#YouTube: Cinque film da vedere in autunno

Non son sola questa volta

a presidiare la fortezza.

Cinque film autunnali

consigliati in collaborazione.

XoXo

G.

 

Annunci





The Coffee Book Tag

Salve a tutti, miei adorati lettori,

oggi vi propongo un tag ispirato al caffè che ho visto nel canale di Arianna Bonardi, una ragazza che io seguo dall’alba dei tempi e con cui condivido in buona parte i gusti letterari. Andate e seguite, cliccando qui.

Ma perché l’idea di fare questo tag mi è subito piaciuta? Perché sono dipendente dal caffè. Del tipo che mi scofano una moka da sei intera la mattina. Da sola. E quel che è peggio è che non mi basta neppure, perché dopo pranzo ho di nuovo sonno. Credo di aver bisogno di aiuto. Nel frattempo che io medito sui miei peccati, voi beccatevi il tag e magari, alla fine, fatemi sapere cosa ne pensate, della mia dipendenza, ma anche dei libri suggeriti.

1) Caffè Nero: Un libro difficile da digerire

3539806Se volete farvi strappare il cuoricino e farvelo ridurre in pezzettini piccoli piccoli, allora dovete proprio leggere “Sette minuti dopo la mezzanotte” di Patrick Ness e Siobhan Dowd. Vi lascio la mia recensione qui. Facevo la dura, all’epoca, ma in realtà stavo piangendo tutte le mie lacrime. E io non piango facilmente.

 

 

 

 

 

Un altro mattoncino, a mio parere, è “Espiazione”, di Ian Mc Ewan. La rivelazione finale mi ha ucciso dentro e credo che non perdonerò mai Ian per quello che mi ha fatto.

 

 

 

 

 

 

 

2) Caffè macchiato: Un libro super famoso ma che hai apprezzato

Mi è subito venuto in mente “Le otto montagne”, di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017. Un bellissimo racconto di amicizia e natura e scoperta di sé stessi. E poi io sono una persona da montagna. Preferisco la quiete e l’imponenza dei monti al caldo affollamento delle spiagge.

 

 

 

 

 

3) Cioccolata calda: Il tuo libro preferito da bambino

Pensavate che vi avrei citato Harry Potter? E invece no. Ho altri titoli che mi sono rimasti nel cuoricino e di parecchio antecedenti al fenomeno potteriano.

Lavinia.jpgIl primo che mi viene in mente è “L’incredibile storia di Lavinia”, di Bianca Pitzorno. Una povera ragazzina, una piccola fiammiferaia sola tra le vide di una Milano ghiacciata, riceve da una fata un regalo molto speciale: un anello magico che le permette di trasformare ciò che desidera in… no, non ve lo dico, leggetelo! Una storia di simpatica vendetta nei confronti dell’indifferenza e della prepotenza, ma anche sui guai che il potere può provocare.

 

 

 

 

Sempre da piccolissima adorai “Gli sporcelli” di Roald Dahl, che penso non abbia bisogno di presentazione alcuna.

 

 

 

 

 

 

 

Un altro titolo che ricordo con enorme affetto è “Tostissimo!” di Domenica Luciani. Un libro che da ragazzina mi piacque moltissimo perché divertente e intelligente e anche per via del suo messaggio di rivalsa.

 

 

 

 

 

 

Il quarto titolo appartiene alla leggendaria collana del Battello a vapore e lo lessi alla soglia dell’adolescenza e si tratta de “All’ombra del pappagallo nero”, di Alan Temperley. Un giovane rigattiere di nome Silas trova sulla spiaggia una sirena. Qualcuno la vuole rapire, lui invece la vuole curare e difendere. Ricordo che lessi questo romanzo mentre ero in campeggio in spiaggia e che fu in parte colpa sua se mi sono innamorata delle storie marinaresche.

 

 

 

 

4) Espresso doppio: Un libro che ti ha tenuta incollata alle pagine

E qui, vi cito “Omicidio a Road Hill House” di Kate Summerscale. Questo saggio romanzato giaceva nella mia libreria da un bel po’ di tempo quando per caso mi imbattei proprio nel canale di Arianna (la ragazza da cui ho “copiato” questo tag) che ne parlava in termini affascinanti. Così, decisi di dedicarmici e ovviamente mi ci sono appassionata. Si tratta della cronaca, come già detto romanzata, di un famosissimo omicidio avvenuto in epoca vittoriana, ovvero quello del piccolo Seville Kent. L’ispettore inviato da Scotland Yard, Jack Whicher, utilizzò metodi di indagine innovativi. La sua figura e il suo metodo, ripresi dai grandi scrittori del tempo (Wilkie Collins, Charles Dickens, Arthur Conan Doyle…) ispireranno e confluiranno nelle grandi figure dei detective di fine Ottocento. Sì, anche in Sherlock.

 

Nel dubbio, vi lascio il video di Arianna che spiega certamente meglio di me.

 

 

5) Latte macchiato: Un libro lungo e pesante

Forse non mi crederete, ma Murakami non mi va giù. “Ma come? Sei laureata in giapponese e non ti piace Murakami?”. Eh già, la vita a volte è strana e paxxerella!11!. In ogni caso, non tutti i Murakami per me sono mattoni indigeribili. Quello che ho fatto fatica a finire è stato “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, che credo sia il preferito del mio ragazzo, che ora mi odierà. Scusa Jack. #SorryNotSorry #Yolo

Leggendo, avevo la netta impressione che Murakami non avesse la minima idea di dove andare a parare con la storia. Di questo autore preferisco di gran lunga “After Dark”. Ma i gusto so’ gusti.

 

 

6) Starbucks: Un libro che vedi ovunque

Facile: “L’amica geniale”, di Elena Ferrante. L’ho letto? No. Ho intenzione di farlo? Dio, no!

 

 

 

 

 

 

 

 

7) Caffetteria Hipster: Un autore sconosciuto

E qui è facile: me medesima! Non perderò mai l’occasione di spammarvi il mio libro. “Il blocco dello scrittore”. Anzi, sapete cosa? Vi link la review che ne fece Sara Cantoni tempo fa. Andate circa al minuto 18 e ci sono io 😀

 

 

 

 

 

 

 

Ma se volete che scelga uno scrittore più serio di me, che sono comunque serissima, vi cito un mio con-regionale di cui sento parlare meno di quanto meriterebbe: Matteo Strukul, autore de “I cavalieri del nord”, “La giostra dei fiori spezzati”, “La ballata di Mila” e al momento in libreria con la serie “I Medici”.

 

 

 

 

 

8) Decaffeinato: Un libro da cui ti aspettavi di più

“Tredici”, di Jay Asher. Il libro ha tante buone intenzioni ma è decisamente rivolto a un target giovane. Il linguaggio semplicissimo, la struttura narrativa, i personaggi appena abbozzati, non mi hanno fatto provare ciò che mi aspettavo. Il personaggio di Clay poi, è insulso.

 

 

 

 

 

 

9) La miscela perfetta: Il libro che ha tutti gli elementi che ti piacciono

Io sono un’anima antica e mi piacciono i classici inglesi vittoriani. “Il ritratto di Dorian Gray” è il mio libro preferito ma amo moltissimo anche Dracula, Frankenstein e tutti i loro cugini. Amo Dickens e Wilkie Collins e tutto ciò che riguarda antiche dimore e case desolate. Insomma, sono come Catherine di Northanger Abbey. Questo spiega perché ADORI quel romanzo.

 

 

 

 

 

 

Bene, ho finito. Spero di avervi dato qualche spunto di lettura e ovviamente mi piacerebbe sapere se avete letto qualcuno di questi titoli e se me ne consigliate qualcun altro!

 Ovviamente, consideratevi tutti taggati ma in particolare passo la patata bollente a:

http://www.erigibbi.it/

https://theimbranationgirl.wordpress.com/

https://giuliaeffe.com/

Un bacio in fronte a tutti e un buffetto affettuoso,

G.


#SeTièPiaciuto: Hunger games…

La rubrica che ti consiglia un libro a partire da un altro.

Nella nazione di Panem, divisa in dodici distretti, ogni anno si organizzano gli Hunger Games, dei giochi sanguinari in cui dei ragazzi scelti in ognuno dei distretti vengono messi in un’arena e spinti a uccidersi l’un l’altro per sopravvivere. Il tutto in diretta televisiva, sotto gli sguardi di milioni di spettatori.

Katniss, del povero distretto 12 si offrirà volontaria al posto della sorellina Prim e bla bla bla… penso che il resto non abbia bisogno di presentazioni, no?

education-book-cover

La serie, scritta da Suzanne Collins

Salve a tutti, lettori occasionali. Oggi sono qui per inaugurare la nuova rubrica di questo blog: #SeTièPiaciuto. Forse vi suonerà familiare, specialmente se bazzicate su YouTube e vi interessate di cinema. Si tratta infatti del nome di una rubrica del canale di cinema ScreekWeek, che come potrete presumere ha proposto il formato in chiave cinematografica.

Io invece voglio parlarvi di libri!

Quindi ecco il primo consiglio: se avete letto e avete amato al serie di Hunger Games, allora dovete proprio leggere (e guardare)

Battle Royale

Si tratta di un romanzo dello scrittore giapponese Koushun Takami, pubblicato nel 1999. In Italia è edito da Mondadori

La storia racconta degli studenti di una scuola media che sono costretti a combattere tra loro fino alla morte in un programma gestito da un autoritario governo giapponese ora conosciuto come “Repubblica della Grande Asia Orientale”.

Il romanzo è diventato un bestseller e di conseguenza ne sono stati tratti un manga e il celeberrimo film, che porta lo stesso titolo e che comprende nel cast tutta una serie di attori giapponesi famosissimi, come Takeshi Kitano (avete presente il programma “Takeshi’s Castle“? Ecco, il Takeshi del titolo è lui. Enough said), nel ruolo del professore e Chiaki Kuriyama, l’indimenticabile Gogo Yubari di Kill Bill.

4669279-4394089-gogo-yubari

Gogo Yubari

Il sia il romanzo, che il manga, che il film sono contraddistinti da un’ampia dose di violenza e crudezza, in puro stile giapponese. I personaggi sono tanti, vari e approfonditi. Il “gioco” è più spietato ancora di quello proposto dagli Hunger Games e sicuramente meno fancy, meno colorato, meno glamour. In parole povere, qua la gente muore sul serio e muore male, senza sconti, senza edulcorare niente.

504battle_royale

La locandina del film


L’autrice di Hunger Games ha dichiarato che ha avuto l’idea per Hunger Games un giorno, mentre stava facendo zapping, quando il confine fra un reality show e le notizie di guerra ha iniziato ad apparire realmente difficile da stabilire. Ha anche citato il mito greco di Teseo, nel quale la città di Atene era costretta a inviare giovani uomini e giovani donne a Creta per essere divorati dal Minotauro, quale ispirazione per la nazione di Panem. Suzanne ha anche dichiarato che storie simili l’avevano colpita sin da bambina, quando suo padre stava combattendo la guerra del Vietnam e lei era spaventata dal sapere che lui era lì.

(dalla pagina Wikipedia di Hunger Games)

In verità, le similitudini tra Battle Royale e Hunger Games sono davvero molte.

  • L’idea del macabro gioco sfruttato per tenere a bada una nazione distopica;
  • Concorrenti giovani;
  • Il fatto che da regolamento debba esserci un solo vincitore. In Battle Royale viene specificato che se entro tre giorni saranno in vita più persone, verranno tutte uccise. O uno o nessuno. Bacche velenose anyone?
  • Il fatto che l’arena (nel caso di Battle Royale, l’isola) “cambi” e si adatti per mettere in difficoltà i concorrenti;
  • Il fatto che i concorrenti vengano costantemente monitorati e che gli organizzatori abbiano la possibilità di ostacolare i loro piani (in Battle Royale, addirittura uccidere di proposito i concorrenti, per avvertimento, punizione o altro);
  • Il fatto che l’arma che ricevono per difendersi sia più o meno casuale;

    happy-announcer

    La presentatrice di Battle Royale. Fatevi un favore e cercate il video su YouTube. E’ da ascoltare.

  • Il fatto che entrambi abbiano una presentatrice sopra le righe;
  • Il fatto che entrambi abbiano delle persone, costrette o meno, a tornare nell’arena dopo aver vinto con lo scopo di scardinare il sistema.
  • SPOILER: Due vincitori finali, un maschio e una femmina.

Le similitudini potrebbero continuare, specialmente per quanto riguarda le personalità dei ragazzi concorrenti.


Vi ho un po’ incuriositi?

In breve, credo che Battle Royale sia la scelta perfetta per chi si sente orfano della serie di Hunger Games e vuole dedicarsi a qualcosa di simile ma allo stesso tempo più adulto e paradossalmente più realistico.


Fatemi sapere se questa rubrica vi piace e cosa ne pensate del mio consiglio 🙂

Alla prossima,

XoXo

G.



#InLibreria!

Le uscite di fine marzo, fresche di stampa, solo per voi.


Piemme

978885665503hig_7aa53722c1dba87daf15a2f64c2530caRainbow Rowell

Carry On

Pagine:540

Prezzo:17 euro

Link Amazon: http://amzn.to/2nLNJU5

Simon Snow è il peggior prescelto di sempre. Questo è ciò che sostiene Baz, il suo compagno di stanza. Baz potrà anche essere un vampiro e un nemico, ma ha probabilmente ragione. Per la maggior parte del tempo infatti Simon non sa far funzionare la sua bacchetta, oppure non sa controllare il suo inestinguibile potere mandando tutto a fuoco. Il suo mentore lo evita, la sua ragazza lo ha lasciato, e un mostro con la sua faccia si aggira per Watford, la scuola di magia in cui frequentano l’ultimo anno. Allora perché Baz non riesce a fare a meno di stargli sempre intorno?


Fazi

aprile-light-673x1024Elizabeth Von Armin

Un incantevole aprile

Pagine: 288

Prezzo: 15 euro

Link Amazon: http://amzn.to/2nUoSdE

In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

51pm7fopt8lJohn Burnside

La natura dell’amore

Pagine: 282

Prezzo: 17,50 euro

Link Amazon: http://amzn.to/2nUHtGB

Quando John per la prima volta si accorge che i testi delle canzoni d’amore che passano alla radio hanno un significato, capisce di essersi innamorato. È il suo incontro con l’amore e ha il volto di Madeleine – la cugina che lo incanta con le sue dita affusolate e le unghie dipinte, sempre diversa eppure sempre lei. Madeleine gli fa ascoltare I Put a Spell on You nella versione di Nina Simone, la cosa più bella che lui abbia mai sentito, e mentre suo padre si prepara a lasciare la Scozia per approdare a Corby, dove lo attende un lavoro in un’acciaieria, John è totalmente avvinto da quest’incantesimo, un incantesimo che si trasforma in ossessione e durerà tutta la vita.
E in effetti Madeleine ricorre in tutto il libro: ogni donna che John incontrerà non sarà che un riflesso della cugina, la prima di una schiera celeste di misteriose e belle ragazze che infiammano la sua immaginazione – una sconosciuta che in un caffè gli canta una canzone, un’amica incontrata in un ospedale psichiatrico che danza davanti a lui nella sala da pranzo, e infine Christine, una ragazza di cui da giovane si era follemente innamorato ma che ha rifiutato senza mai spiegarsene la ragione.
La natura dell’amore è uno scorcio lucido e disarmante sul modo in cui gli uomini vivono l’amore e un’indagine sulla natura inquietante dell’attrazione, che si dipana in un labirinto contorto di desiderio e rifiuto. In sottofondo la colonna sonora della vita di Burnside e le influenze culturali che hanno contribuito a plasmare la sua essenza: il jazz e la musica rock, la fotografia di Diane Arbus, i tristi paesaggi invernali del Nord della Norvegia e le abbuffate di LSD a Cambridge.
Questo romanzo è più di un memori, è un libro sulla memoria, cioè l’altra faccia dell’amore, in cui perdersi e trovarsi sono in fondo la stessa cosa.


Rizzoli

9788817093606_0_0_300_80Darcey Bell

Un piccolo favore

Pagine:347

Prezzo:19,50 euro

Link Amazon:http://amzn.to/2o7S6Fl

Tutto ha inizio con un piccolo favore tra madri. «Puoi passare tu a prendere Nicky?» chiede Emily alla sua migliore amica, Stephanie. E Stephanie, mamma di Miles, è felice di dare una mano, guidata dall’urgenza di essere utile, di sentirsi in qualche modo importante per gli altri. Quel giorno però Emily non torna a prendere suo figlio, e non risponderà alle telefonate, né ai messaggi. Stephanie, preoccupata, smarrita, si avvicina al marito della sua amica, Sean, gli sta accanto e si prende cura di lui e del bambino. E col passare dei giorni si innamora. Poi la notizia. Un corpo è stato ritrovato nelle acque del lago, e la polizia conferma: si tratta di Emily. Suicidio, il caso è chiuso. Ma è davvero così? Presto, Stephanie si renderà conto che niente è come sembra, e dietro l’amicizia, l’amore, o anche la semplicità di un piccolo favore, si nascondono invece una mente subdola e un disegno perverso e diabolico. Un piccolo favore è un thriller psicologico ad alto tasso adrenalinico, ricco di imprevisti e colpi di scena, denso di segreti e rivelazioni, che scivola tra amore e lealtà, morte e vendetta. Qui Darcey Bell ci presenta due figure femminili opposte, eppure per certi versi affini, di cui il lettore capirà presto di non potersi fidare.

9788817093675_0_0_300_80Aura Xilonen

Campione Gringo

Pagine:336

Prezzo:18 euro

Link Amazon:http://amzn.to/2mvtauQ

Liborio parla così. Ed è così che pensa. A sedici anni ha dovuto lasciare il Messico, una terra che non gli ha dato nulla se non pena e istinto di sopravvivenza, in seguito a una rissa in cui, puro incidente, ha ucciso qualcuno. È fuggito sulla rotta seguita da tanti altri, superando a nuoto il Río Bravo, e dal quartiere gringo nel quale è precipitato ora ci racconta la sua avventura. In questo mirabolante, picaresco, drammatico romanzo d’esordio Aura Xilonen inventa una lingua nuova e potentissima per tratteggiare una storia in cui non c’è nulla di inventato: veri sono i problemi sociali, vera la solitudine, vera la miseria dei migranti in un paese dove sempre e sempre di più sono costretti ai margini; ma veri sono anche l’amore, gli incontri, i piccoli miracoli cui vanno incontro. Liborio è un concentrato di tutto questo, ed è nel suo vernacolo colorato e vivacissimo, pungente, efficace che ci descrive i vuoti e le infelicità dell’infanzia, l’arrivo nel- la «terra promessa» e il primo impiego clandestino in una piccola libreria che lo nutre di parole incomprensibili e stupende al tempo stesso. Fino all’incontro con Aireen. È per lei, oltre che per se stesso, che Liborio vuole resistere, e saranno i pugni e i guantoni a indicargli la strada: lì, sul ring, il campione è lui.


Adelphi

417p5dawc6l-_sx310_bo1204203200_Emmanuel Carrère

Propizio è avere ove recarsi

Pagine:429

Prezzo:22 euro

Link Amazon: http://amzn.to/2nfVQqJ

«Propizio è avere ove recarsi» è una delle risposte che fornisce, quando lo si interroga, l’I Ching, l’antico libro oracolare cinese. Seguendo questa preziosa indicazione, Emmanuel Carrère è partito innumerevoli volte, con una meta e uno scopo sempre diversi (e non necessariamente scelti da lui): è andato nella Romania del dopo Ceausescu sulle tracce del conte Dracula, nei tribunali della «Francia profonda» a seguire processi per atroci delitti, nella Russia di Putin a immergersi nell’infinito caos del postcomunismo, al Forum di Davos a «chiacchierare» con i potenti della terra, nel Nord dello Stato di New York a incontrare il fantomatico «uomo dei dadi» – imbattendosi non di rado in storie e personaggi sorprendenti, e a volte sconvolgenti, che avrebbero offerto materia a L’Avversario, Un romanzo russo, Limonov. Negli stessi anni faceva anche altri viaggi, per così dire, attorno alla sua mente: inventando soggetti di film che non avrebbe mai girato, riflettendo sul proprio modo di fare letteratura, scoprendo libri folgoranti o rileggendone altri immensamente amati. Questo, e molto altro, è ciò che troviamo nei testi qui raccolti, molto diversi tra loro eppure legati da un tono riconoscibilissimo e peculiare – a riprova di quanto Carrère ha sempre sostenuto, ossia che gli sembra vano contrapporre letteratura e giornalismo, e quel che gli importa è scrivere un reportage nello stesso modo in cui scrive i suoi libri: «alla prima persona, menando il can per l’aia e raccontando le cose in maniera un po’ sinuosa».


A voi.

Cosa vi incuriosisce di più?

XoXo

G.