#ICinque: Libri che fanno ridere (in senso buono)

Salve a tutti, lettori occasionali (e non, perché anche i lettori affezionati hanno diritto ad essere salutati -rima not intended).

Inauguro oggi una nuova rubrica (a ridaje!): I Cinque. Ad ogni puntata vi consiglierò cinque libri riguardanti un certo tema. Oggi partiamo con i libri che fanno ridere (in senso buono), ma  faccio affidamento su di voi per le prossime cinquine. Suggeritemi un tema e io mi scervellerò per esaudire la richiesta.

Ora pronti?

Partenza?

Via.


Elianto

Stefano Benni

Feltrinelli

Pagine: 320

Prezzo: 9 euro

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Riusciranno i nostri intrepidi eroi a superare tutte le prove e trovare l’elisir che guarisca il giovane Elianto e gli faccia salvare la contea? Se si fugge di notte da Villa Bacilla sulle ali di una diavolessa sexy, sorvolando Tristalia, assieme a tre equipaggi che si spostano contemporaneamente, può accadere di visitare gli otto mondi alterei della mappa nootica. Capita così di conoscere la terra primordiale di Ermete Trismegisto, Protoplas; i mari incantati di Capitan Guepière a Posidon; i cinquanta casinò e i locali notturni di Bludus; Mnemonia con i suoi fuochi fatui e l’insidia dell’embambolia; Medium con le sue giornate di Beneficenza Ben-evidente. E poi è possibile incontrare Siperquater e Triperott a Neikos, o gli angeli cannibali nel deserto freddo di Yamserius. L’importante è fare a tempo a guarire il giovane Elianto, affetto dal Morbo Dolce, perché possa liberare le contee dal dominio del Grande Chiodo. C’è speranza di riuscire, assieme ai protagonisti (oltre a Elianto, Fido PassPass, Fuku Occhio di Tigre, Tigre Triste), a districarsi tra mille prove e attraversare gli infiniti mondi creati dalla fantasia di Stefano Benni?

Come nella maggior parte degli scritti di Benni, in Elianto convivono un’avventura rocambolesca e esilarante e una realtà inquietante. Io l’ho adorato, è il mio romanzo preferito di questo autore.


Dente per dente

Francesco Muzzopappa

Fazi Editore

Pagine: 218

Prezzo: 15 euro

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Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOIogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il MU.CO (MUseo d’arte COn-temporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dall terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro.

Iniziato e finito in poche ore. La scrittura è diretta, rapida ed essenziale e proprio per questo estremamente coinvolgente. Si arriva alla fine con le lacrime agli occhi senza nemmeno essersene accorti. Super consigliato.


Zia Mame

Patrick Dennis

Adelphi

Pagine: 380

Prezzo: 12 euro

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Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell’America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a una zia che non conoscete. Immaginate che vostro padre – quel ricco, freddo bacchettone poco dopo effettivamente muoia, nella sauna del suo club. Immaginate di venire spediti a New York, di suonare all’indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di trovarvi di fronte una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica “Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!”, e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile e attraversare insieme a lei l’America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro – o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento.

Le disavventure di Patrick e di sua Zia Mame sono oramai parte del mio corazon. Mame può sembrare una ricca, svampita moglie trofeo il cui unico merito è quello di aver ereditato molti soldi. Invece, si tratta di una donna fortissima che senza mai farsi abbattere dalle sfighe della vita si adatta e riesce a risollevarsi. Io l’ho amato dalla prima all’ultima riga e ho riso altrettanto di gusto.


A volte ritorno

John Niven

Einaudi

Pagine: 392

Prezzo: 12,50 euro

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Dopo una settimana di vacanza che sarebbero cinque secoli di tempo terrestre, Dio torna in ufficio, ancora col cappello di paglia e la camicia a quadri. Era andato in vacanza, a pescare,in pieno Rinascimento, quando i terrestri scoprivano un continente alla settimana, e sembrava andasse tutto a gonfie vele. Al suo ritorno però, il quadro che gli fanno i suoi ha del catastrofico: il pianeta ridotto a un immondezzaio, genocidi come se piovesse, preti che molestano i bambini… Dio non è solo ultradepresso. Anche molto arrabbiato. L’unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio. Sei sicuro sia una buona idea? – gli chiede Gesú. – Non ti ricordi cosa è successo l’altra volta? – Ma Dio è irremovibile.

Questo libro riesce nella non facile impresa di essere allo stesso tempo dissacrante e, paradossalmente, piuttosto rispettoso. Già questo dovrebbe bastare. Poi, se non bastasse, Dio e tutti quelli che mandano avanti il paradiso sono esilaranti. Giuro. Geniale anche l’ascensore che collega paradiso e inferno. Insomma, dategli una possibilità ma soprattutto: fate i bravi.


L’amore è eterno finché non risponde

Ester Viola

Einaudi

Pagine: 218

Prezzo: 17 euro

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Olivia ha trentadue anni e di mestiere fa divorziare le persone. La sciagura sentimentale è il suo pane quotidiano, tanto che divide i clienti in due categorie: i Lascianti e i Lasciati. Accomodanti e solitamente muniti di un amore nuovo di zecca i primi, agguerriti i secondi (hanno già perso nel matrimonio, non hanno nessuna intenzione di perdere nel divorzio). Anche Olivia è stata lasciata, ma siccome Dario continua a mandarle messaggi su WhatsApp è sicura che tornerà da lei, manca pochissimo. Del resto, “lasciarsi non è mai quando ci si lascia: è una cosa che succede quando non puoi più negare che il tuo ex si è innamorato di un’altra”. E oggi per scoprire che all’improvviso lui non è più “disponibile”, basta sbirciare su Facebook comodamente da casa, in pigiama, versando lacrime sul sushi ordinato a domicilio. Ester Viola racconta l’universo dei sentimenti in modo vivo e contemporaneo, perché da Jane Austen al Nick Hornby di Alta fedeltà l’amore è sempre la stessa cosa, ma adesso una notifica può cambiarti la giornata.

Un racconto comico al femminile, che un po’ come “Dente per dente” di cui sopra, si affida ad una prosa diretta, rapida, piena di ironia. Un racconto sull’amore ai tempi di WhatsApp che vi farà ridere di gusto.


E voi, lettori, siete d’accordo con questa selezione? Avete letto qualcuno di questi libri? Fatemi sapere e alla prossima ❤

XoXo

G.

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#UsciteIndipendenti

Yo,

ecco le uscite indipendenti più interessanti del periodo! As always, ditemi cosa ve ne pare e quale vi piace di più!

Love you longtime,

G.


L’Orma

9788899793289_0_0_300_80Canzone d’amore da un tempo difficile

Ronald Schernikau

Pagine: 120

Prezzo: 11 euro

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Un liceo come tanti in una provincia addormentata, alla fine degli anni Settanta. Tutto è conforme alla norma, tranne un ragazzo vulcanico che trasforma i temi in pamphlet, le interrogazioni in comizi, la vita in uno sfavillante spettacolo di provocazioni. Anche i suoi amori creano scandalo, non solo perché omoerotici, ma soprattutto perché b. è allergico a ogni forma di ipocrisia. Quando si innamora di un compagno di classe, il mondo che lo circonda cercherà di domare la sua diversità, riuscendo però solo a rendere ancora più insopprimibile la spinta verso quella forma preziosa di liberazione che è la conquista di un’identità rivendicata. In questo romanzo lirico, ritmato da uno stile elettrico e saettante, un giovanissimo poeta, ricalcando la propria stessa esperienza, ha saputo consegnarci l’affresco di un’adolescenza intransigente, pronta ad affrontare a viso aperto lo sconquasso del sesso, il tradimento degli adulti e la stagione irripetibile degli anni di scuola sempre in bilico tra la meschinità del branco e il miracolo degli amici. Un piccolo classico segreto che vibra della forza, scabra e a tratti indecente, della tenerezza.


Edizioni Clichy

9788867994038_0_0_300_80La figlia del capitano O’Connor

Michele Marziani

Pagine: 238

Prezzo: 15 euro

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Nel 1936 partirono dall’Irlanda centinaia di giovani, socialisti o repubblicani, che seguendo l’esponente dell’IRA Frank Ryan scelsero di combattere in Spagna, nella XV Brigata Internazionale, accanto agli antifascisti spagnoli. Questa è la storia della figlia di uno di loro, Pablita O’Connor, nata e cresciuta nelle valli alpine piemontesi. Giunta all’età della pensione, Pablita decide di partire alla ricerca delle proprie radici. Scoprirà la potenza dell’Irlanda e ciò che il padre, confinato antifascista a Ventotene e partigiano nelle valli dell’Ossola, aveva rinchiuso nella sua biografia di combattente in Spagna. Un romanzo fatto di piccole cose quotidiane capaci di attraversare la Storia.


Fazi Editore

9788893252249_0_0_300_80Due occhi azzurri

Thomas Hardy

Pagine: 500

Prezzo: 18 euro

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La bellissima e volubile Elfride, orfana di madre e unica figlia del pastore Swancourt, si innamora di Stephen Smith, giovane architetto di Londra erroneamente ritenuto di nobili origini. Poi, quando questi per poterla sposare accetta un incarico in India, Elfride conosce l’affascinante e maturo Henry Knight, antico mentore di Stephen; ben presto Knight, come già era accaduto al suo pupillo, perde la testa per la fanciulla. Elfride, divisa tra la promessa di fedeltà a Stephen e la nuova passione per Knight, infine accetta la proposta di matrimonio di quest’ultimo. Ma ancora una volta le cose non vanno come immaginato: una presenza oscura dal passato di Elfride insinua in Knight il tarlo del sospetto sull’onestà della sua futura sposa e il fidanzamento è sciolto. Smith e Knight si incontreranno casualmente qualche anno più tardi, entrambi si scopriranno ancora innamorati di Elfride, ma ormai sarà troppo tardi.


Nottetempo

9788874526536_0_0_300_80Il bianco del re

Clemente Bicocchi

Pagine: 160

Prezzo: 16 euro

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Il protagonista di questo libro, un cineasta in crisi d’ispirazione, si ritrova catapultato in Africa, nel Congo Brazzaville, sulle tracce della mitica figura di Pietro Savorgnan di Brazzà, un esploratore italo-francese i cui metodi pacifici hanno rappresentato il versante perdente del colonialismo: oscurato dall’astro violento di Henry Morton Stanley, Brazzà lottò contro il sistema schiavistico, tanto da conquistarsi l’amicizia del popolo congolese e da dare il nome alla capitale del paese. Tra colonnelli decaduti, re esiliati, villaggi sperduti nella foresta, compagni di viaggio improbabili e il nume tutelare e allucinatorio del regista Werner Herzog a perseguitarlo in sogno, il protagonista viene spinto dal caso e dall’incoscienza verso situazioni e luoghi estremi, al centro di un intrigo politico e nel cuore segreto di una cultura millenaria, tra i richiami indecifrabili di quell’“eccesso di realtà” che è l’Africa equatoriale. Ma proprio quando il suo viaggio sembra rivelarsi definitivamente insensato, riesce per qualche ora a trasformarsi nel bianco del re, attraversando una sconnessa teoria di incontri ed esperienze indimenticabili.


Iperborea

9788870914818_0_0_300_80Norwegian Blues

Levi Henriksen

Pagine: 384

Prezzo: 17,50 euro

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L’esistenza di Jim Gystad – produttore discografico esperto di blues e quarantenne deluso dal mondo e dalle persone – ha una svolta inaspettata quando, barcollando in preda ai postumi di una sbornia epocale, varca la soglia della chiesa di Vinger per fare da padrino al battesimo del figlio di un amico. Sentir cantare i tre fratelli ottuagenari Maria, Tulla e Timoteus Thorsen è un’esperienza divina, un’epifania che lo fa sentire “vivo” con la stessa intensità di “chi è appena strisciato fuori dalla carcassa di un’automobile incidentata”. L’idea di lanciare sul mercato il Trio Thorsen diventa da subito un’ossessione, un chiodo fisso che incarna la volontà di Jim di scrollarsi di dosso quell’apatia, quell’insoddisfazione umana e professionale che a poco a poco avevano finito per soffocarlo: a Maria dirà “Non sono più stato me stesso dopo avervi sentito cantare”. Scoperto il tempo lontano in cui il Trio Thorsen aveva girato gli Stati Uniti in tour vendendo centinaia di migliaia di dischi con incredibili hit dal sapore spirituale, l’intraprendente produttore si trasferisce a Skogli in una casa in affitto che dà sul fiume e un lavoro part-time da elettricista che gli lascia tempo ed energie per investire nel suo progetto musicale. Il Trio Thorsen è chiuso, bizzarro, enigmatico, incatenato a un passato e a un’immobilità misteriosa ma tra imprevisti che sfiorano il comico, scherzi di un destino spietato e beffardo e un umorismo travolgente, Jim Gystad riuscirà a guadagnarsi la fiducia dei talentuosi vecchietti e a far breccia nei dolori del loro passato. D’ora in poi la vita di Jim ruoterà attorno a una sola cosa: far tornare i fratelli Thorson a cantare.

9788870914832_0_0_300_80Come tessere di un domino

Zigmunds Skujins

Pagine: 283

Prezzo: 18,50 euro

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In una vecchia residenza nobiliare nei dintorni di Riga risiede una famiglia del tutto speciale: oltre al narratore, figlio di una coppia di artisti circensi ora affidato alle cure del nonno, vive una zia, un misterioso Aviatore e un’attempata signora proprietaria della villa, detta la Baronessa. Il nonno alleva cavalli e gestisce un’attività di noleggio di carrozze per trasporti e processioni, e la Baronessa lo affianca nelle faccende amministrative dell’attività. È dall’originale e spiritoso punto di vista di questa stravagante comunità che osserviamo l’intrecciarsi di vite comuni con la tumultuosa storia della Lettonia nel Novecento, dall’alternarsi delle dominazioni alle tragiche sorti degli ebrei, fino alla fine dell’Unione Sovietica e alla difficile formazione di un’identità nazionale. A fare da controcanto, con un piglio incalzante e che ricorda il Calvino del “Il visconte dimezzato” o del “Barone rampante”, è il racconto delle avventure di Waltraute von Brüggen, una nobildonna lettone di origini tedesche vissuta nel XVIII secolo, simbolo dell’irrimediabile contaminazione di storie e d’identità che caratterizza la sventurata regione. Scritto con spirito ironico e ingegno narrativo da quell’osservatorio particolare che sono i Paesi baltici, “Come tessere di un domino” è un romanzo di arguzia e fantasia, un’allegoria politica che sorprende, commuove e diverte al tempo stesso.


#InLibreria!

Salve a tutti, miei bellissimi lettori occasionali. Sono tornata con uno dei miei classici #InLibreria!, una selezione delle migliori novità presto in arrivo sugli scaffali. Come al solito, fatemi sapere quale vi incuriosisce di più!

XoXo

G.


Newton Compton

9788822705914_0_0_300_80
La casa dei profumi dimenticati
Jan Moran
Pagine: 352
Prezzo: 5,90 euro
Nella California degli anni Cinquanta, Caterina e Santo, un giovane italiano cresciuto con lei nella tenuta vinicola di Milles Étoiles, consumano una notte di passione dopo la quale lei si scopre incinta. Respinta dalla famiglia e dalla società per aver scelto di tenere la figlia illegittima, Caterina decide di partire per l’Italia, dove si trova il casale ricevuto in eredità da una vecchia zia. Una volta giunta a Montalcino, Caterina scopre un mondo nuovo e allo stesso tempo antico, fitto di misteri e intrighi che coinvolgono tutta la famiglia, e in particolare suo padre Luca e lo stesso Santo. Tra l’armonia delle colline toscane, i lussureggianti vigneti della California e la magia della Ville Lumière, prende vita una vicenda familiare intricata, ricca di passioni, segreti e verità nascoste che coinvolge e seduce fino all’ultima pagina.

9788822706348_0_0_300_80

Cominciò tutto per caso

Nina Lupi

Pagine: 320

Prezzo: 10 euro

Quando Elena, il giorno del suo compleanno, scopre per caso che il marito l’ha tradita, fa le valigie e parte con il figlio per l’Italia, verso la regione dove ha passato l’infanzia, la Puglia. Arrivata a Lecce, si stabilisce nel palazzo nel quale vive suo zio Gigi ed è qui che incontra Michele, un giovane pittore romano, anche lui trasferitosi da poco in Puglia. Tra i due nasce ben presto una simpatia. Durante una passeggiata notturna, sotto il cielo stellato di Lecce, Michele ed Elena fanno una scoperta che rischia di complicare non poco la vita dell’intera città e che li coinvolge più di quanto possano immaginare. Si tratta di un segreto di famiglia, che qualcuno ha voluto tenere nascosto per molto tempo…

Rizzoli

519lky7m2brl-_sx332_bo1204203200_Dieci piccoli infami
Selvaggia Lucarelli
Pagine: 226
Prezzo: 17 euro
La migliore amica che tradì la sua fiducia dopo cinque anni, quelli delle elementari, di complicità ininterrotta e simbiosi pressoché totale. Un parrucchiere anarchico, poco incline all’ascolto delle clienti e molto a gestire taglio e colore in assoluta libertà. Il primo ragazzo a essersi rivolto a lei chiamandola gentilmente “signora”. Un ex fidanzato soprannominato Mister Amuchina per la sua ossessione paranoide verso l’igiene e l’ordine, prima che un incidente ponesse provvidenzialmente fine all’asettica relazione. La suora che avrebbe voluto fare di lei la prima “Santa Selvaggia” della storia. Sono solo alcuni dei personaggi inseriti da Selvaggia Lucarelli nella sua personalissima blacklist, un girotondo di piccoli infami che, più o meno inconsapevolmente, l’hanno trasformata anche solo per pochi minuti in una persona peggiore. Dopo il grande successo di Che ci importa del mondo, suo romanzo d’esordio, Selvaggia Lucarelli ci consegna un libro scritto con sincerità, autoironia e con il suo inconfondibile stile corrosivo. Perché Dieci piccoli infami non è solo una rassegna di incontri sciagurati ma un’autentica resa dei conti: con i mostri più o meno terribili in cui inciampiamo nella vita e anche un po’ con la nostra capacità di riderne e di (non riuscire proprio a) perdonare.

Piemme

9788856660333_0_0_300_80L’altra donna
Susan Crawford
Pagine: 300
Prezzo: 18,50 euro
È un giorno di neve quando la macchina di Joe slitta sul ghiaccio e lo schianto contro un albero lo uccide sul colpo. La donna che è al suo fianco non può fare nulla per aiutarlo. Perché non avrebbe mai dovuto trovarsi lì, in quella macchina, accanto a quell’uomo che non è suo marito. Per salvare la sua vita – il lavoro, il matrimonio, la sua amata bambina Lily – Dorrie decide in una frazione di secondo: abbandona la macchina, tornando alla sua vita di prima come se nulla fosse. D’altra parte è sempre stata una brava attrice, e ha recitato molte parti: la figlia devota, la moglie soddisfatta – e ora si prepara alla performance più importante. Peccato che alcuni dettagli dell’incidente e della morte di Joe non convincano la polizia, e che la vedova di Joe sappia molte più cose di quante lui e Dorrie avessero immaginato…
9788856634365_0_0_300_80Tutta colpa di Mr. Darcy
Shannon Hale
Pagine: 240
Prezzo: 18,50 euro
Che cosa distingue una semplice lettrice di Jane Austen da Jane Hayes? Tutto: nella sua testa parole come “orgoglio”, “pregiudizio”, “ragione”, “sentimento” hanno un significato ben diverso da quello del dizionario, e soprattutto, per lei, non c’è nessun uomo al mondo di cui valga la pena innamorarsi. Perché nessun uomo è e sarà mai Fitzwilliam Darcy – tranne Colin Firth nella migliore interpretazione della sua carriera, si capisce. Così, anche se Jane è una single trentenne che potrebbe godersi la vita a New York, le sue chance in amore sono regolarmente sabotate dalla sua fissazione platonica. Finché un viaggio la porta dove ha sempre sognato di andare: complice l’eredità di una prozia, Jane parte per Pembrook Park, Inghilterra. L’unico posto dove, tra costumi d’epoca, carrozze, balli di gala e rigida etichetta, per una modica cifra anche tu puoi vivere il tuo sogno austeniano. E magari innamorarti… Nella villa fuori dal tempo che la accoglie, piena di stanze e servitù, tra personaggi bizzarri che non si fanno problemi a vivere per qualche giorno nel passato, Jane conoscerà un giardiniere belloccio, ma si scontrerà anche con un gentiluomo che si crede un po’ troppo affascinante… E forse vivrà finalmente il sogno più bello. Quello da vivere nella realtà. Un romanzo delizioso, per le appassionate di Jane Austen, ma soprattutto per chi ha voglia di concedersi una storia semplicemente e meravigliosamente romantica.

Bompiani
9788845293276_0_0_300_80La pallina assassina
Olséni&Hansen
Pagine: 384
Prezzo: 16 euro
Giugno a Falsterbo è perfetto per giocare a golf. Lo sanno bene i due maturi amici Egon e Ragner, che come di consueto sono già in campo molto presto la mattina. Li raggiungono Elisabeth e Märta, fresca vedova, già amante di Ragner in gioventù. Durante la partita i quattro trovano in un bunker il corpo di Sven Silfverstolfe, ricco imprenditore nonché proprietario del campo. Il morto ha un vistoso livido sulla tempia, e gli amici si convincono di essere responsabili della sua morte grazie a un tiro particolarmente riuscito. Il nipote di Egon, Fredrick, interpellato sul da farsi, consiglia loro di cancellare le tracce e lasciare tutto com’è. I quattro invece decidono di inscenare un suicidio, ma vengono ben presto smascherati. Va da sé che non sono loro i colpevoli: Sven era detestato da molti. L’amante Madeleine, che ha abbandonato dopo la nascita del figlio svuotandole il conto; Sophia, la giovane moglie che gli rivela di aspettare un bambino – che non può essere suo; e ancora, gli investitori di un suo progetto fallito.
9788845293252_0_0_300_80Intima apparenza
Edith Pearlman
Pagine: 288
Prezzo: 19 euro
Che si tratti di una donna che ascolta le involontarie confessioni di chi sta facendo la pedicure, di un bambino speciale dotato di visione pentacromatica, dei dipendenti di una casa di cura o di un compito professore di latino chiamato a tenere una lezione sul mistero della vita e della morte, Edith Pearlman riesce a ritrarre intimamente i suoi personaggi nello spazio di un racconto…

Fine.
I miei preferiti sono gli ultimi due, editi Bompiani.
Attendo il vostro parere e a breve arriverà l’articolo sulle uscite indipendenti!

#IPreferiti: Giugno

Salve a tutti, miei fedeli ma ultimamente trascurati Lettori Occasionali.

Per me, la vita ha ricominciato a scorrere da giovedì scorso, 6 luglio. Tutto ciò che è venuto prima era solo uno strano impasto di ansia, aspettative e scalette da rispettare. Torno quindi oggi con un nuovo post, di una nuova rubrica, che spero vi piaccia.

WONDER WOMAN

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Prima di essere Wonder Woman, Diana è la principessa delle Amazzoni, addestrata per essere una guerriera invincibile. Cresciuta in una paradisiaca isola protetta, Diana abbandona la sua terra dopo che un pilota americano piomba sulle rive e racconta del violento conflitto che infuria nel mondo esterno. Convinta di poter fermare la minaccia, scoprirà i suoi reali poteri e il suo vero destino.

Inserisco Wonder Woman tra i preferiti dello scorso mese non perché lo ritenga un film spettacolare (anzi, credo sia zeppo di difetti, con una trama un po’ troppo lineare e un ritratto della realtà storica a dir poco imbarazzante) ma per l’entusiasmo che mi ha suscitato vedere un cinecomic con una protagonista femminile che mena come un fabbro, è adorabile e non si fa rubare la scena dai comprimari maschili meno abili di lei.

AMERICAN GODS

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A giugno è andato in onda l’ultima puntata di American Gods, la serie di Starz basata sull’omonimo romanzo di Neil Gaiman, mio amatissimo longtime favourite.

Dopo tre episodi fedelissimi al materiale originale (tanto da farmi domandare se effettivamente la gente che si arrabbia per gli adattamenti cinematografici sbraitando “bastava seguire il libro!” non abbia dopotutto ragione e quelli che difendono gli sceneggiatori al grido di “cambia il medium, cambia tutto!” in fondo non abbiano dopotutto torto), la serie si prende le sue libertà e divaga e diverge permettendosi di spendere il penultimo episodio a indagare la backstory di un personaggio sì importante, sì apprezzato dal pubblico, ma comunque secondario. Nonostante queste strane scelte di impostazione, io ho comunque adorato American Gods. Ne ho adorato la regia e la fotografia, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi, il cast, e alla fine della fiera non so se sono più innamorata di Mad Sweeney o di Low-Key.

IL RACCONTO DELL’ANCELLA

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Nolite bastardes te corburundorum

A giugno si è conclusa anche Il racconto dell’ancella, serie di HULU basata sull’omonimo romanzo di Margaret Atwood pubblicato nel 1985. Una storia distopica ma ambientata in un futuro prossimo e realissimo che, considerando l’anno d’uscita del romanzo, potrebbe essere i giorni nostri. In un mondo preda di una terribile crisi della natalità, negli ex-Stati Uniti una neonata teocreazia ha privato le donne di ogni diritto e libertà. Le Ancelle sono un gruppo di donne ancora fertili, merce rara e preziosa. Strappate alle loro famiglie, alle loro vite precedenti, le Ancelle vengono addestrate al loro compito con modi brutali e infine assegnate a uno dei generali di Gilead, affinché concepiscano al posto delle loro mogli durante cerimonie rituali che sono degli stupri in piena regola.

Offred (o Difred nella versione italiana) è un’Ancella e noi seguiamo la sua lotta per non soccombere al folle sistema che è Gilead.

La serie è meravigliosa e inquietante. L’ansia sale sottile, striscia sottopelle e ti si aggrappa allo stomaco senza che la serie mostri mai nulla di esplicito o splatter. La violenza psicologica che subisce Offred permea nello spettatore, che si ritrova a guardare ciò che accade con disagio, sempre in allerta, perché già da subito appare chiaro che ogni scambio di battute con i signori Waterford potrebbe costare a Offred (o meglio, a June) la vita.

LIBRO

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Giugno è stato il mese in cui ho iniziato Le otto montagne, di Paolo Cognetti, che poi ha anche vinto il Premio Strega. Devo ancora terminarlo ma anche così devo dire che il premio se l’è ampiamente meritato.

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A giugno poi ho anche riscoperto il mio amore per Italo Calvino, che penso non abbia bisogno di troppe presentazioni. Se una notte d’inverno un viaggiatore è un libro imprevedibile dedicato a chi ama leggere e perfetto anche  per chi ama l’oggetto libro in sé.

UN ROSSETTO BELLISSIMO

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Urban Decay: Firebird

Esulo dalle mie solite ciarle libresche per addentrarmi nel magico mondo del makeup e consigliare alle fanciulle in ascolto questo fantastiglioso rossetto liquido. Non so parlare di trucchi, quindi me la gioco facile: il colore è bellissimo, molto estivo, si stende bene, diventa opaco-ma-non-troppo, dura tanto.

I VIDEO

Esilarante:

Ilenia non delude mai:

GLI SMOOTHIES

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L’estate chiama yogurt greco e frutta rossa frullati insieme. Ed è così che io faccio i miei adorati frullati:

  • Yogurt greco. Va bene una marca qualsiasi, anche quello del Lidl, venduto in barilotto. Se siete fichetti va bene il kefir o lo skir. Se siete ricchi, usate lo yogurt greco vero.
  • Fragole, un tot, a occhio.
  • Mirtilli, idem come sopra.
  • Lamponi, idem x 2.
  • Latte vegetale, perché io quello normale non lo digerisco.
  • Semi di chia.
  • Cubetti di ghiaccio.
  • Spruzzata di guaranà.

A seconda della sfumatura che volete ottenere, potete mischiare i frutti. Con l’albicocca viene rosino pallido tendente all’arancio e la banana fa lo stesso effetto del bianco, il frullato vi viene un tono più chiaro.

Se avete ricette “sfiziose” (aggettivo prediletto dai blog di cucina) lasciatemele nei commenti!

XoXo,

G.

 

 

 


What readers want

In Italia si legge poco, questo lo sappiamo tutti. A fronte di più di 60 mila novità (stampate) e 63 mila ebook l’anno (praticamente 350 libri nuovi al giorno) i lettori calano costantemente. Per dire, nel 2015 in Italia 33 milioni di persone non hanno letto nemmeno un libro. Ripeto: 33 milioni. Zero libri. E quelli che hanno letto un libro al mese (quanta forza d’animo, un libro al mese! Quanta tenacia, quanto tempo libero, quanto amore per i libri a tempo pieno e continuato! Infatti sono considerati “lettori forti”) sono circa 3 milioni. Ripeto: 3 milioni. Un libro al mese. Dodici libri in un anno. Lettori forti.

«Beh» direte voi, «piuttosto che niente…»: e in termini puramente teorici avreste ragione. Qualcosa è sempre meglio di niente. Tuttavia, la domanda giusta da porsi è: di cosa è composto quel qualcosa? Quali sono i dodici prescelti, i dodici apostoli della carta stampata inviati a predicare e diffondere il verbo nella casa degli italiani?

In verità vi dico, se pensate che si tratti di narrativa di spessore vi sbagliate di grosso. E non parlo in qualità di lettrice, compratrice compulsiva di libri, scrittrice e più in generale bibliofila: ve lo dico dalla parte di chi sta al di la del bancone quando entrate chiedendo «quel libro di quell’autore che non ricordo, che non so quando è uscito e nemmeno la casa editrice, ma aveva la copertina gialla». Vi parlo come una libraia.

L’anno scorso ho lavorato per sei mesi in una libreria della mia città e questo mese ci sono tornata, per un breve periodo. Uno degli aspetti più interessanti di questo lavoro (almeno per me, che sono strana), oltre all’ovvio vantaggio di poter mettere le mani sulle novità non appena entrano in negozio (sotto forma di pesanti scatoloni da aprire-svuotare-riporre velocemente e diligentemente), è quello di poter godere in tempo reale di una panoramica abbastanza accurata, se non precisa, del parco lettori italico e di quali siano i dodici libri che leggeranno durante l’anno. Vi dico: è una panoramica desolante.

Partiamo dal fatto che le due tipologie di libro più vendute nella nostra libreria sono le pubblicazioni per l’infanzia (favole classiche, libretti-gioco per infanti in età prescolare, il classico «pensierino per il nipotino») e le guide turistiche. Cioè: libretti per bambini che a stento sanno leggere e guide turistiche, che se va bene si sfogliano distrattamente una volta arrivati di fronte al monumento che si vuole visitare.

I libri per bambini vanno davvero alla grande. Quando entra in libreria una signora che ha superato i sessanta, quasi certamente è lì per comprare un libro per un nipote, suo o di qualcun altro. Lo stesso vale per le donne sui trenta-quaranta. In entrambi i casi, quello delle nonne o quello delle mamme, la scena è sempre la stessa: «Scusa… posso chiederti un consiglio? …Un libretto per un bambino…». Certo signora, quanti anni ha? (diciamo sperando fortemente che il pargolo abbia almeno sette anni, fattore fondamentale per accedere allo scaffale dei “libri per ragazzi”, più piccolo e decisamente più facile da gestire. Quello delle pubblicazioni per infanti è lungo tutta una parete (4 metri), un inferno di cartonati da dieci pagine ciascuno, impossibili da trovare) «Due e mezzo.» A quel punto uno si chiede quale sia il problema. A due anni uno a stento distingue la madre dal padre, che differenza vuoi che faccia leggere una favola su un bruco, un lupo o su come imparare a usare il vasino? Ma forse in questo momento sta parlando il vuoto cosmico che ho nell’anima lì dove dovrebbe esserci l’istinto materno.

In ogni caso, è proprio in questo reparto che a mio parere viene alla luce la natura di tutti i problemi del mondo: perché ogni madre e ogni nonna e nonno e zio e madrina e padrino che compra un libro per un bambino in realtà sta semplicemente proiettando su di lui, l’essere umano più benevolmente neutro a disposizione, le proprie paranoie e idiosincrasie. Così ci sarà sempre quella che «no, questo libro pensato apposta per ragazzini dai tre ai quattro anni è troppo semplice per la mia nipotina di due, che è tanto sveglia», e quella che «ma questo libro che presenta il giusto connubio di immagini e storia scritta in stampatello è troppo complicato, mio figlio ha solo sette anni», e poi le mie preferite, quelle che «ma io voglio una favola per bambini maschi, Cappuccetto rosso e Biancaneve sono femmine.» E non fatemi aprire il discorso sul “gender” nelle favole, che secondo me sfiora l’assurdo. Favole per maschi e favole per femmine. La sentite l’assurdità che trasuda da questa distinzione? Perché io sì e ogni volta rimango basita e la mia già scarsa fiducia nel genere umano si affievolisce un pochino di più.

In ogni caso, l’unica cosa che si evince servendo chi compra libri per l’infanzia è una e una sola: tutti i bambini italiani sono dei piccoli geni precoci, che diventeranno scienziati, letterati, professori e astronauti. Tutti eh. Peccato che compiuti i dieci anni finiranno irrimediabilmente come i loro compagni di cui sotto (o come i loro disgraziati parenti, di cui sopra).

Un altro reparto che se la gioca bene con i primi due è quello dei libri di cucina e/o esoterici (i due generi a volte si contaminano, che si tratti di ricette delle streghe di montagna o diete che promettono di farti ringiovanire, sempre di magia e creduloneria stiamo parlando). Seguono i manuali di auto-aiuto (o di aiuto-aiuto, vedete voi. E se avete capito la citazione, vi meritate un bacio in fronte), sempre attuali.

Perdono  miseramente fantasy, fantascienza e saggistica. I primi due, frequentati solo dai nerd, che evidentemente qui dove sto io scarseggiano, l’ultimo patria di professori e studenti universitari che vengono a cercare i testi consigliati, appunto, dai professori. Chi si addentra nella saggistica di solito sa già cosa cerca e quello che cerca di solito è un libro di recentissima pubblicazione che è stato pubblicizzato a Che tempo che fa o a Striscia la notizia. Oppure è l’ultimo libro di, chessò, Bruno Vespa. Siccome nella nostra libreria il reparto saggistica comprende attualità, economia, psicologia, storia, scienza e religione, vi dico anche che i reparti che se la cavano meglio sono psicologia e religione e io trovo che il binomio sia piuttosto indicativo.

Veniamo ora alla narrativa, il campo in cui io vorrei abitare (e vi dirò, di fatto lo abito, perché il mio libro è lì che si piazza), ma che è tirannicamente occupato da una parte dai mostri sacri (a cui mi inchino e offro sacrifici sperando di ricevere miracolosamente un briciolo del loro talento) e dall’altra dalle Cristine Chiperi di tutto il mondo.

A questo punto vi chiederete: ma che cavolo, nessuno compra romanzi? Li comprano, certo, ma come? E soprattutto, quali? Ma più soprattutto ancora: perchè?

Come già accennato all’inizio di questo articolo, i clienti tendono a spendere i loro preziosi, sudati soldi principalmente per grandi autori che conoscono già. Esce un nuovo Camilleri e bisogna ordinarne sessanta copie, perché le prime sessanta sono già state vendute. Esce un romanzo meraviglioso di un autore di nicchia o anche semplicemente meno conosciuto di Camilleri e il libraio può stare certo che nessuno lo filerà neppure di uno sguardo e che nessuno lo comprerà nemmeno sotto il più spassionato consiglio. Di solito finisce che, a meno che non ne parlino Michela Murgia e/o il Gazzettino, quasi tutte le copie di quasi tutti i romanzi che vedete in una libreria saranno ritirate e mandate ai magazzini dell’usato tipo Libraccio o peggio ancora al macero.

Una sottocategoria dei clienti di cui sopra sono i saccenti, quelli che sanno già tutto, hanno letto tutto e vogliono solo che gli tiri fuori dal mucchio il titolo al quale hanno deciso di concedere la loro preziosa attenzione. Questi sono la dimostrazione vivente che uno dei principi cardine del marketing e della comunicazione è profondamente vero e vive e influenza la vita di tutti noi: la gente è portata ad ascoltare prima di tutto il consiglio di un conoscente considerato “leader d’opinione”. Ebbene sì. Senza andare troppo lontano, tutti abbiamo il vicino di casa o l’amico o lo zio a cui ci rivogliamo per un consiglio. La moda, la lettura, il cinema, il detersivo da usare per sgrassare le pentole, per ogni cosa c’è un leader d’opinione. Ecco, i saccenti arrivano in negozio spinti dalle parole di questi individui e sarà impossibile smuoverli dalla loro posizione. Invece di leggere per il piacere della lettura, questi clienti leggono per essere parte di un gruppo, per dire che “l’hanno letto anche loro” e non essere da meno della vicina di pianerottolo. Vi svelo un segreto: questo è il metodo principale tramite cui dilaga la popolarità dei romanzetti rosa di turno.

In tutto questo, mi chiedo quale sia il problema.

Forse molta di questa reticenza dipende dal costo elevato dei libri e dalla scelta INFINITA a disposizione. Se avete mai provato un senso di velata inquietudine in una libreria, forse mi capite. È una vocina nella testa che vi fa notare quanti libri sono stati scritti e stampati a fronte di quanti voi potete materialmente e fisicamente leggerne. Questo capita di solito nella testa dei lettori forti (ma non i lettori forti da un libro al mese, parlo di lettori fortissimi, tipo dai due in su fino ai fanatici integralisti che ne leggono tipo uno a settimana): posso solo immaginare cosa pensa chi invece legge un romanzo una volta ogni tanto, in spiaggia, «sotto l’ombrellone».

Probabilmente provano qualcosa di molto simile a quello che provo io dentro H&M o Zara. Ci sono un sacco di vestiti carini ma a) sono troppo stretti o corti o scomodi e non si sposano con il mio stile tomboy-trasandato-chic; b) a fronte della qualità, il costo è troppo elevato; c) non ho proprio voglia di provarmeli. Se trasponiamo questo elenco nel mondo dei libri ne risulta che un lettore poco forte (come io sono una compratrice di abiti molto poco forte) si troverà a pensare che a) ogni libro all’infuori del genere che in qualche modo riesce a frequentare senza addormentarsi sulla terza pagina non vale nemmeno la pena di essere considerato; b) tutto costa troppo e l’Italia è in crisi, quindi non ha senso spendere per dei libri, meglio comprarsi un iPhone nuovo (e con lui la sensazione di far parte dell’élite di quelli cool); c) per scegliere ci vuole tempo, il tempo è denaro, di denaro non né abbiamo (perché abbiamo comprato l’iPhone), meglio buttarsi su ciò che conosciamo già.

Sia i negozi tipo H&M sia le librerie si sono “supermercatizzate”. In entrambi i casi ci troviamo a fare la spesa, a scegliere tra migliaia di articoli diversi. Questo sì, quello no. Ah, questo è in offerta, allora magari prendiamolo al posto dell’altro. Il supermercato  però è una sorta di non-luogo, un po’ come le stazioni e gli aeroporti, e per qualche motivo credo il luogo dove andiamo a scegliere cosa mostrare di noi (H&M) e quello dove andiamo a comprare il “cibo” per la nostra mente non dovrebbero essere così impersonali. La troppa scelta, laddove chi sceglie non sia fornito degli strumenti adeguati per farlo, genera solo timore e confusione. Così cosa si finisce per fare? Per lasciare che gli altri scelgano per noi. Quindi ci si affida alla moda. Quindi tutti si vestiranno nello stesso modo e leggeranno le stesse cose e penseranno le stesse cose.

Finché questo succede per i vestiti, che hanno a che fare col nostro essere esteriore, mi sta ancora bene; ma chiamatemi pure snob, io credo che sia molto più importante quello che circola nella nostra testa. Per dirla alla Tyrion Lannister: i libri servono ad affilare la mente tanto quanto la cote serve ad affilare la spada, ed è così triste vedere così tante spade e pugnali e lance spuntate!

Questo mi porta ad un altro punto del discorso: chi è che avrebbe bisogno di affilarsi le meningi più di tutti? I signori in pensione? No di certo. La risposta è: bambini e ragazzi. E sapete quanti bambini e ragazzi entrano in libreria? Zero. O meglio, di bambini qualcuno se ne vede: sono molto molto piccoli, accompagnati dai genitori. Dai dieci anni in sù, fino all’età universitaria, spariscono. Se qualcuno dovesse determinare statisticamente la composizione della popolazione italiana a partire da chi frequenta la nostra libreria sarebbe come se la gioventù semplicemente non esistesse. Sbuca fuori timidamente, verso giugno, per ordinare i libri delle vacanze che qualche professore (sempre tra i piedi!) ha ordinato loro di leggere. Oppure arriva in massa per ottenere la copia autografata del libro di qualche youtuber.

Quindi io mi domando: se è fin troppo ovvio che l’Italia è un paese di (passatemi il termine sgarbiano) capre, può essere che una piccolissima parte della colpa sia imputabile a questi mercati del libro che sono le librerie? Quella dove ho lavorato io, pur essendo inserita in una catena, non è molto grande e stare al contatto col pubblico è abbastanza semplice. Qualcuno dei clienti si azzarda addirittura a chiedere un consiglio perché sanno che spesso e volentieri i libri che arrivano li leggiamo proprio per poterli consigliare ai clienti. In catene più grandi, posizionate in luoghi più affollati, avere un approccio così diretto è quasi impossibile e peraltro, siccome lo scopo è quello di vendere e guadagnare (perché i librai sono dei commercianti: ecco, l’ho detto), alla richiesta di un consiglio la risposta sarà invariabilmente: «l’ultima novità, arrivata sta mattina, ancora calda. Ne parlano tutti, super venduto. Sono venticinque euro, grazie.» E poi magari l’ultima novità è Cinquanta sfumature di grigio.

Ora, non so voi come la vedete ma quando io entro in una libreria lascio che siano i libri a ispirarmi. Raramente ho un’idea precisa di cosa cerco. Prendo in mano, sfoglio, mi lascio sedurre. Purtroppo di gente così, topi da biblioteca che non hanno paura di “perdere tempo” tra i libri (che, pensateci, sono un meta-oggetto che si porta appresso un’intrinseca lentezza, in un mondo dove tutto deve essere produttivo, veloce, efficace, smart), che si lasciano ispirare e sono curiosi di scoprire i tesori che nascondono ne ho visti pochi e quelli che ho visto, vagavano senza meta alla ricerca del famoso libro con la copertina gialla di cui non ricordavano né l’autore né la casa editrice né il titolo.


#InLibreria!

Cari lettori occasionali,

in questi giorni sono terribilmente assente ma ho un buon motivo. Quattro lettere, due sillabe: tesi.

Anche se non riesco a scrivere articoli, posso sempre informarvi sulle nuove uscite del periodo, perciò ecco qua, in una versione un po’ semplificata e rapida.


Fanucci

unnamedLa leggenda della nave di carta: Racconti di fantascienza giapponesi

A cura di Carlo Pagetti e Ilaria M. Orsini

Lungo una linea che risale fino alle leggende e ai miti tradizionali del Sol Levante, pur non disconoscendo la lezione dei grandi autori europei della seconda metà dell’Ottocento, come Verne o Wells, i sedici racconti che compongono La leggenda della nave di carta rappresentano una finestra su un mondo, una società, una cultura che sono altro da noi e che, proprio per questo, ci risultano affascinanti, sorprendenti. Distanti dagli stereotipi più diffusi, che vogliono la fantascienza giapponese legata all’epopea di mostri leggendari come Godzilla o alle saghe anime, questi racconti esplorano territori più accidentati e stimolano suggestioni profonde su temi complessi e insoluti come la rapida modernizzazione della società, gli strascichi del militarismo degli anni Trenta e Quaranta, l’inquinamento ambientale, l’isolamento culturale, la condizione femminile, la fiducia – spesso tradita – nel progresso tecnologico. Il ritratto che se ne ricava è quello di un mondo vulnerabile, scosso, proiettato verso il futuro e allo stesso tempo ancorato al suo passato recente, all’evento che ne ha sconvolto l’attualità, segnandone per sempre l’identità e l’immaginario: l’apocalisse atomica su Hiroshima e Nagasaki.

ConnolyLa canzone delle ombre

John Connolly

In convalescenza in una cittadina del Maine in seguito alle ferite provocate da un colpo d’arma da fuoco che stava per costargli la vita, il detective Charlie Parker fatica a superare le angosce legate all’esperienza drammatica recentemente vissuta. La clinica in cui è ricoverato ospita una vedova di nome Ruth e la giovane figlia di lei, Amanda, donne tormentate e sfuggenti, testimoni e vittime di un passato tragico che risale agli anni della Seconda guerra mondiale e a una città polacca, Lubsko, dove sorgeva un campo di concentramento nazista. Indagare sul loro trascorso per Parker significa dissotterrare segreti atroci e rievocare crimini inauditi e lontani. Ruth e Amanda sono in pericolo, minacciate da qualcuno che non ha sopportato l’affronto della loro sopravvivenza e che, come un’ombra, è tornato dalle tenebre del passato per reclamare il proprio tributo di sangue. Ferito nel corpo e nell’anima, il detective dovrà fare appello alla determinazione e all’acume che gli restano e che, sebbene messi a dura prova, rappresentano la sola possibilità di salvezza delle due donne.


Time Crime

RobertsIl collezionista

Nora Roberts

Il lavoro di Lila Emerson consiste nel badare alle case altrui in assenza dei proprietari. Un’occupazione all’apparenza semplice e senza particolari implicazioni. Questo almeno è quello che ha sempre pensato fino al giorno in cui, guardando fuori dalla finestra, assiste a un omicidio: una giovane donna precipita nel vuoto, da un appartamento in cui verrà poi trovato il cadavere di un uomo, Oliver Archer. Le prove fanno da subito supporre che si tratti di un caso di omicidio-suicidio, ma Ashton Archer, fratello dell’uomo e noto pittore, è convinto dell’innocenza di Oliver, incapace, a suo dire, di commettere una tale atrocità. La sola persona che può aiutarlo nella ricerca della verità è Lila, unica testimone oculare, ma quello che nasce tra i due è qualcosa che va oltre una complicità investigativa. I loro destini si ritrovano così indissolubilmente legati in un gioco più pericoloso di quanto immaginassero, dove le dinamiche criminali s’intrecciano al traffico illegale di oggetti d’arte, in un mondo oscuro in cui la vita può valere meno di un cimelio.


Fazi Editore

allontanarsi-light-673x1024Allontanarsi

Elizabeth Jane Howard

È il 1945 e la guerra è finita. Il momento tanto atteso e sognato dai Cazalet per anni è finalmente arrivato. Eppure l’eccitazione di fronte alla notizia che le armi sono state deposte è ormai sopita, e l’Inghilterra è ancora paralizzata nella morsa della privazione. Mentre l’impero si disgrega, a Home Place i Cazalet si apprestano a trascorrere quello che ha tutto il sapore dell’ultimo Natale insieme: il sapore malinconico del tempo che passa. I bambini sono ormai cresciuti, le ragazze si sono fatte donne, gli adulti cominciano a invecchiare.
La lunga convivenza forzata è finita e la libertà obbliga a prendere delle decisioni: dovrebbe essere un momento felice, ma la guerra ha lasciato una ferita profonda, e ricominciare non è facile. Il futuro è incerto e una patina triste ammanta le giornate. Per ognuno è giunto il momento di prendere la propria strada, e inevitabilmente ciò porterà i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro.
In questo riassetto difficile, gli amori faticano più di tutti: le coppie che erano state divise dalla guerra stanno lottando per rimettere insieme i pezzi, mentre per quelle che la guerra aveva tenuto insieme forse è ora di ammettere il proprio fallimento. Ma nelle ultime pagine comincia a soffiare un vento nuovo: ce ne accorgeremo nel finale a sorpresa, che riaccenderà la speranza…


Piemme

978885665855hig_3062eaf77d96332b7b1c5e401b6614baLa donna che cancellava i ricordi

Brian Freeman

Per alcuni è capace di pura magia. Per altri, si diverte un po’ troppo a giocare a essere Dio. In ogni caso, che se ne pensi bene o male, la dottoressa Frankie Stein fa parlare di sé a San Francisco: ha sviluppato un controverso metodo di ipnosi in grado di cancellare il ricordo di eventi traumatici, ricostruendoli in modo da “diminuire” il coinvolgimento del soggetto.
Non tutti ci credono; tra i più scettici il detective della Omicidi Frost Easton – che spesso si ritrova a dover collaborare con Frankie in tribunale. Frost è un uomo con un passato ingombrante, che ha imparato a sue spese che non esistono i miracoli. E nemmeno le coincidenze. E infatti, quando una serie di donne ritrovate morte in zone diverse della città vengono identificate tutte come ex pazienti della dottoressa Stein, Frost sa che dovrà partire da lei per capire chi si nasconde dietro gli omicidi. Se vogliono fermare il serial killer che sta terrorizzando la città del Golden Gate, Frankie e Frost dovranno così navigare, insieme, le acque burrascose di un’indagine sempre più intricata, imparando ad apprezzarsi a vicenda. Mentre il killer continua a colpire: chi sarà la prossima vittima?


Harper Collins

Dannate-ragazze_hm_cover_bigDannate ragazze

Robin Wasserman

Novembre 1991. La notte di Halloween Craig Ellison, star della squadra di basket della scuola superiore di Battle Creek, si avventura nel bosco da solo e scompare. Tre giorni dopo lo ritrovano con una pallottola in testa e una pistola in mano, e quel gesto all’apparenza inspiegabile sconvolge profondamente i membri di quella tranquilla cittadina della Pennsylvania, già turbati da voci inquietanti sulla presenza di sette sataniche nella zona.

Hannah Dexter, diciassettenne brillante ma solitaria, incontra Lacey Champlain poco tempo dopo la tragedia. Capelli nerissimi, look goth e una passione per Kurt Cobain che sfiora l’ossessione, Lacey è una ragazza carismatica e dal fascino perverso che si insinua nella vita e nella mente dell’impressionabile Dex, plasmandone il carattere a propria immagine e somiglianza fino a risvegliare una parte ribelle e oscura di lei che le trascina in una spirale di violenza sempre più febbrile e pericolosa.

Sconvolgente storia d’amore e di violenza, e al tempo stesso lucido ritratto di un’amicizia totalizzante e malata sullo sfondo claustrofobico di una cittadina di provincia, Dannate ragazze è una fotografia spietata e indimenticabile dell’adolescenza femminile: brave ragazze e ragazze perdute, forti e deboli, amiche e nemiche. Anime in fiamme che si levano sempre più alte… e talvolta svaniscono in una vampata.

La-casa-delle-bambole_hm_cover_bigLa casa delle bambole

Fiona Davis

La casa delle bambole… È così che noi ragazzi chiamiamo il Barbizon Hotel, la pensione per signorine, perché è piena zeppa di graziose bamboline. Proprio come te.”

NEW YORK, 1952 : Quando arriva al Barbizon Hotel subito dopo aver ritirato il modulo per iscriversi alla scuola per segretarie d’azienda, Darby McLaughlin è tutto ciò che le altre ospiti della nota pensione per signorine non sono: semplice e timida, ha la costante sensazione di essere fuori posto… e nessuna di quelle ragazze, tutte sofisticate modelle di una nota agenzia, sembra bendisposta nei suoi confronti. L’unica amica è Esme, la cameriera, che le apre le porte degli equivoci jazz club newyorkesi in cui la musica è potente come l’eroina che vi scorre a fiumi, le fa conoscere il ritmo trascinante del bebop, le fa balenare davanti agli occhi la possibilità di trovare l’amore…

NEW YORK, 2016 : Il Barbizon Hotel è stato convertito in condominio e delle ospiti di un tempo non è quasi rimasta traccia. La storia del coinvolgimento di una di loro in una tragica lite con una cameriera dell’albergo negli anni Cinquanta echeggia ancora tra le mura dell’edificio, insieme alla musica malinconica che filtra dall’appartamento dell’anziana signorina McLaughlin. È una combinazione irresistibile per Rose Lewin, una giovane reporter che si è trasferita lì di recente. Ma a poco a poco, la curiosità si trasforma in ossessione, le indagini assumono contorni sempre più torbidi e discutibili. E la verità che emerge lascia un segno indelebile su entrambe le donne.


Quale vi incuriosisce, miei lettori occasionali? Io propendo per le storie di fantascienza giapponesi e le ragazze dannate 🙂

Fatemi sapere la vostra e a presto,

G.


#Bookstagram: Pollo alle prugne, di Marjane Satrapi

Una favola delicata e triste sulla musica, la vita e l’amore.

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Photo by Myself. Link Amazon: http://amzn.to/2npqEVQ 

Il cuore del musicista Nasser Ali ha deciso di non battere più. Da quando sua moglie ha spezzato il suo tar, una sorta di liuto persiano, l’uomo si è dato otto giorni prima di lasciare questo mondo. Otto giorni per riflettere su quel che resta della sua vita, delle sue ambizioni e di un suo vecchio amore. Un’ultima occasione per fare un amaro bilancio dei sogni a cui ha rinunciato e di quello che la realtà gli ha offerto in cambio. Chiuso nella sua stanza, Nasser Ali ascolta le storie e gli incoraggiamenti dei suoi figli, della moglie, di suo fratello e di sua sorella, ma quelle parole non bastano a rimetterlo in piedi. Neanche i ricordi più profondi e vividi riescono a strapparlo alla dolce spirale della sua rassegnazione: né le forme procaci di Sophia Loren nell’Oro di Napoli né il gusto del pollo alle prugne, il suo piatto preferito. Deluso da tutto e tutti, Nasser Ali si abbandona alla deriva, in un cammino a ritroso nel suo passato, legato a doppio filo a quello di un Paese scosso dalla violenza.


Avete mai letto questa bellissima graphic novel? Io voglio recuperare anche l’opera più famosa dell’autrice: Persepolis.

Alla prossima.

XoXo

G.


#SeTièPiaciuto: Hunger games…

La rubrica che ti consiglia un libro a partire da un altro.

Nella nazione di Panem, divisa in dodici distretti, ogni anno si organizzano gli Hunger Games, dei giochi sanguinari in cui dei ragazzi scelti in ognuno dei distretti vengono messi in un’arena e spinti a uccidersi l’un l’altro per sopravvivere. Il tutto in diretta televisiva, sotto gli sguardi di milioni di spettatori.

Katniss, del povero distretto 12 si offrirà volontaria al posto della sorellina Prim e bla bla bla… penso che il resto non abbia bisogno di presentazioni, no?

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La serie, scritta da Suzanne Collins

Salve a tutti, lettori occasionali. Oggi sono qui per inaugurare la nuova rubrica di questo blog: #SeTièPiaciuto. Forse vi suonerà familiare, specialmente se bazzicate su YouTube e vi interessate di cinema. Si tratta infatti del nome di una rubrica del canale di cinema ScreekWeek, che come potrete presumere ha proposto il formato in chiave cinematografica.

Io invece voglio parlarvi di libri!

Quindi ecco il primo consiglio: se avete letto e avete amato al serie di Hunger Games, allora dovete proprio leggere (e guardare)

Battle Royale

Si tratta di un romanzo dello scrittore giapponese Koushun Takami, pubblicato nel 1999. In Italia è edito da Mondadori

La storia racconta degli studenti di una scuola media che sono costretti a combattere tra loro fino alla morte in un programma gestito da un autoritario governo giapponese ora conosciuto come “Repubblica della Grande Asia Orientale”.

Il romanzo è diventato un bestseller e di conseguenza ne sono stati tratti un manga e il celeberrimo film, che porta lo stesso titolo e che comprende nel cast tutta una serie di attori giapponesi famosissimi, come Takeshi Kitano (avete presente il programma “Takeshi’s Castle“? Ecco, il Takeshi del titolo è lui. Enough said), nel ruolo del professore e Chiaki Kuriyama, l’indimenticabile Gogo Yubari di Kill Bill.

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Gogo Yubari

Il sia il romanzo, che il manga, che il film sono contraddistinti da un’ampia dose di violenza e crudezza, in puro stile giapponese. I personaggi sono tanti, vari e approfonditi. Il “gioco” è più spietato ancora di quello proposto dagli Hunger Games e sicuramente meno fancy, meno colorato, meno glamour. In parole povere, qua la gente muore sul serio e muore male, senza sconti, senza edulcorare niente.

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La locandina del film


L’autrice di Hunger Games ha dichiarato che ha avuto l’idea per Hunger Games un giorno, mentre stava facendo zapping, quando il confine fra un reality show e le notizie di guerra ha iniziato ad apparire realmente difficile da stabilire. Ha anche citato il mito greco di Teseo, nel quale la città di Atene era costretta a inviare giovani uomini e giovani donne a Creta per essere divorati dal Minotauro, quale ispirazione per la nazione di Panem. Suzanne ha anche dichiarato che storie simili l’avevano colpita sin da bambina, quando suo padre stava combattendo la guerra del Vietnam e lei era spaventata dal sapere che lui era lì.

(dalla pagina Wikipedia di Hunger Games)

In verità, le similitudini tra Battle Royale e Hunger Games sono davvero molte.

  • L’idea del macabro gioco sfruttato per tenere a bada una nazione distopica;
  • Concorrenti giovani;
  • Il fatto che da regolamento debba esserci un solo vincitore. In Battle Royale viene specificato che se entro tre giorni saranno in vita più persone, verranno tutte uccise. O uno o nessuno. Bacche velenose anyone?
  • Il fatto che l’arena (nel caso di Battle Royale, l’isola) “cambi” e si adatti per mettere in difficoltà i concorrenti;
  • Il fatto che i concorrenti vengano costantemente monitorati e che gli organizzatori abbiano la possibilità di ostacolare i loro piani (in Battle Royale, addirittura uccidere di proposito i concorrenti, per avvertimento, punizione o altro);
  • Il fatto che l’arma che ricevono per difendersi sia più o meno casuale;

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    La presentatrice di Battle Royale. Fatevi un favore e cercate il video su YouTube. E’ da ascoltare.

  • Il fatto che entrambi abbiano una presentatrice sopra le righe;
  • Il fatto che entrambi abbiano delle persone, costrette o meno, a tornare nell’arena dopo aver vinto con lo scopo di scardinare il sistema.
  • SPOILER: Due vincitori finali, un maschio e una femmina.

Le similitudini potrebbero continuare, specialmente per quanto riguarda le personalità dei ragazzi concorrenti.


Vi ho un po’ incuriositi?

In breve, credo che Battle Royale sia la scelta perfetta per chi si sente orfano della serie di Hunger Games e vuole dedicarsi a qualcosa di simile ma allo stesso tempo più adulto e paradossalmente più realistico.


Fatemi sapere se questa rubrica vi piace e cosa ne pensate del mio consiglio 🙂

Alla prossima,

XoXo

G.



#InLibreria!

Le uscite di fine marzo, fresche di stampa, solo per voi.


Piemme

978885665503hig_7aa53722c1dba87daf15a2f64c2530caRainbow Rowell

Carry On

Pagine:540

Prezzo:17 euro

Link Amazon: http://amzn.to/2nLNJU5

Simon Snow è il peggior prescelto di sempre. Questo è ciò che sostiene Baz, il suo compagno di stanza. Baz potrà anche essere un vampiro e un nemico, ma ha probabilmente ragione. Per la maggior parte del tempo infatti Simon non sa far funzionare la sua bacchetta, oppure non sa controllare il suo inestinguibile potere mandando tutto a fuoco. Il suo mentore lo evita, la sua ragazza lo ha lasciato, e un mostro con la sua faccia si aggira per Watford, la scuola di magia in cui frequentano l’ultimo anno. Allora perché Baz non riesce a fare a meno di stargli sempre intorno?


Fazi

aprile-light-673x1024Elizabeth Von Armin

Un incantevole aprile

Pagine: 288

Prezzo: 15 euro

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In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

51pm7fopt8lJohn Burnside

La natura dell’amore

Pagine: 282

Prezzo: 17,50 euro

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Quando John per la prima volta si accorge che i testi delle canzoni d’amore che passano alla radio hanno un significato, capisce di essersi innamorato. È il suo incontro con l’amore e ha il volto di Madeleine – la cugina che lo incanta con le sue dita affusolate e le unghie dipinte, sempre diversa eppure sempre lei. Madeleine gli fa ascoltare I Put a Spell on You nella versione di Nina Simone, la cosa più bella che lui abbia mai sentito, e mentre suo padre si prepara a lasciare la Scozia per approdare a Corby, dove lo attende un lavoro in un’acciaieria, John è totalmente avvinto da quest’incantesimo, un incantesimo che si trasforma in ossessione e durerà tutta la vita.
E in effetti Madeleine ricorre in tutto il libro: ogni donna che John incontrerà non sarà che un riflesso della cugina, la prima di una schiera celeste di misteriose e belle ragazze che infiammano la sua immaginazione – una sconosciuta che in un caffè gli canta una canzone, un’amica incontrata in un ospedale psichiatrico che danza davanti a lui nella sala da pranzo, e infine Christine, una ragazza di cui da giovane si era follemente innamorato ma che ha rifiutato senza mai spiegarsene la ragione.
La natura dell’amore è uno scorcio lucido e disarmante sul modo in cui gli uomini vivono l’amore e un’indagine sulla natura inquietante dell’attrazione, che si dipana in un labirinto contorto di desiderio e rifiuto. In sottofondo la colonna sonora della vita di Burnside e le influenze culturali che hanno contribuito a plasmare la sua essenza: il jazz e la musica rock, la fotografia di Diane Arbus, i tristi paesaggi invernali del Nord della Norvegia e le abbuffate di LSD a Cambridge.
Questo romanzo è più di un memori, è un libro sulla memoria, cioè l’altra faccia dell’amore, in cui perdersi e trovarsi sono in fondo la stessa cosa.


Rizzoli

9788817093606_0_0_300_80Darcey Bell

Un piccolo favore

Pagine:347

Prezzo:19,50 euro

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Tutto ha inizio con un piccolo favore tra madri. «Puoi passare tu a prendere Nicky?» chiede Emily alla sua migliore amica, Stephanie. E Stephanie, mamma di Miles, è felice di dare una mano, guidata dall’urgenza di essere utile, di sentirsi in qualche modo importante per gli altri. Quel giorno però Emily non torna a prendere suo figlio, e non risponderà alle telefonate, né ai messaggi. Stephanie, preoccupata, smarrita, si avvicina al marito della sua amica, Sean, gli sta accanto e si prende cura di lui e del bambino. E col passare dei giorni si innamora. Poi la notizia. Un corpo è stato ritrovato nelle acque del lago, e la polizia conferma: si tratta di Emily. Suicidio, il caso è chiuso. Ma è davvero così? Presto, Stephanie si renderà conto che niente è come sembra, e dietro l’amicizia, l’amore, o anche la semplicità di un piccolo favore, si nascondono invece una mente subdola e un disegno perverso e diabolico. Un piccolo favore è un thriller psicologico ad alto tasso adrenalinico, ricco di imprevisti e colpi di scena, denso di segreti e rivelazioni, che scivola tra amore e lealtà, morte e vendetta. Qui Darcey Bell ci presenta due figure femminili opposte, eppure per certi versi affini, di cui il lettore capirà presto di non potersi fidare.

9788817093675_0_0_300_80Aura Xilonen

Campione Gringo

Pagine:336

Prezzo:18 euro

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Liborio parla così. Ed è così che pensa. A sedici anni ha dovuto lasciare il Messico, una terra che non gli ha dato nulla se non pena e istinto di sopravvivenza, in seguito a una rissa in cui, puro incidente, ha ucciso qualcuno. È fuggito sulla rotta seguita da tanti altri, superando a nuoto il Río Bravo, e dal quartiere gringo nel quale è precipitato ora ci racconta la sua avventura. In questo mirabolante, picaresco, drammatico romanzo d’esordio Aura Xilonen inventa una lingua nuova e potentissima per tratteggiare una storia in cui non c’è nulla di inventato: veri sono i problemi sociali, vera la solitudine, vera la miseria dei migranti in un paese dove sempre e sempre di più sono costretti ai margini; ma veri sono anche l’amore, gli incontri, i piccoli miracoli cui vanno incontro. Liborio è un concentrato di tutto questo, ed è nel suo vernacolo colorato e vivacissimo, pungente, efficace che ci descrive i vuoti e le infelicità dell’infanzia, l’arrivo nel- la «terra promessa» e il primo impiego clandestino in una piccola libreria che lo nutre di parole incomprensibili e stupende al tempo stesso. Fino all’incontro con Aireen. È per lei, oltre che per se stesso, che Liborio vuole resistere, e saranno i pugni e i guantoni a indicargli la strada: lì, sul ring, il campione è lui.


Adelphi

417p5dawc6l-_sx310_bo1204203200_Emmanuel Carrère

Propizio è avere ove recarsi

Pagine:429

Prezzo:22 euro

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«Propizio è avere ove recarsi» è una delle risposte che fornisce, quando lo si interroga, l’I Ching, l’antico libro oracolare cinese. Seguendo questa preziosa indicazione, Emmanuel Carrère è partito innumerevoli volte, con una meta e uno scopo sempre diversi (e non necessariamente scelti da lui): è andato nella Romania del dopo Ceausescu sulle tracce del conte Dracula, nei tribunali della «Francia profonda» a seguire processi per atroci delitti, nella Russia di Putin a immergersi nell’infinito caos del postcomunismo, al Forum di Davos a «chiacchierare» con i potenti della terra, nel Nord dello Stato di New York a incontrare il fantomatico «uomo dei dadi» – imbattendosi non di rado in storie e personaggi sorprendenti, e a volte sconvolgenti, che avrebbero offerto materia a L’Avversario, Un romanzo russo, Limonov. Negli stessi anni faceva anche altri viaggi, per così dire, attorno alla sua mente: inventando soggetti di film che non avrebbe mai girato, riflettendo sul proprio modo di fare letteratura, scoprendo libri folgoranti o rileggendone altri immensamente amati. Questo, e molto altro, è ciò che troviamo nei testi qui raccolti, molto diversi tra loro eppure legati da un tono riconoscibilissimo e peculiare – a riprova di quanto Carrère ha sempre sostenuto, ossia che gli sembra vano contrapporre letteratura e giornalismo, e quel che gli importa è scrivere un reportage nello stesso modo in cui scrive i suoi libri: «alla prima persona, menando il can per l’aia e raccontando le cose in maniera un po’ sinuosa».


A voi.

Cosa vi incuriosisce di più?

XoXo

G.