come dicevo, questo libro mi ha stregata.

Stregata. Termine usato non a caso perché una delle narratrici, forse la più importante, è la vecchia e acida signora che vive nel mulino della strega, una costruzione ormai cadente che si affaccia sui famigerati giardini di Monet, quelli dello stagno delle Ninfee.

La vecchia donna osserva dall’alto della sua torre, guarda agitarsi sotto di lei, davanti a lei, i cittadini del piccolo borgo invaso dai turisti. Distaccata, invisibile, la donna si muove lungo le strade del paese e osserva e commenta acida i goffi tentativi della polizia di risolvere il crimine che da il via alla narrazione: Jérôme Morval, ricco e fedifrago, viene trovato morto sulle rive del fiumiciattolo Epte, che costeggia Giverny e alimenta il celeberrimo laghetto di ninfee. Il quadro ricorda incredibilmente un altro fatto di cronaca, accaduto nel 1937, e che aveva avuto come protagonista un ragazzino.

La polizia procede nelle indagini, scava nelle vite, solleva la sabbia sedimentata sul fondo e con essa speranze, ricordi, paure. Insieme alla vecchia del mulino incontriamo Stéphanie, la bella maestra del paese, con gli occhi color malva e il sogno di trovare l’amore vero e scappare da quel piccolo paese, quella prigione dorata e insopportabile. E poi c’è Fanette, la bambina dallo spiccato talento di pittrice che non ha mai conosciuto suo padre e che vorrebbe tanto mettere a frutto il suo talento.

Ninfee nere è un giallo, sì, ma la componente “gialla” della narrazione fa quasi da semplice contorno, o forse da supporto, alle storie intrecciate di queste tre donne insieme a tutti i personaggi che ruotano loro intorno: i piccoli compagni di classe di Fanette, l’affascinante ispettore Sérénac, l’integerrimo Sylvio Bénavides, il placido Jacques Dupain, e il cane Neptune che scorazza per il paese cucendo insieme le tre trame come un ago che entra ed esce dal tessuto. Quello che ci viene offerto è un affresco di sogni infranti. Sono le Ninfee nere, leggendario quadro di Monet che si dice lui abbia dipinto poco prima della sua morte utilizzando toni cupi e tormentati.

C’è del Bovarismo, in questo libro, e c’è dello psico-thriller. Ci sono ipocrisia e desiderio di mantere la facciata intatta e c’è una specie di maledizione, una sorta di determinismo geografico, una cronica incapacità di andarsene. Il vero criminale, in tutta la storia, è il paese, Giverny; è il suo microcosmo appiccocoso, infido come una palude, come sabbie mobili. Nessuno ne può uscire senza perdere qualcosa.

C’è anche una disamina impietosa dei sentimenti. L’amore vince su tutto, si dice. Quello onesto, buono, che permette a entrambi gli innamorati di dare il meglio di sé. Quell’amore che lascia liberi, di viaggiare, di seguire le proprie inclinazioni, di essere e dare il meglio. Ma forse non è così. Forse l’amore egoista è quello più tenace e forte, quello che mette l’oggetto d’amore in una gabbia e lo soffoca, lo trattiene, finché non ha più la forza di ribellarsi, di chiedere di essere liberato, e così si lascia andare, diventa docile.

Ci sono le occasioni mancate e il dolore che lasciano dietro di sé. Ma non le occasioni futili, quelle che nella vita trovi a manciate. No. Le occasioni vere, quelle che potrebbero cambiare tutto.

Ci sono tante cose in questo libro. Tante cose oltre alla semplice vicenda criminosa. Tanti personaggi cesellati e profondi. Tante riflessioni da fare. E c’è un artificio narrativo impeccabile, una macchina inesorabile e perfetta di cui avevo soltanto subodorato l’esistenza. La bellezza dell’intreccio non sta nello scoprire chi sia l’assassino ma nella rivelazione della realtà.


A chi lo consiglio:

A chiunque. Sul serio. A chiunque. Perché è un romanzo bellissimo, che può appassionare anche chi di solito non legge gialli. E in particolar modo, lo suggerirei alle ragazze e alle signore che pensano di desiderare un uomo che sia geloso di loro.


Voto alla risolvibilità del caso:

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Difficile.

Voto in generale:

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Il blocco dello scrittore. Ovvero: il mio primo romanzo

Ebbene sì, qualche volta (poche volte) i sogni si avverano. Questa è una di quelle volte.

Insomma gente, lettori occasionali che avete ormai superato il centinaio (un centinaio di volte grazie a ciascuno di voi!), ho pubblicato un libro. Un libro vero. Un libro di carta. Con le pagine. Le cose scritte dentro. Una copertina (bellissima!). Con il mio nome scritto sopra.

Ecco la copertina:

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Non è bellissima??? *^*

Ed ecco la sinossi:

Miranda è una giovane studentessa, frequenta l’università ed è da sempre appassionata di scrittura. Le sue ambizioni sono grandi: diventare una stella della letteratura e lasciare ai posteri il suo capolavoro immortale. Convinta di serbare dentro di sé la sacra fiamma dell’arte, nel quotidiano si trova invece a fare i conti con una realtà a dir poco frustrante: il blocco dello scrittore. Un portatile aperto, una pagina bianca, un cursore lampeggiante e nulla più.
Un giorno improvvisamente, dopo aver incontrato dei misteriosi venditori di libri e aver ricevuto in regalo un inquietante segnalibro, nella vita di Miranda ricompaiono i personaggi da lei inventati anni prima, creature che popolavano i suoi racconti mai finiti e abbandonati nelle pagine ingiallite di vecchi quaderni. Saranno loro, il Principe Lucertola, la Banshee, i Mastini, i Kappa e tanti altri, ad accompagnare la ragazza in un viaggio avventuroso, magico e liberatorio, nelle ombre del proprio cuore.

Ed ecco i link dove, attualmente, potete comprarlo (eh? eh? Comprarlo, capito? blinkblinkblink… >>”):

Sito della casa editrice

IBS

Ma siccome a breve sarà disponibile anche alla vendita fisica in libreria, potreste anche andare nella vostra libreria di fiducia e farvelo ordinare lì (sempre se vi incuriosisce, ecco ^^”).

Se per caso qualcuno di voi (proprietario di blog o instagrammaro o twittaro) dovesse scoprirsi interessato e avesse voglia di leggerlo e recensirlo, può contattarmi!

E… ecco, questo è tutto. Probabilmente a breve organizzerò un paio di presentazioni nella mia zona (pffff, non ci credo nemmeno io XD)

Sciau a tutti 😉

 


Nimona, di Noelle Stevenson

nimonaSpammato in ogni dove, osannato, idolatrato. Questo è Nimona, la pluripremiata graphic novel di Noelle Stevenson, edita in Italia da Bao Publishing. Finalmente ci ho messo sopra le grinfie anche io e ho capito il motivo di tutta questa agitazione.

 

Nimona è semplicemente fantastico!

 

Ma andiamo con ordine. Qui sotto vi riporto la quarta di copertina:

Nimona è una ragazzina ce vuole diventare l’assistente del cattivo più cattivo del regno, Lord Ballister Cuorenero. Ma forse il suo capo non è poi così cattivo. E forse Nimona non è una semplice ragazzina.

Ambientato in un universo medieval-steampunk, la graphic novel segue le vicende della strana coppia formata da Ballister Cuorenero, il supercriminale del regno, e Nimona, una esuberante ragazzina che possiede la straordinaria capacità di mutare forma in pochi istanti. Così Ballister, il solitario scienziato un po’ troppo buono e onesto per essere il cattivo, stringe finalmente amicizia con qualcuno e quel qualcuno lo spinge a esprimere il proprio potenziale di genio del crimine in una esilarante girandola di gag. Tuttavia, su Nimona aleggia un segreto…

La grande nemesi del dinamio duo è il cosiddetto Ente, una sorta di corporazione addetta alla sicurezza del regno, che sforna paladini senza macchia e senza paura come Sir Ambrosius Lombidoro, il rivale (nonché ex migliore amico, nonché svariate altre cose) di Ballister, garante della legge, sopraffino eseguitore di ordini che si troverà di fronte ad una scelta un po’ troppo grossa.

Poco a poco, in una successione mozzafiato di attacchi, sabotaggi e piani malvagi, i ruoli dei protagonisti, all’inizio ben definiti, inizieranno a confondersi e ribaltarsi e nello stesso tempo le carte verranno scoperte e i segreti rivelati.

Ci sono tante cose in questo fumetto: un pochino di amore, un sacco di amicizia, la bellezza delle piccole cose, solitudine, dolore, vendetta, paura…

Ma c’è una domanda “ricorrente”, si fa per dire, che mi sembra di aver individuato e questa domanda è: che cosa fa di una persona una persona malvagia?

La propria natura? Oppure la radice della malvagità è da ricercarsi in cause esterne, nelle esperienze vissute? Può essere addirittura scatenata da un semplice malinteso? Oppure può essere che la società ha bisogno di un cattivo e pertanto ne elegge uno, che questi lo voglia oppure no?

La risposta della novel della Stevenson è che la malvagità ha molteplici cause e che la malvagità stessa spesso è solo un lato della medaglia. Quello che nuoce a te può salvare me e via dicendo. Non esiste una divisione netta e lo dimostra Nimona stessa, nel finale che non spoilero.

Per concludere, ritengo Nimona un’opera geniale, piena di cuore ironia, intelligenza, leggerezza e naturalezza. Insomma, la narrazione non è mai forzata, nemmeno un pochino. Leggendo sembra quasi che l’autrice abbia scritto (e disegnato) tutto di getto, in un unico flusso ininterrotto, e questo accade solo quando un’opera è di qualità!

Se non si fosse evinto da ciò di cui sopra, lo consiglio a everybody.

Vi lascio con il mio voto, che per l’occasione sarà espresso in squali:

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E fu sera e fu mattina, di Daniela Rindi

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Di solito vi parlo di romanzi ma questa volta vi parlo di un racconto lungo che mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice Intermezzi.

Marta e Irene sono madre e figlia. Non vivono in una situazione idilliaca ma nemmeno particolarmente disagiata. L’unico vero disagio è dentro di loro. Un giorno, la piccola Irene sembra essersi ammalata di varicella e Marta sa che dovrà tenerla a casa per qualche giorno. E’ un po’ un problema, perché questo significa che anche lei dovrà stare a casa dal lavoro, ma pazienza. Tuttavia, dopo una strana nottata, Marta sembra non volersi svegliare. Irene decide quindi che dovrà solo aspettare che si svegli da sola…

Se un buon romanzo ti consuma un po’ alla volta, un racconto breve ben scritto ti scotta. E’ quello lo scopo. Ti colpisce, ti lascia senza parole (o con un sorriso ebete, se l’argomento è positivo, o con un grosso punto di domanda, se si tratta di mistero, e via dicendo) e in genere il commento finale è qualcosa del tipo: << Nuooooooo! >>

Almeno, a me è successo così.

“E fu sera e fu mattina” è un racconto claustrofobico, incalzante, terribile. Durante la lettura una parte del tuo cervello sa a cosa sta andando incontro, coglie gli indizi, ma l’altra non ci crede, non l’ascolta e costruisce altre interpretazioni. La vicenda è da un lato semplice, quasi banale, dall’altra terrificante e metafora (o almeno io l’ho vista così) della solitudine, fisica, morale, esistenziale, che può ancora esistere in una società come la nostra e che anzi, a volte viene maggiormente accentuata divenendo una prigione da cui è difficile uscire e di cui in realtà nessuno si accorge. Forse nemmeno chi ci vive dentro.

La scrittura è rapida, adeguata al ritmo del romanzo. Non si sofferma troppo sui particolari ma fornisce abbastanza dettagli (o indizi) perché il quadro in cui tutto si svolge ci sia perfettamente chiaro. Anzi, quando l’attenzione viene posta sui particolari, forse anche i più insignificanti, è probabile che sia stato fatto di proposito.

Il racconto è breve, quindi non posso parlarne oltre senza rischiare di cadere nello spoiler. Lo consiglio a tutti coloro che amano le atmosfere piene d’ansia, in puro stile thriller, con spruzzate di horror e fantasmi infantili.

Il mio voto:

5 stelle

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Disney: Inside Out

Riley è una bambina di undici anni che vive in Minnesota. Gioca a hockey, ha degli amici, due genitori amorevoli e una vita felice. Ma qualcosa sta per cambiare, perchè Raley e la sua famiglia si trasferiscono a San Francisco (lo stessa città -più o meno- di Big Hero Six) e qualcosa dentro di lei inizia a cambiare. E ciò a cui noi assisteremo sarà una doppia storia: quello che dall’esterno va a influire all’interno della protagonista e viceversa, le reazioni interne che influenzeranno l’esterno.
Dentro Riley, infatti, si trovano quelle che nel film sono le emozioni cardine: gioia, tristezza, paura, disgusto e rabbia. Ognuna di esse ha un ruolo ben preciso, una funzione da svolgere, un motivo di esistere, tranne Tristezza: lei non si capisce bene a cosa serva, considerando che ogni volta che prende il sopravvento Riley sta male, piange e si dispera. Tuttavia la vera protagonista è Gioia, l’emozione dominante di Riley, che coordina il team che risiede nel quartier generale e risulta palesemente preponderante tra i ricordi della bambina.

Ed è quando la leadership di Gioia comincia a vacillare che ci accorgiamo che qualcosa non va. Il trasferimento mette Riley in crisi, la strappa via dal mondo dell’infanzia dove tutto era semplice, tutto andava bene, e la spinge a crescere. E crescere significa demolire e ricostruire. Ma la demolizione può essere traumatica.

Ma come sviluppare una storia di questo tipo? Come portare sullo schermo le emozioni, i loro capovolgimenti? Mettendole in difficoltà, così come lo è Riley. Tristezza, infatti, comincia a comportarsi in modo strano e combina un guaio trasformando uno dei ricordi base della bambina (quei preziosissimi ricordi che hanno plasmato la sua personalità) e rendendolo un ricordo triste anzichè felice, com’era sempre stato. Nel tentativo di rimediare, Gioia e Tristezza si ritrovano nel labirintico deposito dei ricordi nella memoria a lungo termine. Da lì dovranno tornare al quartier generale e durante il loro viaggio incontreranno personaggi memorabili e attraverseranno luoghi fantastici, ideati in modo semplicemente geniale. Il loro viaggio di ritorno seguirà passo per passo i cambiamenti che avvengono dentro Riley, momentaneamente “comandata” soltanto da Rabbia, Paura e Disgusto. Alla fine, Tristezza troverà il suo compito, la sua funzione, così come Riley inizierà a provare emozioni più complesse, segno della crescita avvenuta in lei.

Inside Out è un film bellissimo. Uno dei più belli che io abbia mai visto, e ve lo dice una che ha visto tutti i film animati prodotti dalla Disney (conosco a memoria le battute dei Classici!) e Disney-Pixar (senza contare quelli di altra provenienza). Non che questo mi qualifichi come critica cinematografica o mi dia qualche tipo di autorevolezza, ma se non altro è impossibile dire che io non abbia materiale di paragone.

E’ bellissimo sotto il punto di vista visivo: il mondo reale, dove i colori sono più spenti, contrasta con il fantastico mondo all’interno della testa di Riley, dove i colori sono vivi e accesi. Le emozioni sono animate spledidamente, tutte ispirate a una forma geometrica e un colore precisi, con i capelli simili a nastri e ricoperti da quella che sembra una morbida pelliccia. Gioia in particolare sembra sia stata particolarmente complessa da realizzare, perchè risplende di luce propria e gli animatori hanno lavorato perchè questa luce non solo emanasse da lei ma ne seguisse i movimenti e risultasse quasi “morbida”. Le cinque emozioni sono ovviamente dentro ognuno dei personaggi “reali” che incontriamo, come i genitori di Riley o i suoi compagni di scuola, e le scene in cui entriamo all’interno delle loro teste sono semplicemente esilaranti.

E’ bellissimo sotto il punto di vista del messaggio che vuole mandare: crescere può essere duro, crescere può voler dire dimenticare parti di noi stessi che non ci servono più, la tristezza fa parte della vita e non possiamo evitarla, fuggirla o cercare di ignorarla. La tristezza è legittima e necessaria a far risplendere ancora di più la gioia, perchè non sono forse le due facce di una stessa medaglia? E dalla tristezza non può forse nascere la soluzione a molti problemi?

E’ bellissimo sotto il punto di vista della sceneggiatura e della “trasposizione”: chiunque abbia pensato a trasformare concetti complicati come quelli che riguardano il funzionamento della nostra mente in una serie di sequenze esilaranti e geniali merita un Oscar, subito, così, sulla fiducia. Così come è notevole la semplicità e l’efficacia con cui viene dipinta la vicenda “esterna” che coinvolge Riley.

Questo film parla allo spettatore in modo profondo e non crederò mai che si tratti di un film per bambini, perchè i concetti che espone e come li espone -tipo, non so, il funzionamento della memoria, la complessità delle emozioni, la depressione, la disperazione, tanto per citarne alcuni- sono assolutamente incomprensibili dai tredici anni in giù. Prova ne sono i bambini che erano in sala il giorno in cui io sono andata al cinema: si annoiavano! E annoiandosi disturbavano tutti gli altri spettatori in sala, ma questa è un’altra storia. In ogni caso, Inside Out è un film complesso, che permette una lettura su più livelli e può tranquillamente soddisfare un adulto come un ragazzino.

Mi è piaciuto così tanto che credo mi procurerò il Dvd quando uscirà (e la tazza di Disgusto, ma anche questa è un’altra storia).

Personalmente, durante la visione mi sono commossa svariate volte e non sono un tipo di ragazza che si scioglie in lacrime ad ogni manifestazione di sentimenti. Mi sono ritrovata a ripensare alla me bambina, a domandarmi quali parti di me avessi archiviato e perché. Ma ho anche riso un sacco.

E voi? Avete visto il film? Cosa ne pensate? Fatemelo sapere!

A presto 🙂


Les Revenants, il romanzo

Il romanzo UFFICIALE della serie TV rivelazione
1° e 2° stagione in onda su Sky Atlantic HD

‘Mi ha fatto venire gli incubi’ 
Stephen King

‘So riconoscere un meccanismo narrativo efficace, 
e questo era di gran lunga il più efficace 
che mi fosse mai stato proposto nella mia carriera di sceneggiatore.’ 
Emmanuel Carrère

Da oggi (22/09) in libreria

Seth PATRICK
LES REVENANTS

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pp 448
€ 19,50 cartaceo – € 8,99 ebook

In un paesino francese tra le montagne, la diga che circonda le case ha, inspiegabilmente, cominciato a cedere. E mentre l’acqua sale in modo quasi impercettibile, Camille, morta in un incidente stradale con l’autobus della scuola quattro anni prima, torna a casa. Non è invecchiata di un solo giorno, ha fame, molto sonno, e pensa di essere di ritorno da una gita scolastica. Lo stesso accade a Simon, morto il giorno del suo matrimonio, che torna da Adèle e la trova sposata a un altro. E poi c’è il piccolo Victor, comparso dal nulla, che non sa dove andare e segue una ragazza per strada, perché gli ricorda la fatina delle favole. Les Revenants – Quando ritornano è la storia di Camille, di Simon, di Victor e di molti altri, ma è anche la storia dei vivi, di un’intera comunità che deve fare i conti con la sorpresa e la gioia di rivedere i propri cari, ma anche con la paura che qualcosa di ultraterreno, di terribile, si stia impossessando delle loro vite. Una grandissima invenzione narrativa, che ha funzionato nella serie tv rivelazione degli ultimi anni, e ancor più funziona in questo romanzo ispirato alla serie, una narrazione avvincente che mescola thriller, mystery, suspense, dramma e affronta il tema della morte in modo assolutamente inedito.

…………

A breve scriverò un articolo sulla serie tv di cui sopra. Mi è piaciuta così tanto che desidero leggere anche il libro. Voi cosa ne dite?