#LiteraryPetPeeves: I titoli tradotti male

Cari lettori occasionali,

la noia letteraria che vi propongo oggi mi è stata suggerita da una petizione che ho visto girare in Facebook qualche tempo fa (la trovate cliccando qui).

Si tratta di una petizione per chiedere alla Newton Compton di pubblicare edizioni migliori, in special modo più curate sotto l’aspetto estetico, con copertine effettivamente attinenti al contenuto del racconto stesso. Si fa poi riferimento alla traduzione, a volte frettolosa e piena di refusi o frasi poco comprensibili.

Quello su cui mi voglio soffermare -brevemente- io è invece la questione titoli. Ora, non ho idea di quale sia la politica della Newton, se scelgano le copertine e poi vi adeguino il titolo o no, ma secondo me è prima di tutto quest’ultimo, il titolo, ad essere motivo di confusione per un lettore.

È una cosa che accade spesso (e credetemi, lavorando in libreria e avendo a che fare con un blog che tratta di libri, ce ne si rende conto anche di più): in Italia una quantità spropositata di libri viene pubblicata con un titolo quasi del tutto diverso dall’originale, a volte così diverso da non rispecchiare nemmeno lontanamente il contenuto del libro.

Sia chiaro, questa cosa non riguarda solo la Newton. Molte altre case editrici compiono operazioni come queste. Un esempio l’ho trovato nel blog La lettrice rampante e riguarda i libri di Clara Sanchez, famosa e vendutissima autrice spagnola edita da Garzanti. Cliccate qui per l’articolo. Ma quello che mi domando io è: perché questo accade?

Marta, del canale Barbie Xanax, spiegava le ragioni di queste scelte in un suo video. Lei si occupa di cinema, quindi parlava di film, ma credo che il meccanismo sia più o meno lo stesso. Tutto deriva dalle logiche di mercato: a chi dobbiamo vendere? E cosa vuole il nostro settore di riferimento? Romanzi rosa? Bene, trasformiamo tutto in un romanzo rosa, inseriamo delle parole chiave nel titolo, mettiamo una ragazza in copertina ed è fatta. E via così, adeguando il prodotto a un segmento delineato con una buona dosa di grossolane accettate.

Certo, a volte l’editore ha fatto bene a cambiare il titolo (come dimostrato in questo articolo) ma in molti altri casi, forse la maggior parte, la scelta stravolge completamente la natura del romanzo, finendo per ingannare i lettori. E ingannare non è bene.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, miei cari. La questione è annosa, mai del tutto risolta, ma ditemi: titolo tradotto sì o no? E in quali casi accettereste un cambiamento radicale del suddetto? Ad esempio, se questo fosse composto da una frase o una parola intraducibile in italiano preferireste che venisse mantenuto in originale, tradotto nel modo più fedele possibile o completamente cambiato?

Aspetto le vostre opinioni,

XoXo

G.

 

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The Coffee Book Tag

Salve a tutti, miei adorati lettori,

oggi vi propongo un tag ispirato al caffè che ho visto nel canale di Arianna Bonardi, una ragazza che io seguo dall’alba dei tempi e con cui condivido in buona parte i gusti letterari. Andate e seguite, cliccando qui.

Ma perché l’idea di fare questo tag mi è subito piaciuta? Perché sono dipendente dal caffè. Del tipo che mi scofano una moka da sei intera la mattina. Da sola. E quel che è peggio è che non mi basta neppure, perché dopo pranzo ho di nuovo sonno. Credo di aver bisogno di aiuto. Nel frattempo che io medito sui miei peccati, voi beccatevi il tag e magari, alla fine, fatemi sapere cosa ne pensate, della mia dipendenza, ma anche dei libri suggeriti.

1) Caffè Nero: Un libro difficile da digerire

3539806Se volete farvi strappare il cuoricino e farvelo ridurre in pezzettini piccoli piccoli, allora dovete proprio leggere “Sette minuti dopo la mezzanotte” di Patrick Ness e Siobhan Dowd. Vi lascio la mia recensione qui. Facevo la dura, all’epoca, ma in realtà stavo piangendo tutte le mie lacrime. E io non piango facilmente.

 

 

 

 

 

Un altro mattoncino, a mio parere, è “Espiazione”, di Ian Mc Ewan. La rivelazione finale mi ha ucciso dentro e credo che non perdonerò mai Ian per quello che mi ha fatto.

 

 

 

 

 

 

 

2) Caffè macchiato: Un libro super famoso ma che hai apprezzato

Mi è subito venuto in mente “Le otto montagne”, di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017. Un bellissimo racconto di amicizia e natura e scoperta di sé stessi. E poi io sono una persona da montagna. Preferisco la quiete e l’imponenza dei monti al caldo affollamento delle spiagge.

 

 

 

 

 

3) Cioccolata calda: Il tuo libro preferito da bambino

Pensavate che vi avrei citato Harry Potter? E invece no. Ho altri titoli che mi sono rimasti nel cuoricino e di parecchio antecedenti al fenomeno potteriano.

Lavinia.jpgIl primo che mi viene in mente è “L’incredibile storia di Lavinia”, di Bianca Pitzorno. Una povera ragazzina, una piccola fiammiferaia sola tra le vide di una Milano ghiacciata, riceve da una fata un regalo molto speciale: un anello magico che le permette di trasformare ciò che desidera in… no, non ve lo dico, leggetelo! Una storia di simpatica vendetta nei confronti dell’indifferenza e della prepotenza, ma anche sui guai che il potere può provocare.

 

 

 

 

Sempre da piccolissima adorai “Gli sporcelli” di Roald Dahl, che penso non abbia bisogno di presentazione alcuna.

 

 

 

 

 

 

 

Un altro titolo che ricordo con enorme affetto è “Tostissimo!” di Domenica Luciani. Un libro che da ragazzina mi piacque moltissimo perché divertente e intelligente e anche per via del suo messaggio di rivalsa.

 

 

 

 

 

 

Il quarto titolo appartiene alla leggendaria collana del Battello a vapore e lo lessi alla soglia dell’adolescenza e si tratta de “All’ombra del pappagallo nero”, di Alan Temperley. Un giovane rigattiere di nome Silas trova sulla spiaggia una sirena. Qualcuno la vuole rapire, lui invece la vuole curare e difendere. Ricordo che lessi questo romanzo mentre ero in campeggio in spiaggia e che fu in parte colpa sua se mi sono innamorata delle storie marinaresche.

 

 

 

 

4) Espresso doppio: Un libro che ti ha tenuta incollata alle pagine

E qui, vi cito “Omicidio a Road Hill House” di Kate Summerscale. Questo saggio romanzato giaceva nella mia libreria da un bel po’ di tempo quando per caso mi imbattei proprio nel canale di Arianna (la ragazza da cui ho “copiato” questo tag) che ne parlava in termini affascinanti. Così, decisi di dedicarmici e ovviamente mi ci sono appassionata. Si tratta della cronaca, come già detto romanzata, di un famosissimo omicidio avvenuto in epoca vittoriana, ovvero quello del piccolo Seville Kent. L’ispettore inviato da Scotland Yard, Jack Whicher, utilizzò metodi di indagine innovativi. La sua figura e il suo metodo, ripresi dai grandi scrittori del tempo (Wilkie Collins, Charles Dickens, Arthur Conan Doyle…) ispireranno e confluiranno nelle grandi figure dei detective di fine Ottocento. Sì, anche in Sherlock.

 

Nel dubbio, vi lascio il video di Arianna che spiega certamente meglio di me.

 

 

5) Latte macchiato: Un libro lungo e pesante

Forse non mi crederete, ma Murakami non mi va giù. “Ma come? Sei laureata in giapponese e non ti piace Murakami?”. Eh già, la vita a volte è strana e paxxerella!11!. In ogni caso, non tutti i Murakami per me sono mattoni indigeribili. Quello che ho fatto fatica a finire è stato “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, che credo sia il preferito del mio ragazzo, che ora mi odierà. Scusa Jack. #SorryNotSorry #Yolo

Leggendo, avevo la netta impressione che Murakami non avesse la minima idea di dove andare a parare con la storia. Di questo autore preferisco di gran lunga “After Dark”. Ma i gusto so’ gusti.

 

 

6) Starbucks: Un libro che vedi ovunque

Facile: “L’amica geniale”, di Elena Ferrante. L’ho letto? No. Ho intenzione di farlo? Dio, no!

 

 

 

 

 

 

 

 

7) Caffetteria Hipster: Un autore sconosciuto

E qui è facile: me medesima! Non perderò mai l’occasione di spammarvi il mio libro. “Il blocco dello scrittore”. Anzi, sapete cosa? Vi link la review che ne fece Sara Cantoni tempo fa. Andate circa al minuto 18 e ci sono io 😀

 

 

 

 

 

 

 

Ma se volete che scelga uno scrittore più serio di me, che sono comunque serissima, vi cito un mio con-regionale di cui sento parlare meno di quanto meriterebbe: Matteo Strukul, autore de “I cavalieri del nord”, “La giostra dei fiori spezzati”, “La ballata di Mila” e al momento in libreria con la serie “I Medici”.

 

 

 

 

 

8) Decaffeinato: Un libro da cui ti aspettavi di più

“Tredici”, di Jay Asher. Il libro ha tante buone intenzioni ma è decisamente rivolto a un target giovane. Il linguaggio semplicissimo, la struttura narrativa, i personaggi appena abbozzati, non mi hanno fatto provare ciò che mi aspettavo. Il personaggio di Clay poi, è insulso.

 

 

 

 

 

 

9) La miscela perfetta: Il libro che ha tutti gli elementi che ti piacciono

Io sono un’anima antica e mi piacciono i classici inglesi vittoriani. “Il ritratto di Dorian Gray” è il mio libro preferito ma amo moltissimo anche Dracula, Frankenstein e tutti i loro cugini. Amo Dickens e Wilkie Collins e tutto ciò che riguarda antiche dimore e case desolate. Insomma, sono come Catherine di Northanger Abbey. Questo spiega perché ADORI quel romanzo.

 

 

 

 

 

 

Bene, ho finito. Spero di avervi dato qualche spunto di lettura e ovviamente mi piacerebbe sapere se avete letto qualcuno di questi titoli e se me ne consigliate qualcun altro!

 Ovviamente, consideratevi tutti taggati ma in particolare passo la patata bollente a:

http://www.erigibbi.it/

https://theimbranationgirl.wordpress.com/

https://giuliaeffe.com/

Un bacio in fronte a tutti e un buffetto affettuoso,

G.


#Rewind: il riassunto delle puntate precedenti

Salve a tutti, lettori occasionali.

Per quelli tra voi che sono stati pigri, ecco qui un bel ripasso di quello che è successo su questo blog e sul mio account Instagram durante questa settimana.

Siete pregati di recuperare diligentemente gli articoli in questione. Altrimenti, vengo a prendervi. Tanto so dove abitate.

Perché io so tutto.

Tutto.

No, scherzo, non so niente. Come Jon Snow (o Jon Targaryen?). Ma se volete fate un salto e lasciate una stellina, che a me fa piacere e ai miei neuroni provati anche. Vi basta cliccare sulle immagini per aprire gli articoli. Fascile fascile.

Ve se ama.

G.


keep

Domenica

Streghe, ricercatrici e omicidi di ragazze appassionate di occulto. Una storia di cattiveria e di riscatto al femminile.

keep

Mercoledì

Una ragazzina appassionata di veleni scopre un cadavere nell’orto di casa…

i cinque

Giovedì

Cinque libri brevi per chi ha il blocco del lettore e/o poco tempo per leggere e/o poca voglia di farlo

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Sabato

Tom Hardy è James Delaney, un uomo tornato dal nulla per vendicarsi e riprendersi ciò che gli spetta, ma non solo…

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Venerdì

Ho raggiunto i 1000 mi piace complessivi. Arriverò a 2000? Chi lo sa.

In Instagram invece va così. Cliccate qui se volete vedere il mio profilo. Quello che mi domando io è: come fanno quelle ragazze americane ad avere quei profili meravigliosi, con quelle foto perfette, tutte uguali, tutte studiatissime… Quanta pazienza? Quanti pochi impegni nella vita? Ma ne riparleremo, in una puntata de “Il lamento del lettore”, prossimamente su questi schermi.

 


#TiConsiglioUnaSerie: Taboo

TabooBelli de zia (che sarei io),

in questa calda estate bollente non sapete bene a quale serie dedicare la vostra serata? Vi siete già sciroppati tutto il catalogo Netflix e Amazon Prime e ora vi sentite orfani e senza uno scopo nella vita? Bene, sono qui per offrirvi una via di salvezza. A meno che, ovviamente, quello che vi sto per raccontare non lo conosciate già. In tal caso, dedicatevi a un libro e non rompete gli zebedei. (Guardacaso ne consiglio molti, di libri, in questo blog.)

Dunque, dicevamo: TABOO, una miniserie in otto puntate sfornata da una collaborazione tra BBC e l’americana FX, prodotta a livello esecutivo da nientemeno che Ridley Scott e ideata da Steven Knight (a cui dobbiamo, deo gratia, anche Peaky Blinders) e Tom Hardy. Sì. Quel Tom Hardy. L’attore. Il bonazzo. Che, non pago, fa anche il protagonista (nonché fulcro assoluto di tutta la narrazione). Come se non bastasse, in mezzo alla produzione c’è anche il padre di Tom. Tutto in famiglia, proprio.

E in effetti, la famiglia è un elemento piuttosto fondamentale di Taboo. Ma di cosa parla, in soldoni, sta cosa?, mi starete chiedendo. E io, che mi sto squagliando per il caldo, vi sparo la trama. Tiè:

Nel 1814 l’avventuriero James Keziah Delaney torna a Londra dopo aver passato molti anni in Africa. Dopo i funerali del padre, morto in oscure circostanze, James eredita l’intero patrimonio assieme alla baia di Nootka, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, un territorio la cui posizione strategica conferirebbe la possibilità di commerciare con l’oriente attraverso il Pacifico. Ben presto dovrà fare i conti con i suoi demoni ed il misterioso passato del padre, fronteggiando la potente Compagnia britannica delle Indie Orientali e la corona inglese, entrambe decise ad ottenere il possesso di Nootka tramite qualunque mezzo.

Insomma, ci sono tutta una serie di sottotrame che si intrecciano tra loro. C’è la storia di Tom Hardy che torna dagli inferi, cappottone, cilindro, capello rasato, sguardo selvaggio. Tutti lo credevano morto, ma in realtà lui ha passato gli ultimi dieci anni a imparare a fare lo stregone in giro per l’Africa. C’è la storia di Nootka, uno straccetto di terra grande da qui a lì ma strategicamente fondamentale, perché è una baia e perché si trova proprio nel mezzo tra i territori Statunitensi e quelli ancora in mano all’Inghilterra. C’è la storia della Compagnia delle Indie, cattivona come sempre, a cui quel territorio serve proprio e che mette in difficoltà il buon James (sì, cioè, Tom Hardy, che nella serie si chiama James Delaney, un nome che, pronunciato con l’accento inglese, diventa poesia pura), e poi c’è di nuovo la storia di lui che è sempre un passo avanti e ammazza e pianifica e sfrutta e inganna tutti come un Lord Ditocorto o un Tyrion Lannister prima che si mettesse al soldo della Danana.

Nonostante sia il protagonista, e quindi protetto da tutte le leggi che di solito proteggono i protagonisti, James è comunque un deciso anti-eroe. Anzi, quanto di più lontano da un eroe ci possa essere prima che questo diventi a tutti gli effetti un villain. È un uomo solitario, scontroso, lunatico, violento, freddo e calcolatore. Ha una sua dose di moralità certo ma ha anche le sue priorità, il suo piano, delle cose che vuole e farà tutto ciò che deve per prendersele. E poi è scaltro. Per tutta la durata della serie assistiamo al gioco che si instaura tra lui e la Compagnia e se anche la serie ci porta a tifare per James proprio in virtù della sua intelligenza, a ben pensarci si tratta di una lotta tra belve quasi alla pari. Eccezionali ma pur sempre, in qualche modo, due entità malvagie.

Gli altri personaggi che popolano la narrazione possono solo fare da contorno. Ognuno di loro corrisponde più o meno a una pedina, un elemento di cui James dispone a piacimento e senza che loro si rendano conto di nulla. Così la sorella, interpretata da Oona Chaplin, così il suo servo, così tutti gli altri.

L’ambientazione è certo un altro dei punti forti della serie. Londra è come sempre sporca, scura, fumosa. Casa di Delaney e il fascino decadente dei Docks fanno subito Dickens. Atmosfere da Jack lo squartatore, dunque, e mistero, molto. Perché James è tormentato dai fantasmi. I suoi, interiori, ma forse anche in senso letterale. Quello di sua madre, ad esempio, che continua ad apparirgli in sogno, e quelli degli schiavi prigionieri della nave il cui naufragio, si pensava, avesse ucciso anche lui…

Allora, vi ho incuriositi? Eh? Eh? Beh, se sì, ottimo e se no, peggio per voi, non saprete mai cosa vi perdete. Nonostante le mie scarse capacità persuasive la serie merita davvero e non lo dico solo io ma l’Internet e anche i critici competenti, non come me.

Dunque se deciderete di guardare Taboo e vi piacerà ricordatevi della zia G. e magari lasciate una stellina U.U

O almeno, lasciatela a Tom ignudo e tatuato. Tiè:

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XoXo

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#ICinque: Libri brevi per chi non ha tempo da perdere

Dal titolo, sembra io che io ritenga la lettura una perdita di tempo. Falso. Penso che sia tutto tempo egregiamente impiegato. Tuttavia, spesso mi sono trovata a non avere abbastanza spazio da dedicarvi.

Quando ho molti impegni e poco tempo, l’idea di affrontare un lungo romanzo diventa quasi frustrante, perché so che dovrà spezzettarlo in tante brevi letture che mi faranno perdere il ritmo (Kuzko, is that you?) e forse anche il senso stesso del testo.

La cosa migliore è proprio quella di dedicarsi ai romanzi brevi: opere di poco più o poco meno di cento pagine, rapidi da leggere, pratici da portarsi appresso e a rischio frustrazione quasi nullo.

Oggi vi consiglio cinque + tre libri brevi un po’ per tutti i gusti, tutti certificati con timbro di approvazione.

(Per di più, data la lunghezza trascurabile, sono ottimi anche per chi a leggere non è affatto abituato e si fa venire l’ansia appena il conteggio pagine supera le due centinaia.)

Detto ciò, ecco la mia selezione:

Una cosa divertente che non farò mia più, di David Foster Wallace

Minimum Fax

Pagine: 149

Prezzo: 12,50 euro

A un giovane scrittore viene commissionato il reportage di una settimana in crociera extralusso nei Caraibi. Lo scrittore è David Foster Wallace e la permanenza sulla “meganave” si trasforma in un’esilarante cronaca, ma anche in un acido ritratto dell’americano in vacanza, delle sue abitudini ottuse, della sua eleganza pacchiana e – naturalmente – della sua ricerca di un forzato e artificiale relax. La critica pungente, e insieme scanzonata, di questi “cittadini americani adulti e ricchi” è accompagnata da una sferzante ironia e da uno stile pirotecnico e piacevolmente dispersivo che confermano il talento di un autore, come è stato detto, “capace di scrivere veramente di qualsiasi cosa”.

Una lussuosa vacanza in crociera può trasformarsi in un incubo distopico? La risposta è sì, ma solo tra le sapienti righe di David Foster Wallace. Inviato dal giornale per cui lavorava a scrivere un reportage sulle crociere, lo scrittore si trova immerso in un mondo a parte, patinato e opprimente. L’altra faccia del relax, insomma. Quella degli addetti alle pulizie, all’animazione e alla cucina, che sgobbano come matti e riveriscono i clienti fino al parossismo. Un reportage godibilissimo e incredibilmente ironico sul lato grottesco del lusso.

 

La cerimonia del massaggio, di Alan Bennett

Adelphi

Pagine: 95

Prezzo: 9 euro

Si sa che non c’è nulla di più mondano quanto un buon funerale. E ancor più se si tratta di commemorare un estinto che, letteralmente, ha avuto per le mani la “crème de la crème”, ambosessi, di Londra. E allora l’evento può diventare, oltreché mondano, atrocemente intimo. E rischiare da un momento all’altro di sgangherarsi, se il suo programma prevede un preoccupante assolo di sax. E se uno dei convenuti si alza in piedi per tessere un panegirico dell’anatomia del trapassato.

Un massaggiatore muore e al suo funerale sono presenti i suoi numerosissimi clienti, tutti ricchi, tutti famosi, tutti con qualche segreto da nascondere. Primo tra tutti, che ognuno di loro ha avuto una relazione con il defunto…

Si legge in pochissimo tempo. Buonumore di alto livello.

 

Stupore e tremori, Amélie Nothomb

Voland

Pagine: 128

Prezzo: 11 euro

La giovane Amélie è al suo primo impiego alla Yumimoto, una delle ‘aziende più grandi dell’universo’. Suo diretto superiore è Fubuki Mori, donna imperturbabile che prova piacere nell’umiliare la sua sottoposta. Inizia così la vertiginosa caduta di Amélie, presto declassata a guardiana delle toilette. Ma la discesa agli inferi è resa meno amara dalla contemplazione della bella e orgogliosa Fubuki…

Amelie Nothomb è nata in Giappone e per via del lavoro del padre, lì ha anche trascorso la propria infanzia. Sempre per via del ruolo diplomatico del padre, si trasferirà in Cina, poi in Bangladesh e poi finalmente a Bruxelles. Alla fine, tornerà in Giappone come impiegata di una grande azienda. Un’esperienza comica e traumatica che racconterà proprio in questo libro, il quale le varrà il Grand Prix du Roman dell’Académie française.

 

Una cena molto originale, di Fernando Pessoa

Passigli

Pagine: 69

Prezzo: 7,50

“Il più precoce cibo letterario della mia infanzia furono i tanti romanzi del mistero e delle più spaventose avventure” ha scritto Fernando Pessoa, grande appassionato di gialli, lettore e anche traduttore di Edgar Allan Poe. E al fascino della ghost story e a Poe si riallacciano i due racconti inclusi in questo volume: “Una cena molto originale” – scritto in inglese e ‘attribuito’ da Pessoa al suo eteronimo Alexander Search – e “Il furto della Villa delle Vigne”, che rappresenta la più compiuta fra le Novelle poliziesche che il grande scrittore portoghese aveva iniziato a costruire intorno al personaggio di Abílio Fernandes Quaresma, un investigatore dai tratti simili a quelli dell’amato Auguste Dupin.

Fernando Pessoa è conosciuto principalmente per “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” ma, guarda un po’, la sua produzione letteraria non si ferma certo qui. Una cena molto originale è un racconto che si ispira ai temi e alle atmosfere di Edgar Alla Poe, molto ammirato dall’autore. Un rinomato critico gastronomico invita i propri colleghi e amici ad una cena speciale, di cui dovranno individuare l’ingrediente speciale. Gustoso e con il giusto tocco di macabro.

 

Canone inverso, di Paolo Maurensig

Mondadori

Pagine: 150

Prezzo: 9 euro

A Vienna per la stagione concertistica, il narratore della storia incontra un suonatore ambulante in una taverna di Grinzing. Un po’ per scherzo gli chiede di suonare un pezzo difficilissimo e l’ambulante lo esegue alla perfezione. Il narratore incontrerà nuovamente l’ambulante, che gli racconterà la storia misteriosa e tragica del perché un uomo con un simile talento è finito a trascinarsi per le strade a suonare per qualche spicciolo…

Struggente, poetico, malinconico e misterioso. Una storia d’amore, di amicizia e di follia che vi terrà impegnati per poco tempo ma che lascerà un segno profondo.

Menzioni d’onore:

Il blocco dello scrittore, di Giulia Annibale (ovvero, io!)

Augh!

Pagine: 172

Prezzo: 13 euro

Miranda è una giovane studentessa, frequenta l’università ed è da sempre appassionata di scrittura. Le sue ambizioni sono grandi: diventare una stella della letteratura e lasciare ai posteri il suo capolavoro immortale. Convinta di serbare dentro di sé la sacra fiamma dell’arte, nel quotidiano si trova invece a fare i conti con una realtà a dir poco frustrante: il blocco dello scrittore. Un portatile aperto, una pagina bianca, un cursore lampeggiante e nulla più. Un giorno improvvisamente, dopo aver incontrato dei misteriosi venditori di libri e aver ricevuto in regalo un inquietante segnalibro, nella vita di Miranda ricompaiono i personaggi da lei inventati anni prima, creature che popolavano i suoi racconti mai finiti e abbandonati nelle pagine ingiallite di vecchi quaderni. Saranno loro, il Principe Lucertola, la Banshee, i Mastini, i Kappa e tanti altri, ad accompagnare la ragazza in un viaggio avventuroso, magico e liberatorio, nelle ombre del proprio cuore.

Non voglio vantarmi, ma non so quante persone conoscete, lettori occasionali, che hanno pubblicato un libro vero con una vera casa editrice. Uahahaha. Ah. Ehm. Sì. Insomma, in 170 pagine il mio bambino vi racconterà la storia di Miranda, aspirante scrittrice alle prese con un terrificante blocco dello scrittore, che si troverà a vivere il sogno di tutti gli autori: incontrare i propri personaggi. Tranne che il sogno si trasforma molto presto in un incubo. I suoi personaggi la odiano. Miranda è la Carceriera, quella che li ha imprigionati nelle pagine e poi si è dimenticata delle loro storie, condannandoli a rimanere bloccati in un limbo…

Insomma, ottimo sia per gli aspiranti scrittori sia per chi ha il blocco del lettore. Lo finirete in un giorno e mi ringrazierete XD

 

Assassinio sull’Orient Express, di Agatha Christie

Mondadori

Pagine: 238 (ma non si sentono)

Prezzo: 12 euro

L’Orient-Express, il leggendario treno delle spie e degli avventurieri internazionali, occupa un posto importante nell’immaginario collettivo degli appassionati di letteratura poliziesca. Il merito è di Agatha Christie, la regina del giallo, e della sua creatura, l’impareggiabile Poirot. In quella che rimane probabilmente la più celebre delle sue imprese, l’investigatore belga, salito a bordo di un vagone di prima classe partito da Istanbul e diretto a Calais, è costretto a occuparsi di un efferato delitto. “Assassinio sull’Orient-Express”, apparso nel 1934, è da molti considerato il capolavoro di Agatha Christie, sicuramente uno dei libri gialli più conosciuti in tutto il mondo.

Non credo che questo libro abbia bisogno di molte presentazioni. Si tratta semplicemente di uno dei racconti più geniali di quel genio-già-di-per-sé che fu Agatha Christie. Un morto, un treno in corsa, e un mucchio di sospettati. Perché nessuno sarebbe potuto scendere dal treno, né tantomeno salirvi: quindi il colpevole dev’essere per forza tra i passeggeri.

Un gioco da bambini, di J.G.Ballard

Feltrinelli

Pagine: 92

Prezzo: 7 euro

Nel 1988, nell’esclusiva e nuovissima residenza del villaggio di Pangbourne, pochi chilometri fuori Londra, si verifica un massacro: trentadue adulti vengono trovati morti. Sono stati brutalmente uccisi nonostante i dispositivi di sicurezza e i loro tredici figli adolescenti sono scomparsi. Il delitto pare perfetto come il luogo in cui si è consumato, ed è durato solo pochi minuti. Nessuno sa come sia stato possibile e né riesce a immaginare il motivo. Ma forse la risposta si trova nel fatto che in una società totalmente sana, in un contesto di ricchezza e abbondanza, dove tutto è predefinito e organizzato per ottenere il massimo della felicità, l’unica via di scampo è la follia. E forse sotto l’apparente perfezione si cela una realtà ben diversa. Per risolvere lo sconcertante caso, la polizia chiede l’aiuto di un consulente psichiatrico, il dottor Richard Greville. E saranno le sue indagini a svelare uno scenario inquietante cui nessun vuol credere dal momento che si ipotizza la colpevolezza dei ragazzi.

Di questo breve, ansiogeno racconto scritto da J.G.Ballard ho già scritto una recensione e pertanto vi linkerò il post qui. Consigliato a chiunque creda che i bambini siano angeli scesi dal paradiso.

 

 

 

 

 


 

Bene, mie cari. Conoscete qualcuno di questi libri? Li avete letti? Avete altri libri corti da consigliare a me o ai vostri colleghi lettori? Scrivetemeli nei commenti!

XoXo

G.


Flavia De Luce e il delitto nel campo dei cetrioli, di Alan Bradley

 

Flavia de Luce, undici anni, esperta di veleni dalla lingua lunga, trova nell’orto di casa un uomo morente che le esala in faccia un’ultima parola, “Vale!”, prima di spirare definitivamente. Il problema è che Flavia aveva visto litigare quell’uomo con suo padre solo poche ore prima…

 

Questo è la scintilla che mette in moto un ingranaggio bene orchestrato, di stampo classico: ambientato in un contesto minore, in stile Miss Marple, con piccoli indizi disseminati lungo il percorso e una buona dose di intuizione (e fantasia, e fortuna a volte) a collegarli. Nonostante la giovane età, Flavia riesce a mettere insieme le tessere del puzzle e ad arrivare alla verità, se non prima, almeno in modo più efficace rispetto alla polizia.

Ma chi è Flavia De Luce? Nella serie creata da Alan Bradley a partire dal 2009 e attualmente pubblicata da Sellerio, i De Luce sono degli ormai ex-ricchi che tuttavia continuano a vivere nella vecchia magione di famiglia, Backshaw, nei pressi del paesino di Bishop Lacey. Il padre, colonnello, filatelico, malinconico, è una presenza silenziosa ma tutt’altro che marginale. Per quanto non parli molto né si sappia molto di lui, il suo personaggio è al cuore della vicenda e una parte fondamentale nella vita delle sue tre figlie.

Ophelia e Daphne sono le sorelle maggiori di Flavia. La prima, bellissima e portata per la musica, la seconda un topo di biblioteca con il sogno di diventare scrittrice. Personaggi comici e tendenzialmente sgradevoli, le sorelle di Flavia rimangono sempre marginali rispetto al campo visivo del racconto, tutto concentrato sulla protagonista, i suoi rimuginii e i suoi esperimenti. Le loro incursioni nella trama avvengono principalmente per mettere in atto qualche ingegnoso dispetto o come oggetto delle battute al vetriolo della ragazzina.

I dispetti, comunque, non se li risparmia nemmeno la nostra protagonista. Con la sua passione per la chimica e i veleni, Flavia è un’inesauribile fonte di idee e risorse, a volte spese per il bene della giustizia, a volte per tornaconto personale.

Questo è in effetti uno degli elementi che mi è piaciuto di più. Flavia sarà pure geniale ma resta pur sempre una ragazzina. Quella che a tratti può sembrare una vena di crudeltà (pensa molto spesso a vendicarsi e a volte ci riesce pure) o di puro egoismo, può facilmente spiegarsi col fatto di non essere che una bambina, ancora immatura, cresciuta per altro quasi in solitaria e senza una vera e propria guida. Spesso, in effetti, Flavia fa presente come nessuno piangerebbe la sua scomparsa e se questo può essere letto come un exploit da Drama Queen, è anche specchio della solitudine da lei provata.

Per altro, ritengo che Flavia sia un personaggio decisamente “girl power”: fa quello che le piace fare e questa cosa (ovvero, la chimica) è qualcosa di tradizionalmente associato ai maschi (“toh, una ragazza, ma pensa!” esclama più di qualcuno di fronte alle sue doti e alla sua intraprendenza), ha le sue idee, dice quello che pensa, fa domande, non ha paura di perseguire quello che ritiene sia giusto e non si fa mettere i piedi in testa né influenzare da quello che gli altri si aspetterebbero da lei (cosa che fanno invece, in parte, le due sorelle).

Una bella costruzione dunque. Ma il caso? Il caso era certamente ben congegnato. Ho riscontrato un paio di elementi scricchiolanti, rivelazioni rimandate solo per il puro intento di allungare la trama, ma ho riscontrato anche una forte vibe sherlockiana e questo non può che essere un bene. La vicenda criminosa, per quanto non si evinca minimamente dal titolo, ruota attorno ad un furto di francobolli rari e a un crimine sepolto nel passato che torna a galla.


Dunque, che voto do al primo caso di Flavia de Luce?

2000px-White_Stars_1 su 5: Bambino geniale

Voto alla risolvibilità del caso:

3 detectiveprofilesu 5: Vale!


Fatemi sapere se conoscevate questa serie e se sì, cosa ne pensate ❤

XoXo

G.


La randagia, di Valeria Montaldi

Nel 1494, la giovane erborista Britta da Johannes viene accusata di stregoneria. Ha avvelenato il figlio del signore del luogo, dicono, e per questo dev’essere messa al rogo. Nel presente, Barbara Pallavicini, una ricercatrice storica, durante una ricerca nel castello dove fu tenuta prigioniera Britta, si imbatte nel cadavere di una ragazza appassionata di occulto…

L’invidia e la gelosia sono sempre state cattive consigliere ma in certi periodi della storia umana si sono trasformate in armi mortali. Durante l’epoca dei processi per stregoneria, per esempio.

Britta è la figlia di un erbario (ovvero, un farmacista) che prima di morire in un incendio le ha insegnato il mestiere. Allontanata dalla comunità (com’è che lei si trovava fuori casa al momento della tragedia?) vive in una casetta nel bosco insieme al suo lupo, Argo. Ma la gente non ha smesso di andare da lei a chiedere rimedi, né ha smesso di incontrarla il figlio maggiore della casa nobile del luogo. Com’è intuibile, l’abilità di Britta le attira l’invidia della levatrice, Mariona, che al contrario non è così efficace nel proprio lavoro. Le voci sobillate da quest’ultima si uniscono presto all’accusa mossa dal nobile Adard stesso: Britta ha prima indotto in tentazione suo figlio Giovanni per poi avvelenarlo, quando questi è tornato ferito dalla guerra. Un’accusa grave quanto infondata, ovviamente. Questo però non interesse alle alte sfere della chiesa. Britta è bella, libera, intelligente, quindi è pericolosa, quindi è una strega, quindi va eliminata.

Sei secoli dopo, nella stessa cittadina valdostana, ci sono un’altra ragazza creduta una strega, un altro omicidio, un’altra morte. Questa volta, protagonista è Barbara, una ricercatrice che sta seguendo le tracce di Britta e che, alla ricerca di una iscrizione lasciata dalla giovane erborista secoli prima, si imbatte nel cadavere di una ragazza del luogo, una solitaria appassionata di occulto. L’omicidio, come spesso accade, scoperchierà il vaso di Pandora che contiene tutte le nefandezze nascoste sotto il tappeto del tranquillo paese.

Per quanto mi riguarda, i fili che legano insieme le due vicende sono la verità da una parte e dall’altra l’invidia. La verità, nel caso dell’omicidio e del processo, una verità che sarebbe a portata di mano ma viene fraintesa, sporcata, sviata dalla mala interpretazione, dal pregiudizio e dalla superstizione; dall’altra l’invidia, come movente sempre verde, sempre valido. L’invidia tra amici, colleghi, parenti. Quel sentimento che può corrodere e guastare qualunque rapporto.

Una certa morale manzoniana aleggia su tutta la vicenda, sia nella parte passata sia in quella presente, e tuttavia le indagini, parallele al processo per stregoneria, si seguono con piacere. E’ il ritmo serrato a spingere il lettore a chiedersi “e poi?” e a non mollare il libro e anche se alcuni risvolti di trama risultano palesemente inseriti per posticipare la risoluzione del caso (o forse, sono io che ho letto troppi, troppi gialli e non mi stupisco più di nulla?), il lettore arriva alla fine soddisfatto.

Se la prosa dell’autrice fosse stata più ricca, più descrittiva, un racconto piacevole sarebbe potuto diventare un racconto ottimo. Conosciamo a malapena la fisionomia dei personaggi e gli ambienti sono descritti in modo approssimato, per spennellate rapide e grezze. Se la cava meglio con il contesto storico, accurato, pertinente anche se sempre accennato, lasciato in superficie, e con la psicologia. Le motivazioni dei vari personaggi sono abbastanza esplorate e questi sono sufficientemente caratterizzati per distinguerli bene uno dall’altro e per parteggiare per loro a seconda dei casi.

Tra tutti, spicca Britta: presenza costante del romanzo, ponte che lega due epoche, creatura fascinosa e forse, dopotutto, davvero una strega.


Ed ecco le pagelle!

  • VOTO AL ROMANZO:

3,5 2000px-White_Stars_1 su 5: Stregato.

  • VOTO ALLA RISOLVIBILITA’ DEL CASO:

4 detectiveprofile su 5: A posteriori, sembrava così facile…


LO CONSIGLIO A:

  • Chi vuole una buona lettura di intrattenimento, non troppo impegnativa;
  • Chi ama le streghe e/o il medioevo;
  • Chi ama i thriller storici.

#ICinque: Gialli gustosi

Cari lettori occasionali,

cosa c’è di meglio per combattere i bollori estivi di un po’ di freddi cuori sociopatici, facce di bronzo e oscuri segreti? La risposta è: molte cose, ma continua pure. Ecco dunque che in questa nuova puntata de #ICinque vi consiglio cinque gialli interessanti:

 

Per chi ama l’arte e/o i casi più originali: Ninfee Nere

 

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Uno dei libri più belli letti l’anno scorso. Uno dei gialli più strani su cui abbia messo le mani. Tre donne, tre storie che si intrecciano con uno sfondo d’autore: lo stagno presso cui Monet dipinse le sue famose ninfee.
Ne ho già scritto una recensione, che vi lascio qui: Recensione Ninfee Nere

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Per chi ama i casi a sfondo storico e/o le streghe: La randagia

 

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Tra le montagne della Val d’Aosta due storie scorrono in parallelo. Una ha luogo nel XV secolo e ha come protagonista Britta, giovane figlia di un apotecario, che cura gli abitanti del vicino villaggio ma scatena anche rabbia e gelosia e per questo viene accusata con l’inganno di stregoneria. Nell’altra, ambientata ai giorni nostri, una ricercatrice sta seguendo le tracce lasciate secoli prima proprio da Britta quando si imbatte nel cadavere di una giovane donna.

Morti, mistero e superstizioni che non muoiono mai, il tutto ambientato tra le montagne, in piccoli villaggi che nonostante tutto non abbandonano le loro vecchie faide.

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Per chi ama i gialli classici ma di qualità e/o la letteratura scandinava: La serie del commissario Wallander

Assassino senza volto: La prima inchiesta del commissario Wallander: 1 di [Mankell, Henning]

Henning Mankell ha scritto la serie del Commissario Wallander (che è anche una serie tv che a me piace assai). Classico e ottimo esempio di giallo scandinavo, i casi sono oscuri come i paesaggi della Scania (luogo dove sono ambientati i romanzi) e violenti, ma le inchieste sono lente, si prendono il loro tempo, indagano a fondo i personaggi. Una serie poliziesca con i fiocchi, che si dedica a temi attuali prendendosi il suo tempo.

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Per chi ama il mistero, nebbioso e pieno di leggenda: La serie degli Evangelisti

Ve l’avrò consigliato almeno altre dieci volte, ma lo farò ancora: i romanzi di Fred Vargas valgono la pena di essere letti. Due sono le serie scritte da questa autrice francese, quella che ha come protagonista il commissario Adamsberg, e quella che ha come protagonisti i “tre evangelisti”. Questi sono tre ricercatori universitari, storici, squattrinati, che per necessità economiche finiscono per condividere una vecchia casa insieme allo zio, ex poliziotto, di uno di loro. Inevitabilmente, i tre giovani (soprannominati dallo zio “i tre evangelisti”) saranno coinvolti nei casi più disparati.

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Per chi ama i gialli alla Sherlock, l’ironia e i bambini geniali: La serie di Flavia de Luce

 

Ho scoperto questa serie quasi per caso, attirata da uno sei titoli, ovvero “A spasso tra le tombe”. Poi ho capito che si trattava di una serie e ho ricominciato dall’inizio, ovvero da “Flavia de Luce e il delitto del campo di cetrioli”. Ma di cosa si tratta? Flavia de Luce è una ragazzina di dodici anni, appassionata di chimica ed esperta di veleni. Vive in una vecchia e decadente magione nella campagna inglese insieme a due sorelle (una col naso sempre nei libri, l’altra molto presa a rimirarsi nello specchio) e il padre, filatelico e taciturno. Nel mentre, risolve i delitti che accadono nei paraggi. Nel primo volume della serie, Flavia trova un uomo morto nell’orto di casa sua. Eccitata da un’esperienza così interessante, vede in questo fatto l’occasione per indagare e aiutare il padre, accusato dell’omicidio.

A metà tra Anna dai capelli rossi e Sherlock Holmes.

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Menzione d’onore:

Il giallo all’italiana: I casi del commissario Santoni

Marzio Santoni, il Lupo Bianco, risolve casi a Valdiluce, un’amena valle di montagna ma, come ogni altro luogo del mondo, piena di segreti e malvagità. I casi sono ben congeniati, misteriosi, e l’ambientazione montana, per quanto mi riguarda, conferisce a tutto un’aura di fascino.

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Per i nostalgici di Agatha Christie: La serie di Penelope Poirot

La nipote di Hercule Poirot, convinta di aver ereditato il geniale intuito del suo illustre parente, gira il mondo e finisce, in qualche modo, per risolvere davvero dei casi. A metà tra giallo e romanzo comico, Penelope e Velma, la sua assistente, sono adorabili e perfette per una lettura leggera ma soddisfacente.

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E voi, lettori occasionali, conoscete uno di questi titoli? Ne avete letto qualcuno? Avete dei gialli da consigliarmi?

XoXo

G.


Preferiti di luglio

Salve a tutti, lettori occasionali,

sono qui oggi per rendervi noti (quanta solennità!) i miei preferiti di luglio, un mese che è durato così tanto, ma così tanto, che mi sono chiesta se non fossi nuovamente sprofondata in quel magico periodo che è l’infanzia, durante il quale il tempo pare scorrere a velocita 0,50 salvo che poi arriva l’adolescenza e sbam, fastforward x6.

1) GLI EVENTI

Ebbene, la prima cosa che vi cito è stata sicuramente lei, quella che c’ha più titoli di Daenerys Targaryen: la temuta, la maledetta, l’orrore, l’innominabile, la mai facile, la figlia di una donna di facili costumi, l’incubo, la sterminatrice di neuroni, liberatrice di paranoie, madre dell’ansia: la laurea.

Vorrei essere una di quelle persone che una volta ottenuto il loro diplomino, con la corona di alloro in testa, dispensano sorrisi e prospettive di successo, che su Facebook citano l’Amaro Montenegro “è stato difficile p, ma ce l’ho fatta”, che sono orgogliosi del loro percorsino di studi e si sentono bravi per quel poco che sono riusciti a ottenere… ma non lo sono. Quindi dirò che sono felice di essere fuori dal sistema universitario una volta per tutte. Adesso posso dedicarmi a qualcos’altro. La disoccupazione, per esempio.

Una cosa buona che ciò di cui sopra si è portato appresso è stato un delizioso viaggio in Germania. Gentilmente ospitata da una mia amica, ho potuto visitare Berlino e Dresda. La prima, ci ha accolte con una bomba d’acqua in stile diluvio universale, lasciandoci a vagare fradice per il resto della giornata. Le mie povere Adidas ne risentono tutt’ora. A Dresda pure pioveva, ma meno. Faceva freddo, però. Il 26 luglio ho visto persone girare con la giacca col pelo sul cappuccio. Delle due, forse ho preferito Dresda, perché a me se mi dai del vecchiume (anche finto, chè la città è stata ricostruita uguale a prima dopo i bombardamenti) sono felice.

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Dopo la tempesta

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Dresda

2) IL CIBO

Anche questo è collegato alla Germania, patria dei discount. In quel luogo ameno chiamato Edeka è venduto un surrogato di felicità, al modico prezzo di 45 centesimi. Si tratta di una sorta di baguette semi surgelata ripiena di qualcosa che somiglia a crema di aglio. Vi fa un alito assassino ma ne vale la pena. Dieci punti a Grifondoro.

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3) SERIE TV

Saltando di palo in frasca ma pur sempre seguendo il fil rouge teutonico, approdiamo nelle lande delle serie televisive. Il podio questo mese se lo aggiudica Veronica Mars, che torna prepotente a scacciare rivali più recenti con i suoi outfit osceni da pieno 2005, le sue battute al vetriolo e i suoi studenti sedicenni interpretati da quarantenni in pre-pensionamento con la panza. Un rapido commento: amo Veronica e Logan come il primo giorno, in quegli anni il trash era potente, a long time ago… we used to be friend!

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Veronica role model. Period.

Menzione speciale all’amore del mio cuore (e di quello di molti altri), Game of Thrones. Il discorso su questa serie meriterebbe un articolo a parte, devo dire. In generale, dalla quinta stagione in poi, a meno di non essere completamente privi di sensibilità, è possibile subodorare il lezzo lasciato dai pesci che gli sceneggiatori non sanno più come pigliare. Scontato, banale, farcito di fanservice. Non avrei mai volut dirlo, ma GoT ormai è caduto dal suo olimpo e vive principalmente del suo nome, un po’ come Daenerys Targaryen, che io voglio, esigo, pretendo di vedere morta.

4) FILM

Il film di luglio è stato Northanger Abbey (2007). Lo trovate in versione integrale con sottotitoli in Youtube. Il cast è di tutto rispetto:

Felicity Jones come Catherine

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Carey Mulligan come Isabella Thorpe

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Davos Seaworth… ehm, Liam Cunningham, è il generale Tilney

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e JJ Feild è Mr. Tilney. Adorabile. Adorato. Fratello perduto di Tom Hiddleston. Over Darcy, sempre.

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5) BEAUTY:

Mi sento di citare le maschere viso in tessuto di TonyMoly, più che altro perché trovo oltremodo divertente mettere in faccia una cosa che ti fa sembrare Belfagor, il fantasma del Louvre. Fanno effetto? Parzialmente. Certo poi la pelle è bella idratata e liscia, ma nessun miracolo. La soddisfazione di farsi asciugare quella roba in faccia, però, vale i 3 euro che le maschere costano.

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Io, con addosso la maschera all’aloe

 

6) MUSICA:

Luglio è stato segnato anche dalla morte del cantante dei Linkin Park, una band che ha accompagnato gli anni della mia adolescenza, periodo emo e tutto. Numb è tutt’ora una delle mie canzoni predilette, così come Somewhere I Belong.

Di tutt’altro stampo, il mio guilty plesure: Despacito. Non aggiungerò altro, ma sono pronta ad affrontare le conseguenze di questa confessione. 

7) LIBRO:

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Nelle lunghe domeniche d’estate, la gente va al mare. O in montagna. Io invece staziono in libreria e questo mi ha dato modo di terminare tutta una serie di romanzi. Se qualcuno mi ha lasciata basita in negativo, altri li ho molto apprezzati. Tra questi, “L’arminuta” di Donatella di Pietrantonio, edito da Einaudi. La storia è quella di una ragazza che, da un momento all’altro, deve lasciare il benessere della sua condizione agiata per essere rispedita dalla famiglia d’origine, in un quartiere povero, in una piccola casa piena di fratelli che per lei sono degli sconosciuti. Si tratta di una storia di riscoperta di sé stessi, che affronta il tema della maternità e della responsabilità, in una Puglia degli anni Settanta che, a leggere il racconto, potrebbe essere il ritratto di un’Italia degli anni Trenta.


E voi, miei cari?

Quali sono i vostri preferiti? Conoscete qualcuna delle cose che ho nominato?

XoXo

G.